
Quali segnali di futuro ci lascia il 2025
INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Il primo segnale di futuro probabilmente è la normalizzazione dell’AI. Non è più una tecnologia da stupore o da dibattito etico astratto: entra nei processi, nelle scrivanie, nelle micro-decisioni quotidiane. Il segnale non è l’AI più potente, ma l’AI più invisibile. Quando smette di essere raccontata, significa che sta funzionando.
A due anni dal lancio di ChatGPT è chiaro che le AI conversazionali non sono tutte uguali: ChatGPT e Claude brillano nella scrittura, Gemini, Claude e ChatGPT nel ragionamento, ChatGPT e Claude nella matematica, Claude e Copilot nel coding, Gemini nella multimodalità e Perplexity nella ricerca con fonti aggiornate.
Più che esistere un modello “migliore”, emerge una specializzazione crescente: ogni AI eccelle in compiti diversi e va scelta in base allo scopo, non alla fama.
Oltre alla generazione di contenuti, l’intelligenza artificiale serve soprattutto a osservare ciò che sfugge all’umano, prevedere scenari, ottimizzare sistemi complessi e supportare decisioni, fino ad agire in autonomia su infrastrutture, macchine e processi.
La scrittura è solo la punta dell’iceberg: sotto c’è un’infrastruttura cognitiva che rende sistemi e organizzazioni più adattivi, ed è lì che l’AI sta davvero trasformando il mondo.
ISOMORPHIC LABS
È difficilissimo scegliere una sola innovazione basata sull’AI che faccia da simbolo al 2025. Ma io ve ne propongo una che trovo davvero importante. Isomorphic Labs’ AI Drug Discovery platform spicca come innovazione unica e clamorosa perché accelera la scoperta di farmaci con modelli basati sull’AI che predicono interazioni molecolari e effetti terapeutici. Sviluppata da ex-DeepMind, mappa proteine tramite AlphaFold e collabora con pharma giganti per dimezzare i tempi di design di nuovi trattamenti. Orientata al “tech for good”, promette cure più rapide per malattie complesse come cancro e Alzheimer, salvando vite con precisione senza precedenti.
Qualcuno potrà dire che già in parlato ho “eletto” AlphaFold come l’innovazione dell’anno, ma qui c’è qualcosa in più. I modelli ML che predicono effetti terapeutici usano algoritmi di machine learning per analizzare vasti dataset biologici, chimici e clinici, simulando come un farmaco interagirà con il corpo umano prima di test reali.
Addestrati su miliardi di interazioni, prevedono con accuratezza oltre il 90% l’efficacia terapeutica (es. riduzione tumori), tossicità, effetti collaterali e risposte specifiche potenzialmente fino al livello del singolo paziente, riducendo fallimenti del 50-70% nelle fasi iniziali. Durante l’anno vi ho parlato dei gemelli digitali, della possibilità che un domani le terapie vengano simulate al computer prima di entrare nel corpo umano: ecco, questa è una tecnologia abilitante per questo futuro!
SALUTE
Nel 2025 la salute entra in una fase in cui la biologia diventa piattaforma: terapie genetiche approvate, organismi viventi programmati come farmaci e soluzioni biotech sempre più mirate spostano la medicina da interventi esterni a sistemi interni, continui e adattivi.
Le tre storie che seguono raccontano proprio questo passaggio, dalla biologia industrializzata e scalabile, alle terapie viventi che operano dall’interno del corpo, fino a innovazioni farmacologiche leggere ma intelligenti che migliorano la qualità della vita quotidiana, anche nell’invecchiamento.
CASGEVY
Nel 2025 la biologia sintetica esce definitivamente dai laboratori sperimentali e diventa infrastruttura industriale. Non si limita più a studiare la vita, ma la riprogetta con logiche ingegneristiche. Le applicazioni sono già concrete: risanamento ambientale, chimica sostenibile, agricoltura più efficiente e nuove terapie. CASGEVY, la terapia basata su CRISPR/Cas9 per anemia falciforme e beta-talassemia, ha ottenuto l’autorizzazione nel Regno Unito, segnando un punto di non ritorno per la medicina genetica.
