News dal futuro #85

Il podcast che parla del nostro futuro

News dal futuro - ossigeno che ringiovanisce, riconoscimento facciale negli animali, metaverso, AI sarcastica, batterie al grafene

News dal futuro – ossigeno che ringiovanisce, riconoscimento facciale negli animali, metaverso, AI sarcastica, batterie al grafene

Il menù di questa puntata:

  • la lotta all’invecchiamento si arricchisce di una nuova arma apparentemente semplice, l’ossigeno, secondo un esperimento di scienziati israeliani;
  • i cinesi sviluppano soluzioni per il riconoscimento facciale degli animali, vi spiegherò perché;
  • a partire dalla battaglia sulle commissioni nell’app store tra Apple ed Epic Games vi porto a fare una riflessione sul metaverso;
  • andiamo poi a guardare dentro agli algoritmi che cercano di riconoscere il sarcasmo e capiamo perché può essere utile in molti campi;
  • poi vi parlo di un’innovazione tecnologica rivoluzionaria che consente di creare diamanti in laboratorio, ma a temperatura ambiente;
  • ed infine torniamo a parlare di grafene per le batterie: hype o meravigliosa realtà?

La community di The Future Of


Benvenuti o bentornati a The Future Of: questo è lo spazio dei curiosi di futuro. 

Io sono Andrea Ferrante e vi racconto le tecnologie, i colpi di genio e le discontinuità che potrebbero diventare grandi e plasmare il modo in cui vivremo domani.

Il menù di questa puntata è di quelli che lasciano a bocca aperta prima e fa riflettere poi: 

  • la lotta all’invecchiamento si arricchisce di una nuova arma apparentemente semplice, l’ossigeno, secondo un esperimento di scienziati israeliani;
  • i cinesi sviluppano soluzioni per il riconoscimento facciale degli animali, vi spiegherò perché;
  • a partire dalla battaglia sulle commissioni nell’app store tra Apple ed Epic Games vi porto a fare una riflessione sul metaverso;
  • andiamo poi a guardare dentro agli algoritmi che cercano di riconoscere il sarcasmo e capiamo perché può essere utile in molti campi;
  • poi vi parlo di un’innovazione tecnologica rivoluzionaria che consente di creare diamanti in laboratorio, ma a temperatura ambiente;
  • ed infine torniamo a parlare di grafene per le batterie: hype o meravigliosa realtà?

Siete pronti? Allora reggetevi forte, allacciatevi le cinture, pronti partenza via.

L’OSSIGENO CHE RINGIOVANISCE

Il processo di invecchiamento è stato invertito biologicamente per la prima volta con la somministrazione di ossigeno ad esseri umani in una camera pressurizzata.

Alcuni scienziati, in Israele, hanno dimostrato di poter far tornare indietro l’orologio in due aree chiave del corpo ritenute responsabili della fragilità e della cattiva salute che derivano dall’invecchiamento.

Con l’avanzamento dell’età, i cappucci protettivi alle estremità dei cromosomi, chiamati telomeri, si accorciano, causando il danneggiamento del DNA e l’arresto della replicazione delle cellule. Allo stesso tempo, cellule senescenti “zombie” si accumulano nel corpo, impedendo la rigenerazione.

L’aumento della lunghezza dei telomeri e l’eliminazione delle cellule senescenti sono al centro di molti studi anti-età, e sono in fase di sviluppo farmaci mirati a queste aree.

Ora gli scienziati dell’Università di Tel Aviv hanno dimostrato che dare ossigeno puro alle persone anziane mentre si trovano in una camera iperbarica aumenta la lunghezza dei loro telomeri del 20 per cento, un’impresa che non è mai stata realizzata prima.

Questa crescita “monstre” potrebbe significare che i telomeri dei partecipanti alla sperimentazione sono ora lunghi quanto lo erano stati 25 anni prima.

