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PUBBLICITA’ NELLO SPAZIO
La startup russa StartRocket ha ideato un sistema per proiettare pubblicità nello spazio tramite piccoli satelliti riflettenti, suscitando forti critiche da parte della comunità scientifica e di chi teme un ulteriore inquinamento luminoso. Sebbene l’idea offra opportunità di marketing e comunicazione globale, gli oppositori ritengono che il cielo notturno debba rimanere un patrimonio naturale incontaminato.
FRIGORIFERI HACKERATI E NUOVE LEGGI IN CALIFORNIA
Migliaia di frigoriferi industriali connessi a Internet risultano vulnerabili perché gli utenti non hanno cambiato la password predefinita, permettendo a chiunque di accedere ai sistemi e modificarne le impostazioni. Per contrastare questi rischi, la California ha introdotto una legge che vieta dispositivi con password deboli o universali, ma il problema rimane per quelli già in circolazione.
RICONOSCIMENTO FACCIALE
Il riconoscimento facciale è una tecnologia biometrica in crescita che, sebbene sempre più precisa, presenta ancora rischi di errori e falsi positivi, soprattutto in contesti di sorveglianza pubblica. Il suo utilizzo solleva importanti questioni etiche e legali, poiché senza regolamentazioni adeguate potrebbe portare a discriminazioni e violazioni della privacy.
AL DI LA’ DIGITALE
L’idea di creare avatar digitali che sopravvivano dopo la morte, basati sui dati che lasciamo online, è sempre più concreta e già sperimentata in alcuni casi, ma solleva interrogativi etici, legali e filosofici. Se da un lato potrebbe offrire conforto e preservare conoscenza, dall’altro pone il rischio di manipolazioni, staticità delle personalità digitali e problemi di gestione dei diritti sui dati post-mortem.
BOLLA DELLE STARTUP
Nonostante le continue previsioni di scoppio della bolla delle startup, il venture capital ha continuato a crescere fino a raggiungere livelli record, ma l’aumento degli investimenti in singoli deal sempre più grandi potrebbe rendere difficile ottenere ritorni adeguati. Per affrontare un’eventuale crisi, le startup dovrebbero concentrarsi sulla sostenibilità, ridurre i costi, pianificare scenari di riduzione dei ricavi e costruire relazioni strategiche per possibili acquisizioni.

STORIA DI COPERTINA
Pubblicità nello spazio
La startup sovietica Start Rocket ha progettato una soluzione per realizzare degli spazi pubblicitari nello spazio visibili dalla terra. Gli astronomi non sono contenti di questa idea di mettere banner nello spazio che vengono considerati alla stregua di inquinamento luminoso.
Ma andiamo con ordine.
Mentre la maggior parte delle persone guarda il cielo notturno e si meraviglia di quello che vede, medita sul senso della vita o cerca di capire come le nostre origini si intrecciano con tutto ciò che vediamo, altri no: guardano il cielo notturno e non pensano a nulla di queste cose, anzi lo vedono come un grande cartellone vuoto da riempire e grazie al quale fare profitti.
Cubesats
La compagnia russa StartRocket propone di utilizzare Cubesats, piccoli satelliti con costi di produzione e lancio economici, per mettere cartelloni pubblicitari nello spazio. Ad un’altitudine di circa 450 km, i satelliti dispiegherebbero una vela e lavorerebbero in costellazione per creare una sorta di tabellone per le affissioni: il risultato sarebbe un cartellone fatto da pixel con un’area visibile di circa 50 km quadrati, visibile al crepuscolo del mattino e della sera, quando la superficie è in grado di catturare e riflettere la luce del sole.
StartRocket pensa ai loro cartelloni pubblicitari nello spazio come la creazione di un nuovo media, di un nuovo canale di comunicazione. La compagnia li chiama Orbital Displays e ognuno di loro durerebbe circa un anno. Sarebbero facilmente visibili nelle notti limpide, ma non eccessivamente luminose. Avrebbero una luminosità di magnitudine 8, mentre la Luna Piena per esempio è classificata con 13 ed il Sole 27.
