Puntata #Speciale fine 2019

Futuro, Startup, Fundraising & Venture Capital

Quali segnali di futuro ci lascia il 2019?

I semi di futuro che abbiamo visto nel 2019

In questa puntata speciale di fine 2019 esploro gli eventi tecnologici di quest’anno che possiamo considerare semi per il futuro. Germoglieranno? Ambiente, intelligenza artificiale, ricerca medica, pubblicazioni scientifiche, nuove soluzioni per l’alimentazione… ecco cosa ci ha fatto emozionare negli scorsi 12 mesi.

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I semi di futuro che abbiamo visto nel 2019

Una famosa canzone recitava “cosa resterà di questi anni ottanta”, forse ve la ricordate. Allo stesso modo, ho pensato: ma se ci ponessimo fra un decennio per esempio, cosa ricorderemmo davvero di questo 2019 dal punto di vista della tecnologia che ha aiutato a costruire il futuro?

Chiaramente i temi clou dell’anno sono stati tanti e non è facile costruire un podio, quindi ho provato a suddividere i vari argomenti in macro-categorie, e se volete, potete scrivermi e raccontarmi voi cosa vi ha colpito e se, eventualmente ho dimenticato qualcosa.

Il primo filone senza ombra di dubbio è stato quello ambientale, dove chiaramente la tecnologia è solo un tassello di una storia più grande che riguarda anche la scienza, e, soprattutto, la politica.

Forse una delle notizie più significative dell’anno riguarda il fatto che la CITE Research ha condotto un sondaggio per Vivint Solar e ha rilevato che il 70% degli americani sosterrebbe un mandato nazionale che richiede l’installazione di pannelli solari su tutte le case di nuova costruzione. In un altro sondaggio della Morning Consult di Aprile, due intervistati su tre hanno detto che sarebbero d’accordo che gli USA si impegnassero a generare il 100% dell’energia da fonti rinnovabili entro 10 anni. Tutte rose e fiori? Per nulla, perché in un terzo sondaggio, solo un americano su tre ha detto che sarebbe disposto a pagare una tassa di soli 100 dollari per motivi ecologici e solo la stessa percentuale di persone, uno su tre, si è detto disposto a scambiare il proprio veicolo inquinante con uno elettrico.

Se la politica governativa americana, purtroppo, ha letteralmente ritirato gli USA dagli impegni presi a Parigi durante la Cop21, comunque dal basso qualche segnale positivo arriva, la gente almeno iniziato a capire che l’abbandono dei combustibili fossili è una buona strada.

Un messaggio, quello del solare, potenziato dalla decisione del governatore della California, Gavin Newsom che ha firmato a settembre la legge sulla protezione finanziaria per gli investimenti dei consumatori nell’energia solare sui tetti. Tradotto in pratica? si tratta del divieto per le città e le contee di tassare l’energia generata dai pannelli solari sui tetti da parte di proprietari di case e imprese. Una posizione da apripista tipica della California, che proprio nel 2019 raggiunge l’obiettivo di 1 milione di pannelli solari sui tetti, iniziativa nata 13 anni fa, quando il governatore era ancora il famoso Arnold Schwarzenegger. Oggi negli USA i pannelli solari stanno diventando così economici, che un articolo apparso in rete qualche mese fa, mostrava come si stia diffondendo la moda di installarli addirittura in verticale come recinzioni tra le proprietà terriere. Interessante. 

Si è poi accodato l’immancabile Elon Musk, che ha tradotto l’argomento solare alla sua solita visionaria maniera: “l’energia solare è un Gigawatt per kmq! Tutto ciò che serve è una zona di 100 x 100 miglia in un angolo deserto dell’Arizona, Texas o Utah o in qualsiasi altro posto, per alimentare l’intero territorio degli Stati Uniti.” Quello di Elon non è un parere esattamente disinteressato, visto che è co-fondatore della SolarCity, una società che a quanto pare è responsabile di circa un quarto delle installazioni di pannelli solari sui tetti delle case degli interi Stati Uniti; ma che il solare sia una strategia cruciale ed indispensabile per il futuro è un dato di fatto.

