News dal futuro #88

Il podcast ed il blog che parlano del nostro futuro

Mobile device forensic AI e matrimoni proposta Ackman chatbot dal passato ologrammi fase 2 Forest Service

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Mobile device forensic AI matrimoni proposta Ackman chatbot passato ologrammi fase 2 Forest Service

Il menù di questa puntata:

  • mobile device forensic, software per estrarre i dati dagli smartphone;
  • in Giappone l’intelligenza artificiale aiuta i singles ad incontrarsi;
  • la proposta di Bill Ackman che propone un’alternativa al basic income;
  • un brevetto Microsoft per realizzare chatbot con le caratteristiche precise di una persona;
  • il punto sugli ologrammi e su un’innovazione fresca fresca in materia, PORTL, che vi lascerà a bocca aperta;
  • come la tecnologia può aiutare il Forest Service a prevenire e gestire gli incendi.

Se avete 1 minuto vi invito a compilare il questionario di The Future Of sul comportamento d’ascolto dei podcast
https://intoway.net/w/?bi=705#p/1039

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Benvenuti o bentornati a The Future Of: questo è lo spazio dei curiosi di futuro. 

Io sono Andrea Ferrante e vi racconto le tecnologie, i colpi di genio e le discontinuità che potrebbero diventare grandi e plasmare il modo in cui vivremo domani.

Il menù di questa puntata tocca molti argomenti di grande interesse: 

  • vi parlo di mobile device forensic, software per estrarre i dati dagli smartphone e di come il loro uso opaco nella scuole americane sollevi dubbi e problemi;
  • poi un’incursione in Giappone dove l’intelligenza artificiale aiuta i singles ad incontrarsi e risolvere un problema sociale che da quelle parti è una vera e propria crisi nazionale;
  • poi andiamo su temi di più “alti” e vi racconto della proposta di Bill Ackman che vuole superare il trito e ritrito dibattito sul basic income; in modo innovativo ed intelligente;
  • ci tuffiamo poi in un brevetto Microsoft per realizzare chatbot con le caratteristiche precise di una qualche persona specifica, basta avere abbastanza dati!
  • ma non è finita, facciamo il punto sugli ologrammi e su un’innovazione fresca fresca in materia, che vi lascerà a bocca aperta;
  • ed infine chiudiamo parlando di come la tecnologia può aiutare il Forest Service a prevenire e gestire gli incendi, dopo l’apocalisse di distruzione di Ottobre in California. 

Siete pronti? Allora reggetevi forte, allacciatevi le cinture, pronti partenza via.

MOBILE DEVICE FORENSIC

Questa settimana un articolo della rivista tecnologica Gizmodo ha posto l’attenzione sull’uso di software tecnologici per estrarre informazioni dai cellulari degli studenti, usati dalle scuole americane. Da un campione di dati pubblici sulle spese delle istituzioni scolastiche, l’articolo ha rilevato come molte abbiano acquistato questi strumenti negli ultimi anni.

Si tratta di una tecnologia di estrazione di dati, eventualmente anche già cancellati dal dispositivo, che originariamente è stata sviluppata per un uso da parte di militari e servizi segreti per la lotta al terrorismo ed altri crimini di rilevanza nazionale.

Fino a quando l’uso rimane questo o anche è esteso alle forze dell’ordine locali, il discorso tutto sommato fila via liscio senza esagerate preoccupazioni.

Ma se ad usare questi strumenti sono le scuole nei confronti degli studenti, beh i dubbi sono decisamente più forti. Sicuramente abbiamo negli occhi le immagini di studenti che, anche in anni recenti, sono entrati nei campus americani armati per farsi giustizia ed hanno lasciato dietro di loro una scia di violenza. Anche in questo caso non c’è dubbio che crackare i loro smartphone per cercare di comprendere le dinamiche e le ragioni di questi gesti, sia sacrosanto.

Ma, mano a mano che scendiamo con la gravità degli eventi e, le infrazioni del codice scolastico riguardano una copiatura, una sbronza o anche solo opinioni controverse, dove porre il limite dell’invasività personale, ovviamente è un tema rilevante.

