Automobili connesse e dati personali

Lo spazio dei curiosi di futuro

Quando noleggiamo o compriamo un’automobile, ormai siamo abituati a collegare il nostro smartphone al veicolo. In questo modo beneficiamo di una serie di funzionalità che fanno certamente comodo. Di conseguenza possiamo telefonare in sicurezza con il vivavoce, consultare la nostra rubrica, ricevere messaggi e farceli leggere, usare alcune app sullo schermo del veicolo, che è più grande di quello dello smartphone e così via.

Ma cosa succede ai nostri dati che restano nel veicolo? E quali dati vengo acquisiti dal sistema di infotainment dell’automobile?

TIPOLOGIA DI DATI

Esistono chiaramente molti modelli sul mercato (sia di auto che telefoni), ma in generale l’auto può accedere all’elenco dei contatti del tuo telefono, consentendoti di effettuare chiamate in vivavoce direttamente dall’interfaccia dell’auto. Solitamente può essere in grado di recuperare la cronologia delle chiamate dal telefono, mostrando le chiamate recenti effettuate, ricevute o perse. Alcune auto ti permettono di leggere e inviare messaggi di testo tramite l’interfaccia dell’auto, utilizzando i dati di messaggistica del tuo telefono. Spesso puoi riprodurre musica, podcast o altri contenuti multimediali memorizzati sul tuo telefono.
Le auto e i telefoni utilizzano la tecnologia Bluetooth per la connettività. Le informazioni scambiate durante l’accoppiamento includono l’identificazione del dispositivo, le impostazioni di connessione e i protocolli di sicurezza. Se hai attivato i servizi di navigazione sul tuo telefono e l’auto li supporta, l’auto può accedere ai dati GPS del telefono per migliorare la navigazione. Senza contare i comandi vocali, l’integrazione con le app e molto altro ancora.

E’ vero che l’utente ha spesso il controllo sulle autorizzazioni che concede per lo scambio di dati durante il processo di accoppiamento, ma è anche vero che le informazioni poi restano nel veicolo per lungo tempo. Se l’auto è di proprietà potreste porvi il problema quando la vendete, ma se l’auto è a noleggio e la restituite dopo pochi giorni, la percezione del rischio di uso non autorizzato di tali informazioni aumenta.

RISCHI

E non è una percezione immotivata. I risultati di una recente ricerca di Mozilla Foundation sono scoraggianti. Da un’analisi condotta su 25 modelli di produttori diversi:

  • ogni marchio automobilistico che abbiamo esaminato raccoglie più dati personali del necessario e li utilizza per un motivo diverso dalla gestione del tuo veicolo e dal rapporto con te“.
  • la maggior parte (84%) dei marchi automobilistici che sono stati analizzati afferma di poter condividere i tuoi dati personali con fornitori di servizi, intermediari di dati e altre aziende di cui sappiamo poco o nulla.
  • peggio ancora, diciannove (76%) affermano di poter vendere i tuoi dati personali; wow.
  • un numero sorprendente (56%) afferma inoltre di poter condividere le tue informazioni con il governo o le forze dell’ordine in risposta a una “richiesta”. Una richiesta generica, non motivata da scopi di legge.

Niente male. Insomma ce la prendiamo con Facebook ed i social ed invece sembra che anche molti altri raccolgano i nostri dati in maniera piuttosto “allegra”. Se pensate che il GDPR in Europa e vari Act negli USA, però, ci difendano senza se e senza ma, leggete questa storia che arriva dagli USA.

CAUSE IN USA

Una Corte d’Appello degli Stati Uniti ha stabilito che Honda, Toyota, Volkswagen e General Motors non hanno violato le leggi sulla privacy dello stato di Washington memorizzando i messaggi di testo e le registrazioni delle chiamate degli smartphone connessi. La decisione arriva in risposta a cinque cause collettive, tutte relative a violazioni della privacy nei sistemi di infotainment dei veicoli prodotti dal 2014 in poi. All’inizio di quest’anno il tribunale ha respinto le cause, affermando che le richieste di risarcimento non soddisfacevano i requisiti previsti dalla legge sulla privacy di Washington.

I giudici hanno sottolineato che una semplice violazione della legge non è sufficiente a soddisfare il requisito del danno legale, evidenziando che le potenziali violazioni della privacy non sono necessariamente dei danni effettivi. La sentenza riguarda diverse case automobilistiche alle prese con accuse simili e i casi sono stati archiviati con pregiudizio, lasciando ai querelanti l’unica possibilità di ricorrere alla Corte Suprema.

Tradotto, visto che violando la privacy non hanno comunque prodotto ai querelanti alcun danno, non c’è nessun risarcimento. Sicuramente corretto dal punto di vista legale, non ho le competenze per giudicare, ma come utente resto comunque sorpreso.

Quindi, la prossima volta che entrate in auto, pensateci bene se connettere il vostro smartphone. Potrebbe non essere così indolore come sembra.

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