Passando all’altra superpotenza, la Cina, va segnalata come importante, anche la decisione del governo di non finanziare più, a partire dal 2020, la costruzione di alcun impianto di produzione di autoveicoli, a meno che non siano elettrici. La Cina è controversa, le notizie vanno sempre prese un po’ con le pinze, ma tra le tante novità ambientali-tecnologiche del dragone, a me è piaciuta molto la realizzazione di una torre alta 100 metri, forse non bellissima da vedersi, che purifica ogni giorno 10 milioni di metri di cubi di aria e che ha migliorato la qualità dell’aria in un’area di dieci chilometri quadrati.

Io non sono un tecno-fideista, cioè non penso che la tecnologia sia deputata a risolvere tutti i problemi che ci stiamo auto-infliggendo con condotte politiche sbagliate, ma il filone delle soluzioni innovative per migliorare l’ambiente è vastissimo e la storia della torre è solo uno dei tanti piccoli esempi che vediamo spuntare ogni giorno. Un giorno da celebrare in quest’ottica è stato il 31 Agosto, quando la Colombia ha piantato in un solo giorno 200.000 nuovi alberi ed annunciato il progetto di arrivare a 180 milioni nei prossimi 4 anni. Staremo a vedere, ma niente male. Non sono state da meno le Filippine, che hanno passato una legge, in virtù della quale ogni studente che si vuole laureare, per raggiungere l’agognato titolo di studio, deve prima aver piantato almeno 10 alberi. Intrigante e, volendo, facilmente replicabile quasi in ogni parte del pianeta.

Guardando al tema ambientale da un punto di vista un po’ più alto, due fatti mi hanno particolarmente colpito nel 2019. La diffusione del termine “antropocene” ed il fatto che un movimento sempre più vasto di think tank stia cominciando a teorizzare che le condotte sbagliate in tema ambientale debbano essere considerate un crimine verso l’umanità.

Se questo concetto credo si spieghi bene da solo, anche se meriterebbe parecchie riflessioni, il concetto di antropocene va raccontato meglio. David Attemborough ha detto: “L’olocene è finito. Il Giardino dell’Eden non c’è più. Abbiamo cambiato il mondo così tanto che gli scienziati dicono che siamo in una nuova era geologica: l’Antropocene, l’era dell’uomo…”. In parole povere chiamiamo antropocene questa nuova era che inizia dal momento in cui, scientemente, l’attività umana sul pianeta ha cominciato a modificarne il clima e la struttura. Convenzionalmente si è deciso di far partire questo periodo dal giorno in cui gli americani hanno sganciato la bomba atomica su Hiroshima. Quindi è già un po’ che stiamo vivendo nell’antropocene e fino a poco tempo fa non ce ne eravamo nemmeno accorti.

Il tema è molto serio ed importante, ma io ci vedo una certa ironia nel lanciare proprio ora l’era dell’uomo, proprio ora che le meraviglie dell’intelligenza artificiale si ripromettono addirittura di sostituirlo. Se si realizzeranno le visioni distopiche di macchine collegate tra loro che rimpiazzano l’uomo, l’antropocene rischia di essere ricordato come una delle più brevi ere geologiche della storia.

Ed eccoci quindi all’intelligenza artificiale, che è probabilmente l’altro super argomento di questo 2019. E non vorrei deludere i catastrofisti, ma qui di macchine in grado di prendere il posto dell’uomo non troviamo neanche l’ombra, anche se la sensazione è quella di cominciare ad essere circondati.

L’argomento AI maggiormente discusso dal pubblico nel 2019 è stato quello delle immagini di volti animati a partire da una singola foto o da qualche scatto appena; impressionante lavoro realizzato dai Samsung AI Lab. Un lavoro che segue il filone della creazione di volti umani perfetti, ma di persone che non esistono ad opera di Nvidia. Era l’esperimento thispersondoesnotexist.com che tanto ha fatto parlare di se. E poi replicato con interi corpi in movimento. Sullo stesso filone anche l’algoritmo che a partire da immagini di facce con un livello di dettaglio di appena 16 x 16 pixel risale ad un volto con livello di definizione fotografica, raggiungendo livelli di approssimazione della realtà davvero incoraggianti.

