Puntata Speciale – Quali segnali di futuro ci lascia il 2020

Il futuro è già qui

Puntata Speciale - Quali segnali di futuro ci lascia il 2020

Puntata Speciale Quali segnali di futuro ci lascia il 2020

Fine anno è sempre un momento speciale per tirare le somme. Cosa è successo nel mondo dell’innovazione che vogliamo ricordare? Il vaccino anti-covid, le soluzioni per lo smart-working, ma anche la carne coltivata in laboratorio, il ban al riconoscimento facciale, i primi esperimenti di fusione uomo-macchina, la lotta all’Alzheimer e tanto altro ancora.

Buon ascolto e buon anno a tutti.

Se avete 1 minuto vi invito a compilare il questionario di The Future Of sul comportamento d’ascolto dei podcast
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La community di The Future Of


Benvenuti o bentornati a The Future Of. Un podcast sul futuro che si rispetti, a fine anno non può che provare a tirare le somme sui grandi eventi tecnologici e sociali che hanno segnato l’anno solare. In questa puntata provo a sintetizzare quali segnali di futuro sono emersi prepotentemente o più silenziosamente, e dei quali sentiremo ancora parlare perché in grado di influenzare le nostre vite.

Non c’è dubbio che l’evento più significativo del 2020 sia il fatto che l’umanità, grazie ad uno sforzo condiviso, sia riuscita a realizzare un vaccino contro il covid-19 in meno di un anno.

A metà dicembre 2020, 57 candidati al vaccino erano in fase di ricerca clinica, di cui 40 in Fase I-II e 17 in Fase II-III. Negli studi di Fase III, diversi vaccini COVID-19 hanno dimostrato un’efficacia fino al 95% nella prevenzione delle infezioni sintomatiche da COVID-19.

Una grande collaborazione internazionale, ha visto agire l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), il GAVI, la Gates Foundation e i governi, che hanno costituito l’Access to COVID-19 Tools Accelerator (meglio noto come ACT) , per raccogliere il sostegno finanziario per accelerare la ricerca, lo sviluppo, la produzione e l’accesso a livello mondiale ai test, alle terapie e alle licenze dei vaccini. Le iniziative sono proliferate in ogni angolo del pianeta ed i risultati sono di fronte ai nostri occhi.

Oggi siamo solo all’inizio, non sappiamo ancora se i rischi presi per accelerare il processo daranno i frutti sperati, c’è ancora da combattere una battaglia organizzativa notevole per portare il vaccino alla gente, specialmente nei Paesi meno solidi da un punto di vista economico, ma solo la grande collaborazione internazionale ha reso possibile arrivare fino a questo punto.

Nonostante il tema del covid-19 abbia monopolizzato l’attenzione pubblica per un lungo periodo, per fortuna rilevo che anche l’attenzione ai cambiamenti climatici sia rimasta alta durante questo 2020.

Uno degli articoli più letti e commentati dell’intero anno è stato postato a Luglio sul New York Times e si intitola “Biden Announces $2 Trillion Climate Plan”. Non era ancora stato eletto in estate e già parlava di un nuovo piano di spesa di 2.000 miliardi di dollari in quattro anni per aumentare significativamente l’uso di energia pulita nei settori dei trasporti, dell’elettricità e dell’edilizia, parte di una serie di ampie proposte volte a creare opportunità economiche e a rafforzare le infrastrutture, affrontando al contempo il cambiamento climatico.

Certo, si potrebbe pensare che sia solo la promessa di un politico in campagna elettorale, ed ovviamente vedremo se sarà mantenuta, ma anche il solo fatto che abbia scelto il tema del cambiamento climatico al centro della sua agenda, è un fatto significativo.

Negli USA del resto, quest’anno si è molto discusso del sondaggio di VICE News, che ha rilevato come l’80% della Generazione Z e dei Millennials ritengano che “il riscaldamento globale sia una delle principali minacce alla vita umana sulla terra così come la conosciamo”. Biden ha intercettato la voce dei giovani.

Parlando sempre di clima, ma dal punto di vista delle risorse a disposizione sul pianeta e dell’uso che ne facciamo, penso che meriti segnalare queste tre notizie che hanno avuto un risalto mediatico notevole e che sono chiari segnali di futuro da esplorare meglio nell’anno a venire:

