Medicina avanzata e longevità

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Medicina avanzata e longevità

S.9 Ep.179 – Medicina avanzata e longevità

4 scenari sul futuro di medicina avanzata e longevità:

1) eterna giovinezza: siamo oltre il 2035, la medicina avanzata ha raggiunto livelli sorprendenti, permettendo agli individui di arrestare completamente il processo di invecchiamento. E mi soffermo sulla parola “arrestare”, perché gli scenari successivi andranno anche oltre.

2) rinascita biologica: in questo caso ipotizziamo che fra 10-15 anni, un avanzato protocollo di rigenerazione biologica abbia preso il sopravvento. Gli individui possono sottoporsi a un processo di vero e proprio “reset” cellulare, cancellando i danni accumulati nel corso degli anni e ringiovanendo il proprio corpo.

3) simbiosi tecnologica: l’obiettivo è sempre lo stesso, ma il percorso è molto diverso. In questo caso, oltre il 2035-2040, la medicina avanzata si è fusa con l’intelligenza artificiale, offrendo un’integrazione biotecnologica che migliora le funzioni del corpo e della mente. Gli individui possono migliorare le proprie capacità fisiche e cognitive attraverso l’uso di impianti neurali avanzati.

4) rifiuto dell’immortalità: nel 2035, una parte significativa della società avrebbe scelto di rifiutare le avanzate terapie di longevità, sostenendo la bellezza dell’esistenza effimera e la natura inevitabile della vita e della morte. Nonostante le opportunità offerte dalla medicina avanzata, una crescente comunità di persone sceglie consapevolmente di non partecipare ai trattamenti di longevità.

Dalla scoperta dei telomeri alle nanotecnologie, passando per sensori, fattori Yamanaka, cellule pluripotenti indotte, genetica e molto altro. Le nostre prospettive di vita cambiano, andiamo a vedere come.

I 5 perchè: veramente l’immortalità è desiderabile?

Uno. Perché la scienza sta cercando di invertire l’invecchiamento?

Due. Perché raddoppiare la durata della vita umana dovrebbe creare posti di lavoro e ridurre il costo dell’assistenza sanitaria?

Tre. Perché a livello individuale le persone vorrebbero vivere più a lungo?

Quattro. Perché perseguendo obiettivi individuali possiamo generare benefici collettivi?

Cinque. Perché dovremmo perseguire l’obiettivo della longevità o dell’immortalità per ottenere tutto questo? Una vita non ci basta?

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MEDICINA AVANZATA E LONGEVITA’

Le ricerche sulla possibilità di arrestare ed invertire il processo di invecchiamento sono iniziate già dopo il secondo conflitto mondiale. Dopo la guerra, i primi studi si sono concentrati sulla comprensione del processo di invecchiamento cellulare. Nel corso degli anni ’50 e ’60, i ricercatori hanno identificato i telomeri, le estremità dei cromosomi, e hanno iniziato a esplorare il loro ruolo nella divisione cellulare e nell’invecchiamento. Si sono sviluppati anche studi sulle diete caloriche ridotte e sui loro effetti sulla longevità.

I telomeri sono strutture speciali situate alle estremità dei cromosomi, che sono i filamenti di DNA contenenti i geni che portano le informazioni genetiche. Sono costituiti da sequenze ripetitive di DNA e proteine speciali e svolgono un ruolo cruciale nella stabilità e nella protezione dei cromosomi durante la divisione cellulare.

I telomeri svolgono un importante compito durante la replicazione del DNA. Ogni volta che una cellula si divide, i telomeri si accorciano leggermente. Questo è un processo naturale e avviene perché le normali macchine cellulari di replicazione del DNA non riescono a copiare completamente le estremità dei cromosomi. Nel corso del tempo, con le divisioni cellulari ripetute, i telomeri si accorciano sempre di più. Quando i telomeri raggiungono una certa lunghezza critica, la cellula smette di dividersi e può entrare in uno stato di invecchiamento cellulare o morire attraverso un processo noto come apoptosi.