Sul fronte alimentare, Upside Foods ha ricevuto l’ok FDA per il pollo coltivato, dimostrando che la carne sintetica può superare il muro regolatorio. Intanto CRISPR Therapeutics spinge verso applicazioni cardiovascolari, con trial clinici che maturano proprio in questi anni. A rendere tutto scalabile sono le biofoundry automatizzate, vere fabbriche di DNA. Aziende come Episteme Genomics accelerano la progettazione biologica con strumenti da banco programmabili. Il mercato cresce a ritmi da software, non da biotech tradizionale. La biologia diventa una piattaforma. E il 2025 è l’anno in cui questo cambio di paradigma diventa evidente.
ENGINEERED LIVING THERAPEUTICS
Nel 2025 una delle tecnologie più interessanti arriva dalla biologia sintetica: gli engineered living therapeutics. L’idea è semplice e radicale allo stesso tempo: trasformare batteri, cellule o funghi in micro-fabbriche di farmaci che lavorano direttamente dentro il corpo. Non più pillole o iniezioni regolari, ma una produzione continua e modulabile di molecole terapeutiche. Il codice genetico inserito in questi sistemi viventi può essere programmato e acceso o spento quando serve.
Il vantaggio industriale è evidente: saltare il laboratorio significa tagliare i costi fino al 70%. Quello clinico è ancora più interessante, perché la terapia diventa stabile e di lungo periodo. Nel diabete, ad esempio, la fornitura di insulina potrebbe adattarsi in tempo reale ai bisogni dell’organismo. È un passo verso cure meno invasive e più fisiologiche. Non è fantascienza, ma una nuova forma di medicina distribuita. Una tecnologia che sposta il trattamento dall’esterno all’interno, con implicazioni profonde per sanità e modelli di cura.
VIZZ
Nel 2025 anche un disturbo banale e universale come la presbiopia entra nell’era delle soluzioni farmacologiche intelligenti. VIZZ, il collirio sviluppato da LENZ Therapeutics e approvato dalla FDA a luglio, promette fino a dieci ore di visione da vicino senza occhiali. Il principio attivo, aceclidina, non è nuovo: in Europa era già usato contro il glaucoma, ma qui cambia funzione. Agendo sull’iride e riducendo il diametro della pupilla, aumenta la profondità di fuoco in modo puramente ottico.
Nei trial clinici, oltre mille persone tra i 45 e i 75 anni hanno letto smartphone e tablet entro mezz’ora dalla somministrazione. Senza compromettere la visione da lontano. È una differenza chiave rispetto ai colliri precedenti, che intervenivano sul muscolo ciliare causando spesso dolore. Gli effetti collaterali restano, ma sono più gestibili. Non è una cura definitiva, ma una soluzione temporanea e reversibile. Un esempio di come il biotech stia migliorando la qualità della vita su problemi “normali”, non solo sulle grandi patologie. E di come l’invecchiamento diventi un terreno di innovazione concreta.
ENERGIA
Nel 2025 l’energia accelera verso elettrificazione, rinnovabili e accumulo, con reti sempre più digitali e flessibili per gestire produzione intermittente e domanda variabile.
Il trend chiave è la decentralizzazione intelligente: fotovoltaico, storage, comunità energetiche e AI trasformano l’energia da infrastruttura centralizzata a sistema adattivo, locale e ottimizzato in tempo reale.
Ecco alcune soluzioni che mi hanno colpito in questo 2025.
STRUCTURAL BATTERY COMPOSITES
Nel 2025 l’energia smette di essere un componente separato e diventa parte della materia. I structural battery composites trasformano materiali come fibra di carbonio ed epossidiche in elementi portanti che, allo stesso tempo, accumulano elettricità. Non è teoria: i prototipi sviluppati dalla Chalmers University in Svezia e testati con Volvo mostrano telai più leggeri e veicoli più efficienti. Nel settore aeronautico Airbus studia fusoliere che funzionano anche come sistemi di accumulo, riducendo peso e complessità.
Il limite oggi non è tanto tecnologico quanto normativo: sicurezza, standard e certificazioni devono rincorrere l’innovazione. In parallelo avanzano le batterie a stato solido, più stabili e integrabili nella struttura stessa dei dispositivi. Il risultato è un design dove energia e funzione coincidono. Sul fronte della produzione, le perovskiti segnano un altro salto concreto. Al CES 2025 Anker ha mostrato pannelli solari mobili capaci di generare fino al 30% in più rispetto al silicio tradizionale. È un ecosistema energetico più leggero, distribuito e invisibile, che cambia il modo in cui progettiamo oggetti e infrastrutture.
