News dal futuro #82

Il podcast che parla del nostro futuro


News dal futuro – pittura refrigerante, riforestazione con i droni, manutenzione robotica, il futuro delle chiavi, la startup Droplette

Questa settimana il futuro arriva sotto forma di:

  • news della settimana: AI di Google per realizzare video, un epic fail dell’intelligenza artificiale in campo sportivo, la nuova politica dei salari di Reddit, i cyber attacchi agli ospedali;
  • segnali di futuro: pittura refrigerante per ridurre le temperature, riforestazione fatta con i droni, manutenzione robotica delle strade per riparare le buche;
  • oggetti quotidiani: le chiavi; dagli smart-lock al riconoscimento biometrico ed oltre…
  • la startup della settimana: Droplette, la nebbia spray che nutre e ripara la pelle

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Benvenuti o bentornati a The Future Of: questo è lo spazio dei curiosi di futuro. 

Io sono Andrea Ferrante e vi racconto le tecnologie, i colpi di genio e le discontinuità che potrebbero diventare grandi e plasmare il modo in cui vivremo domani.

In questa puntata nelle news della settimana spazio a storie che parlano di nuovi strumenti per fare video targati Google, un esilarante fail dell’intelligenza artificiale in ambito sportivo, la nuova politica dei salari di Reddit ed infine il tema serissimo degli attacchi hacker agli ospedali.

Gli approfondimenti dei segnali di futuro, ci portano ad esplorare una nuova incredibile pittura refrigerante, la riforestazione fatta a ritmo di record con i droni ed un innovativo robot inglese che ripara le buche delle strade ad una frazione del tempo e del costo, rispetto agli esseri umani.

Nella rubrica sul futuro degli oggetti quotidiani vi parlo delle chiavi: un eterno guardia e ladri che dura dai tempi degli egizi. Nonostante un’infinità di nuove tecnologie, le amate chiavi di metallo sono destinate a restare nelle nostre tasche e borsette.

La startup della settimana è invece la bellissima storia di due ragazze giovanissime, che con tenacia e grande professionalità hanno creato una soluzione capace di cambiare il mondo della cura della pelle.

Se siete curiosi ed affamati di futuro, allacciate le cinture, reggetevi forte, pronti partenza, via.

NEWS DELLA SETTIMANA

La prima notizia della settimana arriva dal magico mondo di Google. Il colosso americano sta lavorando su un software per convertire pagine internet in video promozionali. Lo strumento URL2Video di Google aiuta a convertire un sito web in un breve video, basta specificare alcuni parametri del video desiderato, come la durata e l’aspetto (ad es 16:9), ed il gioco è fatto. Lo strumento cerca di mantenere il linguaggio di progettazione della pagina di origine e utilizza i suoi elementi come il testo, le immagini e le clip per creare un nuovo video.

Per fare training all’intelligenza artificiale alla base del modello, Google ha intervistato vari designers di siti per determinare e distillare gli aspetti davvero importanti di una pagina web. Sulla base di questi parametri, lo strumento analizza una pagina e classifica gli elementi chiave. Poi, in base alle condizioni fornite dagli utenti, seleziona gli elementi principali, come le intestazioni e le immagini, per produrre un video. L’ennesimo inno alla pigrizia, sicuramente utile per chi ha risorse limitate o nulle per fare video di qualità.

La seconda notizia proviene dalla Scozia e non può che farci sorridere e riflettere al tempo stesso. I tifosi della squadra di calcio scozzese Inverness Caledonian Thistle hanno sperimentato un nuovo esilarante problema tecnologico durante una partita lo scorso fine settimana. Il club aveva annunciato di essere passato dall’utilizzo di operatori umani a telecamere controllate dall’intelligenza artificiale, presentando con orgoglio il nuovo sistema Pixellot che utilizza telecamere con tecnologia di inseguimento della palla ed intelligenza artificiale, il tutto per catturare riprese in HD delle partite casalinghe della squadra.

Ma non aveva fatto i conti con la testa pelata di un guardalinee, che l’AI poco intelligente ha scambiato per la palla. E così le telecamere e gli increduli telespettatori, invece di seguire l’azione si sono ritrovati ad ammirare le corse avanti e indietro del guardalinee.

Un caso analogo a quello comparso in rete questa settimana, dove le telecamere di una nota auto elettrica a guida autonoma hanno scambiato la lettera “o” gialla di un famoso supermercato per un semaforo arancione, impedendo al veicolo di muoversi dal parcheggio del centro commerciale. Non c’è dubbio, la realtà supera sempre la fantasia ed anche l’intelligenza artificiale.

