AI sorelle – ewaste – aquiloni sottomarini – batterie impiantate

Lo spazio dei curiosi di futuro

AI sorelle - ewaste - aquiloni sottomarini - batterie impiantate

S.9 Ep.187 – AI sorelle – ewaste – aquiloni sottomarini – batterie impiantate

AI Sorelle: due intelligenze artificiali “insegnano” l’una all’altra, aprendo la strada a una rete di AI che si scambiano competenze e abilità. Un passo verso l’intelligenza artificiale generale?

Parlare senza corde vocali: un dispositivo indossabile traduce i movimenti muscolari della laringe in parole udibili, offrendo speranza a chi ha perso la voce. La tecnologia ci ricorda che l’innovazione va oltre l’hype del momento.

E-waste numeri da paura: un problema in crescita. La produzione di rifiuti elettronici supera di cinque volte la capacità di riciclo, con gravi danni ambientali e mancati guadagni economici. Serve un cambio di rotta.

Aquiloni sottomarini: un innovativo “drone” marino sfrutta le correnti di marea per generare energia rinnovabile, offrendo una potenziale alternativa competitiva alle fonti energetiche tradizionali.

Corsi Spotify: la piattaforma musicale si lancia nell’e-learning, con corsi su vari temi. Un modello di business interessante, ma con interrogativi sulla sostenibilità e il valore per i creatori di contenuti.

Film generati dall’AI: la tecnologia video generativa permette di creare film senza riprese reali, aprendo nuove possibilità creative e sfide etiche. Il futuro del cinema è già qui?

Batterie ad ossigeno: dispositivi indossabili alimentati dal sudore del corpo: un sogno che diventa realtà? Le batterie impiantabili promettono una rivoluzione per la tecnologia indossabile, con ostacoli da superare in termini di efficienza, costi e invasività.

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AI SORELLE

Dal mondo dell’intelligenza artificiale arriva una nuova ricerca che potrebbe aprire a scenari finora ancora sconosciuti.

Alla Geneva University Neurocenter hanno messo in comunicazione due intelligenze artificiali, ognuna specializzata nello svolgere alcuni compiti specifici ed hanno fatto in modo che ciascuna insegnasse all’altra le sue competenze.

Ogni AI ha descritto attraverso delle semplici istruzioni scritte ciò che aveva imparato a un’altra AI “sorella”, che ha eseguito il compito richiesto nonostante non avesse ricevuto alcuna formazione o esperienza precedente nell’eseguirlo. Nella stessa maniera in cui possono apprendere ed operare gli esseri umani.

La prima ha insegnato alla seconda a parlare in linguaggio umano, quello che noi chiamiamo solitamente Natural Language Processing. E che viene utilizzato in una miriade di applicazioni, dai motori di ricerca fino agli assistenti virtuali, dai chatbot alla traduzione automatica e molto altro.

La seconda ha insegnato alla prima a rispondere a degli stimoli psicofisici, come reagire alla luce, percepire suoni, colori, movimenti, pressione, cioè quegli stimoli che influenzano il corpo e la mente di una persona.

Il tutto con un’accuratezza dell’83%, che può solo migliorare perfezionando gli algoritmi. Col risultato che entrambe le AI hanno acquisito nuove competenze che prima non avevano. Finora le AI non erano mai state in grado di tradurre istruzioni scritte o verbali in azioni fisiche, figuriamoci spiegare le istruzioni a un’altra AI.

IMPLICAZIONI

Credo che le implicazioni di questo primo passo siano abbastanza evidenti. Abbiamo sempre sentito dire che le AI vengono allenate con data set di informazioni prese dal mondo reale o da dati “sintetici” creati appositamente. Ora c’è una terza via, la macchina che insegna direttamente alla macchina.

Quindi basta che il produttore di un’AI, incorporata o meno in un robot, si specializzi nello sviluppare una certa capacità e questa potrà poi essere trasferita ad altre AI, o ad altri robot, direttamente dalla macchina. Non dobbiamo pensare all’esperimento nel suo piccolo contesto, è limitato perché fa comunicare solo due AI, ma se estendessimo questo concetto ad una rete di AI ognuna capace di trasmettere la sua competenza e recepire quella degli altri, potremmo finalmente arrivare alla famosa Intelligenza Artificiale Generale.


PARLARE SENZA CORDE VOCALI

Vi è mai capitato di parlare con persone che, a causa di problemi alle corde vocali, appoggiano quella macchinetta alla gola che li aiuta ad emettere dei suoni, delle parole, spesso piuttosto robotici?

