Abbigliamento intelligente e sorveglianza

Lo spazio dei curiosi di futuro

Abbigliamento intelligente e sorveglianza

S.8 Ep.173 – Abbigliamento intelligente e sorveglianza

News dal futuro

  • Kernel: il futuro del Fast-Casual Vegetariano – robot chef e la sfida della ‘great resignation’ nel mondo della ristorazione
  • Solaris sull’Acqua: la rivoluzionaria Iniziativa della Gila River Indian Community per l’energia pulita e il risparmio idrico
  • L’evoluzione dei pagamenti nel Regno Unito: analisi del Future of Payments Review e prospettive digitali
  • Predire le onde anomale: l’Intelligenza Artificiale come guardiana dei mari
  • Tra opportunità e etica: il lato oscuro dell’IA Generativa nel mondo del lavoro

Approfondimenti

  • Abbigliamento intelligente e sorveglianza
  • Micromobilità: 280 milioni di ebike

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NEWS DAL FUTURO

A New York, Steve Ells, già fondatore di Chipotle, nota catena di ristoranti a stelle strisce, sta lanciando Kernel, un ristorante vegetariano fast-casual con almeno 15 sedi entro il 2024, per lo più gestite da robot. Questa è la novità intrigante. Ogni sede, di appena 100 metri quadrati, impiegherà tre lavoratori umani, puntando all’efficienza affidata ai robot per tutte quelle attività che oggi possono già fare. Il menu sarà basato su panini e insalate vegetariane.

Ells ha posto l’accento sulla sicurezza alimentare e l’igiene che i robot possono garantire e ci crede talmente tanto che ha investito 10 milioni di dollari dal suo patrimonio personale, mentre altri 36 proverranno da investitori. Sebbene alcuni vedano dei vantaggi nell’automazione, i critici sostengono che il tocco umano nell’esperienza culinaria e di servizio sia essenziale. Non sappiamo chi ha ragione, sicuramente esiste una fascia di potenziali consumatori intrigati dalla preparazione e dal servizio al tavolo da parte di robot.

Un sondaggio condotto dal National Restaurant Association nel 2021 ha rivelato che il 72% dei proprietari di ristoranti negli Stati Uniti riteneva difficile o molto difficile trovare personale qualificato. Il tasso di rotazione del personale nel settore della ristorazione è generalmente alto. Secondo dati del Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti, il tasso di separazione volontaria nel settore alberghiero e della ristorazione era superiore al 75% nel 2020. Insomma, manca personale, quello che c’è scappa, il famoso fenomeno della “great resignation” ha colpito il settore nel periodo post-covid… saranno i robot a colmare il vuoto?

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IMPIANTI FOTOVOLTAICI

La Gila River Indian Community ha annunciato di aver avviato la costruzione di un impianto fotovoltaico che coprirà una parte di un canale di irrigazione a sud di Phoenix, in Arizona. In collaborazione con il Corpo degli Ingegneri dell’Esercito degli Stati Uniti, il progetto prevede la copertura di circa 300 metri di canale con pannelli solari, che non solo produrrebbero energia, ma aiuterebbero a ridurre le perdite d’acqua dovute all’evaporazione. In Arizona, come sapete il clima può essere torrido e la disponibilità di acqua non è un problema trascurabile. Due piccioni con una fava,

Il costo della prima fase è di 7 milioni di dollari. Il progetto è il primo del genere negli Stati Uniti e potrebbe aprire la strada a ulteriori sviluppi, contribuendo a dimostrare l’efficacia dei canali solari nel risparmio idrico ed energetico. La costruzione dovrebbe concludersi nel 2025. Questa iniziativa potrebbe ispirare altre regioni ad affrontare sfide simili in materia di conservazione dell’acqua e produzione di energia pulita. Abbiamo spesso detto che uno dei punti deboli del solare è l’occupazione di suolo destinabile ad altre attività umane. La soluzione potrebbe essere utilizzare spazi utilizzati già per altri scopi?

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FUTURO DEI PAGAMENTI

In Inghilterra è stato appena pubblicato il report intitolato Future of Payments Review. Visto che in UK ogni anno la popolazione utilizza l’infrastruttura del mondo dei pagamenti per muovere circa 100 trilioni di sterline, è interessante vedere si comportano.