La terza notizia arriva dal cuore della Silicon Valley. Il colosso del web, Reddit ha detto martedì che non ridurrà lo stipendio per i dipendenti che scelgono di andare via dalle costose città dopo la pandemia del coronavirus. Ciò significa che i dipendenti saranno compensati come se vivessero in posti come San Francisco, dove Reddit ha sede, anche se si trasferiscono in un posto molto più economico. Reddit ha comunicato che per aiutare i dipendenti a vivere dove vogliono e a fare il loro lavoro al meglio, sta eliminando il concetto di remunerazione basata sulla zona geografica di residenza.

Che le forme di smart-working rappresentino un risparmio di costi per le aziende lo abbiamo capito, è un concetto chiaro e qualcuno ha anche cominciato a misurare l’impatto. Semmai forse dovremmo riflettere meglio su cosa significa ridurre la presenza delle persone che lavorano all’interno delle città: nel breve e durante la pandemia è sicuramente un effetto voluto e forse produce effetti di contenimento del contagio, ma nel lungo periodo non è detto che il danno alle economie cittadine sia compensato dai maggiori benefici.

Lato aziendale evidentemente il trade-off è stato misurato, ma in futuro cosa potrebbe succedere se adottare un’unica politica retributiva uniforme fosse improntata al ribasso? Pensiamoci, il tema è molto più complesso di quello che sembra.

L’ultima notizia della settimana arriva dal Vermont, negli USA. Un cyber-attacco basato sul classico ransomware ha bloccato 5 ospedali ritardando visite, prestazioni mediche e facendo saltare operazioni chirurgiche già programmate, senza contare l’impatto sulle analisi di laboratorio anti-covid che in questo periodo sono già sotto stress. L’FBI ha allertato tutte le strutture ospedaliere del paese invitandole a rinforzare i protocolli di sicurezza, perché l’attacco, che a quanto pare viene dalla Russia potrebbe scalare rapidamente a livelli molto più pericolosi, coinvolgendo altre strutture.

Ora, spesso gli hacker hanno cercato di attirare simpatie attaccando “i cattivi”, settimana scorsa vi ho raccontato di come un gruppo hacker si sia messo a fare donazioni in bitcoin ad alcune charity… ma non dobbiamo mai dimenticarci che si tratta di veri e propri atti criminali. E se attaccare un’azienda privata o un candidato politico era e resta un reato, attaccare gli ospedali durante una pandemia è veramente un atto infame ed inqualificabile. Del resto la parola cyber-war non è stata coniata per motivi giornalistici, è una realtà della quale non abbiamo ancora visto “quasi” niente.

SEGNALI DI FUTURO

PRIMO SEGNALE DI FUTURO: PITTURA REFRIGERANTE

Gli ingegneri della Purdue University hanno creato una vernice bianca in grado di mantenere le superfici fino a 7 gradi più fresche rispetto all’ambiente circostante, quasi come fa un frigorifero, ma senza consumare energia. Le vernici commerciali “termoriflettenti” attualmente sul mercato riflettono solo l’80%-90% della luce solare e non possono raggiungere temperature inferiori a quelle dell’ambiente circostante. La vernice bianca che i ricercatori della Purdue hanno creato riflette il 95,5% della luce solare e irradia efficacemente il calore infrarosso.

In un articolo pubblicato settimana scorsa sulla rivista Cell Reports Physical Science, i ricercatori hanno dimostrato che, rispetto alla vernice bianca commerciale, la vernice sviluppata da loro può mantenere una temperatura più bassa, persino sotto la luce diretta del sole e riflettere più raggi ultravioletti.

Questa vernice sarebbe sia più economica da produrre, rispetto ai prodotti competitor esistenti sul mercato oggi, e potrebbe far risparmiare circa un euro al giorno che invece verrebbe speso per l’aria condizionata. Il capo progetto stima che una tipica casa americana di 200 metri quadrati risparmierebbe circa 50 dollari al mese sui costi di raffreddamento, rispetto all’utilizzo di una vernice termoresistente esistente. In pratica con il risparmio sui costi energetici, l’investimento nella vernice verrebbe “ripagato” in meno di un anno.

A cosa è dovuta tecnicamente questa “magia”? Il team ha progettato la vernice con particelle di carbonato di calcio per ridurre al minimo la quantità di luce ultravioletta che la vernice assorbe, invece delle normali particelle di biossido di titanio. La vernice acrilica, inoltre raggiunge le sue performance contenendo particelle di molte dimensioni diverse, che aiutano a diffondere diverse lunghezze d’onda nello spettro solare.

