Algoritmo Google – Audio – Mobilità – Geoingegneria

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Algoritmo Google - Audio - Mobilità - Geoingegneria

S.9 Ep.196 – Algoritmo Google – Audio – Mobilità – Geoingegneria

ALGORITMO DI GOOGLE: Google penalizza contenuti di bassa qualità e premia quelli generati dagli utenti, il risultato, però è un impatto negativo sui creatori e rischio di sostituzione da parte dell’intelligenza artificiale.

ASCOLTARE DA LONTANO (O NO): un sistema di cuffie AI isola la voce di una persona in mezzo alla folla, mentre un nuovo materiale MIT blocca completamente il suono.

RICRESCITA DEI DENTI: inizia la sperimentazione umana del primo farmaco al mondo per rigenerare i denti (in maniera naturale), con potenziali benefici per adulti, bambini e anziani e impatto su diverse professioni.

TASSE SUGLI SPOSTAMENTI: la California sperimenta un programma per far pagare i conducenti in base alle miglia percorse, con l’obiettivo di compensare il calo delle entrate derivanti dalla tassa sulla benzina, ma con critiche per l’impatto negativo sulla mobilità.

EFFETTI INASPETTATI: Una riduzione delle emissioni navali ha causato un effetto di riscaldamento inaspettato, evidenziando l’importanza di considerare gli effetti globali di azioni locali, valutare soluzioni a lungo termine e ampliare la scala di analisi prima di prendere decisioni, con la necessità di modelli di simulazione del clima terrestre su supercomputer (quantistici).

Parole chiave: Algoritmo Google – Audio – Mobilità – Geoingegneria

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ALGORITMO DI GOOGLE

Google oggi controlla il 90% delle ricerche sul web su scala planetaria. È chiaro, allora, che ogni volta che il colosso di Mountain View mette le mani sui suoi algoritmi di ricerca aggiornandoli, il mondo osservi cosa sta accadendo.

Le ricerche, dall’acquisto di un semplice capo di abbigliamento, agli approfondimenti che noi tutto vogliamo fare su un certo argomento, spesso passano dal web. Gli operatori dall’altra parte dello schermo, quelli che ci offrono i prodotti ed i contenuti, analogamente guardano ad ogni variazione con il fiato sospeso. Per molti di loro perdere il traffico proveniente da Google fa la differenza tra prosperare, sopravvivere o scomparire.

A Marzo Google ha aggiornato l’algoritmo. La battaglia, corretta in linea di principio, è contro spam, contenuti di bassa qualità e siti creati con logiche che mirano a “piacere” agli algoritmi di ricerca, ma sono spesso scadenti per le persone, per il lettore umano.

PRATICHE NON AMMESSE

Perdono posizioni, per esempio queste pratiche:

  • Acquistare domini scaduti per reindirizzare gli utenti verso contenuti di bassa qualità, sfruttando la precedente reputazione del sito.
  • Riempire un sito con grandi quantità di contenuti non originali, spesso generati dall’IA, che offrono poco valore.
  • Creare pagine di terze parti con contenuti sponsorizzati o pubblicitari, senza supervisione, per manipolare i risultati di ricerca.

È tutto giusto sulla carta, peccato che alcuni siti, non necessariamente coinvolti in queste pratiche sono crollati, mentre altri hanno visto un’impennata di traffico. Google non ha certamente detto tutto nel dettaglio del suo nuovo algoritmo, non lo fa mai.

A conti fatti, Reddit, Instagram, Linkedin, Wikipedia e Quora, per esempio, sono letteralmente esplosi in positivo. Sembra quindi che l’indirizzo sia quello di premiare siti con contenuti generati dagli utenti. Al contrario blog e siti informativi, anche di buona qualità e con un’apprezzata reputazione sono implosi. In pochissimo tempo.

L’AVVENTO DELL’AI

Trovo allora quasi ironico che il prossimo cambiamento, già in corso in alcuni Paesi, sia l’introduzione dell’AI da parte di Google a supporto delle ricerche. Si profila quindi un’evoluzione da semplice motore di ricerca a motore di ricerca e risposta. Vero è che le fonti alle quali attinge l’AI per quella risposta possono essere visualizzate, ma di fatto l’AI fa il riassuntino dei contenuti di siti autorevoli dietro le quinte ritenuti adatti a rispondere ad una certa domanda. E la presenta come sua. Una capacità autorale che priva gli autori veri di traffico, perché l’utente si accontenterà sempre più spesso della risposta data dall’AI.

Quindi, se io per esempio genero un buon contenuto, magari anche originale e con una riflessione personale, come credo di fare da oltre 5 anni su The Future Of, Google userà il mio contenuto per metterlo in bocca alla sua AI semantica. Non ne sono molto felice, in compenso mi troverete su Reddit, Instagram e Linekdin, perché evidentemente passando da lì, il mio contenuto varrà di più per l’algoritmo di Google. Pur restando lo stesso di sempre.

