AI che parlano con le AI

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AI che parlano con le AI

INTRODUZIONE

Immaginate questa situazione piuttosto plausibile. Chiedete al vostro assistente digitale conversazionale di telefonare al vostro ristorante preferito. Gli dite in quale sera, a quale orario e per quante persone. Questo effettua la telefonata e parla con il chatbot del ristorante che verifica se in quella data è disponibile un tavolo, all’ora e per i partecipanti richiesti.

E’ tutto sommato un’operazione facile, perché entrambe le AI si muovono in un contesto altamente codificato. Anche se ci fossero delle richieste un po’ particolari, come avere un seggiolino per un bambino, essere posizionati vicino all’ingresso o lontano dal bagno, o verificare che il ristorante faccia piatti vegani o senza glutine, restiamo nel campo di tutto quello che può essere facilmente codificato.

Quello che suonerebbe bizzarro sarebbe l’interazione tra due algoritmi usando il linguaggio umano. Tutta quella infrastruttura di cortesie, dialogo e risposte che, ai nostri fini, sarebbero completamente inutili. Salvo che, per le due AI, operare in questo modo richiede, al contrario uno sforzo non indifferente. Ogni richiesta che facciamo, per esempio, a ChatGPT o Bard o simili sappiamo che genera utilizzo di capacità computazionale, consumo di energia diretta e per il raffreddamento dei potentissimi data center che ospitano i server. Se moltiplichiamo questa interazione, e tutte quelle simili e possibili, per milioni o miliardi di casi otteniamo uno spreco notevole. Per fare una prenotazione, se i due chatbot si scambiassero meramente delle richieste in un formato più snello e comprensibile anche solo alle macchine sarebbe molto meglio.

Eppure stiamo andando nella direzione di creare personaggi “fittizi” generati dall’AI per una pletora di motivi. Ma a che pro?

METAVERSO

Per esempio, per il metaverso. A fine 2022, quando l’AI generativa non era ancora l’hype del momento, scrissi che paradossalmente il vostro prossimo migliore amico potrebbe non esistere fisicamente. Perché i gestori dei vari metaversi, pur di non lasciarli vuoti e spopolati, avrebbero creato dei personaggi, dotati di un proprio carattere e di caratteristiche conversazionali in grado di intrattenere gli umani.

Nel caso di Meta, il CEO Mark Zuckerberg ha ampliato il cast di personaggi AI con cui gli oltre 3 miliardi di utenti del gigante tecnologico possono interagire sulle popolari piattaforme Meta come Facebook, Instagram, Messenger e WhatsApp. Questi personaggi sono basati su celebrità, atleti e artisti reali, tra cui il musicista Snoop Dogg, la famosa Kylie Jenner, l’ex-quarterback Tom Brady, la stella del tennis Naomi Osaka, Paris Hilton e la celebre scrittrice inglese Jane Austen. Intelligenze al silicio, non i personaggi reali.

La startup Charachters.ai permette ai suoi utenti di creare e personalizzare dei chatbot, la stessa OpenAI sta aprendo alla possibilità di crearsi i propri GPT, su Instagram è da poco comparsa una modella interamente artificiale e così via. Per ora dialogano con gli umani, ma potrebbero anche farlo tra di loro.

SMALLVILLE

E comunque, siamo già andati molto oltre. A Ottobre 2023, il magazine WIRED ha gestito una società simulata di 25 agenti AI che vivevano la loro vita quotidiana a Smallville, un villaggio con servizi quali un college, negozi e un parco. I personaggi chiacchieravano tra loro e si muovevano in una mappa che assomigliava molto a quella di un gioco elettronico. Tra i personaggi della simulazione di WIRED c’erano una pittrice di acquerelli di 68 anni che per la maggior parte delle volte si dedicava alla casa; una professoressa che spesso aiutava i figli a fare i compiti; negozianti e molti altri personaggi.

I personaggi di questo mondo simulato sono stati alimentati dal modello linguistico GPT-4 di OpenAI, ma il software necessario per crearli e mantenerli è stato reso disponibile da un team dell’Università di Stanford. Quindi non esattamente un gioco, ma un’esplorazione delle interazioni realizzata da professionisti. La ricerca ha mostrato come i modelli linguistici possano essere utilizzati per produrre un comportamento sociale affascinante e realistico, anche se piuttosto semplicistico. È stato divertente vederli iniziare a parlare con i clienti, fare pisolini e, in un caso, decidere di avviare un podcast.

FOCUS GROUP

Ma non finisce qui. La società Fantasy ha creato dei “focus group”, composti sia da intervistati umani che chatbot e li ha fatti operare insieme su un certo prodotto o su delle idee. Con il committente che si è seduto ad osservare le interazioni fra le varie parti. Mentre gli esseri umani ovviamente, dopo un po’, si stancavano di rispondere alle domande, le AI invece continuavano senza sosta o esitazione. Gli “uomini sintetici” sono stati in grado di coinvolgere quelli in carne ed ossa e spingerli ad esplorare soluzioni creative e commentare il tema oggetto del focus group. Niente male.

Provate a replicare questa logica nel mondo del marketing e delle ricerche di mercato. Qualcuno costruisce un data set con le esperienze d’acquisto dei consumatori e con le loro preferenze, lo tiene aggiornato e lo vende potenzialmente all’infinito a chi fa le analisi di mercato, senza che questi debba rivolgersi ad esseri umani reali. Basta “intervistare” un consumatore artificiale costruito ad-hoc. Che ovviamente è molto meno costoso. E chi lo intervisterà? Probabilmente un altro algoritmo. In pratica, un digital twin del consumatore.

A seguito di queste evoluzioni, ritengo che diventi sempre più importante, se non proprio imperativo, l’obbligo di chi manipola i fili di queste AI, di comunicare agli esseri umani se stanno interagendo con persone vere o righe di codice. Perché la fiducia è uno dei paradigmi dell’interazione umana e, con queste tecnologie, potrebbe essere violata facilmente.


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I LIBRI CHE HO SCRITTO

“Next” è un’entusiasmante antologia che esplora le tecnologie emergenti, le scoperte scientifiche e le visioni che plasmeranno il nostro prossimo decennio. Frutto della raccolta degli scritti dell’autore dall’autunno del 2022 all’intero anno 2023, il libro offre una prospettiva unica sulle tendenze tecnologiche che potrebbero definire il nostro futuro.
Il titolo “Next” è scelto con attenzione, riflettendo l’idea che le tecnologie e i fenomeni discussi nel libro potrebbero rivelare il loro pieno potenziale nel corso del prossimo decennio. L’autore, con uno sguardo critico e senza inutili hype, esplora tematiche che vanno dalla crionica alle interfacce cervello-computer, dal futuro del volo all’inseminazione delle nuvole per far piovere, dall’agricoltura di precisione al cibo stampato in 3D, e davvero molto altro ancora.
Un punto di forza del libro è l’attenzione dedicata a tecnologie di nicchia e argomenti meno mainstream, rendendo la lettura un’esperienza avvincente e informativa. Attraverso numerosi esempi di persone, startup, applicazioni e progetti concreti, l’autore illustra come le visioni del futuro si stiano già realizzando in vari settori. Il libro non è una mera speculazione filosofica, ma un racconto avvincente di come le cose stiano accadendo ora, sottolineando che il futuro è già qui.