LE CELLE SOLARI IN PEROVSKITE
Nel 2025 la vera innovazione energetica non è solo un nuovo pannello solare, ma l’incontro tra celle solari in perovskite e intelligenza artificiale: una combinazione che porta il fotovoltaico oltre il 30% di efficienza, contro il 22% dei pannelli tradizionali, e lo rende finalmente una tecnologia intelligente. Le perovskiti sono materiali economici e stampabili che, affiancati al silicio, catturano una porzione più ampia dello spettro solare, mentre l’AI gestisce l’intermittenza prevedendo la produzione, ottimizzando lo stoccaggio in batteria e bilanciando domanda e offerta nelle comunità energetiche, con sprechi ridotti fino al 20%.
Il risultato è una decentralizzazione reale: microgrid rinnovabili, pannelli su tetti o superfici galleggianti connessi a storage domestico e veicoli elettrici, capaci di assorbire i picchi senza ricorrere a centrali fossili. In un paese come l’Italia questo significa accelerare autoconsumo condiviso e comunità energetiche, trasformando l’energia da infrastruttura centralizzata a rete adattiva, con un impatto concreto su emissioni, costi e accesso all’energia pulita.
SPAZIO
Nel 2025 lo spazio smette di essere solo un sogno lontano e comincia a trasformarsi in un’infrastruttura concreta e osservabile: dai voli suborbitali ripetibili e mediatici del turismo spaziale, che ridefiniscono chi può essere considerato astronauta, alla mappatura continua dell’universo offerta dal Vera C. Rubin Observatory, che trasforma il cielo in un flusso di dati aperti e accessibili a tutti. Questi trend raccontano un cambiamento di scala e di approccio, dove l’innovazione non resta confinata ai laboratori o all’immaginario, ma diventa esperienza, osservazione e gestione operativa, anticipando storie di turismo, tecnologia e sostenibilità ambientale che seguiranno nel podcast.
TURISMO SPAZIALE
Nel 2025 il turismo spaziale smette di essere una curiosità episodica e diventa un settore osservabile. La missione New Shepard NS-31 di Blue Origin, con equipaggio interamente femminile, ha segnato un passaggio simbolico e mediatico forte. A bordo c’erano figure note come Katy Perry e Gayle King, ma anche profili tecnici come l’ingegnera aerospaziale Aisha Bowe.
Il volo suborbitale ha riacceso il dibattito su cosa significhi davvero “andare nello spazio” e su chi possa definirsi astronauta secondo i criteri FAA. Le critiche non hanno fermato il trend, anzi lo hanno reso più visibile. Blue Origin, insieme a Virgin Galactic, sta normalizzando l’idea di voli brevi ma ripetibili. I costi restano elevati, ma la traiettoria è chiara: standardizzazione e riduzione delle barriere. Non è ancora esplorazione, è infrastruttura. Un’industria nascente che trasforma lo spazio in un’esperienza commerciale. E che, nel farlo, cambia l’immaginario collettivo del volo orbitale.
LA MAPPA DEL CIELO
Nel 2025 l’astronomia entra nell’era dello streaming cosmico grazie al Vera C. Rubin Observatory. Questo progetto statunitense sta costruendo la mappa più dinamica e dettagliata del cielo mai realizzata. Con la camera LSST da 3.200 megapixel, grande quanto un’auto e pesante tre tonnellate, l’osservatorio fotograferà l’intero cielo ogni poche notti. Non immagini statiche, ma un time-lapse continuo dell’universo. Supernove, asteroidi potenzialmente pericolosi e fenomeni transitori verranno intercettati quasi in tempo reale.
La stessa infrastruttura servirà anche a indagare materia oscura ed energia oscura, due dei grandi buchi neri concettuali della cosmologia. La potenza del sensore è tale da distinguere una pallina da golf a 25 chilometri di distanza. Ma la vera innovazione è nei dati aperti. Ricercatori, studenti e citizen scientist avranno accesso a un archivio senza precedenti. Il cielo diventa un sistema osservabile continuo, non più una serie di istantanee. Un cambio di scala che ridefinisce come guardiamo l’universo.
