News dal futuro #83

Il podcast che parla del nostro futuro

News dal futuro - robot incredibile in cucina, software controlla studenti, spazioporto galleggiante, gli oggetti di Bond, la startup Leena

Robot incredibile in cucina, software controlla studenti, spazioporto galleggiante, oggetti di Bond, la startup Leena

Questa settimana il futuro arriva sotto forma di:

News della Settimana

  • vertiporti e taxi-droni in Florida
  • Wall Mart taglia i robot a favore degli uomini
  • scompare 1 miliardo di dollari in bitcoin da un conto dormiente
  • la NASA torna a comunicare con la sonda Voyager 2 lanciata nel 1977

Segnali di Futuro

  • robot incredibile in cucina, machine learning a servizio degli hamburger
  • aumenta la diffusione dei software di controllo degli studenti che studiano a distanza
  • a Tokyo progettano uno spazio-porto galleggiante davanti alla città

Retrofuture
Un omaggio al grande Sean Connery ricordando gli oggetti ed i gadget tecnologici dei sui 007.

La Startup della Settimana
Leena.ai, conversational artificial intelligence a servizio delle risorse umane.

La community di The Future Of


Benvenuti o bentornati a The Future Of: questo è lo spazio dei curiosi di futuro. 

Io sono Andrea Ferrante e vi racconto le tecnologie, i colpi di genio e le discontinuità che potrebbero diventare grandi e plasmare il modo in cui vivremo domani.

In questa puntata nelle News della Settimana spazio a storie che parlano di vertiporti per i taxi-droni, della scelta di Wall Mart di sostituire alcuni robot con gli uomini, della sparizione di quasi un miliardo di dollari in Bitcoin e dell’emozionante comunicazione con la sonda Voyager a 18 miliardi di km dalla terra.

Gli approfondimenti della rubrica Segnali di Futuro, ci portano ad esplorare un incredibile robot che in cucina fa cose straordinarie, la battaglia tra software di sorveglianza degli studenti e gli studenti stessi ed infine il progetto di uno spazioporto galleggiante davanti ai grattacieli di Tokyo.  

La rubrica sul futuro degli oggetti quotidiani questa settimana cede il posto a Retrofuture, dove in omaggio al grande Sean Connery appena scomparso, vi parlo dei gadget futuristici in dotazione a James Bond nei film della serie con protagonista il grande attore scozzese. 

La startup della settimana è Leena.ai, una piattaforma di risorse umane a servizio dei dipendenti, che fa cose intriganti, ma ci lascia qualche domanda di fondo sul rapporto tra persone all’interno di un’azienda.

Se siete curiosi ed affamati di futuro, allacciate le cinture, reggetevi forte, pronti partenza, via.

La prima notizia della settimana arriva da Orlando, Florida, passando però per le fredde foreste germaniche. Il produttore tedesco di taxi-droni Lilium ha comunicato che sta cercando un accordo con le autorità cittadine per avere benefici fiscali per aprire il primo vertiporto nella città americana. Che gli eVtol, cioè i droni per il trasporto di persone che decollano e atterrano verticalmente, siano un pezzo del nostro futuro ci sono pochi dubbi, che il costo stimato del vertiporto di Orlando sia di 25 milioni di dollari mi lascia invece non poche perplessità. E’ una cifra gigantesca, che ovviamente deve essere replicata per tutti i punti di decollo e di atterraggio che si vogliono creare.

Il rendering di Lilium da l’impressione che la struttura possa alloggiare fino a 6 droni, il che magari qualificherebbe l’area come un hub centrale, per poi dislocare sul territorio altre strutture più piccole. Anche il tragitto proposto, appena 12 miglia, cioè meno di 20 km, sembra relativamente breve, anche se il drone con quattro posti paganti può essere sufficientemente grande per ottenere risultati economici apprezzabili, a patto che il riempimento sia sostanziale. Se l’hub verrà posizionato in luoghi favorevoli, agevolando l’intermodalità con altri mezzi ed in prossimità di luoghi di grande utilità, non c’è dubbio che potrebbe essere la mossa vincente.