Andando dritti al punto, nel 2022 l’86% delle transazioni di pagamento è avvenuta con mezzi digitali. Nel 2012, appena 10 anni prima, era il 44%. Tradotto, gli inglesi ormai pagano quasi tutto con carte (di credito o debito) e digital wallets. Il 75% dei consumatori britannici utilizza le carte almeno cinque volte al mese, rispetto a una media mondiale del 64%. Sebbene la soddisfazione sia elevata, pari all’81% per le carte di carte di debito e del 73% per le carte di credito, c’è l’opportunità di ottimizzare ulteriormente l’esperienza dei consumatori del Regno Unito, ad esempio promuovendo l’uso del contactless o eliminando l’occasionale richiesta del PIN.

I wallet sono lo strumento in maggiore crescita e l’aspettativa è che Google ed Apple Pay, oltre a Paypal presto acquisiranno la leadership, superando persino le carte fisiche. Il 53% dei consumatori già dichiara che usa di più questi mezzi digitali rispetto alle carte. Il trend è segnato.

8 milioni di individui, al contrario, continuano a preferire il contante e 3 milioni non hanno altre opzioni. La chiamano “digital exclusion” e riguarda principalmente anziani e redditi particolarmente bassi che non riescono ad ottenere una carta dai servizi bancari e finanziari. Un bacino che in parte non usa gli strumenti digitali per abitudine, in parte vorrebbe, ma non può.

Numeri davvero interessanti, che indicano la direzione per tutti nel futuro, seppur con modi e velocità diversi da paese a paese.

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ALGORITMI ED ONDE ANOMALE

Parlando di vero “tech for good”, un team di scienziati dell’Università di Copenaghen ha sviluppato un’equazione matematica predittiva per le onde anomale nell’oceano, note come onde rogue o a noi più familiare “onde canaglia”. Queste onde, estremamente grandi e potenti, possono essere pericolose per le imbarcazioni. In generale, i casi di affondamenti sono relativamente rari, ma è chiaro che possono provocare parecchi danni sia ai cargo, ed in condizioni di tempeste ed uragani, aggravare i dati alle città costiere.

Nell’aprile del 1966, un’onda di eccezionali dimensioni colpì il transatlantico italiano Michelangelo durante una burrasca nell’Oceano Atlantico, causando a bordo della nave tre morti e numerosi feriti. Un altro caso famoso è quello della petroliera MS München, scomparsa nell’Atlantico nel 1978. Non ci sono stati sopravvissuti, e la causa dell’incidente non è stata confermata, ma si è ipotizzato possa essere stato causato proprio da onde canaglia. Incredibilmente, una delle prime testimonianze della loro esistenza fu quella della petroliera Esso Languedoc nel 1980. 

Utilizzando intelligenza artificiale e analisi causale, i ricercatori hanno alimentato il sistema AI con dati provenienti da boe galleggianti in 158 luoghi globali, accumulando l’equivalente di 700 anni di informazioni su oltre un miliardo di onde. L’equazione risultante può calcolare la probabilità di formazione di onde rogue, offrendo un potenziale ausilio per la navigazione marittima, consentendo alle compagnie di spedizioni di valutare il rischio e pianificare rotte alternative. La ricerca è stata pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences.

L’aspetto davvero interessante di questa notizia, a mio avviso, non è nemmeno il perfezionamento dell’algoritmo in sé. Quanto il fatto che, nonostante abbiamo una conoscenza piuttosto limitata di come e quando si formano le onde anomale, grazie all’AI ora disponiamo di un metodo previsionale. Analizzando i pattern l’AI può fare previsioni, anche se noi non conosciamo bene la relazione causale dietro un fenomeno. A quanti campi si potrebbe applicare questo approccio? E con quanti e quali benefici?

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AI SUL POSTO DI LAVORO

Un nuovo studio condotto da Salesforce su oltre 14.000 lavoratori in 14 paesi ha rivelato che il 28% degli impiegati utilizza attualmente l’intelligenza artificiale generativa sul posto di lavoro, con oltre il 50% che lo fa senza l’approvazione formale dei datori di lavoro. Il 32% si aspetta di utilizzare vari strumenti in questo campo in futuro, indicando una crescita dell’adozione della tecnologia.

Tuttavia, il 64% dei lavoratori ha ammesso di presentare come propria la produzione generata dall’intelligenza artificiale, e il 41% sarebbe disposto a esagerare sulle proprie competenze in materia per ottenere opportunità lavorative. Ma, più che altro, il 70% dei lavoratori a livello globale non ha mai ricevuto formazione sull’uso sicuro ed etico dell’AI generativa.