I telomeri sono stati scoperti negli anni ’30 da Hermann Muller, un genetista statunitense di origine tedesca, mentre lavorava con il verme C. elegans. Tuttavia, il loro ruolo specifico nell’invecchiamento cellulare è stato approfondito più tardi. La connessione tra i telomeri e l’invecchiamento è stata proposta nel 1973 da Alexey Olovnikov, un biologo russo. La sua idea era che il progressivo accorciamento dei telomeri durante le divisioni cellulari potesse essere un meccanismo alla base dell’invecchiamento. Nel corso degli anni, questa teoria è stata supportata da numerose ricerche scientifiche. La scoperta di Elizabeth Blackburn, Carol Greider e Jack Szostak degli enzimi telomerasi negli anni ’80 e ’90 ha aggiunto un nuovo strumento alla nostra comprensione dei telomeri. La telomerasi è in grado di allungare i telomeri, contrastando l’accorciamento naturale e consentendo alle cellule di continuare a dividersi.

GENI

Con l’avvento delle tecnologie genetiche, gli anni ’70 e ’80 hanno visto progressi significativi nella comprensione della genetica legata all’invecchiamento. Gli scienziati hanno identificato geni specifici che sembrano influenzare la longevità e hanno iniziato a esplorare la possibilità di manipolare tali geni per estendere la vita. La ricerca ha portato a esperimenti su modelli animali e alla scoperta di geni associati alla longevità, come il gene chiamato SIR2.

Il gene SIR2, noto anche come Sirtuin 2, è un membro di una famiglia di geni chiamata sirtuine. Le sirtuine sono proteine coinvolte in vari processi cellulari, tra cui il metabolismo, la regolazione dell’apoptosi (la già citata morte cellulare programmata) e la risposta allo stress cellulare.

La teoria dell’invecchiamento proposta è che le sirtuine, tra cui SIR2, possano influenzare la longevità regolando la stabilità del genoma e la risposta allo stress cellulare. In particolare, si ritiene che le sirtuine possano contribuire a mantenere l’integrità del DNA e a proteggere le cellule dagli effetti negativi dell’accumulo di danni cellulari nel corso del tempo.

Gli anni ’90 hanno visto una crescente attenzione sulle cellule staminali e il loro potenziale nel riparare e sostituire tessuti danneggiati. La ricerca si è concentrata sulla rigenerazione cellulare e sulla possibilità di utilizzare le cellule staminali per invertire l’invecchiamento. Nel frattempo, gli scienziati hanno esplorato il ruolo del DNA nella determinazione dell’aspettativa di vita e la possibilità di intervenire sui processi di replicazione cellulare.

LA TELOMERASI

È del 1998 un esperimento cruciale condotto dalla scienziata Elizabeth Blackburn e dal suo team. Questi scienziati hanno scoperto che, mentre le cellule normali (non staminali) subivano un accorciamento dei telomeri con ogni divisione cellulare, le cellule staminali e le cellule tumorali sembravano essere in grado di mantenere la lunghezza dei loro telomeri invariata.

Questo ha portato alla scoperta chiave: la telomerasi, normalmente scarsamente espressa nelle cellule normali, è altamente attiva nelle cellule staminali. L’enzima telomerasi è responsabile dell’allungamento dei telomeri, agendo in un certo senso come un “riavvolgitore” del processo di accorciamento dei telomeri durante le divisioni cellulari. Questo meccanismo sembra permettere alle cellule staminali di mantenere la loro capacità di dividere e differenziarsi in diversi tipi cellulari senza subire il deterioramento tipico legato all’invecchiamento.

Negli ultimi decenni, la ricerca sulla longevità ha visto un’accelerazione senza precedenti. Le nanotecnologie hanno consentito interventi a livello cellulare per riparare danni e rallentare il processo di invecchiamento. La terapia genica è diventata una realtà, con la capacità di correggere difetti genetici associati all’invecchiamento. Approcci integrati che combinano tecnologie avanzate, diete personalizzate e monitoraggio continuo della salute stanno emergendo come soluzioni per prolungare la vita umana in modo significativo.

Pensate a quante scoperte, quante persone, quante migliaia di ore di lavoro, insuccessi, piccoli passi avanti e fatiche ha comportato arrivare fino ai giorni nostri!