E poi ovviamente hanno testato il tutto, ottenendo performance notevoli la notte (fino a 10 gradi di minor temperatura rispetto all’esterno) e più modeste di giorno: 2 gradi in meno nel momento di maggior calore della giornata.

Ma il focus non è solo verso uffici ed abitazioni private ed i loro tetti, la vernice ha molte applicazioni, tra cui la prevenzione del surriscaldamento delle apparecchiature per le telecomunicazioni ed altri dispositivi collocati all’esterno sotto la luce diretta del sole.

Prima di procedere con l’industrializzazione vera e propria, il team continuerà a testare la sostanza per valutarne la resistenza alla polvere, all’acqua, ai detergenti e ad altre sostanze.

Però già così sembra un’innovazione rivoluzionaria che, nel suo piccolo, potrebbe dare un contributo alla lotta al riscaldamento globale.

SECONDO SEGNALE DI FUTURO: RIFORESTAZIONE CON I DRONI

Questa settimana, se foste passati da Toronto avreste assistito a qualcosa di straordinario. Su un terreno a nord della città, che in precedenza era andato bruciato in un incendio, avreste visto alcuni droni librarsi sui campi e sparare baccelli di semi nel terreno, piantando pini e abeti rossi autoctoni per aiutare a ripristinare l’habitat degli uccelli. 

Flash Forest, la startup canadese dietro il progetto, prevede di usare la sua tecnologia per piantare 40.000 alberi nell’area, solo questo mese. Entro la fine dell’anno, operando anche in altre regioni, pianterà centinaia di migliaia di alberi ed entro il 2028, la startup punta a piantarne ben un miliardo.

Il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici afferma che è necessario piantare un miliardo di ettari di alberi, una foresta grande all’incirca come gli Stati Uniti, giusto per dare una vaga idea dell’ambizione, per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi.

I droni non affrontano il problema della deforestazione in sé, che è probabilmente una questione ancora più critica rispetto al “semplice” piantare alberi, ma per ripristinare le foreste che sono già andate perdute, i droni possono lavorare più rapidamente e a basso costo rispetto agli esseri umani, che piantano i semi a mano. La tecnologia della Flash Forest può attualmente piantare da 10.000 a 20.000 semi al giorno: a mano, un uomo potrebbe tipicamente essere in grado di piantarne solo 1.500. 

Grazie ai droni, la Società mira a ridurre il costo a 50 centesimi per albero, o circa un quarto del costo di alcuni altri interventi di riforestazione.

Non dovete pensare che questa attività si limiti a sparare i semi a terra. C’è una fase di intenso studio preliminare su dove farlo, ed ovviamente se ne occupano direttamente i droni in fase di ricognizione, assistiti da software sviluppati appositamente.

Successivamente, uno sciame di droni inizia a far cadere con precisione i baccelli di semi, confezionati in un mix proprietario che, secondo l’azienda, incoraggia i semi a germogliare settimane prima di quanto avrebbero altrimenti fatto. I baccelli sono anche progettati per conservare l’umidità, in modo che le piantine possano sopravvivere anche con mesi di siccità. In alcune aree, come i terreni collinari o nelle foreste di mangrovie, i droni utilizzano un dispositivo di sparo pneumatico che spara i baccelli di semi più in profondità nel terreno.

Insomma tutto è progettato con grande accuratezza, e dopo aver piantato i semi, Flash Forest torna anche a verificare i progressi, fino a diversi anni dopo la loro attività. Primo per imparare e migliorarsi, secondo perché se c’è un target da raggiungere e la crescita degli alberi non sta avvenendo, la Società interviene di nuovo per colmare le lacune.

E sta facendo tutto questo in Canada, Australia, Colombia, Malesia ed è pronta a sbarcare alle Hawaii su suolo statunitense.

Un progetto davvero interessante di cui speriamo di sentir parlare ancora a lungo.

TERZO SEGNALE DI FUTURO: MANUTENZIONE ROBOTICA

L’Università di Liverpool nel Regno Unito ha finanziato una società chiamata Robotiz3D nel tentativo di trasformare la manutenzione stradale utilizzando l’intelligenza artificiale.

La società è destinata a commercializzare una ricerca brevettata del laboratorio di ingegneria robotica dell’Università, incentrata sull’uso dell’intelligenza artificiale e della robotica per migliorare il rilevamento e la riparazione di buche e crepe stradali.