NEWS DELLA SETTIMANA

La seconda notizia riguarda la decisione di Wall Mart, il colosso mondiale della distribuzione, di chiudere il contratto con la Bossa Nova Robotics che forniva al gigante di Bentonville, ed a 4.700 suoi negozi, 500 robot che verificavano gli scaffali e gli stock e si assicuravano non fossero sguarniti. Wall Mart ha dichiarato che le nuove procedure consentono ai dipendenti di fare meglio rispetto ai robot.

Apparentemente sembra una vittoria dell’uomo sulla macchina, ma forse c’è altro. In particolare, gli effetti della pandemia hanno prodotto un incremento delle vendite online rispetto a quelle fisiche instore, ed una richiesta inattesa su particolari referenze, come la carta igienica, prodotti da dispensa, giochi per passare il tempo e così via. Inoltre a quanto pare la gente non apprezzava particolarmente trovarsi i robot tra i piedi durante la spesa. Insomma, il mondo cambia, qualche volta in direzioni inattese.

La terza notizia arriva letteralmente dai meandri del web e cela un mistero che non è ancora stato risolto. E forse mai lo sarà. In settimana, quasi un miliardo di dollari in bitcoin è stato trasferito da un portafoglio misterioso che era dormiente dal 2015. Conteneva quasi 70.000 bitcoin e nessuno sa esattamente chi ha compiuto l’operazione, se il proprietario del conto o qualcuno che ha crackato la password. E pensare che all’alba dei tempi, cioè quando la cryptovaluta è sta depositata, valeva poche centinaia di migliaia di dollari.

Ma la storia non finisce qui, l’ultimo versamento su quel wallet avvenne su una piattaforma, il cui fondatore è poi stato arrestato nel 2017 per riciclaggio e, gli investigatori, ritengono che i fondi provenissero dalle vendite avvenute nella cosiddetta Silk Road, il mercato clandestino nel dark web che vendeva droga, omicidi su commissione e altri beni e servizi illeciti prima di essere chiuso nel 2013.

Ma oltre ai proprietari originari potrebbe essere stato un hacker. A quanto pare il wallet era circolato in alcuni forum un paio di mesi fa e messo nel mirino proprio con l’obiettivo di riuscire ad accedervi. Vista la complessità delle password, è possibile che questo sia esattamente il tempo impiegato da qualcuno a decriptare la password, entrare e scappare con il malloppo. Una brutta storia a prescindere, che oscura le mille possibilità che le cryptovalute danno di fare attività perfettamente legali e utili alla comunità.

L’ultima notizia, invece, arriva dallo spazio ed ha un fascino tutto suo. I tecnici hanno finito di riparare ed upgradare un’antenna che si trova in Australia, vicino a Canberra e che è l’unica abbastanza grande per comunicare con il Voyager 2, la sonda spaziale della NASA lanciata nell’ormai lontanissimo 1977 e che si trova oggi ad oltre 18 miliardi di km dalla terra. La NASA è riuscita ad inviare istruzioni alla sonda, la quale ha diligentemente risposto e messo in pratica quanto richiesto da terra.

L’antenna fa parte di un network e le riparazioni che ha ricevuto andranno a beneficio di altre missioni, tra cui il rover Mars Perseverance, che atterrerà sul Pianeta Rosso il 18 febbraio 2021. La rete avrà anche un ruolo critico negli sforzi di esplorazione dalla Luna a Marte, garantendo il supporto di comunicazione e navigazione per le varie missioni tra le quali  Artemis che avrà equipaggio umano e quindi sarà particolarmente delicata.

Pensate 1977 e 18 miliardi di km… se non vi fa effetto questo!

SEGNALI DI FUTURO

PRIMO SEGNALE DI FUTURO: ROBOT INCREDIBILE IN CUCINA

Tre anni e mezzo fa, un robot che prepara hamburger, giustamente chiamato Flippy (dal verbo inglese “to flip” che significa capovolgere), realizzato da un’azienda che si chiama Miso Robotics, ha fatto il suo debutto in un fast food in California di nome Cali Burger. Ora Flippy è sul mercato per chiunque voglia acquistare il proprio robot, ad un prezzo di 30.000 dollari e una gamma di nuove capacità decisamente interessanti: è andato ben oltre il semplice capovolgere gli hamburger.

