News dal futuro #78

Futuro, Startup, Fundraising & Venture Capital


News dal futuro – superenzima mangia plastica, fusione nucleare spaziale, più bit che atomi, il futuro del caffè, la startup Financepeer

Questa settimana il futuro arriva sotto forma di:

  • news della settimana: il Digital Services Act, esperimenti di 6G, malware sull’app store di Google, Uber ritorna a Londra
  • segnali di futuro: super enzima mangia plastica, fusione nucleare spaziale, più bit che atomi
  • oggetti quotidiani: la macchina del caffè ed il futuro del caffè tra industria 4.0, personalizzazioni e caffè molecolare
  • la startup della settimana: Financepeer, dall’India per aiutare gli studenti a pagare la scuola

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Benvenuti o bentornati a The Future Of: questo è lo spazio dei curiosi di futuro. 

Io sono Andrea Ferrante e vi racconto le tecnologie, i colpi di genio e le discontinuità che potrebbero diventare grandi e plasmare il modo in cui vivremo domani.

In questa puntata nelle news della settimana spazio alla proposta del Digital Service Act dell’Unione Europea, ai primi studi sul 6G, alle app malevole rimosse dallo store di Google ed ad Uber, che riconquista la licenza per operare a Londra.

Nei segnali di futuro andremo invece ad approfondire i batteri mangia plastica, una scoperta della NASA circa la fusione nucleare ed agli incredibili calcoli di Melvin Vopson che ha provato a stimare il “peso” dei bit e dell’informazione.

La consueta rassegna sul futuro degli oggetti quotidiani ci permette invece di sbirciare nel futuro delle macchine del caffè e del caffè stesso tra tecnologia, innovazioni di prodotto come il caffè molecolare e rischi ambientali.

Ed infine la startup della settimana, un giovane player indiano nel campo del fintech a servizio del mondo education, che sta letteralmente spaccando il mercato.

Se siete curiosi ed affamati di futuro, allacciate le cinture, reggetevi forte, pronti partenza, via.

NEWS DELLA SETTIMANA

In base a un nuovo progetto di legge dell’Unione Europea che mira a favorire la concorrenza, a Google, Facebook, Amazon, Apple e agli altri giganti della tecnologia statunitense potrebbe essere vietato di favorire i loro servizi o di costringere gli utenti a sottoscrivere di fatto obbligatoriamente i loro pacchetti di servizi.  La bozza di regole, nota come Digital Services Act, vuole stabilire le regole di base per la condivisione dei dati e il funzionamento dei mercati digitali. Un nuovo set di norme, la cui entrata in vigore è prevista entro la fine dell’anno. In concreto sembrano in arrivo limitazioni sulle app pre-installate sui nostri smartphone, l’introduzione di obblighi per chi raccoglie grandi quantità di dati di metterli a disposizione della concorrenza e, notizia bomba che andrà a colpire specialmente Apple e Google, se un operatore offre servizi o prodotti dentro le loro piattaforme, dentro gli app store per intenderci, sarà libero di farlo anche fuori. E’ proprio la battaglia in corso tra Apple ed Epic Games con Fortnite, il gioco per ragazzi più utilizzato al mondo. E per non farsi mancare nulla il Digital Act vuole inserire anche audit obbligatorie sulle metriche di marketing, in particolare advertising, di questi giganti. Vedremo se l’Unione Europea avrà la forza di portare avanti questi cambiamenti o se, come spesso accaduto in passato, il tutto si risolverà in una bolla di sapone abbastanza annacquata.

La seconda notizia della settimana riguarda il 6G. Ma come, non abbiamo ancora visto nulla del 5 e già si parla del 6? Il governo della Corea del Sud ha confermato l’intenzione di effettuare sperimentazioni sul 6G a partire dal 2026. Il test mira a raggiungere una velocità di trasmissione dati di 1Tbps, che è circa cinque volte più veloce di 5G e la riduzione della latenza a un decimo degli attuali servizi 5G.

