News dal futuro #84

Il podcast che parla del nostro futuro

News dal futuro - innovativo brain implant, suolo auto irrigante, legno trasparente, le ultime parole famose sul futuro, l'e-learning

News dal futuro – innovativo brain implant, suolo auto irrigante, legno trasparente, le ultime parole famose sul futuro, l’e-learning

Questa settimana il futuro arriva sotto forma di:

News della Settimana

  • il primo test con passeggeri di Hyperloop
  • l’AI che riconosce il covid-19 da un colpo di tosse
  • il robot che ispeziona le pale delle turbine eoliche
  • il futuro di Boston Dynamics

Segnali di Futuro

  • un brain implant innovativo consente di interagire con un computer attraverso il pensiero
  • un gel rivoluzionario permette al suolo di auto irrigarsi ed alle piante di resistere in ambienti ostili
  • balsa e polimeri sintetici ci avvicinano a nuove tipologie di finestre con performance superiori al vetro

Retrofuture
Le ultime parole famose sul futuro. Topiche, errori e previsioni strampalate ci fanno riflettere sul futuro.

La Startup della Settimana
Udemy. L’e-learning raccoglie grandi quantità di denaro. Nuovo trend on-the-rocks.

La community di The Future Of


Benvenuti o bentornati a The Future Of: questo è lo spazio dei curiosi di futuro. 

Io sono Andrea Ferrante e vi racconto le tecnologie, i colpi di genio e le discontinuità che potrebbero diventare grandi e plasmare il modo in cui vivremo domani.

In questa puntata nelle News della Settimana vi parlo del primo test di Hyperloop, dell’MIT che sviluppa un algoritmo per riconoscere il covid-19 da un semplice colpo di tosse, di un robot che ispeziona a basso costo le pale delle turbine eoliche e delle ultime novità su Boston Dynamics. 

Gli approfondimenti della rubrica Segnali di Futuro questa settimana sono pazzeschi, vi racconto di veri e propri game-changer nel campo degli impianti cerebrali, della coltivazione super potenziata da un suolo auto-irrigante e di un legno trasparente che potrebbe cambiare per sempre come facciamo oggi le finestre. 

Nella rubrica Retrofuture mi sono divertito ad andare a cercare alcune previsioni del passato che all’epoca fecero grande scalpore e che ovviamente si sono rivelate completamente sbagliate, perché parlare del futuro non è mai banale e non si può farlo superficialmente. 

La startup della settimana è Udemy, colosso che tutti conosciamo e del quale c’è qualcosa di interessante che è appena accaduto.

Se siete curiosi ed affamati di futuro, allacciate le cinture, reggetevi forte, pronti partenza, via.

NEWS DELLA SETTIMANA

La prima notizia della settimana arriva da Las Vegas e non ha a che fare con le scommesse, se non in senso lato. Virgin Hyperloop ha annunciato che per la prima volta ha condotto un test del suo sistema di trasporto ultraveloce con passeggeri umani.

Il test si è svolto domenica scorsa presso il circuito di prova della società DevLoop nel deserto fuori Las Vegas in Nevada. I primi due passeggeri sono stati il responsabile della tecnologia e co-fondatore di Virgin Hyperloop, Josh Giegel, e la responsabile dell’esperienza dei passeggeri, Sara Luchian. Dopo essersi assicurati ai loro sedili nella scintillante capsula bianca e rossa dell’Hyperloop, soprannominata Pegasus, sono stati trasferiti nel tunnel di test, mentre l’aria all’interno del tubo a vuoto veniva rimossa. La struttura è lunga circa 500 metri ed ha un diametro di oltre 3 metri. La capsula ha poi accelerato ad una velocità di 160 km/h lungo la pista, prima di rallentare fino a fermarsi. Una milestone molto importante, in attesa degli ulteriori sviluppi che porteranno il treno di Elon Musk a viaggiare ben oltre i 1.000 kmh desiderati.

