Droni – Robot – AI e Wall Street – Trapianti

Lo spazio dei curiosi di futuro

Droni - Robot - AI e Wall Street - Trapianti

S.9 Ep.197 – Droni – Robot – AI e Wall Street – Trapianti

Introduzione ai capitoli:

Pronto intervento droni: Denver, Colorado, implementa l’uso di droni per rispondere alle chiamate al 911, sollevando anche domande sulla privacy. Si aprirà il dibattito sul loro utilizzo in Italia?

Un fungo miracoloso: un fungo oceanico scoperto nel Great Pacific Garbage Patch si nutre di plastica, offrendo una speranza per la biodegradazione dei rifiuti marini e sottolineando l’importanza di un approccio multi strategia al problema.

Robot in fabbrica: Walker S, un robot umanoide, entra nella linea di produzione di Dongfeng Motor, aprendo la strada a una maggiore automazione e collaborazione uomo-robot nell’industria automobilistica cinese, con potenziali ripercussioni sul lavoro.

AI e Wall Street: GPT-4 di OpenAI supera gli analisti umani nella previsione dei cambiamenti negli utili aziendali, dimostrando il potenziale dell’intelligenza artificiale nel settore finanziario, pur non sostituendo completamente il giudizio umano.

Trapianti di testa: BrainBridge, una startup controversa, propone trapianti di testa completamente automatizzati entro il prossimo decennio. L’idea, seppur affascinante per chi soffre di malattie incurabili, solleva dubbi etici e pratici, dalla mancanza di donatori compatibili alle sfide tecniche e scientifiche.

Parole chiave: Droni – Robot – AI e Wall Street – Trapianti

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PRONTO INTERVENTO DRONI

Per la prima news dal futuro della settimana vi porto a Denver, Colorado, Stati Uniti. Città con oltre 700 mila abitanti all’interno dei confini cittadini ed una ragguardevole superficie di 401 kmq, più del doppio di Milano, per intendersi.

Ha anche una tradizione di innovazione interessante. Tra il 1944 ed il 1958 ha ospitato il famoso Jet Propulsion Laboratory della NASA. Qui il pioniere del volo Charles Lindbergh ha scelto la sua base per la storica traversata oceanica verso l’Europa. Ed è stata anche la prima città ad avere un sistema telefonico a composizione diretta transcontinentale nel 1951, grazie ad AT&T.

Torna agli albori perché sarà una della prime città americane ad implementare l’uso di droni per rispondere alle chiamate del 911, cioè il pronto intervento di polizia. I droni vengono già usati per diversi compiti legati alla sicurezza, come cercare persone scomparse, mappare le scene del crimine, fornire sorveglianza aerea durante interventi complessi ed inseguire sospetti in fuga, ma le chiamate al 911 sono tutta un’altra cosa.

Il reparto comprenderà 14 operatori del volo e 20 droni e servirà ad inviare immagini in tempo reale dai luoghi di intervento agli agenti che stanno per intervenire. Perché in molte situazioni, il drone sarà in grado di arrivare sulla scena anche prima delle pattuglie umane via terra.

UTILIZZI E BENEFICI

 Servirà non solo a conoscere in anticipo cosa aspetti gli agenti, ma anche se è davvero urgente o necessario intervenire. La stessa logica, usata in una cittadina Californiana dal 2018, ha infatti consentito di evitare interventi inutili per falsi allarmi oltre 4.000 volte. In più, i droni sono arrivati sulla scena in media 3 minuti prima degli operatori umani.

Come sempre, guardando il tema da un altro punto di vista, alcuni sollevano potenziali dubbi sulla privacy. Ma, in realtà lo strumento è ovvio, per esempio i pompieri già usano i droni per le ricognizioni in caso di incendio, prima dell’arrivo dei mezzi. Se vengono seguite procedure corrette e con i giusti limiti di applicazione, non vedo perché non si dovrebbe fare.

