
3 miliardi di robot – cuore di titanio – clonazione vocale
(Ben) 3 miliardi di robot
Una previsione ambiziosa di Bank of America ci dice che entro il 2060 i robot umanoidi saranno più diffusi degli smartphone. Ma è davvero uno scenario realistico o solo una visione ottimistica dei mercati finanziari? Guardiamo i numeri e analizziamo cosa potrebbe spingere, o frenare, questa rivoluzione.
Cuore di titanio
La storia del BiVACOR, un cuore artificiale che sfrutta la levitazione magnetica per mantenere in vita i pazienti in attesa di trapianto. Un passo avanti nella medicina, ma anche un percorso pieno di sfide. Vedremo che lo strumento potrebbe risolvere alcuni problemi, i trapianti sono di gran lunga inferiori alle necessità.
Abbiamo perso la voce
La clonazione vocale basata sull’intelligenza artificiale sta diventando incredibilmente precisa e pericolosamente accessibile. Le truffe sono già realtà e potrebbero cambiare per sempre il modo in cui percepiamo la fiducia e l’identità. E non sono truffe lontane da noi, ma molto più vicine di quanto si pensi.
Chip impossibili
L’AI sta progettando circuiti elettronici in modi che gli esseri umani non riescono a comprendere. Black box dalle grandi performance. Ma cosa significa questo per il futuro dell’hardware? E se un giorno i tecnici non potessero più riparare ciò che l’intelligenza artificiale ha creato? Probabilmente lo faremo riparare all’AI stessa.
Recruiting AI
Vedremo come i chatbot stanno inondando il mercato del lavoro con candidature generate artificialmente. Le aziende iniziano a ribellarsi, ma la battaglia tra automazione e autenticità è solo all’inizio.
Alexa e privacy
Cambia la policy sul trasferimento dei dati al cloud con la nuova Alexa+ e ovviamente crescono le preoccupazioni sulla privacy, visti gli “inciampi” del passato di Amazon.
Parole chiave: 3 miliardi di robot – cuore di titanio – clonazione vocale
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STORIA DI COPERTINA
3 MILIARDI DI ROBOT
Questa settimana è stato pubblicato un interessante report, che racconta come, secondo le stime di Bank of America, entro il 2060 il mondo ospiterà 3 miliardi di robot umanoidi. Una crescita che sarà guidata dall’avanzamento dell’intelligenza artificiale, dalla tecnologia di percezione 3D e dal calo dei costi hardware.
Entro il 2030, si prevede che le vendite annuali di robot umanoidi raggiungeranno il milione di unità. Il costo per unità sarà di 35.000 dollari nel 2025 e scenderà a 17.000 dollari nel 2030, mentre oggi il robot Optimus Gen 2 di Tesla ha un prezzo compreso tra 50.000 e 60.000 dollari. Per il 2060, la distribuzione dei robot sarà così suddivisa: il 65% nelle famiglie, il 32% nei servizi e il 3% nell’industria.
Motivazioni dell’espansione
Il report si è soffermato in particolare sulle motivazioni di questa crescita e ne ha individuate ben 4:
- Riduzione drastica dei costi: Il prezzo dei robot umanoidi seguirà la stessa traiettoria di abbassamento dei componenti dei veicoli elettrici, favorendo un’adozione di massa.
- Progresso tecnologico: L’integrazione di IA avanzata e tecnologie di percezione spaziale migliorerà l’efficacia e la versatilità dei robot.
- Spinta dei leader tecnologici: Aziende come Tesla, NVIDIA e Meta stanno investendo nel settore, accelerando lo sviluppo.
- Ruolo di Cina e Stati Uniti: Questi paesi stanno guidando l’innovazione e la produzione nel settore.
Disaccordi
Io non sono del tutto d’accordo. Prima di tutto il report è credibile perché spinge l’orizzonte di analisi piuttosto lontano, il 2060. Con oltre 30 anni davanti a noi è facile dire qualsiasi numero, poteva andar bene 1 miliardo o 5 o 10 miliardi. Ma è davvero così? Chi ha scritto il report è una banca di investimento e guarda ai mercati. Io guarderei di più ai consumatori.
Davvero avremo bisogno di un robot umanoide che fa i lavori domestici? E saremo disponibili a spendere 15-20 mila euro circa per metterne uno nelle nostre case? Certo, se il potere di acquisto aumenta, nel 2060 15-20 mila euro saranno in proporzione “di meno” rispetto ad oggi, ma diversi fenomeni remano in senso contrario.
La disuguaglianza economica (più risorse concentrate nelle mani di pochi) è in aumento, la famiglia comune difficilmente spenderà quella cifra per un robot, meglio metterli via per scopi più nobili, come per esempio la salute o l’università dei figli. E se parliamo di famiglia, il concetto si sta restringendo sempre di più alla coppia o addirittura ai single che vivono in case sempre più piccole. Vorranno davvero un terzo incomodo in spazi ristretti.
I numeri di Bank of America mi sembrano spinti più dall’offerta (molti produttori si stanno cimentando con i robot per scopi industriali), che dalla domanda. È più plausibile il 32% nei servizi, a sostituzione di molti impiegati umani di front office o nelle fabbriche, che il 65% nelle case per le famiglie.

Profezie autoavverantesi?
Il tema dei prezzi decrescenti è poi una specie di profezia autoavverantesi, che potrebbe però non avverarsi mai. Se ne parla sempre quando si parla di tecnologie emergenti. È vero che, se produci qualcosa in scala, su grandi volumi per la massa, il prezzo unitario si abbassa, ma 30 anni sono sufficienti per la maturazione del mercato? Se le persone cominciano davvero ad acquistare i robot è vero, altrimenti no.
Il parallelo con i veicoli elettrici è altrettanto fuorviante. Questi ultimi si stanno diffondendo sulla spinta di scelte legislative, sconti fiscali e un presunto aumento della sensibilità ambientale, ma non certo per una preferenza smaccata degli utilizzatori finali. Che per andare dal punto A al punto B, senza altre influenze non cambierebbero certamente i veicoli attuali a combustibile fossile. Ed i prezzi stanno scendendo più per i progressi tecnologici nel campo delle batterie e dell’autonomia, che perché ci sia una corsa all’acquisto che fa aumentare i volumi.
Infine, penso che la competizione internazionale sull’AI, che spesso prende forma di dazi ed esclusione dei cinesi o degli americani dalle rispettive tecnologie, operi più da freno che da stimolo alla diffusione dei robot umanoidi. Che sarebbe, al contrario, accelerata dalla collaborazione. Certo, in oltre 30 anni gli scenari possono cambiare, ma il punto di partenza è questo. Perché il robot in se è un pezzo di metallo, l’intelligenza la fanno i chip e l’AI che viene montata sopra, qualcosa che ognuno sta cercando di massimizzare per se e non per il bene comune.
Conclusioni
Se non c’è una vera utilità per l’utente finale, dubito che un mercato spinto dall’offerta e non dalla domanda possa raggiungere certi volumi. Per raggiungere 3 miliardi di utilizzatori la telefonia mobile ci ha impiegato circa 25 anni, internet 35, i social media tra 15 e 18 anni, gli smartphone 15 anni. Ed erano tutte cose che desideravamo ardentemente. Vorremo così tanto anche i robot domestici?