Versioni più costose di questi software permettono una penetrazione più profonda dei dispositivi sfruttando anche potenziali vulnerabilità, o forse addirittura consentono di bypassare completamente i codici di accesso. Alcuni produttori di queste soluzioni offrono strumenti di analisi cloud che utilizzano le credenziali di accesso memorizzate sul dispositivo di destinazione per scaricare i dati dai servizi collegati. Quindi dai social network, dai servizi bancari e finanziari e chissà quanti altri ancora.

Le scuole chiaramente tendono a specificare che disporre di questi strumenti serve ad assistere gli studenti, proteggerli da eventuali frodi, intercettare casi di prevaricazione o abusi sessuali, collaborare con le autorità quando richiesto e quindi, in fin dei conti, andrebbe tutto a loro beneficio. E se negli USA le scuole sono libere di frugare negli armadietti o persino nei veicoli degli studenti, non posso che far notare la differenza tra uno spazio fisico ben preciso ed utilizzato dentro i campus, ed uno digitale dove i temi scolastici si mescolano ovviamente con un’infinità di aspetti della vita privata.

Alcune istituzioni scolastiche hanno specificato che queste analisi possono avvenire solo a fronte di sospetti ben circostanziati e con il consenso dell’interessato. Ma i sospetti son pur sempre sospetti, e una scuola che chiede il consenso ad uno studente, mi sembra che sia in una posizione di forza tale, da scoraggiare qualsiasi diniego, per paura di altre forme di punizione. 

Senza contare che, non v’è chiarezza poi su cosa succede alle informazioni una volta estratte, a chi vanno, come, dove e per quanto tempo vengono conservate e così via. 

Senza fare inutile scalpore, su una notizia che arriva da oltreoceano, in ogni caso l’opacità attorno a queste pratiche non lascia presagire nulla di buono. E poi gli americani criticano il riconoscimento facciale invasivo della Cina… ma questo è un altro tema.

AI E MATRIMONI

Come riportato dal Japan Times, il Gabinetto del Governo intende stanziare 19 milioni di dollari alle autorità locali che gestiscono programmi di incontri per i residenti. Si, stiamo parlando proprio di servizi match-making per far incontrare uomini e donne, con l’obiettivo di aumentare i matrimoni e le nascite nel paese del sol levante.

In totale, circa la metà delle 47 prefetture del paese offre già oggi servizi di incontri e appuntamenti, e alcuni hanno già introdotto soluzioni tecnologiche basate sull’intelligenza artificiale per migliorare questi servizi.

Dal 2000 ad oggi il tasso di fertilità per ciascuna donna è sceso da 2 a 1,4 ed i matrimoni annui sono scesi da 800.000 a 600.000.

Si è partiti da tool che consentono di fare match sulla base di semplici criteri demografici e di localizzazione geografica. Poi sono stati migliorati aggiungendo questionari che consentono di esprimere le proprie preferenze politiche, i gusti, gli obiettivi nella vita, il reddito e chi più ne ha più ne metta. Ora la proposta è quella di migliorare gli algoritmi, grazie ad intelligenze artificiali che dovrebbero scovare per voi il partner perfetto.

E mai come oggi, il momento sembra perfetto per richiedere risorse finanziarie per questi progetti. Il covid, l’isolamento, il distanziamento sociale avrebbero reso ancora più difficile ai cuori solitari incontrarsi e far scoccare la scintilla.

L’obiettivo di riportare il tasso di natalità a livelli più alti per ora è ampiamente fallito, tanto che in Giappone la tematica viene definita una sorta di “crisi nazionale”.

L’amministrazione giapponese ha introdotto nuove misure per cercare di incoraggiare l’educazione dei bambini, comprese alcune strutture gratuite di assistenza prescolare. Tuttavia, altri sostengono che le prospettive di lavoro instabili per una larga fetta della popolazione, siano il principale driver di questo fenomeno e non si capisce bene come gli algoritmi potrebbero davvero invertire il trend.

Si prevede comunque che il mercato del match-making in Giappone raggiungerà i 25 miliardi di yen nel 2025 (fonte Statista, il noto sito di statistiche), un numero che sembra gigantesco, ma che poi di fatto sono 200 milioni di Euro, un valore non così tanto grande se ci pensate bene. Se però invece osserviamo che il prezzo medio di una sottoscrizione mensile a questi servizi è ben 150 €, in realtà la torta sembra abbastanza golosa per affidarsi a qualche algoritmo. Ed il marketing ovviamente fa la sua parte: considerata la proverbiale timidezza nipponica negli incontri one-to-one, il modello che sembra funzionare è quello di facilitare incontri via Zoom di gruppo, come ice-breaker per far si che poi le coppie approfondiscano successivamente in solitaria.