Le politiche sull’uso della cosiddetta GenAI variano tra i settori, ma il 39% dei lavoratori afferma che i loro datori di lavoro non hanno opinioni chiare sull’uso dell’AI generativa in ufficio. Di fatto, il 71% dei lavoratori ritiene che l’uso della GenAI li renda più produttivi, e quasi il 60% dichiara che li rende più impegnati sul lavoro. In termini di benefici di carriera, il 47% crede che padroneggiare l’intelligenza artificiale generativa li renderebbe più richiesti sul mercato del lavoro.

Ricordo che poco tempo fa in molti esprimevano preoccupazione sull’uso dell’AI da parte degli studenti per realizzare scritti, tesine e ricerche. Con minore sforzo. Ovviamente non era un problema degli studenti, ma di tutti. Scusate, ma da un secolo, l’unico mantra della società capitalistica moderna è stata la “produttività”, ed ora che ci sono strumenti per aumentarla ulteriormente, la critichiamo? ChatGPT e gli altri strumenti non vanno demonizzati o proibiti, vanno insegnati!

EXTREME FUTURE

In un mondo sempre più connesso con la tecnologia, la convergenza tra moda e sorveglianza può sembrare un’accoppiata improbabile. Tuttavia, alcuni recenti sviluppi suggeriscono il contrario. Il governo degli Stati Uniti ha investito 22 milioni di dollari in abiti intelligenti per la sorveglianza, noti come SMART ePANTS, destinati a rivoluzionare le operazioni delle agenzie di intelligence, antiterrorismo e sicurezza nazionale. Al di là delle loro applicazioni immediate, il futuro degli indumenti intelligenti e della sorveglianza è molto promettente, anche se solleva questioni sulla privacy, l’etica e l’innovazione. Cerchiamo di scoprirne di più.

Il progetto SMART ePANTS rappresenta un’iniziativa finanziata dall’Intelligence Advanced Research Projects Activity (IARPA) per creare tessuti intelligenti. La IARPA è un’agenzia nota per il suo impegno nei programmi di ricerca ad alto rischio e ad alto rendimento, non necessariamente militari, come la più famosa DARPA. Questi indumenti sono progettati per integrare perfettamente la tecnologia e fornire informazioni in tempo reale, garantendo al contempo il comfort e la mobilità di chi li indossa.

Ma come funzionano in concreto questi indumenti? Vedranno integrati nei tessuti dispositivi audio e video, sensori di geolocalizzazione e molti altri sensori, anche a contatto con il corpo umano. In più dovranno avere la comodità, piegabilità e lavabilità dei normali tessuti. Inserendo questi dispositivi direttamente negli indumenti, il personale dell’Intelligence Community sarà in grado di registrare informazioni dall’ambiente circostante a mani libere, senza dover maneggiare altri dispositivi che possono risultare scomodi, ingombranti e rigidi. Di conseguenza, il personale avrà una maggiore libertà di movimento, migliorando così i tempi di risposta in circostanze difficili.

Roba da 007? Non esattamente. Una fusione di tessuto ed elettronica, ha implicazioni di vasta portata. Certo, ne potrebbero essere dotati gli agenti della CIA o dell’FBI, ma più in generale sono destinati ad aiutare i primi soccorritori in ambienti pericolosi e ad alto stress, pensate ai pompieri o la protezione civile, piuttosto che a rilevare dati dalle scene del crimine, senza perdersi nemmeno un dettaglio. Oppure potrebbero sostituire le tradizionali telecamere di cui sono dotati gli agenti di polizia.

In sostanza, l’ambizione è quella di creare una tecnologia indossabile che si integri perfettamente nell’abbigliamento. L’obiettivo finale è che questi tessuti intelligenti diventino discreti come gli indumenti stessi, inaugurando una nuova era in cui questa tecnologia diventa parte integrante della nostra vita quotidiana. Per comprendere il futuro dell’abbigliamento intelligente, è essenziale distinguere tra due categorie: i tessuti intelligenti attivi e passivi.

I tessuti intelligenti passivi già offrono funzionalità che vanno oltre l’abbigliamento convenzionale. Ma lo fanno in maniera “statica”, in funzione delle loro caratteristiche di fabbricazione. Per esempio, parliamo di tessuti che proteggono dai raggi UV, evitando a chi li indossa radiazioni solari nocive, oppure materiali che assorbono l’umidità e mantengono l’utilizzatore asciutto e comodo durante le attività fisiche.