Ecco, quell’oggetto si chiama laringe artificiale. La persona usa la bocca, la lingua e le labbra per articolare delle vibrazioni in parole e frasi. Le vibrazioni vengono amplificate da una piccola cassa di risonanza e noi finalmente percepiamo il suono.

Tale tecnologia potrebbe essere presto superata da una soluzione davvero spettacolare. I bioingegneri dell’UCLA, in California, hanno sviluppato un dispositivo indossabile che consente alle persone di parlare senza l’uso delle corde vocali.

Questa innovazione è particolarmente significativa per coloro che hanno problemi, come coloro con condizioni patologiche o che si stanno riprendendo da interventi chirurgici per il cancro alla laringe.

Il dispositivo, e qui viene il bello, è una piccola patch, come un cerottino flessibile che aderisce al collo e traduce i movimenti muscolari della laringe in discorsi udibili. Utilizzando la tecnologia del machine learning, il dispositivo riconosce quali movimenti muscolari corrispondono a quali parole, raggiungendo un’accuratezza del 95%.

VANTAGGI

Se poi aggiungiamo il design flessibile e leggero, il dispositivo è confortevole e non invasivo, abbiamo veramente una meraviglia della tecnologia. È composto da due componenti che rilevano e traducono i segnali muscolari in segnali elettrici e poi in segnali vocali udibili. Il dispositivo è in grado di rilevare le variazioni del campo magnetico quando viene alterato a causa di forze meccaniche, in questo caso, il movimento dei muscoli laringei. Quindi non ha bisogno che la persona generi delle vibrazioni da amplificare, ma va direttamente a cogliere i segnali elettrici, praticamente le intenzioni del cervello di pronunciare una certa parola. I segnali elettrici arrivano anche se le corde vocali praticamente… non ci sono.

Questa piccola storia ci insegna, a mio avviso, due lezioni importanti. Primo, nel team dell’UCLA, i cognomi dei membri sono tutti di origine cinese. La scienza, il tech for good, non hanno confini, i limiti che ci poniamo noi attribuendo un valore all’origine geografica o raziale di una persona, sono una stupidaggine. Secondo, l’AI non è solo ChatGPT, o Siri o co-pilot, questi sono l’hype del momento, c’è molto di più, quando generalizziamo in maniera un po’ goffa sul tema, ricordiamoci che c’è molto altro e potrebbe essere più spettacolare di quanto pensiate.


E-WASTE NUMERI DA PAURA

Forse con questo titolo mi accorgo che vi ho lasciato intendere qualcosa di positivo, circa il riciclo dell’immondizia elettronica prodotta. Non è esattamente così.

Andiamo con ordine. Per rifiuti elettronici si intendono i dispositivi dismessi dotati di spina o batteria, come telefoni, TV e computer portatili. La categoria non include, per esempio, i rifiuti dei veicoli elettrici. Almeno per ora.

Il numero da paura è che la produzione di rifiuti elettronici è cinque volte superiore alla nostra capacità di riciclo. Su scala globale. Il rapporto Global E-waste Monitor 2024 dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) e dell’Istituto delle Nazioni Unite per la Formazione e la Ricerca (UNITAR) avverte che la produzione annuale di rifiuti elettronici sta crescendo a un ritmo di 2,6 milioni di tonnellate metriche all’anno. Entro il 2030 arriveremo a generare 82 milioni di tonnellate di rifiuti di questo tipo, oggi siamo a circa 62. Tanti? Pochi? Parliamo dell’equivalente di 800.000 Boeing 737-800 (vuoti) o di circa 137.000 Statue della Libertà. Un record dopo l’altro. Peccato nella direzione sbagliata.

Ora, vi chiederete, ma se siamo virtuosi forse riusciremo a recuperare. Probabilmente riusciremo ad aumentare la nostra capacità di riciclo. Al contrario, le stime dicono che è destinata a scendere. L’attuale 22,5% scenderà ad appena il 20% entro la fine del decennio a causa dei progressi tecnologici, delle limitate opzioni di riparazione, dei cicli di vita più brevi dei prodotti, del crescente uso dell’elettronica in generale e dell’inadeguatezza delle infrastrutture di gestione dei rifiuti elettronici.