Ma quello che mi chiedo io è: questi algoritmi sono intelligenza artificiale? Per vedere se funziona dovremmo rilevare se le persone che vengono “accoppiate” poi si sposano ed hanno figli. E per questo serve tempo. Quali data-set abbiamo già a disposizione? E poi, bene sposarsi, bene fare figli, ma la felicità come la misuriamo?

Insomma, in bocca al lupo ai giapponesi, ma la soluzione per ora mi lascia ancora un poco scettico.

LA PROPOSTA DI BILL ACKMAN

Il periodo attuale di pandemia ha riportato al centro dell’attenzione le tematiche relative al basic o universal income. Per farla semplice, l’idea che lo Stato dovrebbe garantire a tutti i cittadini un reddito minimo universale continuativo. Una soluzione che ha acceso grandi dibattiti e che vede alcuni famosi alfieri a capo di questo movimento di pensiero. Questa settimana, il fondatore di Twitter, il milionario Jack Dorsey avrebbe proprio stanziato delle risorse personali per favorire l’accelerazione di questo processo. Anche se i 15 milioni da lui forniti, anche a soli 1.000 $ dollari a testa al mese, se ci pensate bene basterebbero a raggiungere appena 1.250 persone, un’inezia in una paese come gli USA che contano oltre 300 milioni di abitanti.

Ed ecco allora spuntare dal nulla la proposta di un altro americano, Bill Ackman, CEO di una società di investimenti, che propone qualcosa di finalmente radicalmente innovativo.

Ha proposto un nuovo schema che vedrebbe il governo assegnare denaro contante ad ogni singolo neonato americano. Il programma investirebbe in fondi di indici azionari a costo zero, impedendo ai titolari di prelevare le risorse fino al pensionamento, una sorta di piano di accumulo esentasse per almeno 65 anni, ma a partire da fondi assegnati dallo Stato.

In genere, gli americani assistono a performance di mercato dei rendimenti azionari dell’8% all’anno, il che significa che un investimento iniziale di 6.750 dollari alla nascita, potrebbe valere più di 1 milione di dollari per un’età pensionabile di 65 anni, o fino a 2 milioni di dollari all’età di 74 anni.

Sulla base del numero medio di nascite negli Stati Uniti ogni anno, il programma costerebbe al governo americano circa 26 miliardi di dollari all’anno. Considerato che gli USA da Ottobre 2020 a Settembre 2021 hanno appena stanziato un budget per la difesa e le spese militari pari a 934 miliardi di dollari, i 26 miliardi proposti da Ackman sarebbero praticamente un’inezia ed ovviamente sarebbero molti di meno che dare 1.000 $ al mese a ciascun abitante.

La proposta di Ackman mi sembra decisamente più equa e garantirebbe un flusso costante di risorse finanziarie al mondo degli investimenti. Resta poi sembra il dubbio che questo 8% di rendimento annuo possa essere comunque garantito e ci sarebbe sempre il rischio di un calo dei mercati che annullerebbe anni di accumulo, ma l’economia è ciclica e probabilmente nel lungo termine di una vita di un individuo, aggiungendo qualche meccanismo di protezione di queste riserve, il gioco potrebbe funzionare.

CHATBOT DAL PASSATO

Microsoft sta lavorando su una tecnologia per realizzare chatbot in grado di replicare la personalità e lo stile di conversazione di chiunque. A patto di avere sufficienti dati da dare in pasto all’algoritmo, in un futuro non troppo lontano potrei decidere di fare 4 chiacchiere con Nikola Tesla, Marilyn Monroe oppure il mio defunto papà.

Il brevetto “Creating a Conversational Chatbot of a Specific Person”, depositato la scorsa settimana da Microsoft potrebbe sembrare relativamente innocuo, e probabilmente lo è, ma apre a riflessioni tecniche ed etiche non banali. 

Nell’abstract del brevetto si legge “Se è possibile accedere ai dati sociali, ad esempio immagini, dati vocali, post sui social media, messaggi elettronici e lettere scritte di una persona, i dati possono essere utilizzati per creare o modificare un indice speciale sul tema della personalità della persona specifica“.

