GPS lunare, AI in tribunale, magliette aptiche

Lo spazio dei curiosi di futuro

GPS lunare AI in tribunale magliette aptiche

GPS

LUNARE

GPS LUNARE

Nel 2022 abbiamo assistito ai successi del prima missione Artemis che ha diversi obiettivi: nel breve termine riportare l’uomo sulla luna, nel medio consentire la realizzazione di basi umane sul suolo lunare, nel lungo fare da ponte per la colonizzazione di Marte.

La navigazione da e per la luna e sulla luna stessa rappresenta ancora una sfida tecnologica non banale. Semplificando possiamo dire che sulla luna non abbiamo il GPS. Gli astronauti non possono navigare autonomamente nello spazio profondo e ogni missione si basa su ingegneri esperti che dirigono costantemente le missioni da terra. Oggi, l’unico modo per andare dal punto A al punto B nello spazio è quello di effettuare complicati calcoli basati sulla fisica, ovviamente specifici per ogni singola missione. Mentre il veicolo spaziale si muove nello spazio, l’unico punto di riferimento è la Terra. Quindi deve inviare un segnale alla Terra per capire dove si trova, il che significa che ci sono spesso punti ciechi: basta pensare ad un mezzo che passa dietro la luna, in quel momento sarebbe praticamente invisibile.

COME SI PUO’ FARE?

Se ci fosse la possibilità di triangolare la propria posizione nello spazio, senza far affidamento sulla terra sarebbe tutta un’altra storia. Si potrebbero usare i satelliti già in orbita attorno alla terra? Ovviamente si, ma comunque anche loro avrebbero dei punti ciechi dietro la terra e poi il segnale dovrebbe percorrere grandi distanze, arrivando più debole, senza contare che ovviamente non sono stati progettati per questo scopo. I primi test, fatti nel 2019, hanno dato esito positivo, ma se il traffico da e per la luna dovesse aumentare, queste soluzioni non sarebbero sufficienti e poi in ogni caso questa tecnologia non funzionerebbe per muoversi sulla luna. Ai poli, nei crateri e quando la terra è “bassa” sull’orizzonte non servirebbe a nulla.

Il piano prevede quindi di dotare la luna di una propria flotta di satelliti per la comunicazione e la navigazione, denominata “Moonlight initiative”. Non ne servirebbero molti, quattro o cinque sarebbero sufficienti. Insomma, è interessante capire che se i satelliti sono stati un punto di arrivo nell’evoluzione umana per conoscere il nostro pianeta, per colonizzarne un altro dovranno essere, invece, un punto di partenza.

GPS lunare AI in tribunale magliette aptiche

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AI

IN TRIBUNALE

AI IN TRIBUNALE

Calma! Se il titolo vi ha fatto pensare ad un’intelligenza robotica in toga che arringa giudice e giuria, magari grazie alle ultime meraviglie di Chat GPT, questo potrebbe essere uno scenario futuro, ma non è ancora oggi.

Un programma addestrato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale aiuterà un imputato a contestare il suo caso in un tribunale degli Stati Uniti il mese prossimo, come riporta New Scientist. Invece di rivolgersi alla corte, il programma, che funzionerà su uno smartphone ascoltando tutte le conversazioni in aula, fornirà risposte appropriate attraverso un auricolare all’imputato, che potrà poi utilizzarle di fronte al giudice.

Dietro questa mirabolante iniziativa c’è una startup di nome DoNotPay, che ha addestrato un algoritmo di intelligenza artificiale per supportare gli imputati. Attenzione, per ora il caso in questione riguarda “banalmente” una multa per eccesso di velocità, quindi un contesto ben circostanziato e specifico, ma è pur sempre un inizio che promette possibili evoluzioni. Il programma si occuperà di analizzare tutti i dati relativi ai casi passati per preparare la difesa dell’individuo e rispondere alle domande poste in tribunale. Comunque una cosa non da poco, che io stesso, per esempio, non credo sarei in grado di fare, non avendo la minima preparazione sul tema. Al Cliente in questione andrà comunque bene: se perde, la sanzione verrà pagata da DoNotPay, se vince diventerà un caso storico. Considerato che l’abbonamento annuo a questa AI costa appena 36 dollari, non mi sembra un brutto deal.

La vera domanda è quanto questo tipo di supporto sia a sua volta legale e se, le corti, potendo scegliere lo ammetteranno o meno. A mio avviso dovrebbero farlo. Se vincere una causa si basa sull’incapacità della difesa di trovare informazioni appropriate ed appigli, non sarebbe giustizia vera; ma è anche vero che il sistema a stelle e strisce è completamente diverso dal nostro e comunque stiamo parlando ancora di casi tutto sommato di poco conto. Quindi per vedere una cosa così da noi, temo ci vorrà ancora parecchio tempo.

GPS lunare AI in tribunale magliette aptiche

GPS lunare AI in tribunale magliette aptiche

MAGLIETTE

APTICHE

MAGLIETTE APTICHE

Nella puntata di The Future Of sui mondi artificiali ed il metaverso vi ho parlato di abbigliamento aptico. Tipicamente tute e guanti che, attraverso la pressione fatta sulla nostra pelle, sono in grado di trasmettere sensazioni al corpo, durante un videogame o un’esperienza digitale.

Al recente CES, il famoso consumer electronic show di Las Vegas, è stata presentata una T-shirt che eroga impulsi elettrici a bassa potenza ai muscoli dello stomaco, della schiena, delle braccia e del torace per simulare un’ampia gamma di effetti fisici. L’azienda che la produce si chiama OWO e costerebbe attorno ai 400 dollari. La promessa, piuttosto intrigante è che indossando questo capo di abbigliamento iper-tecnologico, si può sentire un coltello che si conficca nel petto o un proiettile che entra nello stomaco ed esce dalla schiena, oppure il rinculo di un fucile mentre si spara.

La maglia offre nove parametri di onde elettriche basati su un algoritmo capace di generare sensazioni incredibilmente realistiche. E’ così è stato. Chi l’ha provata ha usato, nel migliore dei casi, la parola “shockato” per definire cosa ha provato durante l’esecuzione di un gioco che prevedeva spari, combattimenti e simili.

Secondo OWO le sensazioni che si possono “provare” sono incluse in una “libreria” che riguarda l’uso della palla, le punture di insetti, proiettili, dolori addominali, pugni, ma anche il fruscio del vento o un abbraccio. E sarebbero oltre una trentina. Fatta una calibrazione iniziale, i sensori sulla pelle, sarebbero in grado di miscelare una combinazione di micro-sensazioni, destinate a replicare in modo estremamente reale una sensazione completa. Talmente intrigante che alla fine il CES ha premiato la startup spagnola con una menzione d’onore. Ecco un campo che si svilupperà nei prossimi anni.

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