La seconda notizia arriva dal prestigioso MIT, il Massachusetts Institute of Technology americano. Uno studio recente ha scoperto che un modello di intelligenza artificiale potrebbe distinguere tra una tosse regolare e una tosse causata dal COVID-19, anche nel caso di portatori asintomatici che tossiscono apposta per far esaminare il loro colpo di tosse dall’algoritmo. L’intelligenza artificiale ha identificato il 98,5% dei casi di tosse da persone con infezioni da coronavirus, asintomatiche o meno. I ricercatori sperano di incorporare il modello in una semplice app scaricabile sul nostro telefono, così come negli altoparlanti intelligenti, come strumento di screening in tempo reale. L’ottimo risultato non è frutto di un lavoro improvvisato, prima della pandemia, i ricercatori avevano già costruito modelli di AI per individuare altre malattie come il morbo di Alzheimer e la polmonite basata sulla tosse. Vista l’importanza e l’urgenza del tema, hanno rivolto al coronavirus le loro attenzioni e speriamo di avere presto un’arma in più nella lotta alla pandemia, in attesa del tanto agognato vaccino.

La terza notizia arriva dai mari britannici, ma non stiamo parlando di nuove imprese di capitani coraggiosi o famigerati pirati, bensì di un piccolo robot che fa cose straordinarie. BladeBUG, questo il suo nome, ha compiuto la prima camminata della storia su una turbina eolica offshore operativa, quindi in funzione in mezzo al mare, arrampicandosi per oltre 50 metri su una pala posizionata verticalmente sulla turbina Levenmouth.

Perché è importante? Perché questa tecnologia potrebbe ridurre il costo delle tecniche di ispezione delle pale di oltre il 30%. Una volta completato entro la fine del prossimo anno, BladeBUG sarà in grado di scansionare le superfici delle pale alla ricerca di crepe e imperfezioni e di comunicare i suoi risultati a terra. Evitando di inviare persone ad arrampicarsi pericolosamente su queste imponenti strutture in mezzo al mare e di fermare le pale per poter controllare periodicamente che non presentino imperfezioni, crepe o difetti che potrebbero portare nel tempo a rotture costosissime. Se pensiamo che il robotino ha un costo tutto sommato contenuto di circa 1 milione di sterline, i benefici nel lungo termine sembrano chiari e consistenti.

L’ultima notizia arriva dalla Corea, dove si intensificano le voci di un interesse da parte di Hyundai per Boston Dynamics, società ben nota per la realizzazione di alcuni dei sistemi robotici più avanzati del pianeta, tra cui BigDog e l’atlante umanoide Atlas. La notizia non dovrebbe sorprendere se pensiamo che la società è già passata di mano da Google a SoftBank nel 2017, operatore che chiaramente ha acquistato l’azienda per valorizzarla e rivenderla al miglior offerente. Infatti, negli ultimi anni Boston Dynamics ha spinto in modo aggressivo la commercializzazione dei suoi prodotti, dopo un quarto di secolo di attività nel settore della robotica militare e della ricerca. Il suo robot Spot è stato messo in vendita l’anno scorso e lo abbiamo visto all’opera a Chernobyl in Ucraina e come mezzo in dotazione alla polizia di New York e per la la telemedicina.

L’azienda ha anche lavorato per offrire il suo robot su ruote Handle per la realizzazione di magazzini ed il lavoro in logistica. Del resto nel mezzo di una pandemia da contatto, non dovremmo sorprenderci che la sostituzione di uomini con le macchine sia un fenomeno in grande crescita.

Chiudiamo la sezione News della Settimana con una errata corrige: settimana scorsa vi ho raccontato che un wallet contenente quasi un miliardo di dollari in bitcoin era stato svuotato e forse la cosa poteva essere opera di un hacker, dopo che il portafoglio era circolato in rete. Ecco quest’ultima parte della storia era una bufala e la prima non era corretta, l’astronomico ammontare è stato semplicemente sequestrato dal Department of Justice degli Stati Uniti. Grazie a Damiano che mi ha ragguagliato sulla giusta conclusione di questo episodio.

