Robot e gravidanza – azioni legali AI – data center – internet

Lo spazio dei curiosi di futuro

Robot e gravidanza - azioni legali AI - data center - internet

Robot e gravidanza – azioni legali AI – data center – internet

Avete creduto alla storia sui robot per la gravidanza?

La storia di un robot cinese capace di portare avanti una gravidanza si è rivelata una bufala, nonostante si sia diffusa sui social. Tuttavia, ha riacceso il dibattito sull’utero artificiale, una tecnologia che esiste realmente per aiutare i neonati estremamente prematuri.

Cosa sono i fast radio burst?

I Fast Radio Burst (FRB) sono lampi radio potentissimi e di brevissima durata, la cui origine rimane misteriosa. Un recente rilevamento del più luminoso e vicino mai registrato, soprannominato “RBFLOAT”, ha fornito un’opportunità senza precedenti di studiarli in dettaglio.

Qual è la più grande azione legale contro l’AI che usa dati coperti da copyright?

Un gruppo di autori ha intentato una class action contro l’azienda di intelligenza artificiale Anthropic per l’uso di materiale protetto da copyright. Questa causa, che coinvolge milioni di ricorrenti e potenzialmente centinaia di miliardi di dollari di danni, potrebbe avere conseguenze devastanti per l’intera industria dell’IA.

L’odore corporeo può rivelare le malattie?

Il nostro corpo produce molecole volatili il cui odore può cambiare in presenza di malattie, offrendo un promettente campo di ricerca per la diagnosi precoce. Gli scienziati stanno lavorando per sviluppare “nasi robotici” in grado di identificare questi biomarcatori olfattivi.

Conoscete il data center fantasma del Wyoming?

Un enorme data center, il cui cliente non è stato ancora rivelato (ma si sospetta essere OpenAI), è in costruzione in Wyoming. Il suo gigantesco consumo energetico, cinque volte superiore a quello dell’intero stato, ha sollevato preoccupazioni ambientali e socio-economiche.

Far crescere un cervello in laboratorio, è possibile?

Gli scienziati hanno trovato un modo per accelerare la maturazione degli organoidi cerebrali in laboratorio utilizzando il grafene. Questa tecnica non serve a creare un cervello completo, ma a studiare malattie come l’Alzheimer e a sviluppare nuove interfacce neurali.

Qual è il futuro di internet nel 2050?

Con l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa, il modello di business di internet basato sul “click” sta scomparendo, e l’accesso ai contenuti sta diventando a pagamento. Gli scenari futuri vanno da un web decentralizzato a un sistema controllato da poche grandi corporazioni. 5 scenari descritti per voi.

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STORIA DI COPERTINA

Avete creduto alla storia sui robot per la gravidanza?

Un robot da 14.000 dollari capace di portare avanti una gravidanza: la notizia è rimbalzata per giorni sui social, accompagnata da immagini inquietanti di macchine cromate che custodivano neonati in pance trasparenti. Al centro, un presunto inventore cinese, Zhang Qifeng, che avrebbe promesso un prototipo funzionante entro il 2026. Una storia perfetta per scatenare polemiche e condivisioni virali. Peccato che fosse tutto inventato.

I fact-checker hanno smontato la vicenda pezzo per pezzo: la società Kaiwa Technology non esiste, la Nanyang Technological University non ha mai avuto un dottorando con quel nome, e nessun “robot della gravidanza” è mai stato progettato. Eppure, la bufala ha avuto un effetto collaterale interessante: ha riacceso il dibattito sugli uteri artificiali, una frontiera scientifica che – questa sì – esiste davvero, anche se con obiettivi molto diversi.

Oggi nessun laboratorio al mondo sta cercando di far crescere un bambino dall’embrione fino alla nascita dentro una macchina. Ma qualcosa di molto più concreto è in corso: la ricerca su sistemi che possano aiutare i neonati estremamente prematuri a sopravvivere.

Al Children’s Hospital di Philadelphia, i ricercatori lavorano su EXTEND (extra-uterine environment for newborn development), una sorta di “sacca amniotica” artificiale. Non si tratta di sostituire la gravidanza, ma di fornire un ambiente protetto a neonati nati tra le 23 e le 28 settimane, che senza supporto rischiano gravi complicazioni polmonari e cerebrali.