La famosa azienda produttrice di processori grafici e componentistica per consolle ci hai poi regalato un algoritmo incredibile che a partire da un semplice sketch grossolano di un paesaggio trasforma il disegno a grandi linee in una foto con dettagli e realismo praticamente fotografici.

E’ nuovamente abbastanza ironico se ci pensate che le notizie mainstream che riguardano l’intelligenza artificiale sembrano avere a fare con immagini, video e volti, proprio nell’anno in cui il mondo si frattura letteralmente in due sul riconoscimento facciale. Mentre in Cina esplode il sistema di scoring sociale che il governo alimenta anche con i dati provenienti dalle telecamere ed i cinesi che vogliono attivare i servizi mobile sul loro smartphone devono sottoporsi ad uno scanning facciale, il mondo occidentale sta progressivamente bannando questa tecnologia. Ancora una volta è pioniera la California che esclude l’uso della soluzione, come prova in tribunale. Il riconoscimento facciale è ancora molto debole, se lo volete usare nei vostri contesti privati, in negozio o per la sicurezza aziendale fate pure, ma in mano al legislatore o ai tribunali rischierebbe di mettere davvero a repentaglio l’espressione delle libertà civili. Ne sono la dimostrazione l’invenzione di un algoritmo che cerca di matchare i volti di persone visti in film pornografici con i volti dei profili su Facebook per associarli. Una cosa di una idiozia incomprensibile. Oppure l’uso che ne fanno le autorità cinesi per distinguere le persone di razza Uiguri dalla maggioranza Han. Incredibilmente pericoloso. Non c’è allora da stupirsi che la prima cosa che hanno fatto gli studenti in protesta ad Hong Kong sia stato abbattere le torrette che sorreggevano le telecamere per il riconoscimento facciale.

Ma tornando all’intelligenza artificiale, ci sono ambiti dove stanno accadendo cose positive che meritano di essere narrate, anche per evitare di banalizzare quello che la tecnologia è, rispetto a come viene raccontata un po’ malamente al pubblico. 

Forse la notizia dell’anno sull’AI, semplice, realistica, ma comunque fondata su studi seri della University Hospitals Birmingham NHS Foundation è che l’AI ha raggiunto le stesse performance umane nel fare diagnosi mediche basate su immagini. Poca roba direte forse voi, ma considerato che in futuro molto breve faranno anche meglio, se l’AI avesse anche solo l’1% di probabilità in più del mio medico umano, di scovare un brutto male nascosto nel mio corpo, mi ci affiderei senza esitazioni. 

Proprio uno studio specifico sul tema del cancro ai polmoni ci ha raccontato come lo screening AI fosse accurato nel 94% dei casi e funzionasse anche meglio di quanto erano in grado di fare esperti radiologi.

Considerato che sempre quest’anno la University of California di San Diego ha sviluppato un algoritmo che fa le diagnosi sui pazienti pediatrici meglio dei dottori umani, anche se per ora solo meglio dei medici più giovani, la tendenza mi pare molto chiara. Il mondo della diagnosi fra un po’ di tempo, non sarà più terreno per esseri umani, con buona pace del Dottor House che ci ha incantato per un decennio.

E per dare ulteriore speranza, va ricordato anche l’esperimento nel quale l’AI ha permesso ad una persona paralizzata di ‘scrivere a mano’ con la mente. Un volontario paralizzato dal collo in giù immaginava di muovere il braccio per scrivere ogni lettera dell’alfabeto. Il computer poteva leggere le frasi immaginate del volontario con una precisione di circa il 95% ad una velocità di circa 66 caratteri al minuto. Meraviglioso.

Cosa resterà ancora di questo 2019? Tra la grande quantità di notizie provo ad elencarvi la mia personalissima top 10 degli altri argomenti che mi hanno fatto emozionare, sperare e continuare a pensare che il futuro sia davvero “pieno di possibilità”.

Uno. Gli scienziati sono stati in grado di trasformare con successo le cellule tumorali del seno in grasso per impedire che si diffondessero. Geniale. La ricerca era e deve restare un pilastro del nostro futuro.