Il governo sudcoreano prevede che il servizio sarà disponibile in commercio già in un periodo compreso tra il 2028 ed il 2030 e si segnala che il Paese asiatico ha già stanziato circa 169 milioni di dollari nell’arco di cinque anni per iniziare lo sviluppo di questa tecnologia. E la Corea non è l’unico player attivo, considerato che anche i vicini cinesi di Huawei hanno iniziato a lavorare sul 6G, una tecnologia che non solo promette di essere più performante del 5G, ma che nascerà con un focus preciso sull’intelligenza artificiale. Insomma se la grande velocità e la bassa latenza del 5G sembrano perfette al servizio dell’Internet of Things, il 6G servirà l’intelligenza artificiale, il processo di decision-making, l’high-performance computing e forse anche la frontiera del quantum computing.

La terza notizia della settimana, mi sembra quasi incredibile raccontarvela in questo tardo 2020, ma Google ha rimosso questa settimana 17 applicazioni Android dal Play Store ufficiale. Le 17 applicazioni, individuate dai ricercatori della sicurezza di Zscaler, sono state infettate dal malware Joker (noto anche come Bread). Questo spyware è stato progettato per rubare messaggi SMS, elenchi di contatti e informazioni sul dispositivo, insieme alla registrazione ovviamente di nascosto a servizi premium. In parole povere furto di dati e furto di soldi. 

Vi chiederete come mai Google non riesca a beccare queste app malevole subito. La tecnica è abbastanza semplice, ma difficile da risolvere, dal punto di vista di Google.

Gli autori di malware cominciano a clonare le funzionalità di un’app legittima e a caricarla su Play Store. Questa app è pienamente funzionale, richiede l’accesso a permessi che spesso vengono dati con facilità dall’utente, e non esegue alcuna azione dannosa alla prima esecuzione. Poiché le azioni malevole sono solitamente ritardate di ore o addirittura giorni, le scansioni di sicurezza di Google non rilevano il codice dannoso, e l’app viene elencata sul Play Store come innocua. Ma una volta sul dispositivo dell’utente, l’app alla fine scarica altri componenti o app sul dispositivo che contengono il malware Joker o altri tipi di malware.

Usate solo app sicure, cercate in rete l’elenco delle 17 app rimosse e verificate di non averle installate.

L’ultima notizia arriva dal mondo Uber, del quale non si parlava da un po’. Il gigante a stelle e strisce ha ottenuto una nuova licenza per operare a Londra, quasi un anno dopo che la Transport For London, TfL, (l’autorità dei trasporti in materia) aveva respinto la richiesta di Uber per motivi di sicurezza, lasciando praticamente ferma nei garage la flotta di driver. Questa decisione, mette fine all’incertezza per i 45.000 autisti che usano l’applicazione taxi nella capitale britannica. La corte dei magistrati di Westminster ha dichiarato che Uber è ora un operatore “in regola” “nonostante i fallimenti storici”.

Una delle principali preoccupazioni sollevate dalla TfL era una falla nel software di Uber che aveva permesso a persone non autorizzate di caricare le loro fotografie sui legittimi account degli autisti e poi ovviamente di prelevare i passeggeri.

Un problema di sicurezza, un problema di software aveva bloccato Uber, non una preclusione ideologica o economica attorno al suo business model.

SEGNALI DI FUTURO

PRIMO SEGNALE DI FUTURO: SUPER-ENZIMA MANGIA PLASTICA

L’inquinamento da plastica ha contaminato l’intero pianeta, lo sappiamo, dall’Artico agli oceani più profondi, le persone loro malgrado purtroppo consumano e respirano particelle microplastiche. Attualmente è molto difficile scindere le bottiglie di plastica nei loro costituenti chimici per farne di nuove da quelle vecchie, il che significa che ogni anno si crea più plastica dal petrolio.

Un super-enzima che degrada le bottiglie di plastica sei volte più velocemente di prima è stato creato dagli scienziati e potrebbe essere utilizzato per il riciclaggio entro un anno o due. Questa è la notizia, i tempi brevi per una sua potenziale industrializzazione.