Perché un “robot della gravidanza” resta fantascienza?

Gli ostacoli sono enormi. Il primo riguarda l’impianto dell’embrione. Senza l’attacco alla parete uterina e senza la formazione della placenta, lo sviluppo non può nemmeno iniziare.

C’è poi la gestione di ossigeno e nutrienti. Il corpo materno regola con precisione i cambiamenti mese dopo mese, e riprodurre questa transizione in laboratorio sarebbe estremamente complesso. Un altro problema è la protezione dalle infezioni. Tenere un feto sterile e al sicuro per nove mesi è una sfida gigantesca.

Ci sono inoltre il supporto immunitario e il microbioma. Gli anticorpi passano dalla madre al bambino e il contatto con i microbi benefici durante la nascita è fondamentale: entrambe le cose sono difficili da ricreare artificialmente. Infine, resta la sicurezza dei materiali. Nessuno sa come reagirebbe un feto immerso per mesi in un ambiente fatto di plastiche e componenti artificiali.

E anche se un prototipo venisse davvero costruito, le domande irrisolte sarebbero ancora tante. Da dove arriverebbero ovuli e spermatozoi? La fecondazione avverrebbe all’interno della macchina o prima? Come funzionerebbe la nascita? Chi stabilirebbe le regole etiche e legali? E soprattutto: quali effetti sconosciuti potrebbe avere tutto questo sulla salute dei bambini? Il vero progresso non è creare bambini in laboratorio, ma migliorare le cure per quelli che rischiano di non sopravvivere dopo un parto troppo precoce. È lì che la tecnologia degli uteri artificiali ha un impatto reale e immediato.

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COVER STORY

Did you believe the story about pregnancy robots?

A £12,000 robot capable of carrying a pregnancy: the news spread across social media for days, accompanied by disturbing images of chrome machines carrying babies in transparent bellies. At the centre of it all was a supposed Chinese inventor, Zhang Qifeng, who promised a working prototype by 2026. It was a perfect story to spark controversy and go viral. Too bad it was all made up.

Fact-checkers dismantled the story piece by piece: Kaiwa Technology does not exist, Nanyang Technological University has never had a doctoral student with that name, and no “pregnancy robot” has ever been designed. Yet the hoax had an interesting side effect: it reignited the debate on artificial wombs, a scientific frontier that does indeed exist, albeit with very different objectives.

Today, no laboratory in the world is attempting to grow a baby from embryo to birth inside a machine. But something much more concrete is underway: research into systems that can help extremely premature babies survive.

At the Children’s Hospital of Philadelphia, researchers are working on EXTEND (extra-uterine environment for newborn development), a sort of artificial “amniotic sac”. The aim is not to replace pregnancy, but to provide a protected environment for babies born between 23 and 28 weeks, who without support are at risk of serious lung and brain complications.

Why is a “pregnancy robot” still science fiction?

The obstacles are enormous. The first concerns embryo implantation. Without attachment to the uterine wall and without the formation of the placenta, development cannot even begin.

Then there is the management of oxygen and nutrients. The mother’s body precisely regulates changes month after month, and reproducing this transition in the laboratory would be extremely complex. Another problem is protection from infection. Keeping a foetus sterile and safe for nine months is a huge challenge.

There is also immune support and the microbiome. Antibodies pass from mother to child, and contact with beneficial microbes during birth is essential: both of these are difficult to recreate artificially. Finally, there is the safety of the materials. No one knows how a foetus immersed for months in an environment made of plastics and artificial components would react.

And even if a prototype were actually built, many questions would remain unanswered. Where would the eggs and sperm come from? Would fertilisation take place inside the machine or beforehand? How would the birth work? Who would establish the ethical and legal rules? And above all: what unknown effects could all this have on the health of the children?

The real progress is not in creating children in the laboratory, but in improving care for those who are at risk of not surviving after premature birth. That is where artificial womb technology has a real and immediate impact.