MALEFICI ECONOMICI

Ovviamente in USA ed Europa produciamo più rifiuti elettronici pro-capite, rispetto all’Asia, per esempio, ma abbiamo anche una maggiore capacità di riciclo che, spesso sale ben oltre il 40%. Quindi, luci ed ombre. Ed il tutto, rappresenta non solo un problema ambientale, ma anche un masochismo economico.

Monetizzando il valore delle emissioni di CO2 evitate ed il valore dei metalli preziosi recuperati, riciclando, raggiungiamo la strabiliante cifra di 51 miliardi di dollari su scala globale. Ma se sommiamo, ovviamente i costi del riciclo, pari a 10 miliardi dollari ed i costi indiretti causati da questi materiali all’ambiente ed alle popolazioni, che ammontano a 78 miliardi dollari, è facile capire che il saldo dei malefici è ampiamente superiore a quello dei benefici. E non di poco.

La strada è ancora lunghissima, ma questa battaglia è incredibilmente importante. Il rischio di venire sommersi è altissimo.


AQUILONI SOTTOMARINI

Da bambini probabilmente abbiamo giocato tutti con l’aquilone. Ora immaginate di tornare un attimo a quei momenti. Se teniamo l’aquilone fermo, il vento lo spingerà in avanti, ma non molto velocemente. Ma se lo facciamo volare “a 8”, come se disegnasse un cerchio nell’aria, l’aquilone accelera.

Questo accade per due motivi. Il primo è fin banale, il cambio di direzione crea una forza generata dal vento che accelera l’aquilone. Il secondo è l’effetto Coriolis, cioè la forza causata dal fatto che la Terra gira su sé stessa e che devia i corpi in movimento.

Ora immaginate un aquilone che si muove in questo modo accelerato, ma sott’acqua. Il Dragon 12 di Minesto, completamente operativo, sembra una sorta di drone militare futuristico, ma si comporta come un aquilone sott’acqua. Sfrutta la portanza generata dai flussi di marea per volare più velocemente delle correnti, raccogliendo energia rinnovabile.

Quindi a differenza di altre turbine che sfruttano l’aumento e la diminuzione delle maree, ma rimanendo statici in una posizione prefissata, il Dragon, pur ancorato sul fondale marino insegue le correnti e ne cattura l’energia. Wow.

PERFORMANCE

Anche perché parliamo di un “bestione” di 28 tonnellate, che dispiega una vela di 12 metri. Genera 1,2 megawatt e Minesto prevede che dopo appena un centinaio di installazioni il costo per megawatt/ora dovrebbe scendere attorno ai 50 euro. Se pensiamo che (facendo delle medie abbastanza generiche) il nucleare costa uguale, il gas naturale e l’eolico oscillano tra i 40 ed i 60 e che solo l’idroelettrico scende facilmente sotto i 40, parliamo di una soluzione potenzialmente competitiva.

Non tutti i luoghi sono ideali, ma la prima installazione ci fornisce alcuni indizi. Le isole Faroe della Danimarca, un arcipelago nel freddo Atlantico settentrionale tra la Scozia e l’Islanda, offrono le condizioni ideali. Le Isole Faroe, che ospitano circa 55.000 persone e più di un milione di pulcinella di mare, incanalano le correnti di marea attraverso una serie di canali sottili. Questo accelera notevolmente la velocità dell’acqua e aumenta l’energia che dispositivi come il Dragon 12 possono raccogliere.

È potente, prossimamente sarà meno costoso ed è anche piuttosto facile prevedere la sua capacità che è abbastanza costante. Niente male davvero! Quanto potrà scalare per soddisfare la domanda di energia? Potrebbe causare danni all’ecosistema marino circostante? Ci sono rischi per la navigazione? Certo, le domande sono ancora molte, ma intanto, da venerdì scorso il Dragon fornisce elettricità alla rete.


CORSI SPOTIFY

Spotify ha annunciato che affiancherà alla tradizionale offerta musicale anche corsi di formazione. Sulle più svariate tematiche.

L’obiettivo è sempre lo stesso, far spendere alle persone più tempo sulla piattaforma e guadagnare qualcosa. 600 milioni di user ed 81 milioni di perdite nell’ultimo Quarter, dopo tre round di licenziamenti nell’anno passato. Nonostante l’aumento dei clienti paganti e la pubblicità assillante piazzata tra le canzoni e tra un podcast e l’altro, per la quale ovviamente un creator, come me per esempio, non riceve un bel niente.