SEGNALI DI FUTURO

PRIMO SEGNALE DI FUTURO: INNOVATIVO BRAIN IMPLANT

Alcuni esperimenti sull’uomo di un primo dispositivo progettato per influenzare il cervello attraverso la stimolazione elettrica hanno portato a risultati molto promettenti. Chiamato Stentrode, l’impianto ha il potenziale per trattare una vasta gamma di disfunzioni neurologiche, ma in questi primissimi esperimenti, ha portato a significativi miglioramenti della qualità della vita per due uomini australiani affetti da malattie del cosiddetto motoneurone, malattie terribili che portano ad una progressiva distruzione dei neuroni del cervello e potenzialmente alla paralisi.

L’idea è quella di offrire un modo per registrare l’attività cerebrale e stimolare l’organo senza bisogno di un intervento chirurgico invasivo in cui un pezzo del cranio viene operato ed aperto per inserire fili ed elettrodi.

Lo Stentrode può essere impiantato in modo più semplice attraverso una piccola incisione nel collo, con il dispositivo che ha dimensioni più piccole di un fiammifero che viene guidato attraverso un vaso sanguigno per mezzo di raggi X fino a quando non si appoggia sulla corteccia motoria, la regione cerebrale responsabile della pianificazione e dell’esecuzione dei movimenti volontari. Qui è in grado di monitorare i segnali elettrici provenienti dal cervello e di stimolare le regioni cerebrali che corrispondono a particolari movimenti muscolari.

L’impianto registra l’attività cerebrale del malato e la trasmette senza fili a un piccolo ricevitore indossato sul petto, e poi a un computer che traduce i segnali in comandi a video. Per tutta la durata dello studio, entrambi i soggetti sono stati in grado di utilizzare il dispositivo in questo modo per eseguire azioni di click-and-zoom su un computer con una precisione di oltre il 90%. Hanno potuto anche digitare a velocità fino a 20 caratteri al minuto.

Le due persone sono riuscite poi a navigare in internet, controllare le email e rispondere, scrivere dei testi, accedere al loro online banking e svolgere alcune operazioni che per noi sono assolutamente normali, ma per loro erano diventate impossibili. Ed il tutto solo con la forza del pensiero dopo essersi allenati a trovare la concentrazione giusta.

Ma l’obiettivo di lungo termine del progetto è ancora più ambizioso: consentire ai malati di controllare degli esoscheletri che aiutano il loro corpo a svolgere ulteriori funzioni ancora più complesse, tornando ad assaggiare un pizzico di quella normalità persa a causa della malattia.

Come disse Rita Levi Montalcini: “io sono la mente, il corpo faccia quello che vuole”, una frase che sta diventando sempre più realistica, anche e proprio da parte delle persone più sfortunate di noi.

SECONDO SEGNALE DI FUTURO: SUOLO AUTO-IRRIGANTE

Un nuovo tipo di terreno creato dagli ingegneri dell’Università del Texas di Austin può letteralmente estrarre l’acqua dall’aria e distribuirla alle piante, espandendo potenzialmente la quantità dei terreni coltivabili in tutto il mondo a luoghi precedentemente inospitali e riducendo l’uso dell’acqua in agricoltura in periodi di siccità.

Come pubblicato in ACS Materials Letters, il sistema di irrigazione atmosferica dell’acqua del team texano utilizza gel super-umidificanti per catturare l’acqua dall’aria. Quando il terreno viene riscaldato ad una certa temperatura, i gel rilasciano l’acqua, rendendola disponibile alle piante. Quando il terreno distribuisce l’acqua, una parte di essa ritorna nell’aria, aumentando l’umidità e rendendo più facile continuare il ciclo di raccolta.

L’anno scorso, il team ha sviluppato la capacità di utilizzare materiali ibridi gel-polimeri che funzionano come “super spugne”, estraendo grandi quantità di acqua dall’aria ambiente, pulendola e rilasciandola rapidamente utilizzando l’energia solare.