Oggi, la lotta all’invecchiamento e la ricerca sulla longevità sono in una fase di rapida evoluzione, con la prospettiva di possibili scenari futuri che potrebbero rivoluzionare la nostra comprensione della vita e della morte.

E allora approfondiamo 4 straordinari scenari che rappresentano possibili direzioni in materia per il nostro futuro.

ETERNA GIOVINEZZA

Primo scenario: Eterna giovinezza. Siamo oltre il 2035, la medicina avanzata ha raggiunto livelli sorprendenti, permettendo agli individui di arrestare completamente il processo di invecchiamento. E mi soffermo sulla parola “arrestare”, perché gli scenari successivi andranno anche oltre. Trattamenti genetici personalizzati e nanotecnologie consentono a coloro che possono permetterselo di vivere in uno stato giovane indefinito. Perché almeno inizialmente queste soluzioni saranno costose, di nicchia e probabilmente non accessibili a tutti.

Visto il loro ruolo potenziale ai confini della fantascienza, merita fermarsi un attimo sulle nanotecnologie. Le nanotecnologie possono essere definite come la manipolazione della materia a livello atomico o molecolare, con l’obiettivo di creare nuovi materiali e dispositivi con proprietà migliorate rispetto a quelli ottenuti attraverso metodi convenzionali.

E vengono già usate con diversi scopi. Nanoparticelle vengono progettate per trasportare farmaci direttamente alle cellule bersaglio, migliorando l’efficienza del trattamento e riducendo gli effetti collaterali. Ma sono importanti anche in campo diagnostico. Nanosensori possono essere utilizzati per rilevare specifiche molecole biologiche, facilitando diagnosi più precise e precoci di malattie. Anche l’imaging medico ne può beneficiare. Nanoparticelle contrastanti possono migliorare le immagini diagnostiche come quelle ottenute tramite risonanza magnetica o tomografia computerizzata, consentendo una migliore visualizzazione delle strutture biologiche.

Ovviamente le nanotecnologie sono strumento principe per la terapia genica. Vettori nanotecnologici possono essere utilizzati per consegnare materiali genetici alle cellule, consentendo la terapia genica per correggere o sostituire geni difettosi.

Insomma, in questo primo scenario, la ricerca sulla longevità ha raggiunto di fatto vette straordinarie, permettendo la creazione di terapie genetiche altamente personalizzate. Le nanotecnologie si sono evolute a tal punto da riparare costantemente il danno cellulare, prevenendo l’invecchiamento. Chi può permetterselo, attraverso costosi trattamenti periodici, può godere di una vita fisicamente giovane e attiva indefinita.

RINASCITA BIOLOGICA

Ma non è l’unico. Un secondo scenario va sotto il nome di Rinascita biologica. In questo caso ipotizziamo che fra 10-15 anni, un avanzato protocollo di rigenerazione biologica abbia preso il sopravvento. Gli individui possono sottoporsi a un processo di vero e proprio “reset” cellulare, cancellando i danni accumulati nel corso degli anni e ringiovanendo il proprio corpo.

Tutta fantasia pensate voi? Il 12 luglio 2023 gli scienziati dell’Università di Harvard hanno pubblicato uno studio, intitolato “Chemically induced reprogramming to reverse cellular aging”, che presenta un approccio chimico innovativo per invertire l’invecchiamento cellulare. La ricerca si basa sulla scoperta che l’espressione di specifici geni, noti come fattori Yamanaka, può convertire le cellule adulte in cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC).

Le cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) sono cellule adulte che sono state “riprogrammate” geneticamente per acquisire caratteristiche simili a quelle delle cellule staminali embrionali, avendo il potenziale di differenziarsi in vari tipi cellulari. Nell’invecchiamento, le iPSC possono rappresentare un’opzione per la rigenerazione dei tessuti e il trattamento di malattie legate all’età, poiché mantengono un alto grado di flessibilità nel loro sviluppo. In questo studio, sono stati identificati sei cocktail chimici che, in combinazione, possono invertire l’invecchiamento cellulare e ripristinare le cellule umane a uno stato giovane in meno di una settimana. Questa scoperta apre nuove prospettive per la medicina rigenerativa e potenzialmente per il ringiovanimento dell’intero corpo, proponendo un’alternativa chimica alla terapia genica per l’inversione dell’età. L’obiettivo è avviare studi clinici sull’uomo in seguito ai risultati positivi ottenuti in modelli animali.