La terapia ha anche ridotto le cellule senescenti fino al 37%, lasciando spazio a nuove cellule sane per la ricrescita. Studi su animali hanno dimostrato che la rimozione delle cellule senescenti prolunga la vita residua di oltre un terzo.

Lo studio comprendeva 35 adulti sani di almeno 64 anni, che durante il test non hanno subito alcun cambiamento nello stile di vita, nella dieta o nei farmaci. Ogni paziente è stato posto in una camera iperbarica per 90 minuti per cinque giorni alla settimana per tre mesi, respirando il 100 per cento di ossigeno attraverso una maschera.

La camera pressurizzata permette di sciogliere più ossigeno nei tessuti e imita uno stato di “ipossia”, o carenza di ossigeno, che è noto per avere effetti rigeneranti.

Molti scienziati credono che l’invecchiamento sia di per sé responsabile di condizioni importanti come il morbo di Alzheimer, il Parkinson, l’artrite, il cancro, le malattie cardiache e il diabete.

È anche noto che l’obesità, il fumo, la mancanza di attività fisica, la carenza di vitamine e le infiammazioni possono accelerare l’accorciamento dei telomeri, dimostrando che hanno un impatto importante sulla longevità.

Io personalmente un giro in questa camera iperbarica me lo farei… e voi?

RICONOSCIMENTO FACCIALE NEGLI ANIMALI

Dalla Cina arriva una notizia sorprendente. Un gruppo di ricercatori ha sviluppato un software per il riconoscimento facciale degli animali negli allevamenti. 

Ci sono molte sfide nell’applicazione della tecnologia di riconoscimento facciale agli animali: i maiali non hanno caratteristiche distintive e le mucche spesso tendono a leccare le telecamere. Ma c’è un vantaggio: almeno questi ospiti delle fattorie non si lamentano per le violazioni dei loro diritti civili.

A parte le battute, le mucche sono riconoscibili perché hanno pezzature, macchie e colori sufficientemente diversi da consentirne l’identificazione. Dopo aver cercato di tracciare l’intera popolazione che transita da luoghi pubblici con oltre 600 milioni di telecamere installate nel paese, si è passati ad analizzare cani, scimpanzè, leoni, cavalli e persino delfini.

Per gli allevatori si tratta di una messe di dati i cui possibili scopi sono legati a salute e produttività dei loro asset. I sistemi raccolgono informazioni quali le condizioni di salute, le date di inseminazione e i risultati dei test di gravidanza, che si sincronizzano con le telecamere installate sopra le mangiatoie e le stazioni di mungitura. Possono monitorare per esempio, quanto tempo la mucca beve, quanto mangia, quante volte al giorno visita la mangiatoia e così via.

Segni di malattia o comportamenti insoliti possono essere rilevati utilizzando l’intelligenza artificiale e trattati rapidamente da un essere umano, piuttosto che affidarsi agli allevatori per ispezionare il gregge alla ricerca di potenziali problemi. Insomma basta una notifica sullo smartphone per avvisare che un capo ha qualche problema.

E considerato che, per esempio, la provincia dello Habei ha posto come obiettivo il raddoppio della produzione di latte nei prossimi due anni, l’applicazione delle moderne tecnologie agli animali sembra assolutamente funzionale con gli scopi. Tanto che Alibaba, il colosso tecnologico, ha sviluppato una tecnologia di riconoscimento vocale per i suini per cercare di capire se gli animali soffrono o hanno problemi, mentre il rivenditore online JD.com ha lavorato su un sistema alimentato dall’AI per sviluppare piani di alimentazione individuali per i maiali.

La Cina ci sembrerà spesso bizzarra per queste iniziative, ma in realtà sono tutte figlie di un sistema di pianificazione degli obiettivi e delle azioni che servono per centrare i goal, che forse invece dovremmo considerare anche noi, così affezionati al libero mercato da una parte e così schiacciati dalle norme e dai compromessi europei dall’altra.