Pubblicità
Lo scopo dichiarato è la pubblicità. Le aziende globali potrebbero davvero guardare seriamente a sfruttare il sistema, se mai dovesse realizzarsi, anche perché, immaginando la possibile risonanza dell’evento, una volta che un concorrente inizia a usare il sistema, altri probabilmente ne seguirebbero l’esempio. L’idea potrebbe essere troppo allettante per resistere, dal punto di vista del marketing, ma per esperienza direi che, al contrario, quando un’azienda adotta soluzioni troppo vistose o addirittura kitsch, come in questo caso, i concorrenti vi starebbero lontano, ben guardandosi dal replicare il medesimo investimento.
Intrattenimento
Un altro uso dichiarato è l’intrattenimento. Il sito web StartRocket dice: “INTRATTENIMENTO: Visualizzazione di messaggi o immagini complementari dall’orbita durante eventi globali per scopi di intrattenimento”. Insomma, pare che vogliano puntare ad Olimpiadi, Mondiali di Calcio o eventi globali di grande risonanza. L’idea non è nuova visto che qualcosa di simile, ma a quote più basse era già stato pensato, anche se non realizzato, per promuovere le Olimpiadi di Atlanta del 1996.
I vantaggi sarebbero molteplici: la comunicazione sarebbe visibile a enormi fasce di persone per un considerevole lasso di tempo, sarebbe evidente a chiunque guardasse verso l’alto per qualsiasi motivo, e nonostante i costi di avventurarsi nello spazio, le dimensioni e la visibilità dell’annuncio potrebbe rendere l’iniziativa più economica, rispetto ad alcuni formati più tradizionali. Se gli inserzionisti sono disposti a pagare $ 1,7 milioni per un minuto di tempo durante il Super Bowl, è spaventoso immaginare quanto potrebbero essere disposti a pagare per far vedere il loro annuncio a metà della popolazione del pianeta per un paio di settimane.
Altri usi
Il terzo potenziale utilizzo per questi cartelloni pubblicitari nello spazio è come sistema di allarme in caso di emergenze. In caso di catastrofe, i governi potrebbero usare gli schermi orbitali per comunicare con i cittadini e fare notifiche urgenti per la popolazione. L’idea è apprezzabile, ma in realtà sappiamo che le emergenze e le urgenze mal si conciliano con i tempi di sviluppo ed esecuzione di un progetto aerospaziale che normalmente richiedono molti mesi.
La risposta alla proposta è stata quasi universalmente negativa. Gli astronomi sono contrari, perché il crescente numero di oggetti nel cielo notturno rende più difficile l’osservazione e lo studio dell’universo. Qualcuno ha anche affermato perentoriamente “Cartelloni nello spazio? Cartelloni contro l’umanità!” La The Dark Sky Association, che sostiene proprio l’idea che il cielo non debba essere inquinato dall’illuminazione si è prontamente attivata per bloggare più in profondità le motivazioni secondo le quali l’uso pubblicitario del nostro cielo è da evitare.
Un coro di no
Altri utenti di blog e siti di news hanno scritto di essere contrari ai cartelloni pubblicitari nello spazio a causa di quanto sembrerebbe innaturale. È necessario sfruttare tutti gli spazi naturali per promuovere più prodotti? Non si può lasciare un po ‘di natura per divertirsi così com’è? Non possiamo essere lasciati soli a meditare sul cielo notturno, senza essere sottoposti alla pubblicità? Al di la del romanticismo, sono chiari i richiami a lasciare intatto uno degli ultimi ambienti non ancora massicciamente colonizzato dall’uomo o almeno usarlo per scopi più utili.
A onor del vero esiste il cosiddetto “Trattato sullo spazio extra-atmosferico” del 1967, secondo il quale mentre i paesi non possono rivendicare la proprietà dello spazio o di suoi pezzi come lune e pianeti, sono però liberi di farne uso purché non causino danni o, realisticamente, a patto che puliscano. Quindi, in teoria, se qualcuno vuole andare avanti con la pubblicità spaziale o lunare, sappiate che nulla lo vieta.
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