Ogni grammo di terreno può estrarre circa 3-4 grammi di acqua. A seconda delle colture, tra 0,1 ed 1 chilogrammo di terreno può fornire acqua a sufficienza per irrigare circa un metro quadrato di terreno agricolo. I gel del terreno estraggono l’acqua dall’aria durante i periodi più freddi e umidi della notte, mentre di giorno il calore del sole attiva i gel contenenti l’acqua, che viene rilasciata nel terreno.

I ricercatori hanno condotto i test sul tetto dell’Università ed hanno scoperto che il terreno trattato con l’idrogel era in grado di trattenere l’acqua meglio dei terreni sabbiosi  che si trovano nelle zone aride (il doppio per la precisione), e aveva bisogno di molta meno acqua per far crescere le piante.

In un altro esperimento, il team ha piantato dei ravanelli in entrambi i tipi di terreno. I ravanelli nel terreno con l’idrogel sono sopravvissuti tutti per 14 giorni senza alcuna irrigazione, dopo un primo ciclo di irrigazione per assicurarsi che le piante prendessero piede. I ravanelli nel terreno sabbioso sono stati irrigati più volte durante i primi quattro giorni dell’esperimento, ma nessuno di loro è sopravvissuto più di due giorni dopo il periodo di irrigazione iniziale.

Ma non finisce qui. I ricercatori prevedono diverse altre applicazioni basate sulla stessa tecnologia. Potenzialmente potrebbe essere utilizzata per il raffreddamento di pannelli solari e data centers. Potrebbe inoltre espandere l’accesso all’acqua potabile, sia attraverso sistemi individuali per uso familiare, che grazie a sistemi più grandi che servono gruppi, come i lavoratori o i soldati.

Non ci è dato ancora sapere quale sia il costo di questa soluzione, ma se modi e costi dell’industrializzazione fossero adeguati, potremmo essere di fronte ad un game changer davvero potenziale.

TERZO SEGNALE DI FUTURO: LEGNO TRASPARENTE

Un ricercatore del Forest Products Laboratory, di nome Junyong Zhu, in collaborazione con i colleghi dell’Università del Maryland e dell’Università del Colorado, ha sviluppato un materiale in legno trasparente che potrebbe essere la finestra del futuro. I ricercatori hanno scoperto che il legno trasparente ha il potenziale per essere migliore del vetro attualmente utilizzato nell’edilizia, per un’ampia gamma di motivi.

Ma andiamo per gradi. Il vetro è il materiale più comunemente usato nella costruzione di finestre, ma ha un costo economico ed ecologico non indifferente.

Il calore si trasferisce facilmente attraverso il vetro, specialmente quello singolo, e questo ha un impatto sulle bollette perchè fuoriesce durante i periodi freddi e non viene respinto in quelli caldi. La produzione di vetro nell’edilizia ha anche una forte carbon footprint. Le emissioni dovute alla produzione di vetro sono di circa 25.000 tonnellate metriche all’anno.

Si può fare di meglio? E’ quello che ovviamente pensano i ricercatori. Il legno trasparente sta emergendo infatti come uno dei materiali più promettenti del futuro.

Il legno trasparente si grazie al legno dell’albero di balsa che viene trattato a temperatura ambiente, con un bagno ossidante che lo sbianca rendendolo quasi trasparente. La balsa è il legno praticamente più leggero al mondo e gli appassionati di aeromodellismo lo sanno benissimo, visto che viene ampiamente usato proprio per la costruzione dei modellini. Il legno viene poi penetrato con un polimero sintetico chiamato alcol polivinilico (PVA), creando un prodotto praticamente trasparente.

La cellulosa naturale nella sua struttura in legno e il polimero riempitivo che assorbe energia lo rendono molto più resistente e leggero del vetro. Può resistere a impatti molto più forti del vetro e, a differenza del vetro, si piega o si scheggia invece di frantumarsi.