A differenza dei tessuti intelligenti passivi (PST), come il Gore-Tex®, che si basano sulla loro struttura per funzionare, gli AST, al contrario, utilizzano l’energia per alimentare sensori e attuatori integrati che rilevano, memorizzano, interpretano e reagiscono alle informazioni provenienti dall’ambiente.

Gli Active smart textiles (AST) sono indumenti che rispondono e si adattano ai cambiamenti dell’ambiente esterno o agli input dell’utente. Questi tessuti incorporano tipicamente sensori e fili, collegandoli a software e applicazioni che migliorano l’esperienza di chi li indossa. Ad esempio, gli indumenti AST potrebbero regolare il loro isolamento in risposta alle condizioni atmosferiche o monitorare i segni vitali per scopi sanitari. Una cosa che un tessuto anche intelligente, ma passivo, non può fare.

I recenti progressi nel campo dei tessuti intelligenti esemplificano il potenziale di questo settore in espansione. Nel 2022, i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno sviluppato uno straordinario tessuto AST. Questo tessuto aderente è in grado di rilevare la postura e i movimenti di chi lo indossa, rendendolo prezioso per applicazioni come la fisioterapia. Può anche essere integrato in scarpe intelligenti per tracciare l’andatura di persone che imparano a camminare di nuovo dopo un infortunio. Non è solo un tema di sensori quindi, ma anche di software che danno un senso immediato ai dati raccolti.

Potrebbero avere un ruolo nel rivoluzionare l’assistenza sanitaria e la riabilitazione. Immagina un futuro in cui il tuo abbigliamento non solo offre comfort e stile, ma contribuisce attivamente al tuo benessere e al tuo recupero. Pensate ad una persona che ha un qualche tipo di malattia che deve essere monitorata continuamente, per intervenire subito in caso di problemi. Immagino tutto quello che può essere collegato alla rilevazione della pressione sanguigna, del livello di zuccheri, del funzionamento del cuore… non una cosa da poco. Certo, potremmo pensare che basterebbe un orologio per fare queste cose, ed è già abbastanza vero, ma le potenzialità di un tessuto che sta a contatto con molte parti del corpo, mi sembra più intrigante di una cosa che portiamo solo al polso.

Mentre navighiamo nell’entusiasmante panorama dell’abbigliamento intelligente e della sorveglianza, è indispensabile, però, affrontare anche le questioni etiche e di privacy. L’integrazione della tecnologia nel nostro abbigliamento solleva questioni relative alla sicurezza dei dati, al consenso e alla sorveglianza.

Se da un lato gli SMART ePANTS offrono vantaggi significativi alle agenzie di intelligence e sicurezza, dall’altro mettono in luce il delicato equilibrio tra la salvaguardia degli interessi nazionali e il rispetto della privacy individuale. Trovare questo equilibrio sarà una sfida continua che richiederà quadri etici solidi e politiche trasparenti. Perché, fino a che le entità governative o militari vogliono sapere dove si trova un loro agente, quali sono i suoi parametri vitali ed in quale contesto sta operando, mi sembra tutto normale.

Ma l’adozione di massa degli indumenti intelligenti potrebbe portare a un aumento delle capacità di sorveglianza verso le persone comuni, da parte dei governi, ed anche da parte di enti privati. La raccolta di dati comportamentali in tempo reale solleverà preoccupazioni circa il potenziale di abuso e di utilizzo improprio di queste informazioni. Senza contare il rischio di hackeraggio. Se l’abbigliamento è connesso, e monitora un cardiopatico… provate a immaginare cosa succederebbe se lanciasse un falso allarme sulla sua salute. O, addirittura non prendesse di mira un individuo, ma la massa degli utilizzatori con quel problema. Un evento del genere rischierebbe di paralizzare una città, bloccare i treni o far atterrare in emergenza gli aerei!

In conclusione, la convergenza tra moda e tecnologia offre possibilità illimitate. Ma come sempre, da una grande innovazione derivano grandi responsabilità.


VIDEO


APPROFONDIMENTI

IARPA – SMART ePANTS

15 Robot-Run Kernel Restaurants Are Opening From Chipotle’s Founder – Eater NY

Arizona Tribal community to cut irrigation canal water losses with solar canopy – pv magazine USA (pv-magazine-usa.com)

Future_of_Payments_Review_report.pdf (publishing.service.gov.uk)

64% of workers have passed off generative AI work as their own | ZDNET

AI unlocks the formula for predicting monster waves at sea (interestingengineering.com)


I LIBRI DI THE FUTURE OF