Utilizza un software di machine learning per localizzare e identificare gli oggetti di fronte lui, che è già un passo avanti importante rispetto al semplice gestire oggetti allineati in un punto preciso, ed è in grado di imparare dall’esperienza per migliorare la sua precisione. I sensori sul lato rivolto verso la griglia hanno rilevatori di dati termici per misurare il processo di cottura per più hamburger alla volta, ed un set di telecamere permette al robot di ‘vedere’ l’ambiente circostante. E quindi anche di far attenzione agli essere umani presenti nell’ambiente ed evitare intralci, scontri e possibili infortuni. 

Ovviamente è collegato al sistema degli ordini e così sa esattamente in ogni momento cosa deve preparare e quanti clienti sono in attesa delle sue performance. Ma non finisce qui.

Oggi è stato potenziato per cucinare 19 cibi diversi, tra cui ali di pollo, anelli di cipolla, patatine fritte e persino l’Impossible Burger che, come forse saprete, non è fatto di carne, il che significa che è un po’ più complicato da grigliare alla perfezione.

Inoltre, rispetto alla sua versione precedente che si muoveva a terra grazie a delle ruote, la nuova versione è appesa ad una binario aereo che gli consente di occupare meno spazio e muoversi precisamente nell’area a lui dedicata, dove può accedere a tutte le varie aree di cottura, fornelli, cestelli di olio per le patatine e così via.

Inoltre ora può passare automaticamente da un utensile all’altro, come la spatola per capovolgere gli hamburger o una pinza per afferrare il manico del cestello della friggitrice. E, potete starne certi, il suo software di intelligenza artificiale gli permetterà di imparare nuove abilità nel tempo.

Perché questa esplosione dei robot avanzati da cucina sta accadendo proprio adesso? Il motivo è parzialmente legato all’attuale pandemia da coronavirus. In grande parte del mondo le persone sono costrette a casa e mangiare al ristorante in presenza, seduti al tavolo, è un’abitudine in drastico calo. Molti di questi utenti abitudinari si sono rivolti all’asporto e quindi serve aumentare la velocità di preparazione degli ordini, sulla base di quelli che arrivano e non in funzione della capienza del ristorante. Si sono quindi intensificati i picchi di attività. 

Inoltre molte delle persone che sono rintanate in casa, non sono cuochi provetti ed il ricorso alle soluzioni fast food ed a basso costo è in grandissima crescita. Forse ci aspettavamo che con più tempo a disposizione, le persone si volessero dedicare di più alla cucina, ma a quanto pare, almeno negli USA, sta accadendo letteralmente il contrario. O forse è anche un tema di impoverimento e ridotta percezione del potere di acquisto, quindi meglio comprare un hamburger a pochi dollari o pochi euro, piuttosto che comprare ingredienti più preziosi per piatti più articolati. Del resto anche da noi, lievito e macchine del pane sono tra gli acquisti più ambiti in periodo di pandemia, a dimostrazione di un ritorno a cose semplici e poco costose.

Non c’erano dubbi che la pandemia da contatto avrebbe spinto la robotica, con un robot come Flippy, non costa molto crearsi una dark kitchen, con il personale ridotto al minimo indispensabile e sfornare hamburgers a maggiore velocità di quanto potrebbe fare una cucina piena di cuochi e di addetti.

SECONDO SEGNALE DI FUTURO: SOFTWARE DI CONTROLLO DEGLI STUDENTI

L’attuale pandemia sta avendo anche un forte impatto sul mondo della scuola. Sempre più ragazzi di ogni età stanno imparando a distanza ed anche gli esami, almeno ad un certo livello, vengono svolti online. E questo apre ad un dibattito che oscilla tra il pratico e l’etico su quanto e come debbano essere controllati gli studenti durante gli esami, se devono essere controllati.

I software di sorveglianza algoritmica sono in circolazione da diversi anni, ma il loro utilizzo da parte delle varie istituzioni accademiche è esploso quando la pandemia ha costretto le scuole a passare rapidamente all’apprendimento a distanza. Le aziende che sviluppano queste soluzioni citano studi che stimano che tra il 50 e il 70 per cento degli studenti universitari tenterà una qualche forma di imbroglio se non opportunamente controllati, e avvertono che copiare e farsi suggerire diventerà dilagante se gli studenti non saranno monitorati nelle loro case.