Il super-enzima, derivato da batteri che hanno evoluto naturalmente la capacità di mangiare la plastica, permetterebbe il riciclaggio completo delle bottiglie.

Il super-enzima è stato ingegnerizzato collegando due enzimi separati, entrambi trovati in un batterio mangia-plastica scoperto in una discarica giapponese nel 2016. I ricercatori hanno rivelato una versione ingegnerizzata del primo enzima nel 2018, che ha iniziato a rompere la plastica in pochi giorni. Ma il super-enzima funziona sei volte più velocemente.

A The Future Of ho già parlato di questi batteri, ma eravamo rimasti ad una versione che degradava la plastica in 10 ore ad una temperatura di 70 gradi… ora invece stiamo parlando di un composto che non solo è più veloce, ma opera a temperatura ambiente. Ed il centro di ricerca della Carbios, l’azienda francese che se ne sta occupando, a quanto dicono ha selezionato un centinaio di altri enzimi e molecole e le sta combinando per ottenere risultati ancora migliori.

Non sappiamo ancora come questi enzimi verranno realmente utilizzati, probabilmente non verranno disciolti nell’acqua, ma se avete in mente quelle agghiaccianti immagini di discariche di plastica che si estendono a perdita d’occhio, si può immaginare di rilasciare i batteri sulla plastica e lasciarli fare il loro lavoro. Le domande sono molte: i batteri poi sopravvivono? dove vanno? sono innocui per l’uomo? tutti temi che i ricercatori dovranno affrontare per portare la loro soluzione sul mercato.

SECONDO SEGNALE DI FUTURO: FUSIONE NUCLEARE SPAZIALE

Un team di ricercatori della NASA, alla ricerca di nuove fonti di energia per le missioni di esplorazione dello spazio profondo, ha recentemente rivelato un nuovo metodo per innescare la fusione nucleare nello spazio tra gli atomi di un solido metallico.

Prima domanda, cos’è la fusione nucleare? La fusione nucleare è un processo che produce energia quando due nuclei si uniscono per formare un nucleo più pesante. 

E perché è interessante? Gli scienziati sono interessati alla fusione, perché potrebbe generare enormi quantità di energia senza creare sottoprodotti radioattivi che richiedono tempi lunghissimi per lo smaltimento e che ovviamente sarebbero pericolosi per l’uomo e per il pianeta.

Allora in che senso questa scoperta della NASA è importante? Perché le reazioni di fusione convenzionali sono molto difficili da ottenere, perché si basano su temperature così estreme che ottenerle è poco pratico e straordinariamente costoso.

Chiamato Lattice Confinement Fusion, il metodo che la NASA ha rivelato, produce reazioni di fusione grazie al combustibile deuterio, che è un isotopo dell’idrogeno non radioattivo e ampiamente disponibile, confinato nello spazio tra gli atomi di un solido metallico. E più che altro, il tutto avverrebbe a temperatura ambiente.

L’attuale soluzione produce ancora quantità limitate di energia e la sfida per l’ingegnerizzazione di un motore resta comunque estremamente complessa. Se stavate già pensando ad un’astronave tipo Star Trek capace di esplorare i remoti confini dell’universo andando avanti e indietro, per ora è ancora un sogno; ma come spesso accade, le innovazioni nate in ambito aerospaziale possono avere ricadute utili sulla vita di tutti i giorni e quindi vi farà piacere sapere che questa scoperta potrebbe avere applicazioni anche terrestri, per esempio nel campo della medicina nucleare. Ed ironia della sorte, magari invece di farci conoscere altri pianeti, ci farà conoscere meglio l’interno del nostro corpo.

TERZO SEGNALE DI FUTURO: PIU’ BIT CHE ATOMI

Le informazioni potrebbero sembrare immateriali. Ma nel giro di pochi secoli, la quantità totale di bit digitali prodotti annualmente dall’umanità potrebbe superare il numero di atomi del nostro pianeta e, cosa ancora più inaspettata, rappresentare la metà della sua massa. 

