
Assistenti digitali – DNA – cashless – gomma 3D
COME FUNZIONANO GLI ASSISTENTI DIGITALI VIRTUALI – PARTE 1
Gli assistenti digitali come Alexa, Siri e Google Assistant stanno rivoluzionando il nostro modo di interagire con la tecnologia, grazie all’intelligenza artificiale e al riconoscimento vocale, nonostante siano ancora limitati rispetto a una vera comprensione umana. Il mercato è in forte crescita, con miliardi di utenti e un’adozione più rapida degli smartphone, mentre Google Assistant si distingue per precisione e capacità di risposta. Nella puntata esploriamo il futuro di questi assistenti, il loro ruolo nel business e le possibili integrazioni con video e olografia.
RICERCA DEL TALENTO E DNA
A Shenzhen, i genitori spingono i loro figli fin dall’asilo a eccellere attraverso un’intensa routine di studio e attività extrascolastiche, e alcuni si affidano persino a test genetici per individuare talenti nascosti nel DNA, nonostante la scienza non supporti pienamente questa pratica. Tuttavia, il dibattito resta aperto: se da un lato il talento naturale deve essere coltivato con dedizione per portare risultati concreti, dall’altro il rischio è che la ricerca della perfezione sfoci in un mercato dei talenti o in un’illusione, dato che persino la ricchezza sembra dipendere più dalla fortuna che dall’abilità individuale.
SVEZIA LA PRIMA NAZIONE INTERAMENTE CASHLESS
La Svezia si avvia a diventare la prima società senza contanti, con oltre l’80% delle transazioni già effettuate elettronicamente e un’infrastruttura digitale consolidata grazie a carte di pagamento e all’app Swish, usata dalla maggior parte della popolazione. Il governo e le banche sostengono questo cambiamento per migliorare il controllo fiscale e la sicurezza, mentre la Banca centrale sta sperimentando l’e-Krona, una valuta digitale pubblica che potrebbe completare l’eliminazione definitiva del contante.
GOMMA AUTO-RIPARANTE
I ricercatori della University of Southern California hanno sviluppato una gomma stampata in 3D che può autoripararsi in poche ore grazie alla fotopolimerizzazione e alla formazione di legami disolfuro, con applicazioni rivoluzionarie in settori come calzature, robotica e mobilità. Questa tecnologia potrebbe aprire la strada a materiali auto-rigeneranti sempre più sofisticati, fino a soluzioni per il corpo umano, avvicinandoci al concetto di “augmented human”.
LE TENDE DI IKEA E LA FOTOSINTESI CLOROFILLIANA
Ikea ha sviluppato Gunrid, tende trattate con un rivestimento fotocatalitico in grado di purificare l’aria interna sfruttando la luce, simile al processo di fotosintesi. Questo prodotto si inserisce in un trend più ampio di oggetti quotidiani che, grazie a nuove tecnologie, acquisiscono funzionalità avanzate per migliorare la qualità della vita.
Parole chiave: Assistenti digitali – DNA – cashless – gomma 3D
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STORIA DI COPERTINA
COME FUNZIONANO GLI ASSISTENTI DIGITALI VIRTUALI – PARTE 1
In questo episodio parliamo di assistenti digitali virtuali, per esempio, Alexa, Siri, Google Assistant, Cortana. Nella prima parte che state per ascoltare andiamo a descrivere come funzionano questi portenti della tecnologia che sono già entrati con prepotenza nelle nostre tasche e nelle nostre case, mentre settimana prossima approfondiamo quale sarà la loro evoluzione nel prossimo decennio.
Secondo un rapporto di Edison Research, oltre 51 milioni di americani possedevano già nel 2018 uno “speaker intelligente” come Amazon Echo o Google Home. Il tasso di adozione che si sta registrando oggi, per questi dispositivi attivati dalla voce è più rapido di quello che ebbero gli smartphone dieci anni fa. E a proposito di smartphone, anche loro hanno a bordo assistenti digitali, tra cui i più noti sono Siri di Apple, Google Assistant e Cortana di Microsoft che è accessibile anche su Xbox ed altri dispositivi.
Secondo una statistica condivisa recentemente su statista.com, il mercato degli assistenti digitali virtuali varrà circa 12 miliardi di dollari nel 2020 ed avrà 1,6 miliardi di utenti attivi. Da qualsiasi prospettiva si guardino le più recenti analisi di mercato, è chiaro che siamo di fronte ad un’evoluzione di ampia portata.
Il linguaggio naturale
Del resto, il linguaggio naturale è quello preferito dall’uomo piuttosto che usare il mouse, spuntare checklist, o impartire comandi scritti con un linguaggio di programmazione che per sua natura è più complicato del parlato quotidiano. Ma non illudiamoci, in termini di intelligenza gli assistenti digitali operano ancora grazie a regole, modelli ed approcci euristici piuttosto che in base ad una vera e profonda conoscenza del significato umano delle parole o delle frasi dette. Anzi approfondendo un poco il funzionamento di questi dispositivi risulta che: l’Intelligenza Artificiale debole è lo stato dell’arte, alcuni aspetti dell’intelligenza a livello umano sono impiegati, ma solo in un senso molto limitato e l’intelligenza artificiale generale, che è il punto di arrivo in cui una macchina ragiona come l’uomo, è ancora un obiettivo lontanissimo.
Tutto sommato, considerando che le domande che facciamo ai nostri assistenti digitali sono oggi abbastanza semplici e banali, non sembra essere un grande problema. Molti di noi, infatti, utilizzano questi dispositivi principalmente per controllare le previsioni del tempo, aggiornarsi sui risultati delle partite o impostare sveglie e timer. Anche se come diremo fra poco, le potenzialità si stanno moltiplicando di giorno in giorno.