APPLE, COMMISSIONI E METAVERSO

Quest’estate abbiamo visto esplodere lo scontro tra Apple ed i creatori di Fortnite che lamentavano come il 30% di commissioni applicate dal gigante di Cupertino ai guadagni dei produttori di app, fosse un livello ormai insostenibile. Una battaglia che ha portato Epic Games a subire una riduzione del 60% dei 73 milioni di utilizzatori giornalieri sulla piattaforma IoS. Ma oltre ai mancati guadagni da entrambe le parti, gli scontri in tribunale non hanno portato a nulla di buono: i giudici non hanno riconosciuto la posizione monopolistica di Apple; del resto come avrebbero potuto, considerata la pletora di canali alternativi, Android, Steam, Xbox, Playstation, Nintendo Switch, PC e chi più ne ha più ne metta. E poi in effetti era stata Epic a infrangere il contratto.

In compenso Epic Games non era sola, altri giganti come Spotify e Facebook avevano già mostrato il loro dissenso a queste tariffe e protestato in varie sedi.

Eppur qualcosa si muove nella giusta direzione. Apple ha annunciato il 18 Novembre che ridurrà la sua commissione nell’App Store al 15% per gli sviluppatori che guadagnano meno di 1 milione di dollari all’anno.

Il nuovo annuncio fa parte dell’iniziativa “App Store Small Business Program”: nell’ambito di questo progetto, potranno aderire solo gli sviluppatori le cui applicazioni guadagnano cumulativamente meno di 1 milione di dollari all’anno a partire dal 2021.

Ora, il tema delle commissioni può apparire un mero aspetto economico o legale, ma c’è qualcosa in più se pensiamo al futuro. Sentiamo parlare sempre più spesso di Metaverse. Metaverso è un termine coniato da Neal Stephenson in Snow Crash, libro del 1992 di fantascienza cyberpunk, descritto come una sorta di realtà virtuale condivisa tramite internet, dove si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio avatar. Ora il metaverso non ha certamente ancora preso una forma ed una definizione univoca, ma è certo che la combinazione di tecnologie in divenire oggi, potrebbero convergere verso uno spazio misto reale – digitale dove le persone saranno chiamate ad interagire.

Se avete visto il film Valerian di Luc Besson, il protagonista in una scena del film si trova all’interno del Gran Mercato, un luogo pullulante di persone vere che si muovono in uno spazio che è deserto nella realtà, ma riempito di bancarelle, locali ed attività virtuali, nei quali le persone possono interagire e fare acquisti. E per di più è multidimensionale, cioè opera su più livelli virtuali. Quello potrebbe essere una rappresentazione del metaverso, il più grande centro commerciale, di divertimenti e di interazioni utili o inutili tra persone reali e digitali.

E qui viene il bello, nessuno degli attuali giganti tecnologici potrà realizzarlo da solo. Serviranno i motori grafici di Epic Games, i visori di realtà virtuale di Facebook, i sistemi di raccolta dati di Google, gli smartphone di Apple, i data centers di Microsoft e probabilmente anche le musiche di Spotify, visto che l’abbiamo citata.

Se Apple non si aprirà a collaborare in ambienti non più chiusi e proprietari, rischia di restare tagliata fuori dalla probabile evoluzione della prossima internet.

AI: INTELLIGENZA ARTIFICIALE SARCASTICA

Ricercatori cinesi dicono di aver creato un’intelligenza artificiale di rilevazione del sarcasmo che ha raggiunto prestazioni all’avanguardia, partendo da un set di dati raccolti da Twitter. L’AI utilizza il cosiddetto apprendimento multimodale, che combina testo e immagini, poiché entrambi sono di fatto necessari per capire se una persona è sarcastica.

Il sarcasmo non è facile da cogliere per un algoritmo guardando solo il testo, perché la sua caratteristica è quella di esprimere un sentimento negativo, utilizzando parole positive. Per esempio se dico che un libro è “un fantastico partner di una notte insonne” o è “talmente bello, che mi spiace per gli alberi che sono stati abbattuti per stamparlo”, un uomo riesce a cogliere il sarcasmo, ma un algoritmo potrebbe essere fuorviato dalle parole “fantastico” o “bello”.