Per Google il gioco è a somma zero, meno traffico da una parte vuol dire più traffico da un’altra… per noi creatori e fruitori di contenuti no.

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ASCOLTARE DA LONTANO (O NO)

Esistono alcune persone che sembrano capaci di conversare con qualcuno e contemporaneamente anche percepire parole, frasi o pezzi di discorso provenienti da individui che li circondano. È una dote che ho sempre ammirato, perché io non ce l’ho, in un certo senso sono sempre molto concentrato sul mio interlocutore ed il mio cervello cancella il rumore di fondo.

Un team dell’Università di Washington ha sviluppato un sistema di intelligenza artificiale chiamato “Target Speech Hearing”, che permette a chi indossa cuffie di isolare la voce di una persona in mezzo alla folla.

Guardando una persona che parla per 3-5 secondi, il sistema registra la sua voce e cancella tutti gli altri suoni circostanti, riproducendo solo la voce registrata in tempo reale, anche in ambienti rumorosi e se l’ascoltatore si muove. Una soluzione davvero incredibile, che sembra più indicata per spie e novelli 007 che per gli utenti comuni. Ma fra poco vi spiegherò che ha un valore diverso.

Questo sistema, presentato ad una conferenza ad Honolulu, utilizza cuffie standard con microfoni e un computer integrato che apprende i modelli vocali dell’oratore. I test hanno mostrato che i soggetti percepiscono la voce dell’oratore più chiaramente rispetto all’audio non filtrato. Attualmente, il sistema può registrare solo un oratore alla volta e ha limitazioni in presenza di altre voci forti nella stessa direzione, ma sembra già garantire risultati notevoli.

APPLICAZIONI

Perché in realtà può avere molte applicazioni utili. Per esempio, per le persone con problemi di udito migliora la capacità di ascoltare una conversazione specifica in ambienti rumorosi, rendendo le interazioni sociali più accessibili. Basta pensare agli anziani, per capire il beneficio.

Ma ne avrebbero giovamento anche i professionisti che operano in ambienti rumorosi; penso a lavoratori in luoghi affollati come fiere, conferenze, o call center, che necessitano di concentrarsi su una singola voce tra molte. Ma anche, banalmente, operai all’interno di cantieri o aree dove il rumore esterno rende meno efficaci le conversazioni.

E che dire di studenti e docenti? In aule affollate o durante lezioni, possono concentrarsi meglio sulle spiegazioni del docente o sulle domande degli studenti. Probabilmente aiuterebbe anche i ragazzi a parlarsi in discoteca o ai concerti, dove la musica rende quasi impossibile parlarsi.

Insomma, non è uno strumento per spie o per curiosi delle conversazioni altrui, potrebbe avere utilizzi utili in molti campi.

INTANTO ALL’MIT…

La cosa ironica di questa notizia è che, praticamente in contemporanea, i ricercatori del MIT hanno sviluppato un nuovo materiale simile alla seta, capace di bloccare completamente il suono. Inizialmente progettato per amplificare i suoni come un microfono, si è scoperto che il materiale poteva anche sopprimere i rumori. La seta, appena più spessa di un capello umano, è ottenuta combinando materiali comuni come seta e tela. Questo materiale innovativo, descritto su “Advanced Materials”, può bloccare il suono in due modi: applicando una tensione che lo fa vibrare, creando onde sonore che annullano i rumori, o mantenendolo immobile per sopprimere le vibrazioni che trasmettono il suono. Sebbene l’applicazione pratica del materiale sia ancora teorica, i ricercatori sono entusiasti delle sue potenziali applicazioni future.

Insomma, da qualsiasi lato la vogliate guardare, il suono è ancora uno dei più campi di sperimentazione e innovazione per l’essere umano.

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RICRESCITA DEI DENTI

Capisco che il titolo potrebbe essere leggermente scioccante, ma è proprio quello di cui sto per parlarvi.

È stato annunciato l’inizio della sperimentazione umana del primo farmaco al mondo capace di rigenerare i denti. La sperimentazione avverrà presso l’ospedale universitario di Kyoto da settembre 2024 ad agosto 2025 e coinvolgerà 30 uomini tra i 30 e i 64 anni che mancano di almeno un molare.

Questo farmaco, somministrato per via endovenosa, è stato precedentemente testato con successo su modelli animali (furetti e topi), dove ha portato alla crescita di nuovi denti senza effetti collaterali significativi.