I software di monitoraggio, quindi, trasformano i computer degli studenti in potenti investigatori, le webcam monitorano i movimenti degli occhi e della testa, i microfoni registrano i rumori nella stanza e gli algoritmi registrano la frequenza con cui un partecipante al test muove il mouse, scorre su e giù su una pagina e preme i tasti. Inoltre segnala qualsiasi comportamento che il suo algoritmo ritiene sospetto per la successiva visualizzazione da parte dell’insegnante. Insomma, cari studenti, se pensate di fare copia ed incolla da Wikipedia, farvi suggerire dall’amico appostato fuori dal raggio d’azione della cam, oppure anche solo sbirciare gli appunti sulla scrivania, il software vi beccherà senza possibilità di scampo. Chissà cosa penserebbe l’algoritmo in caso di uno starnuto o di una grattatina al naso.

Ed una pletora di studi, a favore e contro questa logica, non da risposte definitive. Uno studio del 2018 che ha seguito 2.686 studenti in 29 corsi ha rilevato che coloro i cui esami non sono stati monitorati, hanno ricevuto voti inferiori del 2,2 per cento rispetto a quelli che lo sono stati. Gli autori hanno concluso che i risultati erano probabilmente il risultato di un imbroglio da parte di studenti che non utilizzavano il software. Personalmente mi sento di dire che il 2% di differenza nei voti su oltre 2.500 studenti, vuol dire che il software è ininfluente.  

Ma uno studio del 2019 che ha coinvolto 631 studenti, ha scoperto che quelli che mostravano livelli di ansia maggiori hanno ottenuto voti peggiori, e quelli monitorati dai software avevano appunto livelli di ansia maggiori. Quasi a dire che il software di controllo ne sia la causa e quindi dannoso; magari mi chiederei se gli studenti erano ansiosi perché non avevano studiato.

Insomma le evidenze non risolvono la questione e francamente non credo che il tema sia se controllare, oppure come controllare, ma semmai come insegnare e come valutare. Certo se vogliamo fare esami a casa con le crocette o i flag da mettere a computer sulla risposta giusta, sicuramente un software di controllo può essere utile. Ma se la scuola è diventata una fabbrica di studenti ed i metodi veloci servono semplicemente a processare più esami ed andare veloci, questa non è certo colpa degli studenti. Basterebbe una bella interrogazione orale in videocall, ed il 99% dei problemi di copiatura e suggerimenti cadrebbe, ma ci vorrebbe il triplo del tempo, molto più personale docente e le università farebbero molti meno profitti. Se la tecnologia ci aiuta a valle di processi che non sono moderni e tagliati sul “cliente” a monte, non serve a niente.

TERZO SEGNALE DI FUTURO: SPAZIOPORTO GALLEGGIANTE

Un team di architetti giapponesi, sotto l’egida della “Space Port Japan Association”, ha progettato un una città spaziale futuristica mozzafiato di 4 piani.

Lo spazioporto sorgerebbe su un’isola che galleggia nella baia di Tokyo, con i grattacieli della capitale giapponese sullo sfondo. È stato progettato per lanciare i turisti in gite di un giorno nello spazio, dal quale riusciranno a vedere l’enorme tetto dell’edificio, percepire la curvatura della Terra e sperimentare la gravità zero.

Lo spazioporto farà molto di più che offrire ai turisti avventurosi il viaggio di una vita. È una meta di viaggio di un giorno in sé, con uno stile e strutture educative progettate per aiutare i visitatori a familiarizzare con lo spazio.

La struttura comprenderà strutture commerciali e di ricerca, un’accademia di formazione, un hotel, negozi, un ristorante che serve “cibo per astronauti”, una palestra, un cinema IMAX 4-D, un acquario, un museo d’arte e, naturalmente, una discoteca, tutti a tema spaziale.

Per rendere accessibile lo spazioporto, il progetto di Noiz Architects prevede già il trasporto pubblico con una rete di ponti che porteranno auto elettriche e treni autonomi nello spazioporto, integrando perfettamente l’isola galleggiante con la città.

A differenza dei siti di lancio di razzi in verticale convenzionali che la maggior parte di noi associa ai viaggi spaziali, Spaceport City è progettato per astronavi suborbitali che assomigliano più agli aerei e decollano orizzontalmente.

Chiariamoci, i voli spaziali suborbitali commerciali non sono ancora disponibili, ma aziende come Blue Origin e Virgin Galactic stanno testando le loro navicelle per inaugurare il nuovo concetto di turismo spaziale. 