Anche in Italia i droni vengono usati dalle forze dell’ordine, per il controllo del territorio e dei confini, ricerca e soccorso, monitoraggio del traffico o della folla e tutela dell’ambiente, ma da noi l’uso sistematico come nel caso di Denver non sembra essere ancora all’attenzione del legislatore e del pubblico. Ovviamente vanno capiti costi, modalità di utilizzo ed ingaggio, formazione del personale ed altro ancora… ma anche da noi si potrebbe iniziare a parlarne.

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UN FUNGO MIRACOLOSO

La natura si autoregola. O ameno ci prova. Vi ho parlato spesso in passato di funghi, batteri e sostanze create dall’uomo che hanno la capacità di mangiare la plastica. Ma, in questo caso, il fenomeno è del tutto naturale.

Un gruppo internazionale di scienziati marini ha scoperto un fungo oceanico, chiamato Parengyodontium album, che si nutre di rifiuti plastici nel Great Pacific Garbage Patch. Una vasta area dell’oceano Pacifico dove si accumula una quantità enorme di detriti marini, soprattutto plastica. È situato tra la costa occidentale degli Stati Uniti e il Giappone e si forma a causa delle correnti oceaniche che convergono in quest’area, creando un vortice che intrappola i rifiuti. Un’area grande come Spagna, Francia e Germania messe insieme, per intendersi.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment, rivela che il fungo è capace di degradare la plastica esposta ai raggi UV, in particolare il polietilene, il tipo di plastica più comune utilizzato nei prodotti di consumo come bottiglie d’acqua e sacchetti della spesa.

STRATEGIE COMBINATE

Non è una prima assoluta, il fungo è il quarto noto a poter consumare e decomporre i rifiuti plastici marini, ma questo ha “iniziato ad operare”, se così possiamo dire, in loco. Ogni giorno attacca circa lo 0,05% della plastica disponibile. La percentuale sembra piccola, ma se continuasse con costanza potrebbe mangiarsi l’intero mostro di plastica in alcuni anni. Anche se non possiamo certo cantare vittoria, le tipologie di plastica sono molto più numerose di quelle che possono alimentare questo fungo, ma la notizia è importante anche per altri motivi.

 La scoperta evidenzia che la luce UV non solo rompe meccanicamente la plastica, ma facilita anche la degradazione biologica da parte dei funghi marini. La rimozione della plastica dagli oceani rimane una sfida complessa, poiché l’uso di grandi reti per raccoglierla può disturbare la vita marina ed è spesso un metodo costoso ed a volte inefficace. La scoperta del fungo suggerisce che potrebbero esistere altri organismi marini capaci di degradare la plastica. La soluzione del problema, a parte ovviamente la difficile strada di smettere completamente di produrre plastica, sarà la combinazione di più strategie, umani e naturali insieme.

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ROBOT IN FABBRICA

Nell’anno che è atteso come quello dell’esplosione dei robot in fabbrica, nelle nostre case ed a contatto con l’uomo, la mia rassegna non poteva dimenticare Walker S.

La casa automobilistica statale cinese Dongfeng Motor collaborerà con l’azienda di robotica UBTech per introdurre il robot umanoide Walker S nella sua linea di produzione. E pongo l’accento su umanoide. Il Walker S svolgerà vari compiti nella produzione automobilistica, come ispezioni delle cinture di sicurezza, test delle serrature delle porte, controlli di qualità della carrozzeria, riempimento dell’olio e applicazione delle etichette. Come vedete sono si compiti di controllo, ma in alcuni casi attività manuali, esecutive, relativamente banali, che potranno aumentare di numero nel tempo. Integrandosi con il resto delle strutture robotiche automatizzate tradizionali, il robot affronterà scenari complessi nella produzione senza intervento umano. E questo è il punto. Parte da compiti semplici, interagisce con altri robot ed umani e matura, almeno nei piani dei progettisti, ulteriori capacità.

IL WALKER S

Il Walker S, alto 1,7 metri, utilizza algoritmi avanzati di controllo e può comunicare con il sistema di fabbrica per monitorare lo stato della linea di produzione e condividere i dati in tempo reale. UBTech, tra l’altro, ha collaborato con Baidu per dotare il Walker S di capacità di linguaggio naturale e ragionamento in tempo reale. Caratteristiche che gli dovrebbero permettere un’interazione “sciolta” anche con gli esseri umani.

