Algoritmi di navigazione – Robot G1 – Trend ristorazione

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Algoritmi di navigazione - Robot G1 - Trend ristorazione

S.9 Ep.195 – Algoritmi di navigazione – Robot G1 – Trend ristorazione

NAVI LENTE: Il “Blue Visby System” riduce le emissioni delle navi cargo pianificando tempi, rotte e velocità per evitare inutili attese nei porti, risultando in un taglio medio delle emissioni del 17,3% senza necessità di modifiche strutturali alle navi.

CERVELLO CONGELATO: Scienziati cinesi hanno sviluppato una miscela chimica chiamata MEDY che permette di congelare e scongelare tessuto cerebrale senza danni. Con applicazioni potenziali per la conservazione a lungo termine di campioni biomedici e visioni future di criogenia.

CLOUD E UOVA NEL PANIERE: Il fondo pensioni australiano UniSuper ha evitato un disastro totale grazie a un approccio multi-cloud dopo che un errore di configurazione su Google Cloud ha cancellato tutti i suoi dati, dimostrando l’importanza di diversificare i fornitori di servizi cloud.

UNITREE G1 ROBOT O GIOCATTOLO?: Il robot umanoide G1 di Unitree, sebbene tecnicamente avanzato e con capacità discrete, appare più come un costoso giocattolo maldestro che un utile assistente domestico. Mostrando la distanza ancora da colmare per un robot realmente funzionale.

NEXT TREND NELLA RISTORAZIONE: Nuove startup stanno rivoluzionando la ristorazione con innovazioni come l’iperlogistica di Pipedream Labs e i piatti trendy di Virtual Dining Concepts, mentre Tastry usa l’AI per predire il successo di vini, suscitando sia entusiasmo che preoccupazioni per l’uniformità dei prodotti.

Parole chiave: Algoritmi di navigazione – Robot G1 – Trend ristorazione

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NAVI LENTE

Portacontainer, gasiere, petroliere, navi da carico generale… si stima che ogni giorno ed anche in questo preciso momento siano in circolazione tra le 50.000 e le 60.000 navi sui mari di tutto il mondo. La flotta mercantile globale di navi con stazza oltre le 100 tonnellate ammonta a circa 100.000 unità, ovviamente non tutte operative in ogni momento.

Sono strumenti indispensabili al commercio internazionale, ma il trasporto marittimo è anche causa di circa il 2-3% delle emissioni globali di anidride carbonica. Dai carburanti puliti all’elettrico, dalle vele gonfiabili a bizzarre forme di kyte-surf oceanici, sono innumerevoli le soluzioni che cercano di integrare la propulsione tradizionale con metodi più sostenibili.

Tutto corretto, ma forse, la soluzione più plausibile era sotto gli occhi di tutti e non ce ne eravamo ancora accorti. Andare più piano.

Il “Blue Visby System” è una soluzione semplice ed efficace per ridurre le emissioni delle navi cargo. L’idea centrale è di evitare che le navi arrivino in porto troppo presto e debbano aspettare ancorate, bruciando carburante inutilmente. Che poi è quello che avviene oggi, le navi per paura di ritardare spingono nelle prime fasi del tragitto e, se arrivano in anticipo, restano ore o anche giorni ad aspettare il loro slot libero nel porto.

Andamento lento

Invece, si suggerisce di navigare più lentamente per arrivare giusto in tempo. Fin banale nella sua logica, ma potente, fra un attimo vi do qualche numero.

Il sistema non richiede modifiche alle navi, non serve aggiungere o togliere alcuna apparecchiatura, ma solo fare una migliore gestione della velocità e della tempistica. Durante le prime prove su due navi bulk carrier, le emissioni sono state ridotte rispettivamente del 28,2% e del 12,9%, con una media del 17,3%.

Il sistema richiede la collaborazione di diversi attori del settore marittimo, inclusi proprietari di navi, operatori, porti e clienti. È un tema di algoritmi per pianificare tempi, rotte e velocità. È stato poi creato un meccanismo di valorizzazione e condivisione dei benefici e dei costi per incentivare la partecipazione di tutte le parti. Ed apparentemente funziona. Questo approccio non solo riduce le emissioni e il consumo di carburante, ma offre anche vantaggi aggiuntivi. Come la riduzione dell’inquinamento atmosferico vicino ai porti, del rumore sottomarino e del rischio di collisioni con le balene. Insomma è un win-win per le parti coinvolte.

Il “Blue Visby System” è considerato un elemento cruciale per la decarbonizzazione del trasporto marittimo, dimostrando che l’efficienza energetica è fondamentale per ridurre le emissioni globali.