Ma non è tutto. Il passaggio al legno trasparente potrebbe rivelarsi più vantaggioso anche in termini di costi. È circa cinque volte più efficiente dal punto di vista termico rispetto al vetro e quindi aiuta a ridurre i costi energetici. È fatto da una risorsa sostenibile, rinnovabile e a basse emissioni di carbonio. È anche compatibile con gli impianti di lavorazione industriale esistenti, rendendo la transizione verso la produzione abbastanza facile.

Insomma, se tutto va bene, siamo di fronte probabilmente ad una soluzione che potrebbe diventare largamente impiegata in molti contesti, a partire dai paesi in via di sviluppo fino al mondo occidentale, cambiando per sempre uno degli oggetti quotidiani più comuni nelle nostre case, la finestra.

RETROFUTURE: LE ULTIME PAROLE FAMOSE

La prima clamorosa cantonata sul futuro, di questa nostra divertente carrellata, è opera del famoso Irving Fisher, uno dei più grandi economisti dello scorso secolo. Tre giorni prima del crollo di Wall Street del 1929, affermò che “le azioni hanno raggiunto quello che sembra un plateau permanente“, salvo poi essere smentito da uno degli eventi più catastrofici della storia economica. La sua reputazione personale ne risentì per tutta la sua vita, salvo poi essere riscoperto e rivalutato a metà degli anni 50.

La lezione di Fisher evidentemente non tornò in mente nel più vicino 1999 ai due scrittori James Glassman and Kevin Hassett, che nel pieno del furore della bolla delle dot.com scrissero un famosissimo libro che prevedeva la crescita dell’indice Dow Jones a livelli fantasmagorici. “Se siete preoccupati di non cogliere il momento rialzista del mercato, scoprirete che non è troppo tardi. Le azioni sono ora nel bel mezzo di un’ascesa verso vette molto più alte, il Dow Jones Industrial Average raggiungerà quota 36.000 punti.”. Come è andata a finire lo sappiamo tutti, ed ora quel libro lo trovate usato su Amazon ad un centesimo.

Restando nello stesso periodo, l’altra grande previsione smentita dai fatti è stata quella dell’anno Y2K. Con l’avvicinarsi dell’anno 2000, gli esperti di informatica si resero conto che esisteva un potenziale problema. La maggior parte dei software era stata scritta con le ultime due cifre che rappresentavano l’anno rispetto a tutte e quattro, quindi “1998” era semplicemente “98”. Arrivando al 2000 c’era il rischio che le macchine pensassero al 1900 e questo avrebbe causato danni irreparabili, qualcuno disse persino che i missili nucleari avrebbero potuto persino lanciarsi da soli. Edmund DeJesus, direttore della rivista BYTE, si unì al coro, affermando che “l’anno 2000 è una crisi senza precedenti nella storia dell’umanità“. più che una crisi poi si rivelò semplicemente un’altra bolla, ma di sapone questa volta.

In tempi meno sospetti, una clamorosa svista la prese niente popo di meno che il Time, che nel 1966, fece un’audace previsione: “Lo shopping a distanza, anche se del tutto fattibile, fallirà – perché alle donne piace uscire di casa, amano maneggiare la merce, amano poter cambiare idea“. Ma se parliamo di giornali non andò meglio nemmeno al blasonato New York Times, che nel 1936 scrisse: “Un razzo non lascerà mai l’atmosfera terrestre“.

E se proprio vogliamo insistere in maniera un po’ più cattiva su questo filone, nel 1943, il fondatore dell’IBM Thomas J. Watson Sr. avrebbe fatto questa previsione: “Credo che ci sia un mercato mondiale per, forse, cinque computer“. Per fortuna oggi porta il suo nome proprio il prodotto flagship di IBM, quel Watson che più che un computer è un complesso sistema di algoritmi di intelligenza artificiale che stanno aiutando le aziende, i ricercatori e l’umanità intera in campi di straordinario interesse.

E non pensate che il problema fosse essere davvero un po’ troppo avanti coi tempi, nel 1977, il fondatore della Digital Equipment Corporation, Ken Olsen, disse: “Non c’è ragione per cui qualcuno voglia un computer in casa propria“.