Virgin Galactic è all’avanguardia nello sviluppo di navicelle spaziali a lancio orizzontale, ha effettuato voli di prova con equipaggio ed ha già convinto oltre seicento passeggeri a salire sui suoi voli, ad onor del vero non ancora programmati, per 250.000 dollari per posto a sedere, della durata di 90 minuti, e che spera di lanciare già l’anno prossimo, quindi nel 2021.

 La compagnia afferma che la sua navicella spaziale volerà ad almeno 80 chilometri sopra la Terra, e i viaggiatori potranno lasciare il loro posto per qualche minuto per sperimentare la gravità zero. Il volo spaziale durerà meno di due ore, ma coloro che sperano di partecipare, saranno sottoposti a tre giorni di addestramento prima di decollare.

Insomma tutto sta convergendo positivamente verso questa nuova incredibile esperienza, produttori di navicelle spaziali e costruttori di infrastrutture dedicate.

Ed i giapponesi non sono gli unici ad aver messo in cantiere questi tipi di progetti. A Houston, la quarta città più grande degli Stati Uniti e sede del programma di addestramento per gli astronauti della NASA, sono in corso i lavori per trasformare l’aeroporto di Ellington in uno spazioporto commerciale, e il Colorado Air and Space Port è a soli 30 minuti di macchina dal centro di Denver.

Insomma se avete 250.000 dollari da investire per un’esperienza unica, vi resta solo da decidere se volete decollare con vista sui deserti americani o sui grattacieli giapponesi.

RETROFUTURE: GLI OGGETTI DI JAMES BOND

Qualche giorno fa ci ha lasciato il mitico Sean Connery. I suoi primi 7 James Bond oggi ci sembrano così lontani nel tempo e, per certi aspetti lo sono, Licenza di Uccidere il primo capitolo della serie è del 1962, ma in quelle sette pellicole compaiono oggetti allora futuristici, che in molti casi sono poi diventati di uso comune. Riviverli con voi e riportarli alla memoria è il mio omaggio al grandissimo Sean Connery.

Il Licenza di Uccidere compare il contatore geiger portatile, strumento per rilevare le radiazioni che 007 userà su alcune pietre rinvenute nei pressi dell’Isola del Dr. No. Lo strumento in se è stato inventato dall’omonimo Geiger nel lontano 1913 e se del film di Sean Connery ricordate Ursula Andress che esce dalle acque e non l’apparecchietto per le radiazioni, siete più che giustificati.

Nel secondo episodio Dalla Russia con Amore i creativi si scatenano. La Bentley di 007 è equipaggiata con un radiotelefono, davvero in anticipo sui tempi. Peccato che serva per richiamare in missione il bell’agento segreto, distraendolo da una delle sua fiamme con la quale stava flirtando. Geniale l’orologio dal quale si estrae un cavo di metallo che serve per strangolare i nemici, ma forse ancor di più la macchina fotografica registratore che cela al sua interno un nastro per registrare appunto le conversazioni. Se poi vi piacciono i gadget, indimenticabile valigetta con le cerniere che se aperte in posizione verticale armano un barattolo di borotalco dentro al quale si trova un potente lacrimogeno.

In Missione Goldfinger forse basterebbe citare la comparsa della prima Aston Martin, la leggendaria DB5 dotata di scanner radar, mitragliatori frontali, speroni che fuoriescono dall’asse posteriore per tagliare le gomme ai nemici, vetri antiproiettile, fumogeni, ma più che altro il famoso bottone rosso sotto il pomello del cambio per eiettare un eventuale passeggero indesiderato. La stessa macchina comparirà quasi 50 anni dopo in Sky Fall, in quella che a mio modesto parere è la scena più bella dell’intera storia di Bond.

Nel quarto episodio, Thunderball, compare per la prima volta il jetpack per volare in modo un po’ diverso dal solito, un respiratore miniaturizzato per nuotare sott’acqua, il contatore geiger questa volta viene incorporato in un orologio, la pillola segnalatore che consente al quartier generale di sapere dove si trova Bond. La DB5 si dota anche di cannoni ad acqua, in una puntata che sembra avere proprio l’acqua come filo conduttore.