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CERVELLO CONGELATO

Scienziati cinesi hanno sviluppato una nuova miscela chimica che permette di congelare e scongelare il tessuto cerebrale senza causare danni. E questo rappresenta un grande passo avanti nella conservazione del tessuto organico per la ricerca e i trapianti, poiché il congelamento tradizionale tende a danneggiare le cellule a causa della formazione di cristalli di ghiaccio. Se poi state pensando alla criogenica per tornare in vita fra molti anni o per esplorare galassie lontane sopravvivendo nello spazio, certo, questi studi ci potrebbero avvicinare a queste visioni, ma siamo ancora molto molto lontani.

Nel loro studio, i ricercatori dell’Università di Fudan hanno testato vari composti chimici su organoidi cerebrali, che non sono un cervello vero e proprio, ma piccoli agglomerati di tessuto cerebrale creati ad-hoc e coltivati in laboratorio. Sono quindi un “proxy” del cervello, ma questo non vuol dire che i risultati scientifici ottenuti siano da meno, intendiamoci.

Gli organoidi sono stati immersi in svariate sostanze chimiche, congelati in azoto liquido per 24 ore, scongelati rapidamente e poi analizzati per verificare la funzione, la crescita e i segni di danno cellulare.

Medy

Dopo vari test, i ricercatori hanno identificato una miscela promettente chiamata MEDY, composta da metilcellulosa, glicole etilenico ed altre sostanze che non vi cito inutilmente. Gli organoidi cerebrali congelati in MEDY hanno mostrato schemi di crescita e funzione simili a quelli non congelati. Sorprendentemente, un lotto di organoidi congelato in MEDY per ben 18 mesi ha mostrato di funzionare ancora perfettamente dopo lo scongelamento e dopo tanto tempo!

Il team ha anche congelato campioni di tessuto cerebrale umano prelevati da un paziente con epilessia, trovando che MEDY proteggeva i campioni dai danni. La struttura delle cellule cerebrali e le patologie dell’epilessia sono state preservate, il che significa che i campioni possono essere congelati per studi futuri senza che il processo di congelamento interferisca con i risultati.

Questa nuova tecnologia di crio-preservazione ha immediate applicazioni nella conservazione a lungo termine di campioni per la ricerca biomedica, e potrebbe eventualmente essere applicata a interi cervelli e altri tessuti.

Il cammino da compiere è ancora lungo per espandere il concetto su scala maggiore, ma è un passo importante sia verso applicazioni mediche immediate, che per audaci visioni di futuro interplanetarie.

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CLOUD E UOVA NEL PANIERE

Un vecchio adagio recita che è meglio non mettere tutte le uova in un solo paniere. E per quanto questo detto provenga dalla tradizione contadina, si applica benissimo al mondo ipertecnologico di oggi.

A fine aprile, il servizio di Google Cloud ha erroneamente cancellato tutte le informazioni in cloud, più i back-up, di un super-cliente. Il fondo pensioni australiano UniSuper, un gigante che gestisce circa 135 miliardi di dollari di fondi ed ha 650.000 membri. Che attenzione, non sono affamati speculatori, ma persone comuni come noi, che dal fondo si aspettano periodicamente l’erogazione di pensioni ed altri servizi di assistenza di vario genere.

Come è potuto accadere? Prima di tutto, la buona notizia è che non si è trattato di un cyber attacco. Sembra essersi trattato di un errore di configurazione che ha portato all’annullamento dell’abbonamento al cloud privato e dedicato ad UniSuper. Per semplicità, invece di risultare un account “perpetuo” è stato configurato come in scadenza dopo 1 anno. E, passato l’anno… boom… si è fatto spazio automaticamente cancellando tutto.

Faccio fatica a pensare ad una cosa così banale e probabilmente ci sono un insieme di concause, magari anche sfortunate ed imprevedibili, ma lasciare a piedi questo tipo di utenti è comunque terribile. Quello che è particolarmente preoccupante è che nessuna contromisura, filtro o sistema di sicurezza sia stato in grado di prevenire il problema.

Crisi e soluzione

Inoltre, dopo anni e volumi infiniti scritti su come gestire le crisi, gli esperti hanno anche notato e bacchettato le parti per la vaghezza e la mancanza di dettagli sull’origine tecnica del problema. Se entrare ina crisi è già sconveniente, comunicarla male probabilmente è anche peggio. A posteriori, in molti hanno notato che l’intera responsabilità è stata addossata ad eventi imprevedibili e poi a Google.