ROBOTICA
Nel 2025, la robotica ha smesso di essere confinata a bracci meccanici in gabbie di sicurezza. Il segnale più forte che questo anno ci invia è l’integrazione fisica dell’intelligenza: i robot non sono più solo macchine programmate, ma entità capaci di percepire, imparare e adattarsi ad ambienti non strutturati.
Ecco i trend dominanti ed il loro impatto sul futuro:
L’ascesa dei Robot umanoidi
Il 2025 è l’anno in cui gli umanoidi hanno iniziato a lavorare davvero. Non sono più semplici dimostrazioni tecnologiche, ma operai in fase di test avanzato.
- Tesla Optimus Gen 2 e Figure 02. Questi robot vengono testati nelle fabbriche (come quelle di Tesla e BMW) per compiti logistici e di assemblaggio. Figure 02, in particolare, utilizza modelli di linguaggio per conversare con gli umani mentre esegue compiti fisici.
- Perché è importante: segna il passaggio da robot “specializzati” (che sanno fare una sola cosa) a robot “universali”. In futuro, lo stesso hardware potrà essere scaricato con diverse “abilità” per aiutarci in casa, negli ospedali o nei magazzini.
Robotica agricola autonoma (Agribots)
Per rispondere alla carenza di manodopera e alla necessità di sostenibilità, il 2025 ha visto l’esplosione di macchine agricole completamente indipendenti.
- Atomatika (italiano) e AgBot di AgXeed. Sono trattori a guida autonoma che non hanno bisogno di conducente. Possono seminare, diserbare meccanicamente (evitando pesticidi) e monitorare la salute delle piante h24.
- Perché è importante: permette un’agricoltura di precisione che riduce drasticamente l’uso di sostanze chimiche e acqua, rendendo la produzione alimentare più resiliente ai cambiamenti climatici.
Chirurgia robotica di nuova generazione
La robotica medica è diventata più piccola, precisa e assistita dall’intelligenza artificiale.
- Da Vinci 5 di Intuitive Surgical. Questo sistema non solo esegue tagli millimetrici, ma fornisce al chirurgo un feedback tattile (forza di ritorno) e analisi dei dati in tempo reale per prevedere complicazioni durante l’operazione.
- Perché è importante: riduce l’errore umano e i tempi di recupero dei pazienti. La “miniaturizzazione” dei robot permetterà in futuro interventi sempre meno invasivi, eseguibili anche da remoto (telechirurgia).
Robotica morbida (Soft Robotics)
Abbandonando il metallo rigido, il 2025 ha fatto fare passi da gigante ai robot ispirati alla biologia.
- Pinze robotiche in materiali polimerici flessibili utilizzate nell’industria alimentare per maneggiare frutta delicata o uova senza romperle, o micro-robot ispirati ai semi delle piante (I-Seed) per monitorare il suolo.
- Perché è importante: i robot “morbidi” sono intrinsecamente sicuri per l’uomo. Questo apre la strada a una collaborazione fisica stretta (es. robot che aiutano gli anziani ad alzarsi dal letto) senza il rischio di traumi da impatto.
Cobot con visione artificiale avanzata
I robot collaborativi (Cobot) ora “capiscono” cosa vedono grazie a telecamere intelligenti.
- Sistemi di visione integrati nei bracci Universal Robots che riconoscono pezzi disposti alla rinfusa in un cesto, li identificano e li posizionano correttamente senza pre-programmazione.
- Perché è importante: rende l’automazione accessibile alle piccole imprese. Un robot che non deve essere programmato riga per riga, ma che “impara” guardando, abbatte i costi e i tempi di installazione.
Il segnale è chiaro: il futuro non sarà una sostituzione dell’uomo, ma una coabitazione. I robot si stanno adattando al nostro mondo (camminando come noi, toccando come noi), rendendo la tecnologia meno “aliena” e più simile a un compagno di lavoro o di assistenza.
AMBIENTE
Nel 2025 il climate tech smette di essere un’etichetta e diventa un insieme di soluzioni operative. Non parla più solo di riduzione delle emissioni, ma di efficienza, resilienza e vantaggio competitivo. Tecnologie come il Direct Air Capture di Climeworks, con impianti capaci di rimuovere migliaia di tonnellate di CO₂ l’anno, iniziano a uscire dalla fase dimostrativa. Nel trasporto aereo, LanzaJet porta i carburanti sostenibili dall’etanolo rinnovabile dentro le filiere industriali reali.