Anzi, anche sulla base dell’evidenza che molti utenti ascoltano podcast legati alla formazione personale o professionale, ora nasce l’offerta e-learning. Usando quindi dati generati da noi podcaster, senza restituire alcun valore.

Con partner di tutto rispetto, inclusa la BBC, vengono sperimentati in UK corsi che partono con l’offerta freemium di due lezioni per invogliare ad acquistare interi corsi, che costeranno tra le 20 e le 80 sterline, cioè fin poco sopra i 90 euro al cambio attuale.

PERCHE’ E COME FUNZIONA

Perché l’e-learning? E’ un mercato da 315 miliardi di dollari annui. Perché UK? Perché gli utilizzatori britannici sono già tra i più ingaggiati o “engaged” del pianeta. Cioè, sono già abituati a queste proposte ed acquistano. Spotify ha raccolto molti dati su ciò che le persone fanno sulla piattaforma ed hanno trovato una stretta correlazione tra alcuni dei podcast più popolari su Spotify e i contenuti educativi.

Il modello di e-learning ovviamente sarà in revenue share, cioè, basato sulla condivisione dei ricavi tra le parti. I video sono di proprietà di editori terzi che li concedono in licenza a Spotify, ma saranno ospitati e acquistati su Spotify stesso. In termini di ripartizione dei ricavi, il creatore, l’editore e Spotify otterranno tutti una quota delle vendite, mentre i partner dei contenuti supervisioneranno i pagamenti ai creatori.

E per non farsi mancare nulla, questo mese, Spotify ha aggiunto i video musicali alle sue app per cellulari e desktop in alcuni mercati. I video sono strettamente integrati con la libreria musicale, cioè il gigante dello streaming vi permette di passare senza problemi dall’audio ai video musicali nelle sue app.

Insomma, cantanti, podcaster, produttori di corsi e creatori di video tutti concentrati nello stesso luogo. Virtuale. Molti di loro non vengono nemmeno pagati o lo sono con percentuali che ovviamente rappresentano una frazione del valore. Nessun costo di spedizione o di logistica come per una Amazon, per esempio. Eppure, dal 2006 neanche un euro di utili.

Pur apprezzando enormemente il progetto e lo sforzo, mi chiedo ogni giorno… quanto potrà durare ancora?


FILM GENERATI DALL’AI

Il “video generativo” è una tecnologia rivoluzionaria che permette di creare video realistici senza riprese reali.

Cosa significa video generativo in pratica? Immaginate di poter creare un film completo di attori, ambientazioni e sceneggiatura senza mai aver girato una scena. Con il video generativo, questo è possibile grazie all’intelligenza artificiale, che viene utilizzata per “inventare” immagini e suoni in base a dati preesistenti.

E quali sono le sue applicazioni? Le applicazioni del video generativo sono vastissime e in continua evoluzione. Video musicali, film, spot pubblicitari, effetti speciali e videogiochi possono essere creati in modo più rapido ed efficiente.

Tra l’altro, proprio a margine della GPU Technology Conference di Nvidia di qualche giorno fa, il CEO Huang Jensen, ha fatto una previsione solo apparentemente scioccante. Jensen prevede un futuro in cui gli strumenti di intelligenza artificiale alimentati dalle GPU potrebbero chiudere il cerchio e utilizzare tutta la potenza di elaborazione per generare grafica computerizzata e realizzare interi giochi. Il diavolo si nasconde nei dettagli, ha detto “generazione di grafica”, non semplicemente rendering. Jensen ritiene che il futuro dei giochi generati dall’intelligenza artificiale potrebbe arrivare entro i prossimi dieci anni, con i primi tentativi che potrebbero essere presentati entro cinque anni. 

E il video generativo potrebbe fare molto altro. Simulazioni realistiche per insegnare procedure mediche, competenze tecniche o qualsiasi altro tipo di conoscenza. Ma anche avatar realistici che possono interagire con persone reali in chat o in videochiamate. Fino all’impatto su arte e design, con i video generativi che aprirebbero a nuovi modi di espressione artistica.

SFIDE

Non dobbiamo dimenticare però che nonostante le sue enormi potenzialità, il video generativo presenta parecchie sfide, ve ne cito solo tre, ma tutte molto “forti”:

  • Problemi etici: la tecnologia può essere utilizzata per creare deepfake, video falsi che potrebbero essere utilizzati per diffondere disinformazione o propaganda.
  • Questioni di proprietà intellettuale: la creazione di video generativi potrebbe sollevare dubbi sulla proprietà dei contenuti e sul copyright.
  • Difficoltà tecniche: la creazione di video realistici richiede ancora molta potenza di calcolo e competenze tecniche avanzate.