UniSuper è intervenuta subito, chiaramente qui non si chiama l’helpdesk, la telefonata per segnalare il problema è arrivata direttamente al CEO di Google… ma intanto la frittata era fatta e ci sono voluti molti giorni per ripristinare il sistema, con le informazioni corrette non solo dei saldi, ma anche delle transazioni avvenute nel mentre, per centinaia di migliaia di utenti.

Cosa ha salvato UniSuper, che tra l’altro era migrata a Google appena nel 2023? Il fatto che l’IT avesse scelto un approccio multi-cloud. I dati erano presso Google, ma anche presso un altro provider di servizi in cloud. Una soluzione probabilmente più costosa, ma che ha evitato il disastro.

Mai mettere tutte le uova in un paniere.

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UNITREE G1 ROBOT O GIOCATTOLO?

Unitree, azienda cinese, ha lanciato sul mercato un robot del costo di 16.000 dollari, meglio descritto come un “avatar AI agente umanoide”.

La descrizione è un “fritto misto” di alcuni termini mainstream che sembrano buoni più per la ricerca SEO, che realmente descrittivi delle potenzialità di questo oggetto.

Ma, in buona sostanza com’è e cosa fa questo robot? Si tratta di un umanoide di 127 cm, quindi diciamo l’altezza di un bambino. Ha un aspetto molto metallico, al posto del viso ha un display con telecamere incorporate sulla fronte, pesa a seconda delle versioni tra 35 e 47 kg, può sollevare oggetti fino a 2 kg di peso e trotterella fino a 2 metri al secondo, una sorta di camminata veloce. È dotato di 43 motori / attuatori in grado di garantirgli una buona libertà di movimento, mentre le mani sembrano intercambiabili, in alcuni casi un arto a tre dita, in altri degli oggetti multifunzione per svolgere determinati compiti. La batteria sembra essere uno dei limiti, visto che gli garantisce piena operatività giusto per un paio d’ore.

Se gli aspetti tecnici sono difficilmente paragonabili con altro, visto che di robot domestici non ne esistono poi molti sul mercato, la vera domanda è “ma cosa è in grado di fare?”. E qui, se possibile, le risposte si fanno ancora più confuse.

Un bel video

In un video promozionale, G1 sbriciola una noce prendendola da una ciotola, apre una bottiglia di Coca Cola rompendola e facendo traboccare il liquido dappertutto. Infine, fa saltare un pezzo di pane in una padella tentando il movimento di un abile cuoco che lancia e riprende al volo una crêpe.

Anche se il video chiarisce che “Alcune delle funzioni di esempio di questo video sono ancora in fase di sviluppo e test”, il fatto che il robot non riesca a completare dignitosamente nemmeno uno dei compiti selezionati per impressionarci, lo fa sembrare più un costoso compagno di divertimenti maldestri che un vero oggetto utile nelle nostre case.

Quanto all’AI, sicuramente è stato addestrato con algoritmi che gli consento certe azioni. Ma alcuni obiettano che per fargli fare qualcosa di realmente sensato andrebbe programmato di volta in volta. Il che, non ne renderebbe certamente facile un uso davvero diffuso. A meno che le nuove funzionalità gli arrivino come aggiornamenti software dall’esterno.

Insomma, con ancora così poche informazioni il robot sembra oscillare tra un costoso giocattolo ed un robot abbastanza povero di capacità. In compenso, mi sembra coraggioso lanciare un prodotto del genere. Il mercato è nascente e forse questa operazione è più un posizionamento di marketing che altro. Per la cronaca esiste anche il modello H1 che, rispetto al G1 ha le dimensioni di un uomo adulto, costa però 90.000 dollari e chissà cosa è in grado di fare.

Se nel mondo dei potenziali robot domestici dietro le quinte è un continuo turbinio di evoluzioni e migliorie, questo è uno dei primi prodotti che arriva sul mercato, sembra ancora molto limitato, ma magari in futuro verrà ricordato come il primo tentativo reale di robot umanoide commerciale.

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NEXT TREND NELLA RISTORAZIONE

Se siete affezionati ascoltatori di The Future Of, sapete benissimo che una delle costanti di questo podcast è parlare del futuro del cibo, ovviamente in salsa tecnologica.

Nella speranza che questo ultimo pezzo sia quello che vi accompagna al pranzo o alla cena, questa settimana mi sono imbattuto in una miriade di notizie su cibo, ristorazione e futuro che non potevo proprio non raccontarvi. Alcune sono clamorose, altre affascinanti, ma nessuna ci può lasciare indifferente.