In sostanza, sembra che Microsoft voglia migliorare il proprio servizio clienti chatbot, così come la capacità di conversazione basata sull’intelligenza artificiale di Cortana, ma ovviamente la fantasia corre rapida verso applicazioni completamente diverse.

E, se in generale, possiamo immaginare che Microsoft sia una società seria ed accorta abbastanza da evitare bizzarre derive di questa tecnologia, ovviamente nessuno di noi sarebbe disposto a mettere la mano sul fuoco su chiunque possa accedere a queste soluzioni.

Sarebbe già piuttosto inquietante ascoltare la voce di una persona cara che ci dà le indicazioni stradali dall’oltretomba, ma il problema è che l’idea di un’intelligenza artificiale conversazionale basata su un mix di tweet, post su Facebook, messaggi di testo e vocali, potrebbe inaugurare una nuova era di cyber-frodi e di furto di identità.

Senza contare il tema della privacy, anche di chi non c’è più. Freddy Mercury o Alessandro Manzoni avrebbero mai acconsentito ad usare i contenuti da loro generati, per questo scopo? E poi a chi appartengono davvero le tracce digitali o meno che abbiamo lasciato in giro per il mondo mentre eravamo in vita? 

E poi non dimentichiamo che le persone cambiano nel tempo. Fra una ventina d’anni avremo tracce digitali che spazieranno dalle foto delle follie della nostra festa di laurea, alle nostre riflessioni sul senso della vita, passando per la musica che abbiamo ascoltato quando eravamo tristi, i nostri successi professionali o i video guardati su youporn nei momenti di solitudine. Quali di tutte queste cose qualificheranno l’immagine personale di noi che i posteri vedranno online? Anzi, con la quale potranno proprio fare quattro chiacchiere. Peraltro senza possibilità di rettifica o errata corrige.

Come tutte le idee di extreme future, anche questa ovviamente ha il suo fascino, ma davvero tanti elementi di incertezza. La mia preferenza è di lasciare i defunti dove sono. La loro storia si arricchisce nei nostri ricordi, nell’interpretazione delle loro opere, non grazie ad una sequenza di 0 ed 1 che scimmiottano superficialmente una cosa così complessa come un essere umano.

OLOGRAMMI FASE 2

Chi mi conosce sa che ho una passione per gli ologrammi. Quest’idea di avere di fronte a me una persona o un oggetto in 3 dimensioni che in realtà non c’è, mi ha sempre stimolato. Il fatto di poterci davvero interagire poi, mi manderebbe letteralmente fuori di testa. 

Altro che schermi piatti!

Peccato che fino a ieri il miglior ologramma, buffo, azzurrato e un po creepy, fosse sempre la principessa Leia di Guerre Stellari, proiettata dal robottino R2-D2, mentre chiede l’aiuto di Obi Wan Kenobi.

Fino a ieri. Oggi c’è PORTL, la prima macchina olografica in assoluto capace di proiettare  ologrammi a grandezza naturale a colori. È completamente autonoma e molto più realistica e facile da usare di R2 di Star Wars. Non ha nemmeno bisogno di essere nella completa oscurità per vedere l’immagine, funziona tanto efficacemente alla luce del giorno quanto al buio.

PORTL è in grado di emettere ologrammi, sia preregistrati che live, con risoluzione 4K.

Le applicazioni sono quelle che la vostra immaginazione può concepire. Concerti. Guide turistiche nei musei ed in giro per la città. Spettacoli. Lanci di prodotti in simultanea in diversi paesi del mondo. Comizi. Sfilate. E chi più ne ha più ne metta.

Ora, molti si chiederanno: e allora? che differenza c’è con una qualsiasi immagine di un televisore per esempio? La risposta è la tridimensionalità. Provate ad andare dietro al vostro televisore acceso e ditemi cosa vedete. Ovviamente un bel niente. Vedete il retro del televisore. Un ologramma al contrario può essere guardato da ogni angolo.

PORTL oggi ha la dimensione di un armadio e costa la bellezza di 600.000 dollari, un’attrezzatura non proprio economica. Se state pensando di andare su Amazon e regalarvela per Natale, è ancora un po’ troppo presto.

Ma ovviamente l’evoluzione è già dietro l’angolo. La prima cosa che mi viene in mente, è quasi banale, potremmo dare una sembianza fisica a piacere a Siri, Alexa o ad un qualsiasi assistant. E sarebbe decisamente più figo di un piccolo altoparlante che assomiglia ad un deodorante per ambienti.