Si avete sentito bene.  Queste sono le conclusioni di un nuovo studio che ha portato alla luce la crescita dei dati nel tempo e le sue conseguenze potenzialmente catastrofiche.

IBM e altre società di ricerca tecnologica hanno stimato che il 90% dei dati digitali attuali del mondo è stato prodotto solo nell’ultimo decennio, spingendo il fisico Melvin Vopson dell’Università di Portsmouth in Inghilterra a chiedersi dove potremmo essere diretti in futuro. 

La sua analisi è iniziata con il fatto che la Terra contiene attualmente circa 10^21, o 100 miliardi di miliardi di bit di informazioni informatiche.

Ipotizzando un tasso di crescita annuale del 20% dei contenuti digitali, che come sappiamo non crescono in maniera lineare, bensì esponenziale, Vopson ha dimostrato che tra 350 anni, il numero di bit di dati sulla Terra sarà maggiore di tutti gli atomi al suo interno, che numero più numero meno, sono circa 10^50 o cento trilioni di trilioni di trilioni di trilioni di trilioni di trilioni. Insomma qualcosa di praticamente impossibile da concepire e visualizzare per il nostro cervello. 

Ma cosa vuol dire questo numero gigantesco? Che anche prima di quel momento, l’umanità utilizzerebbe l’equivalente del suo attuale consumo energetico solo per sostenere tutti questi zeri e uno. 

E va bene direte voi, anche la produzione di energia crescerà, qual’è il problema? Il problema è che in uno studio del 2019 pubblicato sulla rivista AIP Advances, Vopson ha ipotizzato che ci potrebbe essere una relazione tra informazione e massa.

Il lavoro di Einstein ha dimostrato che l’energia (per esempio quella prodotta quando si genera un bit) e la massa sono intercambiabili, portando Vopson a calcolare la massa potenziale di un singolo bit di informazione, circa 10 milioni di volte più piccola di un elettrone.  Questo significa che l’attuale massa di informazioni prodotte ogni anno è insignificante, ma, supponendo che la crescita sia appunto del 20% all’anno, metà della massa della Terra potrebbe essere convertita in dati digitali in meno di 500 anni.

Adesso lo sapete. Se qualcuno scherzerà ancora sull’immaterialità dell’informazione, forse vi verrà in mente Vopson e potrete smentire il vostro interlocutore in maniera arguta.

OGGETTI QUOTIDIANI: LA MACCHINA DEL CAFFE’

E’ di qualche giorno fa un articolo del famoso sito Arstechnica che si intitolava “Quando le caffettiere chiedono un riscatto, sai che l’internet degli oggetti è fottuto”. Credo che il punto sia chiaro. I ricercatori hanno studiato una nota macchina del caffè casalinga, collegabile al wi-fi ed alla solita app, e scoperto una serie di debolezze imbarazzanti. Gli hacker avrebbero potuto con facilità rimpiazzare il firmware nativo della macchina, azionare il dispositivo per accendere il bruciatore, far uscire l’acqua, far partire il macinacaffè, visualizzare un messaggio di riscatto (cose del tipo “rivuoi indietro la tua macchina?), e azionare tutti i segnali acustici in una cacofonia di rumori da far venire il malditesta.

Ora, il nome del produttore non è importante, quello che conta è che se immaginiamo la nostra macchina del caffè connessa nella smarthome, qui di smart rischia di esserci davvero poco, almeno fino a quando i produttori non aumenteranno la loro sensibilità sul tema sicurezza. Se quindi l’aspettativa per il futuro è premere qualche pulsante su un app per avere il vostro caffè pronto appena vi alzate dal letto o rincasate dall’ufficio, ci può stare, ma non è il tema portante della nostra chiacchierata.

La tecnologia di base ha già lavorato parecchio negli scorsi 100 anni e tutto quello che possiamo sapere su temperatura dell’acqua, pressione, percolatura del liquido e chi più ne ha più ne metta è già noto. Le capsule sono state l’innovazione recente ed hanno aperto ad un tema, quello della personalizzazione, che rappresenta probabilmente il futuro. A casa della mia mamma si comprava il caffè in torrefazione e si beveva quello fino a che la confezione finiva, oggi abbiamo centinaia di capsule di ogni gusto, aroma e provenienza geografica. Ma si può andare oltre. 