Il primo caso è quello di Pipedream Labs, startup americana che ha appena raccolto 13 milioni di dollari, per rendere reale il concetto di iperlogistica. L’iperlogistica si ottiene quando le persone in una città possono ricevere cose in meno di 10 minuti per meno di un dollaro e rispedirle indietro con la stessa facilità con cui le hanno ricevute. Wow. Se lo applichiamo al settore della ristorazione il concetto è semplice. Il ristorante prepara il vostro ordine, invece di consegnarlo ad un rider lo pone dentro una sorta di carrello che viene sparato dentro un tubo dedicato fino a casa vostra. Aprite e mangiate.

Il sistema di consegna sotterraneo funziona già ad Austin, per ora solo in una struttura demo, di 1,6 km che collega un laboratorio ad un centro commerciale. Ma l’idea di espanderlo fino ad usi di massa è l’obiettivo per il futuro. Non banale certamente, ma del resto i sistemi di posta pneumatica hanno funzionato in molti luoghi in passato e replicarli con logiche diverse e più moderne sarebbe interessante. E garantirebbe anche meno emissioni, ma certo, mi chiedo io, a che prezzo di realizzazione dell’infrastruttura? L’instant pick-up è il futuro?

Tik Tok docet

Il secondo caso della settimana è altrettanto notevole ed è già pienamente sul mercato. Virtual Dining Concepts è un’azienda che sviluppa piatti trendy che spopolano sui social media, utilizzando ghost-kitchens dedicate esclusivamente al delivery.

Fondata da Robert Earl, il creatore di Planet Hollywood, l’azienda intercetta le tendenze del momento che spopolano su TikTok e sugli altri social e nello spazio di un paio di mesi ingegnerizza il prodotto e lo rende disponibile sul mercato.

I marchi dell’azienda includono MrBeast Burger (ispirato al famosissimo YouTuber MrBeast), Pardon My Cheesecake (dal podcast omonimo) e Buddy V’s Cake Slice (dalla star del reality “Cake Boss”).

Un “copia e incolla” dal virtuale al reale, alla velocità della luce che ha successo commerciale, ma lascia anche molti dubbi. Prima di tutto il modello dipende dai social e dalle sue mode. Un personaggio o un prodotto possono esplodere o scomparire nel dimenticatoio alla velocità della luce.

Secondo, il modello è facilmente replicabile. Cosa lo distinguerà? Velocità, servizio clienti, qualità delle materie prime? Staremo a vedere.

Terzo, e forse più importante, l’aspetto legato ai diritti di immagine. Se oggi faccio vedere a tutti su Instagram il mio panino delizioso inventato da me, questo diventa un successo e Virtual Dining Concepts lo porta sul mercato senza riconoscermi la paternità della cosa, pensate che io sia contento? Infatti, alcuni hanno già fatto causa, che poi negli USA è uno sport nazionale e ci impiegano 5 minuti.

Vino ed AI

L’ultimo caso della settimana è quello di Tastry. Questa giovane azienda cerca di combinare le informazioni proveniente dai produttori di vino ed i gusti dei consumatori per predire il successo di una bottiglia, prima ancora che questa arrivi sullo scaffale. Ed ovviamente, se volge al brutto, modificare il prodotto, se possibile, prima della tempesta.

Ora, questo caso mi affascina perché cerca di usare l’AI per scopi predittivi. Non amo troppo l’AI puramente combinatoria che mette insieme frasette di senso compiuto per farci il riassunto di un argomento. Preferisco decisamente quella che sfida il futuro cercando di prevedere un trend o un accadimento futuro; mi capirete, sarà deformazione professionale. Dall’altra questo uso specifico un po’ mi inquieta perché, se l’AI dice che l’anno prossimo tutti vorranno un bello Chardonnay con riflessi più verdolini, un profumo più accennato di vaniglia ed un finale meno persistente del solito… tutti i produttori si metteranno a realizzare esattamente quello che l’algoritmo suggerisce. Con buona pace dell’istinto, della capacità di osare e sperimentare che hanno reso generazioni di vignaioli unici e vincenti.


APPROFONDIMENTI

Ridiculously simple idea cuts cargo ship emissions by 17.3% in first trials (newatlas.com)

Frozen human brain tissue works perfectly when thawed 18 months later (newatlas.com)

What went wrong with UniSuper and Google Cloud? – Daniel Compton

You can now buy a 4-foot-tall humanoid robot for $16K | Ars Technica

Tastry | Know What Consumers Want With Wine AI

 Pipedream raises $13M to scale underground delivery robots – Mobile Robot Guide


I LIBRI DI THE FUTURE OF