Intanto l’accumulo energetico e le smart grid rendono gestibile l’intermittenza delle rinnovabili. I satelliti e l’analisi geospaziale permettono di misurare deforestazione e consumo idrico quasi in tempo reale. Anche la blockchain trova un ruolo concreto, nel rendere tracciabili crediti di carbonio ed energia verde. Un esempio meno visibile ma cruciale è quello dei MOF di Captivate Technology, spugne molecolari che catturano CO₂ direttamente negli impianti industriali. Qui il clima non è un obiettivo astratto, ma un parametro di progetto. Il mercato cresce a ritmi sostenuti perché ridurre l’impatto diventa anche ridurre i costi. Il 2025 segna il passaggio dalla sperimentazione alla messa a terra del climate tech.
MONITORAGGIO CONTINUO DEL PIANETA
Nel 2025 l’osservazione della Terra fa un salto di precisione con NISAR, la missione congiunta NASA–ISRO. È il primo satellite a combinare radar in banda L e banda S per monitorare in modo continuo la superficie del pianeta. Questo significa rilevare spostamenti del terreno di pochi millimetri, anche di notte o attraverso le nuvole. Terremoti, vulcani e frane diventano fenomeni misurabili nel tempo, non solo eventi improvvisi. Lo stesso vale per i ghiacciai, l’erosione costiera e il lento cambiamento delle foreste.
NISAR permette di vedere il cambiamento mentre accade, non solo dopo. Per la protezione civile è un cambio di paradigma: più previsione, meno reazione. Per il clima è una nuova base dati globale e coerente. I governi possono usarlo per gestire risorse idriche, agricoltura e territori fragili. Non è un satellite “spettacolare”, ma estremamente utile. Una tecnologia silenziosa che rende la Terra leggibile quasi in tempo reale.
IL SUPERWOOD
Nel 2025 uno dei materiali più promettenti per la decarbonizzazione dell’edilizia non nasce da una lega, ma da un albero. Il Superwood sviluppato da Liangbing Hu parte da una modifica radicale del legno, non da un suo sostituto. Rimuovendo la lignina e comprimendo le fibre fino a collassarne la struttura interna, il materiale diventa più resistente dell’acciaio e sei volte più leggero. Non è solo un risultato di laboratorio: la tecnologia è stata concessa in licenza a InventWood, che punta alla produzione su scala industriale.
Il vantaggio climatico è evidente, perché il materiale sequestra carbonio invece di emetterlo. Quello economico potrebbe arrivare dopo, con un costo stimato a regime pari a metà dell’acciaio. Il vero ostacolo è culturale, non tecnico: l’edilizia si fida di ciò che ha già visto durare decenni. Per questo il Superwood parte da applicazioni meno critiche, come decking e coperture. Ma il potenziale è enorme, anche perché può usare legno di scarto oggi bruciato o smaltito. È un esempio concreto di come l’innovazione sui materiali possa ridurre le emissioni senza rinunciare alle prestazioni. E di come il futuro dell’acciaio, paradossalmente, possa passare dal legno.
IL GREYPARROT
Nel 2025 l’intelligenza artificiale entra nei centri di riciclo trasformando la gestione dei rifiuti. Greyparrot, azienda londinese, ha messo a punto l’Analyzer, un sistema che usa telecamere e machine learning per riconoscere e classificare 111 categorie di materiali, distinguendo anche marche e tipi di packaging. Integrato con la piattaforma DeepNest, permette ai produttori di tracciare il ciclo di vita dei loro prodotti. Installato nei plant di riciclo, può sostituire centinaia di ore di lavoro manuale in poche ore, migliorando efficienza e recupero di materiali preziosi.
Grazie a partnership con costruttori di impianti come Bollegraaf, il software diventa operativo su larga scala. Realizzato con materiali riciclati, monitora il 99% dei flussi di rifiuti e trasforma dati complessi in informazioni immediate. Time l’ha inserito tra le migliori invenzioni del 2025 per impatto globale e innovazione. In un mondo dove solo il 9% della plastica viene riciclata, soluzioni come questa rendono la sostenibilità concreta e misurabile.
