Avanzamenti nella cura delle malattie neurodegenerative

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Avanzamenti nella cura delle malattie neurodegenerative

S.9 Ep.184 – Avanzamenti nella cura di malattie neurodegenerative

4 scenari futuri nella cura delle malattie neurodegenerative:

Rivoluzione genetica: la terapia genica offre promettenti possibilità di trattamento personalizzato per le malattie neurodegenerative, intervenendo direttamente sulle cause genetiche sottostanti, con l’obiettivo di migliorare significativamente la qualità della vita dei pazienti.

Era nanotecnologica: nel 2035, le nanotecnologie rivoluzionano il trattamento delle malattie neurodegenerative consentendo la somministrazione mirata di farmaci e dispositivi al cervello attraverso nanoparticelle avanzate, riducendo gli effetti collaterali e aprendo nuove prospettive terapeutiche.

Svolta dell’intelligenza artificiale: l’intelligenza artificiale e l’analisi dei big data rivoluzionano la gestione delle malattie neurodegenerative, consentendo diagnosi precoci e terapie personalizzate attraverso algoritmi avanzati e modelli predittivi.

Terapie neuroprotettive innovative: tali terapie mirano non solo a trattare i sintomi, ma anche a rallentare attivamente il processo di degenerazione neuronale, favorendo la rigenerazione del cervello.

Dedicata a tutti coloro che le combattono ogni giorno. Avanzamenti nella cura di malattie neurodegenerative per migliorare la vita.

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CURA DELLE MALATTIE NEURODEGENERATIVE

Le malattie neurodegenerative sono quelle carogne che conosciamo più o meno tutti quanti con il nome di Alzheimer, Parkinson e SLA, anche se l’elenco è molto più lungo e comprende altri flagelli meno noti come la malattia di Huntington, di Pick, Creutzfeldt-Jakob, l’atrofia muscolare spinale e molte altre ancora.

In generale le malattie neurodegenerative sono un gruppo di disturbi che colpiscono progressivamente le cellule nervose, portando a una graduale perdita di funzione del sistema nervoso. Nel mondo ci sono circa 55 milioni di malati di Alzheimer e la stima agghiacciante è che tale numero possa raddoppiare ogni 20 anni. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2019 si stima che il Parkinson colpisse 8,5 milioni di individui, un numero che, a sua volta, è raddoppiato negli ultimi 25 anni. Più tutte le altre malattie della stessa “famiglia”.

Se esistessero delle cure, non saremmo qui a parlarne. Ma questo non è l’unico problema. La percezione di un aumento dell’incidenza di malattie come l’Alzheimer, per esempio, negli ultimi decenni può essere influenzata da diversi fattori, ma in alcuni casi non è nemmeno completamente chiaro se ci sia stata effettivamente un’espansione significativa dell’incidenza della malattia o se sia il risultato di una maggiore consapevolezza, di una migliorata diagnostica e un generale invecchiamento della popolazione.

PRESA DI COSCIENZA

L’invecchiamento è il principale fattore di rischio per lo sviluppo dell’Alzheimer. Con l’aumento della durata della vita media della popolazione, c’è una maggiore probabilità che le persone raggiungano le età in cui il rischio di Alzheimer è più elevato.

Nel corso degli anni, inoltre, c’è stata una maggiore consapevolezza e una migliore formazione per i professionisti sanitari riguardo alla diagnosi dell’Alzheimer. Questo potrebbe portare a una maggiore rilevazione e segnalazione di casi che potrebbero essere stati trascurati in passato.

Infine, la crescente consapevolezza pubblica sull’Alzheimer e su altre malattie neurodegenerative potrebbe aver portato più persone a cercare aiuto medico per i sintomi, contribuendo così a una diagnosi più precoce.

Per fortuna, anche se probabilmente non abbiamo ancora scoperchiato per intero il vaso di Pandora, la ricerca e migliaia di professionisti stanno lavorando attorno a queste malattie. Che hanno un costo di sofferenze per i pazienti ed anche per la società in generale non trascurabili. Pensate che negli USA, dove i dati sono facilmente accessibili, tra costi medici diretti e costi indiretti, come l’onere dei caregiver e il reddito da disabilità, le due principali malattie (Alzheimer e Parkinson) costano ogni anno rispettivamente circa 305 e 52 miliardi di dollari. L’Unione Europea si aspetta a breve un impatto di uguale magnitudine.

RICERCA

Purtroppo, non esistono statistiche su scala globale che ci dicano esattamente quanti scienziati, ricercatori e medici siano impegnati a combattere queste malattie, e non esiste nemmeno un numero facile da potervi dire, che sia rappresentativo degli investimenti in ricerca nel mondo. Anche se il consenso comune è che le risorse a disposizione di queste ricerche siano inferiori a quelle dedicate al cancro o alle malattie cardiache. Ovviamente non siamo qui a fare una classifica che avrebbe poco senso, perché tanti o pochi che siano i fondi, i ricercatori anche in questo campo sono straordinari ed i progressi lenti, ma non banali.