Già impiegato presso la fabbrica di Nio, un altro produttore automobilistico cinese, il Walker S ha dimostrato di poter svolgere compiti come ispezioni di qualità delle serrature delle porte, delle cinture di sicurezza e delle coperture dei fari, oltre ad applicare loghi sui veicoli.

Secondo il direttore generale di Dongfeng Motor, l’introduzione di questi robot migliorerà notevolmente il livello di produzione intelligente dell’azienda e rappresenterà un nuovo modello di produzione intelligente nell’industria automobilistica, accelerando l’adozione su larga scala di robot umanoidi.

Il Walker S è stato presentato da UBTech lo scorso anno per applicazioni industriali ed è il primo robot umanoide bipede a completare compiti in una stazione specifica della linea di produzione. Dotato di sensori RGBD e un sistema di quattro occhi, il robot offre capacità percettive avanzate e può svolgere compiti con grande destrezza grazie a mani simili a quelle umane e un braccio robotico con sette gradi di libertà.

Come reagiranno gli operai cinesi? Da manodopera a basso costo a manodopera disoccupata, in questo caso il passo sembra breve.

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AI E WALL STREET

Un gruppo di ricercatori ha recentemente esplorato se il GPT-4 di OpenAI potesse analizzare bilanci finanziari con la stessa efficacia degli analisti umani. I risultati sono stati sorprendenti: GPT-4 non solo era in grado di prevedere i cambiamenti negli utili delle aziende in modo più accurato rispetto agli analisti umani, ma ha anche eguagliato le prestazioni dei modelli avanzati di machine learning, anche quando gli venivano forniti solo dati finanziari grezzi senza contesto aggiuntivo.

Lo studio è stato condotto fornendo a GPT-4 bilanci finanziari standardizzati, senza nomi di aziende o date, per evitare che il modello usasse conoscenze pregresse. Per imitare il processo seguito dagli analisti umani, sono stati utilizzati prompt speciali che guidavano GPT-4 attraverso l’analisi passo dopo passo. Questo approccio ha garantito che l’analisi di GPT-4 fosse il più simile possibile al ragionamento umano. Peccato che l’algoritmo è giunto a conclusioni migliori di quelle degli esseri umani esperti.

Utilizzando dati dal database Compustat, coprendo gli anni dal 1968 al 2021, i ricercatori hanno confrontato le prestazioni di GPT-4 con le previsioni degli analisti umani del database IBES. I risultati sono stati significativi: con i prompt passo dopo passo, GPT-4 ha raggiunto un’accuratezza di previsione del 60,35%, significativamente superiore al 52,71% degli analisti umani. Inoltre, il punteggio di GPT-4, che bilancia l’accuratezza e la rilevanza delle previsioni, ha superato quello degli analisti umani.

MACCHINA + UOMO

Il 60% potrebbe non sembrare molto, ma è il miglioramento rispetto all’uomo la chiave di lettura. Se l’umano ci “azzecca” il 52% delle volte, vuol dire che in pratica la metà delle volte sbaglia. Non è esattamente come tirare una monetina e stabilire se uscirà testa o croce, ma nonostante oltre un secolo di Borsa, le nostre capacità previsionali restano in media piuttosto modeste. La macchina fa meglio.

Un aspetto cruciale di questo studio è stato testare le capacità di GPT-4 senza alcuna informazione testuale che di solito accompagna i bilanci. Se fossimo nel contesto italiano diciamo che avrebbe avuto solo i numeri, senza nota integrativa o relazione sulla gestione o altro. Questo ha permesso ai ricercatori di determinare se GPT-4 potesse analizzare e sintetizzare solo i dati numerici e fare comunque previsioni accurate. Hanno scoperto che poteva farlo, e i prompt passo dopo passo hanno giocato un ruolo fondamentale nel guidare GPT-4 ad analizzare le tendenze, calcolare i rapporti finanziari e sintetizzare le informazioni come farebbe un umano.