ALIMENTAZIONE
Nel 2025 l’alimentazione accelera verso proteine alternative, personalizzazione e sostenibilità: la carne coltivata e i prodotti a base di proteine vegetali superano barriere regolatorie e iniziano a scalare industrialmente, mentre la fermentazione di precisione e la biologia sintetica permettono di produrre ingredienti funzionali e dolcificanti più sani.
Contemporaneamente, cresce la cucina personalizzata e data-driven, con diete adattate a genetica, microbioma e stili di vita, e supply chain più trasparenti e tracciabili, trasformando il cibo da semplice nutrimento a tecnologia attiva per salute e sostenibilità.
OOBLI
Nel 2025 la dolcezza assume una nuova forma grazie a Oobli, startup californiana che trasforma le proteine naturali dell’oubli fruit in sostituti dello zucchero. I sweet proteins prodotti via precision fermentation replicano il sapore dello zucchero senza impattare glicemia, insulina o microbioma intestinale, permettendo riduzioni di zucchero fino al 70% in cioccolato, bevande e prodotti da forno. L’FDA ha già approvato tre proteine della piattaforma Oobli, inclusa la brazzein-54, garantendo sicurezza per il consumo.
La produzione combina biotecnologia avanzata e fermentazione tradizionale, isolando i geni dello zucchero naturale e facendoli esprimere in lieviti. Con partnership strategiche con Ingredion e Grupo Bimbo, Oobli sta scalando l’offerta per alimenti e bevande commerciali. Il vantaggio non è solo salutistico, ma anche ambientale: meno zucchero significa meno risorse e emissioni. La tecnologia dimostra come la biologia sintetica possa rivoluzionare ingredienti quotidiani. Il 2025 segna quindi l’inizio di una nuova generazione di dolcificanti, naturali, scalabili e “senza rimorsi”.
IL CUCCHIAIO SALATO
Nel 2025 anche il gusto diventa un’interfaccia tecnologica. Al CES ha fatto parlare di sé l’Electric Salt Spoon di Kirin, un cucchiaio che usa micro-correnti elettriche per far percepire il cibo come più salato. Non aggiunge sodio, lo riorganizza sulla lingua, amplificando sapidità e umami. L’obiettivo è molto concreto: ridurre l’eccesso di sale senza chiedere sacrifici sensoriali.
La tecnologia nasce da ricerche accademiche giapponesi e non è un’idea estemporanea, ma l’industrializzazione di studi portati avanti da anni. Il commensale sceglie l’intensità, il cucchiaio fa il resto, senza dolore né effetti invasivi. È un esempio di neuromodulazione soft applicata alla vita quotidiana. Per ora è venduto solo in Giappone, a un prezzo da early adopter. Ma il segnale è chiaro. La salute passa anche dalla percezione, non solo dagli ingredienti. E il design del cibo inizia a dialogare direttamente con il sistema nervoso.
ALTRI TREND
Quest’anno, se non lo avete ancora notato dagli anni precedenti, spicca la stanchezza da piattaforma. Social, marketplace, app “tuttofare” mostrano crepe evidenti: engagement artificiale, comunità fragili, valore distribuito male. In parallelo emergono spazi più piccoli, verticali, intenzionali. Meno scala, più densità. È un ritorno alla nicchia, ma con infrastrutture globali.
Poi c’è il lavoro, che nel 2025 manda un messaggio chiaro: non è più il tempo speso a contare, ma l’autonomia concessa. Le organizzazioni che funzionano sono quelle che rinunciano al controllo totale e investono su responsabilità distribuita. Non è una rivoluzione culturale, è una resa pragmatica: il controllo non scala più.
Un altro segnale forte è la materialità che torna centrale. Energia, chip, acqua, suolo, filiere fisiche. Dopo anni di narrazione immateriale, il futuro ricorda che è fatto di cose, non solo di software. L’innovazione torna a sporcarsi le mani, e questo cambia anche il modo in cui investiamo e pianifichiamo.
Infine, il segnale più sottile: una nuova relazione con il tempo. Meno fiducia nei grandi futuri lineari, più attenzione a scenari brevi, adattivi, reversibili. Il futuro non come promessa, ma come gestione continua dell’incertezza. Non pessimista, non ottimista: operativo.
Il 2025 non ci dice dove arriveremo. Ci dice come stiamo imparando a muoverci. E questo, per chi legge il futuro, vale molto di più.