È recente, per esempio, la pubblicazione sulla prestigiosa rivista Nature della conferma definitiva che gli anticorpi monoclonali sono in grado di rimuovere efficacemente la sostanza tossicabeta-amiloide dai cervelli di pazienti con l’Alzheimer. La beta-amiloide è una sostanza chiave nel sorgere della malattia, ma tuttora, per esempio, non è chiaro se rimuoverla potrà far guarire dalla malattia, o almeno rallentarne l’evoluzione. Le sperimentazioni sono in corso.

Nel novembre 2022 le aziende biotecnologiche Eisai e Biogen hanno presentato risultati positivi dalla sperimentazione clinica del loro farmaco per l’Alzheimer, Lecanemab. Per la prima volta un farmaco ha dimostrato di avere successo nel rallentare il progresso della malattia. Nel 2023 Eli Lilly, ha riportato risultati positivi dalla sperimentazione clinica del suo prodotto.

L’Unione Europea ha stimolato l’aumento di ricerche e pubblicazioni con l’obiettivo di raddoppiarle già nel 2025, scienziati di tutto il mondo stanno lavorando per mettere in comune database di dati per ampliare l’efficacia degli studi, i budget governativi americani ed europei superano i miliardi (al plurale) nelle rispettive valute, fondazioni filantropiche e organizzazioni no-profit continuano a giocare un ruolo cruciale nel finanziare la ricerca. Insomma, la ricerca non molla ed è ormai una rete globale quella che lavora su queste problematiche.

FUTURO

Cosa possiamo aspettarci allora per il futuro? Mi spiace dirvi che non ho contemplato uno scenario dove le malattie neurodegenerative vengono sconfitte. Se l’orizzonte temporale è quello dei 10 – 15 anni, vista la lunga durata dei trials clinici sugli umani, debellare queste malattie in tale tempo significherebbe avere probabilmente già oggi una soluzione e doverla solo implementare. Non è così.

E anche se arrivasse rapidamente, bisognerebbe pur sempre capire se i costi saranno alla portata dei malati. Non tutto il mondo è un welfare state come il nostro: le fasce più povere della popolazione potrebbero non arrivare nemmeno a potersi permettere le cure.

E infine, anche se raccolgo per semplicità queste malattie sotto il cappello di malattie neurodegenerative, nella realtà ognuna è piuttosto diversa dalle altre e la scoperta di una eventuale cura per una, quasi sicuramente non sarebbe replicabile sulle altre. Anche se sicuramente favorirebbe un’accelerazione della ricerca.

Questo, comunque, non vuol dire che non si possano immaginare scenari incoraggianti. Vediamoli.

RIVOLUZIONE GENETICA

Il primo ha un titolo emblematico “Rivoluzione Genetica”, ma non deve trarre in inganno. Le malattie neurodegenerative possono avere un’origine genetica, ma non tutte sono strettamente ereditarie. Alcuni tipi di malattie neurodegenerative sono causati da mutazioni genetiche specifiche, mentre altri possono derivare da una combinazione complessa di fattori genetici e ambientali.

Per esempio, Alzheimer e Parkinson solo in rari casi vengono attribuiti a fattori genetici, nella maggior parte dei casi vedono un coinvolgimento di vari fattori ambientali e di stile di vita. Per la SLA, circa il 10% dei casi ha una componente genetica ereditaria. La Malattia di Huntington è causata da un problema ad uno specifico gene. La malattia si trasmette seguendo un modello secondo cui se uno dei genitori ha una copia difettosa del gene, c’è un rischio del 50% che il figlio erediti la mutazione. Se il gene difettoso viene ereditato, la persona svilupperà la Malattia di Huntington, in età adulta.

Nello scenario previsto, nel 2035, la ricerca sulla terapia genica ha raggiunto livelli sorprendenti, consentendo la correzione dei difetti genetici responsabili delle malattie neurodegenerative. Trattamenti personalizzati basati sulla genetica individuale diventano la norma. Ovviamente, come detto, curano le malattie solo se hanno origine genetica, che comunque non è poco.

Ma come funziona in concreto? La terapia genica consiste nella modifica dei geni di una persona per trattare o curare una malattia. Viene effettuata attraverso diversi meccanismi, quali: la sostituzione del gene malato con uno sano, l’inattivazione del gene che causa la malattia o l’introduzione di un gene modificato nell’organismo.