E questo senza nemmeno menzionare l’impatto sul mondo del lavoro di tutti coloro che lavorano in questi campi oggi in maniera “tradizionale”.

Bene penserete, bella la teoria, ma in pratica? È del 2021 una sitcom intitolata “Nothing, forever”, interamente generata dall’AI, la trovate su Youtube. Parliamo di immagine pixelate e di avatar che dialogano tra loro con voci artificiali piuttosto robotiche, ma se pensate a questo come prototipo di quello che avremo in futuro, è davvero impressionante. E poi il famoso deepfake di Tom Cruise invecchiato e ringiovanito, il video musicale “senzafine” del 2022, il cortometraggio “The Big Sleep” di Google AI, forse avrete provato voi stessi Sora per generare delle piccole scene di pochi secondi appena… e questo giusto per citare casi mainstream già arrivati al pubblico. Dietro poi, c’è tutto il mondo professionale del video, del quale abbiamo relativamente poche informazioni.

Gli esperti prevedono una crescita esponenziale del video generativo nei prossimi anni. La tecnologia diventerà più accessibile, aprendo la strada a una nuova era di creatività e innovazione. Questo trasformerà il modo in cui creiamo, consumiamo e interagiamo con i contenuti video. Ci aspetta un futuro pieno di possibilità e sfide. Speriamo guidate da senso di responsabilità e non solo desiderio di profitto.


BATTERIE AD OSSIGENO

Se pensate che io abbia scelto questo titolo solo per attirare l’attenzione, fra un istante vi ricrederete, perché è solo la metà della notizia che sto per darvi.

Immaginate un futuro in cui i vostri dispositivi indossabili, come smartwatch e fitness tracker, non necessitano di ricarica. Sembra un sogno, ma potrebbe diventare realtà grazie a una nuova tecnologia rivoluzionaria: le batterie impiantabili che funzionano con il sudore del corpo.

Sviluppate da un team di ricercatori dell’Università del Massachusetts Amherst, queste batterie sfruttano il processo di elettrolisi per convertire l’energia chimica del sudore in energia elettrica. In parole semplici, il sudore contiene sali e altri composti che possono essere utilizzati per generare una corrente elettrica.

La batteria è costituita da due elettrodi, uno positivo e uno negativo, che sono immersi in una soluzione elettrolitica. Quando il sudore entra in contatto con gli elettrodi, si verifica una reazione chimica che genera una corrente elettrica. La corrente viene poi immagazzinata in un piccolo condensatore, che può essere utilizzato per alimentare i dispositivi indossabili.

I vantaggi sembrano numerosi. Le batterie impiantabili non necessitano di essere ricaricate manualmente, il che le rende molto più comode rispetto alle batterie tradizionali. Possono durare per diversi anni, il che significa che non devono essere sostituite frequentemente. Sono biocompatibili e non sono tossiche per il corpo umano.

Ma, ad onor del vero, non sono da meno nemmeno i problemi. L’efficienza di queste batterie è ancora relativamente bassa, il che significa che non possono generare molta energia. Parliamo di qualcosa in fase di sviluppo e, quindi, i costi di produzione sono elevati. Infine, l’invasività. L’impianto delle batterie richiede un intervento chirurgico, che potrebbe essere un deterrente per parecchie persone.

Ora se pensiamo che i device da ricaricare siano smartphone o altri gadget, probabilmente la cosa mi sembra un tantino esagerata… ma se iniziamo a parlare di impianti cocleari, pacemakers , neurostimolatori ed altri strumenti che possono essere necessari o vitali dal punto di vista medico, allora la storia cambia completamente. Cosa ne pensate di questa tecnologia? Io non ne avevo mai sentito parlare e mi ha colpito molto, voi che ne dite?


VIDEO


APPROFONDIMENTI

Scientists create AI models that can talk to each other and pass on skills with limited human input | Live Science

Speaking without vocal cords, thanks to a new AI-assisted wearable device | UCLA

E-waste growing at five times the rate of recycling, UN report finds | TechSpot

28-ton, 1.2-megawatt tidal kite is now exporting power to the grid (newatlas.com)

Spotify tests video courses to teach everything from music production to Excel | TechCrunch

What’s next for generative video | MIT Technology Review

Implantable batteries can run on the body’s o | EurekAlert!


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