  1. Lo stato di Washington ha fatto un passo coraggioso per limitare l’imbottigliamento dell’acqua locale da parte delle aziende private. Il Senato dello Stato americano ha dichiarato “Qualsiasi uso dell’acqua per la produzione commerciale di acqua in bottiglia è considerato dannoso per il benessere e l’interesse pubblico“. La norma è stata promulgata con tale convinzione che anche le licenze concesse retroattivamente dal 1° Gennaio 2019 sono state cancellate. Qualsiasi azione pubblica che sancisca come l’acqua sia un bene comune e come tale debba essere gestito è benvenuta.
  2. La Batesville High School, una scuola superiore dell’Arkansas, dopo un audit energetica ha deciso di installare 1.400 pannelli solari e trasformare una bolletta annua di diverse centinaia di migliaia di dollari in un surplus netto. Ma se questa notizia in sé non sembra particolarmente diversa da molte altre, è significativo l’uso che la struttura ha deciso di fare dei risparmi: ha aumentato lo stipendio ai docenti tra i 2 ed i 3 mila dollari l’anno ciascuno. L’idea di creare un legame diretto tra risparmio energetico e welfare delle proprie risorse umane è, a mio modo di vedere, qualcosa di saggio e replicabile.
  3. La terza notizia rilevante proviene dall’ultima analisi annuale dei costi energetici di Lazard. Lo studio mostra che, man mano che il costo delle energie rinnovabili continua a diminuire, alcune tecnologie come ad esempio, l’eolico onshore e il solare su scala industriale, continuano ad essere competitive in termini di costo marginale con alcune tecnologie di generazione convenzionale esistenti. Sembra poca cosa detta così, ma significa, in concreto che vento, solare su scale industriale e geotermale sono ora meno costosi di gas, carbone e nucleare. Un bell’incentivo a produrre energia pulita, ed insistere in questa direzione.

Restando su temi alti, ma parlando questa volta di educazione, la notizia dell’anno arriva dal mondo Google. Il colosso di Mountain View ha lanciato una serie di corsi, che l’azienda chiama Google Career Certificates, che insegnano le competenze fondamentali che possono aiutare chi cerca lavoro a trovare immediatamente un impiego. Tuttavia, invece di richiedere anni come un tradizionale diploma universitario, questi corsi sono progettati per essere completati in circa sei mesi. Ed ovviamente ad una frazione del costo di un tradizionale percorsi di studi pubblico o privato quadriennale.

E non si tratta solo di una “sparata” per vendere corsi, Google ha dichiarato che tratterà i candidati con questi Certificates esattamente alla pari di quelli che hanno seguito il percorso quadriennale esterno.

Una delle principali critiche mosse all’istruzione superiore nel corso degli anni è stata che le università non forniscono agli studenti le competenze del mondo reale di cui hanno bisogno sul posto di lavoro e li lasciano indebitati per anni mentre faticano a ripagare i prestiti studenteschi.

Al contrario, Google sostiene che i loro corsi, che costerebbero una frazione di un’istruzione universitaria tradizionale, preparano gli studenti a trovare immediatamente un lavoro in settori di carriera altamente remunerativi e in forte crescita.

Ora, potremmo discutere all’infinito sulla correttezza dell’approccio di Google, ma non è questa la sede, intanto vi lascio i fatti, fate voi le vostre considerazioni.

Passando dall’educazione al lavoro, il 2020 sarà certamente ricordato come l’anno dello smart working. In molti casi working, troppo spesso poco smart. Sull’argomento ne abbiamo sentite di tutti i colori, diventerà permanente, tornerà tutto come prima, le aziende devono pagare le spese dei lavoratori che si connettono da casa, i lavoratori devono accettare paghe più basse perché possono scegliere da dove lavorare, fa male alle città, fa bene per trovare un migliore equilibrio vita privata-lavoro. E come al solito rischiamo di svilire una delle accelerazioni più significative che il covid ha portato nelle nostre vite, cercando una qualche verità dogmatica.

Ma forse parlando seriamente di lavoro, mi ha colpito un articolo pubblicato su un magazine che ha scritto candidamente: “La Germania, i Paesi Bassi e tutta la Scandinavia lavorano molto meno ore rispetto al Regno Unito, ma hanno livelli di produttività molto più elevati. I lavoratori sono più felici, meno stressati e anche più sani. L’orario di lavoro più breve è un modo per rendere l’economia a prova di futuro e garantire che l’impatto dell’automazione vada a beneficio dei lavoratori”. Temi come i 4 giorni lavorativi (con la paga ridotta pro-quota o meno), come lo universal basic income, o la sua versione a lungo termine suggerita da Bill Ackman che io personalmente appoggio, dovrebbero trovare un palcoscenico più adatto di discussione. Se vogliamo uscire dalla pandemia più maturi questi sono gli argomenti che vanno affrontati seriamente. Oppure, come immagino, una volta finita la tempesta torneremo a fare esattamente le cose che facevamo prima, con le stesse dinamiche e insoddisfazioni.