In conclusione, in questo scenario, tutto questo è diventato realtà, la medicina si è spostata oltre l’arresto dell’invecchiamento, offrendo un processo di rigenerazione biologica. Una volta ogni decennio, le persone possono sottoporsi a un trattamento che riavvolge le cellule del corpo, cancellando danni e ripristinando la vitalità. Tuttavia, questo processo non è privo di rischi e non è accessibile a tutti.

SIMBIOSI TECNOLOGICA

Per il terzo scenario ho immaginato il titolo di “Simbiosi tecnologica“. L’obiettivo è sempre lo stesso, ma il percorso è molto diverso. In questo caso, oltre il 2035-2040, la medicina avanzata si è fusa con l’intelligenza artificiale, offrendo un’integrazione biotecnologica che migliora le funzioni del corpo e della mente. Gli individui possono migliorare le proprie capacità fisiche e cognitive attraverso l’uso di impianti neurali avanzati.

La simbiosi tecnologica ha aperto nuove frontiere, consentendo l’integrazione di dispositivi biotecnologici con l’organismo umano. Gli impianti neurali potenziati migliorano le abilità cognitive, mentre le nanotecnologie nel flusso sanguigno regolano le funzioni biologiche. In questo scenario, per dirla con parole semplici, non ci siamo accontentati di arrestare o invertire l’invecchiamento, ma ci siamo anche super potenziati. È probabilmente lo scenario più estremo e produrrebbe tensioni etiche sulla natura umana e l’equità nell’accesso a queste tecnologie. Anche se gli Elon Musk di turno non si farebbero problemi ad accedervi.

RIFIUTO DELL’IMMORTALITA’

In compenso, a parziale contraltare dei precedenti potrebbe anche verificarsi lo scenario 4, il Rifiuto dell’Immortalità. Nel 2035, una parte significativa della società avrebbe scelto di rifiutare le avanzate terapie di longevità, sostenendo la bellezza dell’esistenza effimera e la natura inevitabile della vita e della morte. Nonostante le opportunità offerte dalla medicina avanzata, una crescente comunità di persone sceglie consapevolmente di non partecipare ai trattamenti di longevità. Questi individui abbracciano l’idea che la mortalità è parte integrante della condizione umana, sostenendo che la brevità della vita conferisce significato e valore alle esperienze. Questo scenario potrebbe essere plausibile se la tecnologia non avrà fatto concreti avanzamenti rispetto alle roboanti promesse che ascoltiamo oggi. In quel caso, l’argomento potrebbe vivere una fase di “inverno” e l’interesse degli investitori e dei potenziali utilizzatori calare.

L’importante comunque è non fare la fine di Tithonous. Nella mitologia greca, ad esempio, c’è la figura di Tithonus, un mortale che fu amato dalla dea dell’alba, Eos, e che le chiese l’immortalità. Eos acconsentì, ma Tithonus continuò ad invecchiare senza poter morire, portando a una vita eterna segnata dalla decadenza.

CONCLUSIONI

Ricapitolando, vi ho raccontato 4 scenari molto diversi tra loro:

  1. l’eterna giovinezza
  2. la rinascita biologica
  3. la simbiosi tecnologica
  4. il rifiuto dell’immortalità

Dall’eterna giovinezza, dove la scienza e la tecnologia consentono di sfidare il passare del tempo, alla rinascita biologica, in cui la rigenerazione cellulare offre una nuova vita, passando attraverso la simbiosi tecnologica, dove l’integrazione uomo-macchina è la chiave della longevità, fino al rifiuto dell’immortalità, una prospettiva che potrebbe portare a una maggiore valorizzazione della vita in quanto impermanente. Ognuno di questi scenari solleva interrogativi etici, sociali e culturali, aprendo un ampio spettro di riflessioni sulle possibilità future della nostra esistenza e sulla nostra relazione con il concetto di tempo e mortalità. In un mondo in continua evoluzione, l’esplorazione di tali scenari ci invita a riflettere sul significato e sulle sfide legate alla ricerca della longevità e alle sue implicazioni per la condizione umana.


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