Andando invece su temi più seri, gli scienziati hanno già realizzato degli ologrammi che interagiscono con il tocco umano. Spostandosi o dissolvendosi quando proviamo a toccarli con un dito, grazie ad un laser che si interrompe o sposta l’oggetto quando ci avviciniamo. Per ora è stato pensato per applicazioni di training in campo medico, ma anche qui sono sicuro che qualcuno starà già pensando ad ulteriori utilizzi.

Ed allora benvenuti in una nuova era, quella degli ologrammi per molti, magari non ancora per tutti, ma più comuni di sicuro.

FOREST SERVICE

Anche questa settimana ho deciso di chiudere questa puntata parlando di tech for good, cioè quel tipo di innovazione tecnologica che è utile in ambito sociale. E allora non potevo non dedicare qualche parola di ringraziamento al Forest Service, ente americano che ha il compito di “prendersi cura della terra e servire la gente” in tutti gli Stati Uniti. In ogni paese esistono enti pubblici analoghi, quindi pur parlando di quello a stelle e strisce, ho in mente l’opera di milioni di persone in tutto il mondo.

In ottobre, la California ha raggiunto un traguardo a dir poco scioccante: oltre 16.000 chilometri quadrati sono andati a fuoco in questo catastrofico 2020. È più del doppio del precedente record di terreni bruciati, e le cifre tetre non finiscono qui. Quest’anno ci sono stati oltre 8.200 incendi, combattuti da oltre 20.000 vigili del fuoco, con centinaia di case distrutte e 31 vite perse nel Golden State, la California appunto.

Sono numeri da togliere il fiato e da questa parte dell’oceano, le notizie sono arrivate, ma le abbiamo chiaramente vissute come qualcosa di lontano. In realtà è un pezzo di un circolo vizioso dove a causa del riscaldamento globale le temperature si alzano, gli incendi diventano più “facili”, e quello che viene emesso nell’atmosfera dagli stessi riscalda ulteriormente il pianeta.

Mentre la lotta contro il riscaldamento globale può essere la soluzione a lungo termine per invertire questa allarmante tendenza, ci sono anche battaglie a breve termine da vincere. Una di queste è il miglioramento della risposta agli incendi, per salvare la vegetazione, la fauna selvatica, le vite umane e le case.

E la tecnologia fa la sua parte. La suite di soluzioni tecnologiche attuali ed emergenti del Forest Service includono immagini in tempo reale, comunicazioni e trasferimento dati più veloci e più affidabili, la localizzazione in real time ed algoritmi per la migliore allocazione delle risorse (mezzi e uomini) disponibili sul territorio, oltre che dati provenienti dal cielo, compreso l’uso di dati satellitari.

In concreto per esempio, velivoli senza pilota che catturano le immagini degli incendi, fanno rilevazioni termiche ed usano algoritmi per predire dove e come l’incendio si sposterà.

Gli algoritmi di machine learning sono utilizzati anche su sistemi di rilevamento automatico di incendi e fumi a terra, che vengono sempre più utilizzati in diverse aree. L’obiettivo è costruire una sorta di reti di sensori, dove varie piattaforme di telerilevamento possono essere collegate per la convalida incrociata di nuovi incendi. Perché poter agire in fretta, prima ancora che un essere umano alzi la cornetta per avvisare di un incendio, può essere parte della soluzione di rapido intervento.

Senza contare le reti satellitari che aiutano quando sul terreno non c’è un solo incendio, ma una moltitudine di roghi, come abbiamo visto negli ultimi mesi.

E allora speriamo che questa sia la strada giusta, perché quei 20.000 pompieri, meno qualcuno che il fuoco si è portato via, non saranno mai sufficienti a combattere da soli il pandemonio che abbiamo visto due mesi fa.

SALUTI

La puntata di The Future Of è finita, ma non andate via, ancora un istante. Prima di lasciarvi con la frase della settimana vi volevo solo invitare a condividere questa puntata di The Future Of e parlare di questo podcast ai vostri amici, colleghi ed agli appassionati di futuro. Se invece volete parlare con me la mia email è andreamarco.ferrante@gmail.com
Sheryl Sandberg ha detto “Se ti viene offerto un posto su una navicella spaziale, non chiedere quale posto“.

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