Il modello AI ha mostrato particolare forza in scenari dove gli analisti umani tipicamente faticano, come con piccole aziende o con utili volatili. Questo suggerisce che le capacità generali di conoscenza e ragionamento di GPT-4 gli danno un vantaggio in situazioni complesse. Tuttavia, i ricercatori hanno notato che gli analisti umani aggiungono ancora valore, soprattutto quando hanno più tempo per elaborare le informazioni. Combinare le intuizioni di GPT-4 e degli analisti umani ha portato a previsioni ancora migliori.

E questa è l’unica buona notizia di questa storia.

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TRAPIANTI DI TESTA

La settimana scorsa mi ero imbattuto in questa notizia, ma l’avevo sorvolata bollandola, inizialmente come una stupidaggine acchiappa click. Poi ho approfondito.

BrainBridge, una startup fondata da tale Hashem Al-Ghaili, prevede di eseguire trapianti di testa completamente automatizzati da robot entro il prossimo decennio. Al-Ghaili, noto per il suo progetto distopico di fabbrica di uteri artificiali chiamato EctoLife, ha ora presentato questa nuova iniziativa ambiziosa.

Va quindi fatta una premessa, il biotecnologo e divulgatore scientifico ha molte idee di frontiera, ma passare dalle idee ben rappresentate nei video alla realtà, la strada è molto lunga. La “fabbrica” di uteri artificiali non ha ancora trovato alcuna applicazione pratica… ma in compenso ha stimolato il dibattito, e questo non è un male. È probabile quindi che, con BrainBridge, possa andare nella stessa direzione.

Ma di cosa si tratta? BrainBridge intende utilizzare sistemi robotici ad alta velocità per preservare le condizioni del cervello durante il trapianto della testa su un corpo donatore compatibile. La procedura, guidata da algoritmi di intelligenza artificiale, prevede la rimozione della testa e il suo attacco al nuovo corpo, riconnettendo midollo spinale, nervi e vasi sanguigni con l’uso di adesivi chimici proprietari e polietilenglicole per ricostruire i neuroni.

Al-Ghaili ha annunciato il progetto sui social media, dichiarando che offrirà nuove speranze a pazienti affetti da malattie incurabili come il cancro in fase avanzata, la paralisi e le malattie neurodegenerative. Il progetto mira a iniziare con interventi di successo sul midollo spinale, prima di passare ai trapianti di testa/corpo.

La comunità scientifica ha finora risposto con cautela a questa iniziativa. Come del resto ci si poteva aspettare. Tentativi simili in passato non sono andati oltre esperimenti su cadaveri, parlare di persone viventi è singolare. Non tanto per la testa. Se per esempio mi trovassi bloccato in una di quelle malattie ove il corpo è paralizzato, ma la cognizione funziona benissimo, un pensiero di avere un corpo nuovo ci potrebbe stare. Così come se avessi una malattia che mi impone di sbarazzarmi del corpo e “conservare la mente”.

Ma un corpo vivente e funzionante senza testa chi me lo dà? Qualcuno che è nella condizione opposta? Corpo perfettamente funzionante, ma testa e cognizione ormai completamente inutilizzabili?  Insomma, mi capirete, qualcosa non torna. Non riusciamo a matchare su scala globale i trapianti di organi tra riceventi in lista di attesa e donatori appena deceduti, figuriamoci tra teste e corpi viventi. L’utilità la capisco, ma con tutto il rispetto per BrainBridge, non è questa la strada.


APPROFONDIMENTI

Colorado to deploy drones as first responders to 911 calls | TechSpot

Scientists Find Plastic-Eating Fungus Feasting on Great Pacific Garbage Patch (futurism.com)

China’s humanoid robots to tackle tricky car chores at Dongfeng Motor (interestingengineering.com)

GPT-4 outsmarts Wall Street: AI predicts earnings better than human analysts – BusinessToday

Video: Head transplants performed by robots planned within the decade (newatlas.com)


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