Due. Un report ha previsto che la carne a base vegetale sta per diventare più economica della carne animale. La produzione di Beyond Burgers utilizza il 99% in meno di acqua, il 93% in meno di terra, crea il 90% in meno di emissioni di gas serra e richiede il 46% in meno di energia rispetto alla produzione di hamburger di manzo. Mi spiace, ma pur restando amante di una bella bistecca, il futuro è qui.

Tre. Bill Gates ha avvertito che non si sta prestando sufficiente attenzione al tema dell’editing dei geni, una nuova tecnologia che potrebbe peggiorare ulteriormente le disuguaglianze: “il più importante dibattito pubblico che non abbiamo avuto abbastanza ampio“. Ha perfettamente ragione.

Quattro. E intanto, mentre Gates dibatte, i lavoratori di Microsoft protestano contro l’accordo militare HoloLens da 480 milioni di dollari: “Non abbiamo firmato per sviluppare armi“. L’amministratore delegato Satya Nadella ha difeso l’accordo in un’intervista alla CNN, sostenendo che Microsoft ha preso una “decisione di principio” di non negare la tecnologia alle “istituzioni che abbiamo eletto nelle democrazie per proteggere le libertà di cui godiamo“. La prossima partita di Call of Duty ricordate che qualcuno in questo momento nel mondo sta usando la stessa tecnologia per ammazzare una persona vera.

Cinque. Anche questo non è stato l’anno della realtà virtuale. C’è bisogno di aggiungere altro? In attesa dell’ennesimo abilitatore, questa volta il 5G con la sua bassa latenza, penso che mi potrò dimenticare della realtà virtuale anche per il prossimo decennio.

Sei. Qualcosa si muove nel mondo delle pubblicazioni scientifiche. Vi è chiaro che le nostre tasse vanno sotto forma di bandi a ricercatori che pubblicano la loro attività scientifica, che poi possiamo visionare solo pagando (di nuovo) ai grandi publisher? Nel settembre 2018 è stato lanciato il Plan S, un programma sostenuto dall’Europa per rendere obbligatorio l’accesso aperto immediato (il cosiddetto open access) alla letteratura scientifica: quest’anno 16 finanziatori in 13 Paesi hanno aderito. In questa forma o altre, questa sarà una delle battaglie culturali più importanti del prossimo decennio.

Sette. Primo indizio che l’età biologica del corpo può essere invertita. In un piccolo studio clinico, i farmaci sembravano ringiovanire l'”orologio epigenetico” del corpo, che traccia l’età biologica di una persona. I dati non sono particolarmente solidi, visto il ristretto campione di persone usate e l’assenza di un gruppo di controllo, però è indice della rincorsa che la scienza sta prendendo sull’argomento. E dopo la rincorsa di solito c’è il salto.

Otto. E’ stata restituita, almeno parzialmente, la vista a sei persone non vedenti attraverso un impianto che trasmette immagini video direttamente al cervello. Gli esperti medici parlano di “cambiamento di paradigma”, visto che l’impianto trasmette immagini video direttamente alla corteccia visiva, bypassando l’occhio e il nervo ottico. Ne ho parlato nell’ultima puntata della prima stagione di The Future Of, che è la più ascoltata di sempre, evidentemente questa notizia è piaciuta molto anche a voi.

Nove. La Polizia di Stato del Massachusetts è la prima agenzia di polizia del paese ad utilizzare il robot a forma di cane della Boston Dynamics, chiamato Spot. Sta sollevando domande da parte dei sostenitori dei diritti civili su quanta sorveglianza ci dovrebbe essere sui programmi di robotica della polizia. Mi ricorda qualcosa e non è niente di buono.

Dieci. Per la prima volta, i ricercatori che utilizzano Hubble hanno rilevato tracce di vapore acqueo nell’atmosfera di un pianeta al di là del nostro sistema solare che risiede nella “zona abitabile”. E’ sempre più probabile che nel prossimo decennio scopriremo finalmente un pianeta con tutte le caratteristiche utili per la vita. E quasi certamente sarà dannatamente lontano.

Con questi spunti, che non hanno la pretesa di essere esaustivi, chiudo il 2019 e vi auguro un meraviglioso 2020 pieno di soddisfazioni personali e professionali, oltre che di riflessioni e ragionamenti sul nostro futuro.

 

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