Il farmaco funziona disattivando una proteina che sopprime la crescita dentale. Bloccando l’interazione di questa proteina nota come USAG-1 con altre proteine, si stimola il funzionamento della proteina morfogenetica ossea, che favorisce la rigenerazione ossea.

Dopo questa prima fase di 11 mesi, il farmaco verrà testato su bambini tra i 2 e i 7 anni affetti da deficit congenito di denti, una condizione che colpisce circa l’1% della popolazione. Successivamente, la sperimentazione verrà estesa a persone che mancano di uno a cinque denti permanenti a causa di fattori ambientali.

È evidente che si andrà per gradi, del resto una sperimentazione medica, specialmente di una soluzione così innovativa è una cosa seria.

BENEFICIARI

I possibili beneficiari sono davvero tanti. In primis gli adulti con perdita dentale. Chi ha perso uno o più molari può beneficiare direttamente di questa sperimentazione.

Ma anche bambini con deficit congenito di denti. Ed infine, come è ovvio che sia, anziani ed adulti che hanno malattie che causano la perdita dei denti.

Ovviamente molte professioni sarebbero direttamente impattate. I dentisti saranno i principali professionisti coinvolti, poiché dovranno somministrare il trattamento e monitorare i risultati. Ma anche veri e propri chirurghi orali, professionisti che saranno coinvolti nelle procedure più complesse di rigenerazione dentale.

Ma dovranno fare la loro parte anche ricercatori biomedici (questo caso potrebbe spingere oltre la frontiera della rigenerazione) ed i produttori di farmaci e biotecnologie che dovranno sviluppare i trattamenti basati su questa nuova scoperta.

In conclusione, se il farmaco si dimostrerà efficace, potrebbe rivoluzionare il campo della cura dentale, offrendo una soluzione permanente alla perdita di denti e migliorando significativamente la qualità della vita di molte persone.

Fra qualche anno, andando dal dentista, potreste chiedere semplicemente “mi faccia ricrescere questo dente”, e con una puntura, senza passare da bisturi, trapani ed operazioni complesse… lascerete che la natura faccia il suo corso. Un corso indotto e parzialmente artificiale, ma sicuramente molto affascinante.

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TASSE SUGLI SPOSTAMENTI

Gli ascoltatori fedeli di The Future Of avranno notato quante volte le notizie che vi racconto provengono dalla California. I motivi sono presto detti: laggiù adorano sperimentare, dispongono di tecnologie realmente innovative e di frontiera e non hanno paura di provare ad essere dirompenti ed all’avanguardia.

Ma quella che sto per raccontarvi è una storia che, da economista, posso solo biasimare, perché si tratta di una stupidaggine colossale.

Sta per essere lanciato un programma pilota per far pagare i conducenti in base alle miglia percorse. Si tratta di una potenziale soluzione per affrontare la diminuzione delle entrate fiscali derivanti dalla tassa sulla benzina. Diminuzione causata dall’aumento del numero di veicoli elettrici e ibridi sulle strade californiane. Poiché, tra l’altro, la California prevede di vietare la vendita di auto a benzina entro il 2035, la necessità di trovare un metodo alternativo di finanziamento per la manutenzione delle infrastrutture stradali diventa sempre più urgente.

COSTI DI MANUTENZIONE

Partiamo dalle basi. La manutenzione delle strade in California costa circa 8,5 miliardi di dollari all’anno, finanziata principalmente dalle tasse sulla benzina. Tuttavia, con circa 1,1 milioni di auto elettriche e 1,3 milioni di ibride circolanti nel 2022, le entrate provenienti dalla tassa sulla benzina sono in calo. In media, un californiano paga circa 300 dollari all’anno in tasse sula benzina, mentre i veicoli elettrici pagano una tassa di registrazione annuale di soli 100 dollari e quindi si crea un deficit.

Peraltro, destinato ad ampliarsi ogni qual volta viene venduto un nuovo veicolo elettrico.

Il programma California Road Charge mira a compensare questa perdita registrando il numero di miglia percorse annualmente e tassando gli automobilisti di conseguenza. Le tariffe proposte variano tra $0,02 e $0,04 per miglio. Questo sistema potrebbe essere vantaggioso per alcuni automobilisti, in quanto potrebbe risultare meno costoso rispetto alle attuali tasse sul carburante. Ma sicuramente, potrebbe anche essere penalizzante per altri.

I conducenti potranno scegliere come lo stato tiene traccia del loro chilometraggio, utilizzando dispositivi elettronici collegati all’auto, il sistema di localizzazione integrato nell’auto o inviando un’immagine del contachilometri a Caltrans (l’autorità dei trasporti californiana).

Si parte con una sperimentazione di 6 mesi e, per coloro che parteciperanno, lo Stato prevede abbondanti rimborsi fiscali che invogliano a fornire i propri dati, rendendo di fatto la partecipazione praticamente a costo zero.