Oggi, le buche stradali, un problema enorme nel Regno Unito e in tutto il mondo, sono tipicamente rilevate e riparate dal lavoro manuale umano. Secondo un comunicato stampa dell’Università di Liverpool, infatti, si stima che nell’ultimo decennio questo lavoro sia costato più di un miliardo di sterline (circa 1,3 miliardi di dollari).

Da noi, forse siamo messi anche peggio. Siteb, l’associazione che riunisce le aziende, gli enti e i professionisti che lavorano nel settore della manutenzione stradale, nel 2018 ha stimato che in Italia servirebbero almeno 40 miliardi di Euro per agire sulle nostre martoriate strade pubbliche. In alcune città come Roma, si è calcolato che le manutenzioni dovrebbero riguardare 5.500 km dei 6.000 km gestiti. E non si tratta ovviamente solo di costi del personale, ma anche dell’asfalto da usare.

Il robot inglese, che si chiama Arres, sarà in grado di individuare e caratterizzare autonomamente i difetti stradali come crepe e buche, valutare e prevedere la gravità di tali difetti e riparare le crepe in modo che non si trasformino in buche. 

Se tali difetti sono relativamente piccoli, il veicolo robot potrebbe spruzzerà l’asfalto sotto forma di spray per risolvere il problema. Se i difetti sono significativi e di grandi dimensioni, il veicolo raccoglierà le misurazioni, acquisirà le immagini e trasmetterà i dati alle autorità per i necessari interventi. 

In sostanza, il veicolo robot sarà caratterizzato da ruote colorate all’interno di un cerchio di gomma, un po’ come un carro armato da battaglia e sarà anche dotato di un piccolo rullo stradale che può essere utilizzato per correggere piccoli difetti.

La logica è chiaramente quella che prevenire è meglio che curare. Speriamo di vederlo presto all’opera.

OGGETTI QUOTIDIANI: IL FUTURO DELLE CHIAVI

Le chiavi sono uno degli oggetti di uso quotidiano più diffusi sulla faccia del pianeta. Ed anche uno di quelli più dimenticati.

In un’epoca in cui è possibile sbloccare il proprio iPhone utilizzando i tratti del viso, il baule della Tesla con lo smartphone, o le app con la voce e un piccolo aiuto da Alexa, perché esistono ancora le chiavi tradizionali in metallo? Quali sono le principali alternative?

Quella che sta avendo la maggiore diffusione è lo smart lock, un termine che include molte differenti tecnologie, dalla semplice carta elettronica per aprire la porta di un albergo, alle impronte per accedere ad un laptop. Tutti sistemi configurabili, personalizzati e che tengono traccia dell’utilizzo, quindi particolarmente utili. Quello delle smart lock ovviamente è anche un business molto grande: si stima raggiunga un valore pari a quasi 2,5 miliardi di dollari entro il 2024, guidato principalmente dalle applicazioni domestiche (tipo aprire la porta di casa) e da quelle commerciali.

Se devo immaginare un oggetto fisico capace di sostituire la chiave, probabilmente è lo smartphone, fin facile. Basta avere un qualsiasi wi-fi o bluetooth attivo e ci basterà avvicinarci ad una serratura per sbloccarla. Semplice, pratico, veloce, ma probabilmente anche facilmente hackerabile. Senza contare il problemino non da poco, che ogni tanto la batteria si scarica e senza cellulare che facciamo? Non possiamo più aprire la porta di casa o quella della macchina? E se invece la batteria è carica, ma per sbaglio non c’è la connessione ad internet? Che succede che Alexa non ci apre la porta del garage? Soluzioni interessanti, ma con ancora diversi punti di debolezza da risolvere.

L’altra chiave tecnologica è il nostro corpo. La fantascienza ha fantasticato a lungo attorno a microchip da inserire sotto la pelle e, ad onor del vero, alcuni esperimenti sono stati anche condotti, ma il nostro corpo in realtà “parla” anche da solo. 

I nostri volti, i nostri occhi, le nostre dita e le nostre voci vengono usati come chiavi.I modelli più recenti di scanner biometrici sono in grado di distinguere i pori unici della nostra pelle, gli scanner della retina possono riconoscere i vasi sanguigni dei nostri occhi, e alcuni sistemi possono persino identificare sequenze di DNA. Recentemente, i ricercatori hanno anche sviluppato metodi per leggere i movimenti caratteristici del corpo e le onde cerebrali. Per la serie basta esserci ed una macchina ti riconoscerà per le tue caratteristiche univoche. Con però a mio avviso, ancora un difetto sostanziale: da qualche parte il dispositivo deve contenere la traccia originale: che sia la nostra impronta digitale o la traccia delle nostre onde cerebrali, questa informazione privatissima, deve essere ceduta.