Per le malattie neurodegenerative, in cui la maggior parte dei farmaci convenzionali non ha funzionato, la terapia genica è un’area promettente da studiare. Una delle sfide più importanti nell’applicazione clinica di queste terapie è trovare farmaci sicuri e in grado di attraversare la barriera emato-encefalica. Negli ultimi decenni sono stati condotti molti studi su diversi tipi di terapia genica e la maggior parte di essi si è concentrata su malattie genetiche, come l’atrofia muscolare spinale, la demenza frontotemporale e la malattia di Huntington.

Attualmente la ricerca si sta concentrando sull’identificazione di nuovi vettori virali. Si tratta di virus modificati in modo da non causare più malattie, che vengono utilizzati come veicoli per veicolare i geni terapeutici nelle cellule umane. Anche le strategie transgeniche sono oggetto di studio. Queste si basano sulla progettazione di acidi nucleici (parte del materiale genetico) in modo che interagiscano con i geni che causano la malattia. Si sta anche studiando la migliore via di somministrazione per questi farmaci, ad esempio per via endovenosa, intrauterina o intramuscolare.

La terapia genica ha aperto la strada a un approccio altamente personalizzato per trattare le malattie neurodegenerative. I progressi della tecnologia di sequenziamento del DNA hanno permesso di identificare molti dei geni e delle mutazioni che aumentano il rischio di sviluppare queste malattie. L’ipotesi è che nell’arco di 10-15 anni, attraverso la correzione o la modulazione genetica, i ricercatori saranno in grado di intervenire direttamente sulle cause genetiche sottostanti di queste malattie. La progettazione di terapie su misura in base al profilo genetico di ciascun paziente avrà portato a risultati promettenti e miglioramenti significativi nella qualità della vita.

ERA NANOTECNOLOGICA

Il secondo scenario, non guarda specificamente alla genetica, ma ad un’altra meraviglia del progresso tecnologico, ed è definito “Era nanotecnologica”. Nel 2035, l’utilizzo avanzato della nanotecnologia consente la somministrazione mirata di farmaci e dispositivi al cervello, migliorando l’efficacia e riducendo gli effetti collaterali. Le nanoparticelle saranno in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, offrendo nuove prospettive nella gestione delle malattie neurodegenerative.

Nanoparticelle e dispositivi nanotecnologici sono progettati per consegnare farmaci direttamente alle regioni colpite nel cervello, migliorando la precisione e la selettività del trattamento. Questo approccio riduce gli effetti collaterali, consentendo dosi più efficaci senza danneggiare i tessuti circostanti. La nanotecnologia sta rivoluzionando la somministrazione dei farmaci e apre nuove possibilità nella gestione delle malattie neurodegenerative.

A che punto siamo oggi? Le nanotecnologie utilizzano materiali e dispositivi ingegnerizzati che funzionano con i sistemi biologici a livello molecolare e potrebbero trasformare la gestione delle malattie neurodegenerative provocando, reagendo e mescolandosi con i siti bersaglio per stimolare le risposte fisiologiche riducendo al minimo gli effetti collaterali. Ma il nostro cervello, appunto, dispone di solide barriere protettive che proteggono il cervello dagli agenti nocivi e il trasporto di farmaci attraverso tali barriere rappresenta una sfida importante per la diagnosi, l’individuazione e il trattamento delle malattie.

Si stanno sperimentando diverse soluzioni: nanoparticelle, nanovettori lipidici, trasporto di particelle oltre la barriera grazie al magnetismo, ultrasuoni e nanobolle per indebolire provvisoriamente la barriera fino all’avvenuto passaggio delle cure e così via.

In questo scenario, nello spazio di 10-15 anni, queste strategie avranno avuto successo e potremo accedere al cervello per trasportare in modo mirato le sostanze giuste. Ammesso e non concesso che scopriremo esattamente quali sono le sostanze giuste!

SVOLTA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

E qui entra in gioco il terzo scenario, che potrà essere abilitatore, complemento e potenziatore dei precedenti. La “Svolta dell’intelligenza artificiale”.

Dopo il 2035, i progressi nell’Intelligenza Artificiale e nell’analisi dei big data permettono una diagnosi precoce e una gestione personalizzata delle malattie neurodegenerative. Algoritmi avanzati predicono la progressione della malattia e guidano la scelta dei trattamenti.

L’AI è diventata un elemento chiave nella gestione delle malattie neurodegenerative, utilizzando algoritmi avanzati per analizzare grandi set di dati clinici, genetici e neuroimaging. La diagnosi precoce è ora possibile attraverso modelli predittivi, consentendo l’inizio tempestivo di terapie personalizzate. Gli algoritmi evoluti sono in grado di adattare continuamente i trattamenti in base alla risposta del paziente e alle variazioni nel decorso della malattia.