Intanto, è un piacere notare che il mondo della ricerca quest’anno non è stato per niente avaro di scoperte ed innovazioni che potrebbero cambiare la vita di milioni di persone. Come potete immaginare non è facile selezionare le notizie più importanti, vista la miriade di novità che emergono dalle riviste scientifiche ogni settimana. Senza pretesa di fare inutili classifiche a me, però, ha colpito questa: è stato individuato un caso rarissimo, in cui il sistema immunitario di un paziente ha identificato e sconfitto l’HIV da solo, senza ricorrere a medicine esterne. Se fosse vero, sarebbe il primo caso in assoluto di cura spontanea. Gli individui appartenenti a questa rara “famiglia” vengono chiamati elite controllers e, come potete immaginare, studiarli potrebbe significare dare un colpo letale al virus che ad oggi, dalle stime più recenti, coinvolge circa 35 milioni di malati nel mondo.

Purtroppo nessuno era lì ad assistere alle fasi iniziali della battaglia tra il virus e questo super sistema immunitario, ma è chiaro che questi elite controllers possono rappresentare la frontiera della battaglia contro questa malattia.

E se l’HIV riguarda un gran numero di persone, la lotta contro l’Alzheimer ne coinvolge ancora di più. In un nuovo studio, un team di ricercatori della McGill University guidato dal Dr. Claudio Cuello del Dipartimento di Farmacologia e Terapeutica, ha dimostrato che, se somministrato in una formulazione che facilita il passaggio al cervello, il litio in dosi fino a 400 volte inferiori a quanto attualmente prescritto per i disturbi dell’umore è in grado sia di arrestare i segni di patologia avanzata dell’Alzheimer, come le placche amiloidi, sia di recuperare le capacità cognitive perdute. E scusate se è poco. Ora bisogna vedere cosa succederà. Il litio nel sangue è super dannoso e molte società farmaceutiche hanno da tempo abbandonato l’uso di questa sostanza per trattare la malattia, ma se il Dr. Cuello ha ragione, e somministrandolo in maniera differente può essere efficace nell’uomo oltre che nei topi, potrebbe essere la svolta. Ma, come sempre, inutile montarsi la testa, i tempi della ricerca sono lunghi.

Passando dalla ricerca alle tecnologie di potenziale uso quotidiano, non potremo ricordare il 2020, se non come “l’anno del volto”. In una doppia accezione, il riconoscimento facciale, ed i deep fake.

Il riconoscimento facciale è una delle tecnologie attualmente più discusse. Dal punto di vista tecnico l’incontro di AI, IOT e 5G rappresenta una possibilità di sviluppo enorme per il riconoscimento facciale, quello che spaventa è l’uso indiscriminato che potrebbero farne le autorità. E’ per questo che diversi Paesi occidentali e Stati americani l’hanno interamente bannato. IBM ha dichiarato che non se ne occuperà più. La lista di detrattori e scettici si è solo allungata.

Identificazione, sorveglianza, salute (digitale e fisica), voto elettronico, pagamenti ed e-commerce sicuri… le promesse sono molte, le paure tante.

In parte alimentate dalle notizie che arrivano dal pianeta Cina, dove riconoscimento facciale e sistemi di scoring di massa dei comportamenti della popolazione, rappresentano quanto di più vicino ci possa essere oggi agli scenari orwelliani.

Ma il volto, insieme alla voce, è protagonista anche perché al centro di esperimenti di deep fake sempre più realistici. Anzi, ormai più veri del vero. E se questo è già rischioso, la sua diffusione a qualsiasi livello di expertise nell’uso di video ed immagini non potrà che peggiorare la situazione.

La tecnologia Deepfake permetterà a chiunque abbia un computer e una connessione a Internet di creare foto e video dall’aspetto realistico di persone che dicono e fanno cose che in realtà non hanno detto o fatto. Il problema è ancor più grave se pensiamo che la tecnologia può essere applicata sia ai personaggi pubblici odierni che a quelli del passato. Con la differenza che gli ultimi potrebbero non avere possibilità di replica o smentita.

Gli stessi big della tecnologia, che hanno dato con i loro investimenti fortissimi impulsi alla tecnologie di intelligenza artificiale dietro ai deep fakes, si stanno attrezzando. Microsoft ha lanciato Video Authenticator, un software capace di discernere se un video è reale o è stato manipolato.

Ma nel complesso, non siamo pronti: non appena gli usi della tecnologia usciranno dal campo della goliardia, saranno guai grossi. La comunicazione come la conosciamo è sull’orlo di un precipizio.