E, come sappiamo, i ladri si evolvono insieme alla tecnologia. Le moderne auto di lusso con sicurezza di fascia alta sono vulnerabili ai ladri con i ricevitori che si appostano a pochi metri dal veicolo. Anche il riconoscimento facciale può essere ingannato con teste stampate in 3D, e gli scanner di impronte digitali sono facilmente crackabili grazie ad una macchina fotografica digitale e un po’ di colla.

Ed in questo modo non ne usciamo più. Una possibile soluzione potrebbe averla trovata una startup italiana, che si chiama AreaWFI e che vorrebbe cambiare completamente la logica: invece di incrociare due dati (uno che identifica l’utente e l’altro il suo diritto ad accedere da qualche parte), l’autorizzazione ad accedere avviene semplicemente grazie all’esecuzione di un’azione umana. Un’azione, anche banale come premere il pulsante del dispositivo che la startup ha già brevettato, ma che prevede il solo scambio di un certificato tra dispositivo e server. Non vengono creati dati (che per definizione sono hackerabili), non vengono fatti calcoli ed algoritmi per verificare le due parti, si trasferisce un semplice certificato. E se anche tu rubi il certificato, se l’essere umano dall’altra parte non preme il pulsante o non fa l’azione, non te ne fai nulla. Un meccanismo che ha un unico modo per essere hackerato: puntare una pistola alla tempia della persona. Un sistema che creerebbe una vera human-blockchain e così aprire una porta o fare un pagamento sarebbe molto più sicuro.

Ma intanto che qualche investitore si faccia avanti, o qualche altro genio dell’innovazione formuli la prossima proposta imbattibile, lunga vita alle chiavi! Che siano a mappa, per serrature a cilindro, a doppia faccia, punzonate, tubolari o a pompa… state certi che resteranno nelle nostre tasche (a graffiare lo smartphone tra l’altro) per molto più tempo di quanto pensiate.

LA STARTUP DELLA SETTIMANA: DROPLETTE, LA RIVOLUZIONE DELLO SKINCARE

Un’invenzione iniziata a un tavolo da cucina da due ragazze ventenni, ingegneri chimici al prestigioso MIT a dirla tutta. Hanno creato un dispositivo che eroga vitamina C, retinolo, collagene e peptidi penetrando nella pelle sotto forma di una sorta di nebbia ad alta velocità. Un sostituto degli aghi e delle creme, la “gocciolina” senza contatto (da qui il nome “droplette”) è progettata per l’uso domestico e può rivoluzionare il modo in cui i farmaci e gli altri nutrienti raggiungono il corpo.

Partite da studi sul modo più efficace ed indolore per curare la pelle, hanno lasciato da parte creme ed aghi e si sono concentrate su questa forma di spray dove le goccioline targettizzano precisamente le aree dove ci sono problemi ed infezioni.

Partite da pompe ed umidificatori comprati su eBay e test casalinghi, hanno poi ricevuto un grant dalla NASA, sono passate per oltre 12 prototipi diversi, hanno ottenuto un brevetto e fondi da investitori importanti, oltre che advisory da esperti che le hanno affiancate.

Dopo aver raccolto oltre 10 milioni di dollari, aver espanso il team di ricercatori a 16 persone ed ottenuto le autorizzazioni del caso (quando si tratta di medicina, di pelle, di chimica la Food and Drug Administration americana non scherza), questa settimana hanno lanciato sul mercato.

Attualmente venduta a 299 dollari, la “droplette” comprende tre tipi di capsule: una ha il retinolo come ingrediente principale, un’altra ha collagene e peptidi e una terza contiene acido glicolico e acido salicilico. Speriamo che abbiamo studiato bene il mercato e validato la soluzione, perché il cliente finale è sempre il miglior giudice del successo di una startup. Intanto faccio loro gli auguri.

SALUTI
La puntata di The Future Of è quasi finita, ma non andate via, ancora un istante. Da questa stagione ci lasciamo con una frase significativa sul futuro, per non perdere mai l’ispirazione a guardare avanti: Giovanni Paolo II ha scritto “il futuro inizia oggi, non domani”.

 

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