L’AI dei ricercatori si concentra sulle differenze tra testo e immagini e poi combina questi risultati per fare previsioni. Inoltre confronta gli hashtag con il testo dei tweet per aiutare a valutare il sentimento che un utente sta cercando di trasmettere.

L’incongruenza tra testo ed immagine è infatti uno degli indizi principali di un messaggio sarcastico.

I ricercatori sostengono che l’individuazione del sarcasmo può essere d’aiuto nell’analisi del sentimento e nella comprensione dell’atteggiamento del pubblico su un particolare argomento.

Ma in realtà le applicazioni sono molto più vaste. Con una ricerca iniziata all’inizio di quest’anno, Facebook sta usando l’AI multimodale per riconoscere se i meme pubblicati sulla sua piattaforma violano i suoi termini di servizio. Ma anche il vasto mondo delle recensioni potrebbe essere impattato, imparando a filtrare i messaggi realmente positivi da quelli sarcastici appunto e quindi tendenzialmente negativi.

La combinazione tra riconoscimento facciale, analisi delle emozioni sui volti, natural language processing ed ora anche analisi del sarcasmo, può avere utilità in ambito marketing. Può aiutare i brand a creare messaggi mirati e utili a comprendere le preferenze dei consumatori, in maniera molto più veloce di quello che potrebbe fare un team o un singolo individuo.

DIAMANTI RAPIDI

Un diamante è per sempre, ma se non avete voglia di aspettare qualche milione di anni perché si formi nelle profondità della terra e poi venga estratto da qualche povero minatore alla periferia del mondo, ascoltate questa storia.

Le gemme in natura si formano dopo che il carbonio viene frantumato e riscaldato sotto la superficie terrestre, ad almeno 150 km sotto la superficie, a grandi pressioni per milioni di anni, condizioni non esattamente facili da replicare se volete farvi un diamante in laboratorio.

Ora, alcuni scienziati in Australia sostengono di aver accelerato il processo a pochi minuti ed  a temperatura ambiente.

Una squadra internazionale di ricercatori guidata dall’Australian National University e dall’Università RMIT di Melbourne, mercoledì hanno annunciato di aver creato due tipi di diamanti a temperatura ambiente, concentrando una pressione equivalente a 640 elefanti africani che ballano sulla punta di un pattino da danza.

I ricercatori hanno detto che sono stati in grado di creare due tipi di diamanti strutturalmente distinti, il primo simile a quelli tipicamente venduti in gioielleria, il secondo tipo chiamato Lonsdaleite, che si trova naturalmente nei siti di impatto dei meteoriti ed è più difficile da trovare della maggior parte dei diamanti.

I diamanti sintetici non sono di per sé nuovi, e sono già stati creati nei laboratori fin dagli anni ’40 nel tentativo di trovare pietre più economiche, etiche ed ecologiche, ma il processo funziona solo ad altissime temperature e questo ovviamente lo rende più costoso e complesso.

Ma questi ricercatori hanno creato questi diamanti a temperatura ambiente, soprattutto il più duro Lonsdaleite, che ha il potenziale per essere utilizzato per tagliare materiali “ultra-solidi”. Mi vengono in mente per esempio le grandi trivelle che sotto i nostri piedi scavano le gallerie delle metropolitane, ma le applicazioni sono molteplici, anche proprio in ambito minerario – estrattivo.

Siamo ormai una specie che prova a replicare tutto quello che c’è in natura, cercando di ottenerlo più velocemente ed a minor costo. Non ho nulla contro la velocità, anzi, ma non disdegno neanche le parole della poetessa Melody Lee: “Sii paziente, mia piccola selvaggia, le cose meravigliose richiedono tempo. Una perla è nascosta prima di essere raffinata. La lucentezza di un diamante è spenta prima di rivelare un brillante e magnifico splendore mozzafiato.”