Un esempio è la macchina Bkon Craft Brewer che consente di preparare caffè, tè e infusi. Tutto avviene in una camera sottovuoto, utilizzando la pressione negativa (che poi significa temperature più basse) per arricchire il sapore del caffè con erbe, frutta e tutto quello che volete usare da miscelare insieme. Questa macchina sembra che abbia viaggiato nel tempo dal futuro. È dotata di un touchscreen che è precaricato con centinaia di ricette, oltre a quelle scaricabili dal web, e basta premere un bottone e ed è lei che si occupa di miscelare le sostanze, alla temperatura giusta, per il tempo perfetto e darvi un prodotto finito il cui aroma è arricchito secondo i vostri gusti più selvaggi.

Ma c’è altro oltre il caffè 4.0 e la personalizzazione spinta? Probabilmente il caffè stesso sarà la vera rivoluzione. Abbiamo la carne senza carne, il latte senza latte, non mi dite che non vi aspettate anche il caffè senza caffè? Lo chiamano caffè molecolare. Una startup di nome Atomo sostiene di aver identificato i circa 40 composti che si trovano nelle proteine e negli oli del caffè che rappresentano il corpo, la sensazione in bocca, l’aroma e il colore del caffè, e hanno costruito un prodotto simile fatto di ingredienti sostenibili di derivazione naturale. In pratica scarti vegetali di altre coltivazioni utilizzati con sapienza per replicare una bevanda indistinguibile dal caffè vero. Secondo Atomo, tra l’altro a 40 centesimi per tazzina.

Lo so che state storcendo il naso, ma se pensiamo a lavoro sottopagato nelle piantagioni, deforestazione, plastica e metalli delle capsule da riciclare e così via… forse l’idea può meritare più attenzione. 

Ed anche il cambiamento climatico fa la sua parte. La maggior parte degli esperti concorda sul fatto che il futuro del caffè è significativamente a rischio a causa del riscaldamento globale. Si stima che il 50% dei terreni utilizzati per la coltivazione del caffè non sarà coltivabile entro il 2100.

Io comunque ora vado a farmi una moka e poi vi racconto la startup della settimana.

LA STARTUP DELLA SETTIMANA: FINANCEPEER

Chi mi conosce sa benissimo che il mondo del Fintech non mi scalda più di tanto, ma questa bella iniziativa proveniente dall’India merita di essere raccontata. La startup Financepeer ha raccolto 3 milioni di dollari per lanciare la sua piattaforma che aiuta gli studenti ed i loro parenti e genitori a mettere da parte risorse per pagare gli studi. Nella sostanza finanziaria si tratta di prestiti a zero interessi, carte di credito e conti che consentono l’accumulo ed anche premi, oltre che assicurazioni che consentono agli studenti di mitigare il rischio di condizioni economiche avverse nel prosieguo dei loro studi. Per gli Istituti scolastici la facilitazione di sapere che il candidato all’iscrizione dispone delle risorse finanziarie, accumulate nel tempo grazie a piccole rate mensili o coperte da apposita assicurazione.

Le risorse raccolte aiuteranno la startup a sbarcare in nuove città, già oggi più di 40, stringere accordi con altre scuole ed università e studiare prodotti sempre più mirati a questa che è molto di più di una nicchia di mercato, in una nazione che presto si appresta a diventare la più popolosa del pianeta.

SALUTI
La puntata di The Future Of è quasi finita, ma non andate via, ancora un istante. Da questa stagione ci lasciamo con una frase significativa sul futuro, per non perdere mai l’ispirazione a guardare avanti: “Non lasciate che i ricordi del vostro passato limitino il potenziale del vostro futuro. Non ci sono limiti a ciò che puoi realizzare nel tuo viaggio attraverso la vita, se non nella tua mente..” – Roy T. Bennet

 

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