Ma come funzionano?
Ma come funzionano di fatto? Prendiamo a riferimento Alexa, perché in Italia è stata lanciata lo scorso autunno, ha fatto pubblicità anche in televisione ed ha portato lo strumento all’attenzione del grande pubblico; ma le logiche di funzionamento sono le medesime degli altri assistenti. Alexa si connette a Internet tramite la rete WiFi domestica. È sempre accesa ed in attesa della parolina magica per svegliarla, tipo “ciao Alexa”.
Questo è necessario per minimizzare i falsi positivi e gli errori, che potrebbero portare ad operazioni accidentali, tra le quali persino degli acquisti e di conseguenza clienti infuriati. Sin da questa fase le attività sono davvero impegnative per la macchina in quanto il software ha bisogno di identificare le differenze di pronuncia, e ha bisogno di farlo sul dispositivo, che ha una potenza limitata della CPU.
Lo smart speaker ha una serie di microfoni che possono captare la voce dall’altra parte della stanza, anche in presenza di musica o altri rumori ambientali e già oggi è in grado di riconoscere oltre il 90% delle parole che dite. E questo aspetto, che sembra quasi un’ovvietà non lo è: non è solo un tema di avere tanti microfoni (ben sette nel caso di Alexa), bensì di avere all’interno un sistema, un software, che pulisca il suono sin da subito, lo amplifichi e lo renda pronto per le attività successive.
Una volta ascoltata la parola che risveglia il sistema, il dispositivo raccoglie i comandi vocali che seguono, cioè li registra fino a che non avete finito di parlare, e li invia a un servizio di riconoscimento vocale naturale nel cloud chiamato Alexa Voice Service o AVS. Il cloud è l’unica tecnologia ad oggi utilizzabile perché è scalabile.
Implicazioni
Questo modo di procedere, ha già due implicazioni profonde: primo il dispositivo deve attendere che finiate di parlare, non è in grado di avere un vero e proprio dialogo con voi e, secondo, se non avete una connessione ad internet state parlando con un pezzo di plastica che non vi risponderà mai. Il servizio AVS di Amazon, a questo punto trasforma il testo in comandi, partendo da un sofisticato algoritmo di speech-to-text, cioè di trasformazione del parlato in testo, li elabora e rispedisce indietro la risposta appropriata che fa il percorso inverso, da istruzione scritta a parlato e viene poi narrata a voce alta per voi.
La trasformazione da voce a testo, comandi, testo e ancora voce è gestita da un insieme di algoritmi di intelligenza artificiale che vanno sotto il nome di natural language generation (NLG), la cui velocità è diventata straordinaria, anche grazie all’aumentata capacità di calcolo dei computer. Per convertire l’audio in testo, Alexa analizza le caratteristiche del parlato dell’utente come la frequenza e il tono e le classifica. Un decodificatore determina quale sia la sequenza di parole più probabile, date le caratteristiche dell’input.
Fasi
L’esercizio è diviso in due fasi: primo la ricerca della sequenza più probabile basata su un’enorme quantità di testo esistente, senza guardare le caratteristiche della voce, secondo la ricerca del cosiddetto modello “acustico” che è di fatto la parlata tipica di ogni singola persona, che il sistema ha imparato dalle interazioni precedenti grazie ad algoritmi di deep learning. Queste due fasi vengono combinate e in un processo che prende il nome di codifica dinamica e che deve avvenire in tempo reale. Del resto se fatta una domanda, la risposta arrivasse dopo troppo tempo, la customer experience sarebbe abbastanza deludente.
Siamo nel più ampio campo del machine learning, che in una delle puntate precedenti abbiamo descritto come una branca dell’intelligenza artificiale che mira a dare alle macchine la possibilità di apprendere un’attività, senza codice preesistente scritto dall’uomo. E’ evidente quindi che l’aumento della base utenti per gli assistenti digitali, più che un problema rappresenta un’opportunità, perché ogni volta che il sistema fallisce una risposta ed interviene un meccanismo di correzione, integrazione da parte dell’uomo o apprendimento in senso più generale, quale che esso sia, quel piccolo progresso viene immediatamente messo a disposizione di tutti gli utenti che in futuro si troveranno a fare la stessa domanda o a richiedere il medesimo output.
Ricerche
Alla fine dell’anno scorso un team di analisti ha condotto una ricerca molto approfondita per capire quale è il miglior assistente digitale virtuale presente sul mercato. Il team ha fatto metodicamente 4.942 domande ad Alexa, Siri, Google Assistant sia su un telefono che su Google Home e Cortana di Microsoft. Sì, hanno completato ben 24.710 domande separate! Davvero uno sforzo che ha richiesto molto lavoro.
Secondo la ricerca, la migliore performance nel 2018 è di Google Assistant su smartphone. Questo potrebbe non essere un grosso shock, dato che Google ha accesso a una serie immensa di informazioni e gestisce abitualmente miliardi di query utente. Questo assistente digitale è stato capace di rispondere a quasi l’80 percento di tutte le domande, il che significa che c’erano pochissime risposte frustranti “Non capisco cosa intendi”. E, tra le risposte alle domande, il tasso di accuratezza di Google ha superato il 90 percento.
In confronto, Cortana è stata capace di rispondere a poco più del 60% delle domande, con Alexa a poco più della metà e Siri a poco più del 40%.
Ed ora? Settimana prossima, nella prossima puntata, parleremo di come si evolveranno gli assistenti digitali, di come entreranno prepotentemente nel mondo business, di come saranno capaci di passare dai “task ai goal”, di come si integreranno con una componente video o olografica, ma anche dei limiti oltre i quali non potranno andare.
Mai come in questo caso, vi posso raccomandare di restare “connessi” con The Future Of.