In Si Vive Solo Due Volte, Bond ci stupisce con le sigarette esplosive che sparano un dardo di fronte a sé e con il combinatore, un piccolo apparecchio per aprire le casseforti che sarebbe il sogno di ogni moderno furfante.

Dopo la parentesi con George Lazenby nel 1969 nel film Al Servizio Segreto di Sua Maestà, Connery tornerà per Una Cascata di Diamanti. In questo film la tecnologia la fa poco da padrona, a parte le finte impronte digitali non vediamo molto altro, se non dal lato dei cattivi dove un sintetizzatore vocale camuffa alla grande la voce del nemico di turno. Se non altro era parecchio tecnologica l’idea dei cattivi di usare raggi laser prodotti dai diamanti per distruggere installazioni militari terrestri. 

Nel 1971 si conclude dopo neanche dieci anni l’avventura di Sean Connery nei panni di 007, il tutto avviene praticamente prima ancora che io nasca, però quei dieci anni resteranno nella storia del cinema e nell’immaginario di infinite generazioni.

LA STARTUP DELLA SETTIMANA: LEENA.AI

Leena.ai è una piattaforma che fornisce un servizio di assistenza ai dipendenti e risponde alle loro domande interagendo in una maniera che sembri più umana possibile, quindi più di un bot, la pretesa è quella di essere una vera e propria conversational artificial intelligence.

Le domande ovviamente possono essere le più svariate, dai giorni di permesso residui disponibili, alle regole fiscali cui è soggetto un cedolino, piuttosto che la narrazione delle varie policy aziendali.

Il target ovviamente sono le grandi aziende che faticano a gestire questo tipo di attività, questa sorta di help desk per i dipendenti con operatori umani, quando relativamente poche persone delle risorse umane devono fronteggiare potenzialmente migliaia di colleghi.

Il sistema consente in molti casi di rispondere in autonomia, grazie all’algoritmo, in altri di instradare la richiesta alle persone fisiche più adatte a rispondere al quesito dei dipendenti. Con l’obiettivo di aumentare il coinvolgimento e la soddisfazione degli stessi. Finora la piattaforma ha gestito più di cento milioni di conversazioni, andando a servire clienti di grande importanza e notorietà come Coca Cola, Vodafone, Sony Pictures, di cui solo un centinaio acquisiti nell’ultimo anno.

E con questi successi sono arrivati gli investitori, americani per una startup che ha origini indiane, e che hanno finanziato un round A da 8 milioni di dollari. Ovviamente i benefici ci sono tutti, disponibilità 24 ore su 24, conversazioni parallele, multilingua, riduzione dei tempi di risposta alle domande, utilizzo in mobilità, analytics e chi più ne ha più ne metta. Però mi piacerebbe per una volta che si mettesse sull’altro piatto della bilancia qualcosa, come per esempio la spersonalizzazione, la mancanza di relazione umana, la meccanicità di un tool che a mio avviso allontana le persone dall’azienda invece di avvicinarle. Se poi la calassimo in una realtà come quella italiana dove i conteggi del payroll sono ormai diventati complicati più del calcolo dell’orbita di un satellite e dove gli aspetti fiscali e le regole cambiano ad ogni nuova legge ogni due per tre (a volte persino con effetti retroattivi), credo che l’algoritmo farebbe ancora una discreta fatica. Se poi nella versione italiana del tool vedo scritto “sollevate un ticket”, quando si parla di loggare una richiesta al sistema, credo che la strada da fare sia ancora davvero molto lunga. Speriamo ci sia ancora l’opzione “prema il tasto due, per parlare con un operatore umano”. 

SALUTI
La puntata di The Future Of è quasi finita, ma non andate via, ancora un istante. Da questa stagione ci lasciamo con una frase significativa sul futuro, per non perdere mai l’ispirazione a guardare avanti. In settimana è girato un meme dal taglio goliardico che diceva “non vorrei mettervi in ansia, ma tra dieci anni l’appendicite ve la farà un medico che oggi è alle superiori e sta facendo didattica a distanza in mutande davanti all’xbox mentre mangia merendine”; se la cosa risultasse preoccupante il mio amico coach e futurista Mattia Rossi ha scritto “allora sono tranquillo, perché l’appendicite me la farà esattamente allo stesso modo: a distanza in mutande, quindi bene che cominci ad allenarsi.”

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