Anche l’amata televisione ne ha passate delle belle. Nel 1946 Darryl F. Zanuck non riusciva a immaginare che la televisione potesse avere molta influenza. “La televisione non sarà in grado di tenere il mercato che cattura dopo i primi sei mesi, la gente si stancherà presto di fissare ogni sera una scatola di compensato“. Poco tempo prima il già citato New York Times aveva scritto: “Il problema della TV è che la gente dovrà incollare gli occhi a uno schermo e l’americano medio non ne avrà il tempo“. Dieci anni fa l’americano medio spendeva circa 5 ore al giorno con la TV accesa e se oggi ci mettiamo anche gli schermi degli smartphone e dei tablet, questo numero è cresciuto ancora.

Pensando invece alla moderna internet forse merita raccontare la storia di Robert Metcalfe, professore ad Harvard e fondatore di una nota società tecnologica negli anni ‘90. L’uomo che ha reso concreto il concetto di “rimangiarsi la parola”. In un numero di InfoWorld del 1995, disse che Internet “diventerà presto una supernova spettacolare e nel 1996 crollerà catastroficamente“. Promise di rimangiarsi le sua parole in caso di errore. E così fece. Durante il suo discorso di apertura alla conferenza internazionale del WWW nel 1997, mise in un frullatore la pagina della rivista contenente la sua citazione e la ingerì dal vivo davanti al pubblico in sala. Speriamo almeno con un po’ d’acqua.

Ma forse la topica più clamorosa di tutte, viene proprio da quel genio di Albert Einstein che tutti ammiriamo e che rappresentiamo, giustamente, come uno dei migliori sapiens della storia del pianeta terra: “Non c’è il minimo indizio che l’energia nucleare sarà mai disponibile. Significherebbe che l’atomo potrebbe essere frantumato secondo il nostro volere“.

LA STARTUP DELLA SETTIMANA: UDEMY, IL DECOLLO DELL’E-LEARNING

Il colosso dell’e-learning ha aperto un aumento di capitale da 100 milioni di dollari. Non ci sono ancora notizie su quanta parte sia stata completata e come stiano andando le cose, ma sarebbe un round F in grado di portare la valutazione di Udemy ad oltre 3 miliardi di dollari. Ora, sicuramente potreste obbiettare che Udemy non sia più una startup e già da tempo, però ci fornisce un ottimo gancio per dare qualche cifra su questo mondo in grande crescita e forse le cose rilevanti da dire sono tre:

  • primo, i numeri di Udemy sono ormai mostruosi, 130.000 corsi di formazione in 65 lingue;
  • secondo, nonostante questo, Udemy ha annunciato solo recentemente di essere finalmente profittevole, a dimostrazione che il suo percorso di sostentamente durante la costruzione della sua leadership è stato a lungo sulle spalle di investitori e creditori;
  • terzo, Udemy sembra essere in ottima compagnia: altri player nello stesso settore stanno raccogliendo a piene mani, Kahoot 215 milioni di dollari in Ottobre, Outschool 45 a Settembre, Homer 50 e l’indiana Unacademy ben 150 a dimostrazione che questo è il momento.

E l’Italia? Da noi gli investitori sembrano sostenere che l’e-learning B2C sia difficile, che forse sarebbe meglio verticalizzarsi su un unico argomento, che da noi il livello di digitalizzazione è basso, che il mercato è già affollato… ed intanto restiamo al palo a guardare gli unicorni degli altri. In compenso tra non molto potrei essere in grado di presentarvi un caso italiano appena nato di sicuro interesse. Stay tuned.

SALUTI

La puntata di The Future Of è quasi finita, ma non andate via, ancora un istante. Da questa stagione ci lasciamo con una frase significativa sul futuro, per non perdere mai l’ispirazione a guardare avanti. Les Brown ha scritto “Se non hai una visione di te stesso nel futuro, allora non hai nulla per cui vivere. La Bibbia dice: “Dove non c’è visione, il popolo perisce“.

 

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