Rianimazione del tessuto cerebrale

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Rianimazione del tessuto cerebrale

Rianimazione del tessuto cerebrale

La notizia è di quelle che dovrebbero farci riflettere, perché avvicina un futuro solo teorizzato, che ora comincia a prendere forma reale. Ma andiamo per gradi.

I fatti: rianimazione del tessuto cerebrale (di topo)

Un team di ricercatori, guidato da Alexander German dell’Università di Erlangen-Norimberga, ha compiuto un passo significativo nella crioconservazione del tessuto cerebrale. Per la prima volta, sono riusciti a rianimare fette di ippocampo di topo (quindi non ancora umani) dopo averle congelate criogenicamente per una settimana.

Questo risultato è stato ottenuto attraverso un processo chiamato vitrificazione, che prevede l’uso di crioprotettori per prevenire la formazione di cristalli di ghiaccio che danneggerebbero il tessuto. Dopo lo scongelamento, il tessuto cerebrale ha mostrato un ritorno all’attività elettrica, suggerendo che le sinapsi e potenzialmente anche i ricordi potrebbero essere stati preservati. Questo successo rappresenta un notevole avanzamento rispetto a precedenti tentativi di crioconservazione, che non avevano raggiunto lo stesso livello di rianimazione.

La vitrificazione: proteggere il tessuto dal danno

La chiave del successo di questo esperimento è stata, appunto, la tecnica della vitrificazione. A differenza del semplice congelamento, che può causare danni ai tessuti a causa della formazione di cristalli di ghiaccio, la vitrificazione utilizza crioprotettori per trasformare i fluidi corporei in un solido vetroso amorfo. Questo processo impedisce la cristallizzazione del ghiaccio e protegge le cellule dal danno.

Il team di German ha ottimizzato una procedura di vitrificazione che minimizza i danni ai tessuti, utilizzando crioprotettori non tossici e controllando attentamente il processo di raffreddamento e riscaldamento. Le fette di cervello sono state raffreddate a -196 °C in azoto liquido e conservate a -150 °C per una settimana, per poi essere riscaldate gradualmente. Le osservazioni hanno confermato l’assenza di cristallizzazione e il recupero quasi completo dell’attività elettrica nel tessuto cerebrale rianimato.

Implicazioni future: animazione sospesa umana e viaggi spaziali

Questo progresso scientifico apre nuove possibilità nel campo della crioconservazione e dell’animazione sospesa. Teoriche, ma non più fantascientifiche. Sebbene la ricerca sia ancora in fase iniziale, i risultati ottenuti con il tessuto cerebrale di topo potrebbero un giorno portare alla crioconservazione di organi interi e persino di organismi completi.

L’animazione sospesa potrebbe avere applicazioni significative, in particolare nei viaggi spaziali di lunga durata, dove potrebbe proteggere gli astronauti dai danni causati dalla microgravità e dalle radiazioni. Inoltre, la capacità di preservare il tessuto cerebrale potrebbe avere implicazioni per la medicina, offrendo nuove possibilità per il trattamento di malattie neurodegenerative e per la conservazione di organi per il trapianto.

Dubbi: l’attività elettrica è una cosa, il funzionamento di tutto il cervello un’altra

Il passo avanti è importante, ma la verità è che non abbiamo dimostrato ancora a sufficienza, in merito alla possibilità di riportare in vita un essere umano criogenizzato. Una fettina di cervello, non è un cervello intero. Un cervello intero, solitamente non si trova fuori dal corpo, ma all’interno del cranio.

Se anche ci arrivassimo, non avremmo certo la possibilità di chiedere al topo cosa ricorda, se ha memoria di se stesso prima del congelamento e se tutte le sue funzioni corporee operano correttamente. E se anche volessimo applicare la tecnologia sull’uomo, sarebbe probabilmente proibito o limitato solo a luoghi con legislazioni molto particolari (e permissive).

Dedicai alla criopreservazione l’intera puntata 146 di The Future Of, i cui argomenti rimangono validi ed attuali. Salvo appunto il passo avanti rappresentato da questo esperimento che, però, a mio avviso, non può certo farci cantare ancora vittoria.

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