BATTERIE AL GRAFENE

Abbiamo sentito parlare spesso delle proprietà fantastiche del grafene. Si dice che grazie alle batterie potenziate con il grafene, un foglio di carbonio dello spessore di un solo atomo, tutto, dagli utensili elettrici alle auto elettriche si caricherà più velocemente, manterrà più potenza, costerà meno e forse aiuterà anche la civiltà ad allontanarsi finalmente dai combustibili fossili che distruggono il pianeta. E queste meravigliose batterie potrebbero cominciare a vedersi sul mercato entro il prossimo anno.

Non è una visione utopistica, ma quello a cui sta lavorando una società chiamata NanoGraf.

L’idea di base parte dalla chimica. Nel corso dei decenni, i produttori di batterie sono arrivati ad abbracciare il litio rispetto al silicio perché ha un’elevata capacità. Ma il litio ha due problemi sostanziali. Conduce male l’elettricità e tende a deformarsi fisicamente man mano che si scarica, finendo per degradarsi. Mescolare o rivestire il litio con il grafene può risolvere entrambi i problemi. Il grafene è altamente conduttivo, permettendo il flusso di elettricità, e rigido, quindi aiuta il litio a mantenere la sua forma, permettendo alla batteria di durare più a lungo.

Poiché la robustezza del grafene garantisce alle batterie molti più cicli di ricarica rispetto a una batteria convenzionale, i sostenitori ritengono che possa caricarle più velocemente con una corrente elettrica più potente. Si degraderanno più rapidamente, ma l’abbondanza di cicli di scarico e ricarico garantisce comunque una durata maggiore rispetto alle batterie convenzionali.

Le promesse delle batterie al grafene sono quindi molteplici: la maggiore velocità di ricarica, un peso minore a parità di output, la maggiore durata ed anche la possibilità di essere prodotte impattando meno sull’ambiente.

E allora perché non sono già qua fuori nelle nostre auto e nei nostri dispositivi? Il grafene è una scoperta relativamente recente, il primo esperimento riuscito per isolare un singolo foglio di appena uno strato di atomi è del 2004 e solo dopo studi e ricerche si sono moltiplicati: ci è voluto tempo perché produrre questo materiale ed i suoi derivati sia diventato meno costoso. Grazie a questo sono nate una miriade di startup ed aziende destinate ad esplorare e poi commercializzare le applicazioni di questo meraviglioso materiale. Ed oggi siamo nella fase dove i concetti diventano più chiari, ma dietro agli studi si cela ancora un velo di segretezza e riservatezza, per ovvi motivi economici. Ma anche, secondo altre voci, perché non tutti i problemi tecnici sono ancora stati risolti.

Non è che tutta questa hype sul grafene e relativamente pochi risultati, porterà ad un “inverno” del grafene un po’ come è stato per l’intelligenza artificiale negli anni ‘80?

Per ora le promesse ci allettano, ma il meccanismo lo conosciamo, hype, pochi risultati concreti, pessimismo sulla stampa, scetticismo degli investitori, minori fondi ed ulteriore rallentamento. Un circolo vizioso, insomma. A noi allora non resta che aspettare una vera notizia boom su qualcosa di reale in grado di cambiare davvero le nostre vite.

SALUTI

La puntata di The Future Of è finita, ma non andate via, ancora un istante. Prima di lasciarvi con la frase della settimana vi volevo solo invitare a condividere questa puntata di The Future Of e parlare di questo podcast ai vostri amici, colleghi ed agli appassionati di futuro. Se invece volete parlare con me la mia email è andreamarco.ferrante@gmail.com

Richard Kadrey ha scritto “Quando ogni nuova ondata di tecnologia viene liberata, deve essere accompagnata da una richiesta di nuove competenze, di un nuovo linguaggio. I consumatori devono aggiornare costantemente il loro modo di pensare, mettendo sempre in discussione la loro comprensione del mondo. La vecchia tecnologia è proibita. Non c’è passato, non c’è presente, c’è solo un futuro infinito di inadeguatezza“.

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