Se invece vogliamo parlare di oggetti quotidiani fisici e tangibili, questo è stato sicuramente l’anno delle batterie. Gli annunci di nuove batterie e migliori performance si sono susseguiti a ritmo vertiginoso. Alcuni settori, come quello delle auto elettriche autonome, hanno fatto da driver a sviluppi rilevanti. Un terzista cinesa che realizza batterie per Tesla ha dichiarato di avere la tecnologia per realizzare una batteria che durerà 16 anni e consentirà ai veicoli di percorrere 2 milioni di chilometri. Toyota ha dichiarato di aver realizzato una batteria che consente di percorrere fino a 500 km con una sola carica di soli 10 minuti. Un report di Bloomberg New Energy Finance ha previsto che entro il 2023 le batterie scenderanno vicino alla soglia dei 100 dollari per chilowattora, il punto in cui gli esperti si aspettano che il costo dei veicoli elettrici corrisponda ai prezzi di veicoli a gas comparabili. Se i crediti d’imposta federali e statali saranno ancora disponibili a quella data, è probabile che possano rendere  più economico acquistare un veicolo elettrico di un’auto a gas. E il 2023 è praticamente domani.

In campo alimentare invece, il 2020 è sicuramente l’anno della carne senza polli e bovini, uova senza galline, pesce senza pesce attorno, latte senza latte, caffè senza caffè e chi più ne ha più ne metta. Ne ho parlato diffusamente nelle puntate del podcast. Stiamo cercando di replicare consistenze, sapori e proprietà nutritive di cibi noti, cercando di prescindere dalla macellazione degli animali, utilizzando sostanze vegetali oppure veri e propri materiali di scarto di altre produzioni. Persino la carne “coltivata” in laboratorio è arrivata sulle tavole: si parte da Singapore, ma potete starne certi, evolverà rapidamente verso i mercati occidentali più tradizionali.

Se e non appena queste tecnologie raggiungeranno una scala sufficientemente grande, gli impatti sul clima potrebbero essere davvero significativi. Se poi i governi dovessero imporre con convinzione delle carbon tax sulle produzioni di carne tradizionale, la strada sarebbe spianata. 

Restano da capire tanti altri argomenti come l’impatto sul lavoro, sui sistemi economici di intere comunità e Paesi, sulle abitudini delle persone, sulla stessa salute nel lungo termine. Continueremo a parlarne come si deve.

In chiusura non potevo non fare un accenno agli sviluppi tecnologici che abbiamo visto accadere attorno al cervello. Brain implant, brain-computer interfaces, possibilità di ridare la vista ai ciechi, di far camminare pazienti immobilizzati, di far controllare cursori o bracci robotici a persone paralizzate… l’anno ci ha regalato un’infinità di studi, ricerche, sperimentazioni e passi in avanti tali da far pensare che questi segnali deboli si apprestano ad entrare nel mainstream delle notizie di tecnologia.

Queste evoluzioni possono essere lette sia come avanzamenti in campo medico, sia come primi esperimenti di fusione tra uomo e macchina e quindi sono particolarmente importanti in prospettiva.

E visto che abbiamo parlato di grandi temi, mi piaceva chiudere l’anno sul pratico. L’innovazione dell’anno e la persona dell’anno.

L’innovazione dell’anno per me è l’Autoland di Garmin. Si potrebbe concretizzare in un “banale” pulsante, ovviamente è un sistema che in caso di emergenza prende il comando dell’aereo, sceglie un aeroporto, pilota fisicamente l’aereo, e abbassa il carrello di atterraggio al momento giusto per far atterrare il veicolo in sicurezza. Trasmette la situazione via radio, e può anche entrare in funzione automaticamente se il pilota non interagisce con l’aereo in un determinato lasso di tempo. E’ certificato su tre diversi tipi di aerei, tutti piccoli aerei passeggeri: il Piper M600, il Daher TBM 940 e il Cirrus Vision Jet. Garmin dice che ha completato più di 1.000 atterraggi di prova con Autoland, ma non è ancora stato utilizzato in una vera e propria emergenza, anche se la società stima che il sistema potrebbe prevenire circa tre incidenti all’anno negli Stati Uniti. Potrebbe salvare delle vite quindi, ed è il segnale più recente e chiaro di come, in teoria, un aereo ormai potrebbe davvero non aver più bisogno di un pilota umano.

La persona dell’anno è Boyan Slat. Se non avete mai sentito parlare di lui, è un ragazzo olandese che ha lasciato l’università per fondare una no-profit, The Ocean Clean Up, che si propone di ripulire la plastica dall’oceano. Dopo aver raccolto oltre 30 milioni di dollari in donazioni, il sito aggiornato a 5 minuti fa comunica che sono stati rimossi dall’oceano l’equivalente di 217 mila campi da calcio di plastica galleggiante. Il sistema passivo di raccolta che hanno testato inizialmente ha fallito, non si sono persi d’animo e ne hanno realizzato uno migliore. La plastica raccolta finisce alla Safilo che ha realizzato occhiali da sole, i cui proventi ovviamente ritornano nel progetto per andare più veloci. Complimenti, fatti concreti che valgono più di mille parole.

Ci sentiamo nel 2021, buon anno a tutti.

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