TASSE PERICOLOSE

Bene, io ho sempre pensato che le tasse debbano essere applicate sui profitti, non sui comportamenti. Va bene che la tassa è progressiva (faccio più strada, pago di più), ma non è detto che chi fa più strada guadagni anche di più; quindi, il meccanismo già di suo non è perfetto.

In più tassare la mobilità significa ridurre gli spostamenti, ridurre le opportunità per le persone, diminuire la conoscenza data dal viaggiare, mutilare la creatività riportandoci a vivere per sempre nei pressi di casa perché, se muoversi costa, alla fine ci si muove di meno. E questo vale anche per le tasse aeroportuali, quelle su treni, traghetti ed altri mezzi.

Se lo Stato non ha le risorse per fare la manutenzione le trovi dai profitti di chi li genera, non dalle persone comuni che magari comprano mezzi puliti per ridurre il loro impatto ambientale.

La California resta sempre una fonte preziosa di informazioni, ma questa decisione è un’idiozia e spero che la sperimentazione si risolva in un nulla di fatto.

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EFFETTI INASPETTATI

Nella puntata di The Future Of di settimana scorsa vi ho raccontato come gli algoritmi che ottimizzano la velocità di navigazione dei cargo possono avere un grande impatto positivo sulle emissioni dell’intero settore. Tanto che ci si aspetta possano diventare la normalità.

Questa settimana, dallo stesso settore arriva una notizia shock. Uno studio pubblicato su Communications Earth & Environment (sezione della rivista Nature Research) ha esaminato l’effetto di riscaldamento inaspettato causato da una riduzione delle emissioni navali.

Accidenti. Cosa è successo? Nel 2020 sono state introdotte regolamentazioni più severe che hanno portato a un calo dell’80% delle emissioni di anidride solforosa dalle navi. In passato, infatti, le navi usavano certi combustibili fossili definiti “pesanti”, cioè con un alto contenuto di zolfo, producendo emissioni di questa sostanza potenzialmente dannosa per l’ambiente. Questa sua diminuzione, pur dovendo essere teoricamente positiva per l’ambiente, ha avuto una conseguenza inaspettata.

GEOINGEGNERIA NON VOLUTA

La riduzione dell’anidride solforosa ha agito come una forma involontaria di geoingegneria ambientale. Le emissioni di anidride solforosa dalle navi in ​​realtà contribuivano a raffreddare leggermente il pianeta, influenzando la formazione delle nuvole. Con la riduzione di queste ultime, si è verificato un effetto di riscaldamento netto. Meno nuvole, più raggi solari che raggiungono la terra, meno ghiacciai a riflettere le radiazioni indietro nello spazio e… boom… aumento del riscaldamento. Una combinazione terrificante.

Lo studio stima che questo effetto di riscaldamento sia significativo, potenzialmente raddoppiando il tasso medio di riscaldamento nel prossimo decennio. Sembra incredibile, ma lo studio è serio.

Da questo errore dobbiamo imparare diverse cose. Primo, un conto sono gli effetti locali di un fenomeno, un conto quelli globali. Secondo, risolvere un problema contingente nel breve periodo, non significa migliorare anche le cose nel lungo periodo.

Gli ecosistemi marini e costieri avranno sicuramente beneficiato della riduzione dell’anidride solforosa, ma il pianeta intero sembra ora pagare dazio.

Terzo, prima di prendere decisioni su scala globale, i temi andrebbero approfonditi maggiormente, ampliando la scala di analisi da locale a mondiale. Quello che ci sembra un passo di buon senso o addirittura ovvio, potrebbe avere impatti che non padroneggiamo. Ecco perché senza essere stupidamente scettici sui potenziali progetti di geoingegneria dobbiamo essere incredibilmente cauti. Questo caso si ricollega a molti dei discorsi che ho fatto in passato sui digital twin ed i supercomputer, eventualmente quantistici. Abbiamo sempre più bisogno di un modello di simulazione del clima terrestre (non del meteo), che, per la sua enorme complessità non potrà che funzionare su supercomputer quantistici. Quelli tradizionali potrebbero non bastare.


APPROFONDIMENTI

Google just updated its algorithm. The Internet will never be the same (bbc.com)

AI headphones let wearer listen to a single person in a crowd, by looking at them just once | UW News (washington.edu)

New material developed by MIT researchers able to block out sound entirely – masslive.com

World-first tooth-regrowing drug will be given to humans in September (newatlas.com)

California launching pilot program to charge drivers for miles driven – Autoblog

Abrupt reduction in shipping emission as an inadvertent geoengineering termination shock produces substantial radiative warming | Communications Earth & Environment (nature.com)


I LIBRI DI THE FUTURE OF