Le iniziative in questo senso non mancano. Altoida è una startup svizzera che utilizza l’AI e la realtà aumentata per la diagnosi precoce di malattie neurodegenerative. Attraverso la valutazione di dati comportamentali e neurocognitivi, Altoida mira a individuare segni precoci di declino cognitivo.

Il Barrow Neurological Institute è un centro di ricerca che collabora con IBM Watson Health per sviluppare strumenti basati sull’IA per l’analisi delle immagini cerebrali. Questi strumenti aiutano nella diagnosi precoce e nel monitoraggio delle malattie neurodegenerative.

A livello più alto lo European Medical Information Framework (EMIF) è un’iniziativa che coinvolge università, aziende farmaceutiche e organizzazioni sanitarie, mirata a creare un ambiente favorevole alla ricerca sull’Alzheimer e altre malattie neurodegenerative. L’uso dell’AI è parte integrante del processo di analisi dei dati e della ricerca.

Gli esempi potrebbero continuare a lungo, ma se il terreno è già fertile oggi, non c’è ragione di pensare che in futuro questo scenario non potrà vedere ulteriori progressi.

TERAPIE NEUROPROTETTIVE

L’ultimo scenario va sotto il nome di “Terapie neuroprotettive innovative”. Dopo il 2035, la ricerca ha portato allo sviluppo di terapie neuroprotettive innovative che non solo trattano i sintomi ma rallentano attivamente il processo di degenerazione neuronale. Farmaci e interventi mirano a preservare la salute delle cellule nervose e a promuovere la rigenerazione. In un certo senso, con questo scenario siamo più cauti.

Le terapie neuroprotettive si concentrano sulla prevenzione della degenerazione neuronale attraverso l’identificazione e l’indirizzamento di processi chiave che contribuiscono alle malattie neurodegenerative. Farmaci e interventi specifici mirano a preservare la funzione cellulare e a stimolare la rigenerazione neuronale. Questo approccio non solo gestisce i sintomi ma affronta direttamente le cause sottostanti delle malattie, aprendo nuove possibilità per la cura.

NeuroEM Therapeutics è una startup statunitense che si concentra sullo sviluppo di terapie innovative per malattie neurodegenerative, in particolare per l’Alzheimer. Il loro dispositivo, NE310, utilizza onde elettromagnetiche per stimolare la rigenerazione neuronale e rallentare la progressione della malattia.

Cognito Therapeutics, altro player promettente, è anch’essa una startup che ha sviluppato una piattaforma terapeutica basata sulla stimolazione del nervo vago per trattare disturbi neurologici, comprese le malattie neurodegenerative. La stimolazione del nervo vago è pensata per influenzare positivamente la funzione cerebrale e rallentare la degenerazione neuronale.

Lo European Prevention of Alzheimer’s Dementia Consortium è appunto un consorzio europeo di ricerca che riunisce centri accademici, industrie farmaceutiche e organizzazioni sanitarie. L’EPAD mira a sviluppare nuove terapie, inclusi approcci neuroprotettivi, per prevenire l’insorgenza dell’Alzheimer. E così via.

CONCLUSIONI

Riassumendo, combattere le malattie neurodegenerative è una battaglia che procede in diverse direzioni.

In questo episodio vi ho presentato 4 scenari:

  1. Rivoluzione genetica
  2. Era nanotecnologica
  3. Svolta dell’intelligenza artificiale
  4. Terapie neuroprotettive innovative

Al momento, non esiste una tecnologia specifica che possa essere considerata una “cura” definitiva per l’Alzheimer, il Parkinson e le altre malattie neurodegenerative. Tuttavia, molte tecnologie emergenti e approcci innovativi stanno contribuendo alla ricerca e allo sviluppo di trattamenti più efficaci e personalizzati per queste malattie neurodegenerative.

La ricerca può fare molto, ma serve anche altro. Investimenti, collaborazione tra ricercatori, sostenere la medicina personalizzata, incentivare la prevenzione, garantire un equo e tempestivo accesso ai trattamenti, sensibilizzare il pubblico, implementare regolamentazioni efficaci, supportare le famiglie… non dobbiamo restarcene seduti ad attendere che una soluzione diventi vincente, ci sono molte cose che ciascuno di noi può fare nel mentre. Ed every little helps. Per i malati ed i caregivers. Ma non temete, prima o poi la guerra sarà vinta.


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APPROFONDIMENTI

In che modo l’Ue sta sostenendo la ricerca su malattie come l’Alzheimer? | Euronews

L’impatto per il settore biotech dei progressi nella ricerca sull’Alzheimer | AXA IM IT (axa-im.it)

Gene therapy: The future treatment for neurodegenerative diseases? | PortalCLÍNIC (clinicbarcelona.org)

Frontiers | Nanotheranostic Applications for Detection and Targeting Neurodegenerative Diseases (frontiersin.org)


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