Le smart TV ci guardano

Lo spazio dei curiosi di futuro

Le smart TV ci guardano

LE SMART TV CI GUARDANO

Nelle case degli italiani ci sono 21 milioni di Smart TV, che hanno superato per la prima volta i 20,5 milioni di televisori tradizionali.

Questo dato è stato rilevato dal Sesto Rapporto Auditel-Censis pubblicato nel novembre 2023. Il rapporto evidenzia come il 2023 sia stato un anno di svolta per il mercato delle TV in Italia, con le Smart TV che si sono affermate come la tipologia di televisore più diffusa.

Accesso a internet ed alle app, funzionalità di streaming, comandi vocali e molto altro hanno rivoluzionato uno degli strumenti che abbiamo in casa da più tempo. Diminuzione dei prezzi, cambiamenti nelle abitudini di consumo dei contenuti, aumento della velocità di internet e nuove norme hanno accelerato un processo ormai inevitabile.

RACCOLTA DATI

Spesso, le smart TV ci chiedono di autorizzarle a raccogliere dati, per diversi motivi:

  • Per migliorare l’esperienza utente: ad esempio consigliando film o programmi TV in base alle abitudini di visione, notificando quando escono nuovi contenuti, agevolando la creazione di playlist di contenuti preferiti etc.
  • I dati raccolti possono essere utilizzati per creare profili degli utenti, che possono essere poi venduti a inserzionisti per la pubblicità mirata, teoricamente migliore di quella generica.
  • Per la ricerca e lo sviluppo: ad esempio, i dati possono essere utilizzati per sviluppare nuovi algoritmi di raccomandazione o nuove funzionalità di interfaccia utente.

E così via.

In futuro, la raccolta dati potrebbe anche agire anche sull’esperienza di visione. Per esempio, ottimizzando i consumi energetici, regolando automaticamente la luminosità dello schermo in base alla luce ambientale, spegnendo automaticamente la TV quando non è in uso o addirittura interagendo con il resto della domotica domestica regolando temperatura, audio ed altro.

RICONOSCIMENTO CONTENUTI

Come fanno a capire quello che stiamo guardando? Per esempio, attraverso il riconoscimento delle immagini: la smart TV confronta le immagini sullo schermo con un database di immagini di film, serie TV, programmi TV e altri contenuti. Se trova una corrispondenza, la smart TV può identificare il contenuto che stai guardando. Discorso analogo ovviamente per l’audio.

Ma anche attraverso i pixel di tracciamento, chiamati anche web beacon o tracking pixel, cioè piccole immagini invisibili (1×1 pixel) che vengono inserite in email, siti web, app e social media. Alcune app per smart TV contengono pixel di tracciamento che possono essere utilizzati per monitorare l’utilizzo dell’app da parte degli utenti. Ad esempio, un’app di streaming video potrebbe utilizzare un pixel di tracciamento per monitorare i film e le serie TV che gli utenti guardano.

Chiamiamo tutto questo ACR, riconoscimento automatico dei contenuti. Ed è molto efficace. Cattura circa 2 immagini ogni secondo e genera (nel 2022) oltre 18 miliardi di dollari di pubblicità. Wow.

RISCHI PRESENTI E FUTURI

Eppure, non è tutto oro quello che luccica. Siamo di fronte all’ennesimo caso di raccolta di nostri dati, con un consenso certamente fornito da noi, ma probabilmente piuttosto superficiale. Alcune smart TV, dotate di telecamere e microfoni per interagire in maniera naturale con l’utente, possono anche dare adito a pensieri più distopici, come l’essere spiati.

In effetti, sono spesso considerate “macchine di raccolta dei dati”. Noi utenti, spesso non sappiamo nemmeno esattamente quali dati raccolgono e dove li mandano. E più che altro cosa viene fatto con i nostri dati, che spesso poi vengono ceduti a terzi. Integrati con altre fonti di informazioni su di noi, fino a creare dei profili delle nostre abitudini piuttosto completi.

Ed in futuro potrebbero diventare ancora più performanti. Se diventassero in grado, grazie a telecamere e sensori, di catturare le nostre emozioni di fronte ad un contenuto, potrebbero davvero chiudere il cerchio delle nostre preferenze, anche in real-time.

MA ANCHE POTENZIALI BENEFICI

Dobbiamo preoccuparci? A mio avviso, siamo stati talmente “laschi” nel gestire i nostri dati in passato, che quello che accade dentro la Smart TV non mi sembra più preoccupante di quello che avviene altrove. Quello che mi sconforta, in realtà, è questo uso dei dati è ancora una volta a beneficio del produttore, a noi consumatori non viene in tasca proprio nulla. Qualcuno sostiene che i prezzi delle Smart TV sono bassi perché tanto fanno ricavi con i nostri dati, ma sfortunatamente l’impatto è poco misurabile.

Difficilmente riusciremo a chiedere ai produttori di TV di condividere con noi i loro guadagni, ma nel frattempo potremmo almeno “pretendere” altri benefici:

  • La TV potrebbe adattare automaticamente l’illuminazione, l’audio e le impostazioni di equalizzazione in base alle preferenze individuali e all’ambiente circostante.
  • La TV potrebbe riconoscere l’utente e i suoi gesti, permettendo di controllarla con movimenti naturali e senza bisogno di telecomando.
  • Potrebbe rispondere ai comandi vocali in modo preciso e contestuale, semplificando l’accesso a tutte le sue funzionalità.
  • La TV potrebbe fungere da assistente virtuale, fornendo informazioni utili e contestuali in base alle attività dell’utente.
  • La TV potrebbe imparare dalle abitudini dell’utente e adattarsi alle sue esigenze nel tempo, offrendo un’esperienza sempre più personalizzata e raffinata.

Questo dovrebbe essere il minimo sindacale da chiedere ad una Smart TV.

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