News dal futuro #77

Futuro, Startup, Fundraising & Venture Capital


News dal futuro – nanokiller tumorali, ripristino della vista, apparecchi acustici low cost, il futuro del frigorifero, la startup Bryq

Questa settimana il futuro arriva sotto forma di:

  • news della settimana: brevetto per rivoluzionare il sistema elettorale, lamentele di Tesla sui dazi, furto di dati sul riconoscimento facciale, l’acquisto di Arm da parte di Nvidia
  • segnali di futuro: nano particelle in grado di “affamare” i tumori (e sconfiggerli), sistemi per dare la vista ai ciechi, apparecchi acustici a meno di 1 $ per popolazioni e fasce deboli
  • oggetti quotidiani: l’evoluzione prossima ed un po’ più lontana del frigorifero tra riconoscimento degli oggetti, IoT e gel raffreddanti
  • la startup della settimana: Bryq e la sua piattaforma inclusiva per le assunzioni

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Benvenuti o bentornati a The Future Of: questo è lo spazio dei curiosi di futuro. 

Io sono Andrea Ferrante e vi racconto le tecnologie, i colpi di genio e le discontinuità che potrebbero diventare grandi e plasmare il modo in cui vivremo domani.

Questa settimana dopo aver dato una scorsa alle news della settimana che riguardano brevetti per il sistema elettorale, le lamentele di Tesla sui dazi imposti da Trump, un furto di dati relativi al riconoscimento facciale e l’acquisto di Arm da parte di Nvidia, ci buttiamo nei segnali di futuro meritevoli che ci arrivano dal mondo della ricerca: nanoparticelle in grado di uccidere i tumori, impianti per il ripristino della vista ed apparecchi acustici low cost per le popolazioni più deboli. Ma non è finita qui, inizia la rubrica che va a sbirciare nel futuro degli oggetti di uso quotidiano: in questa puntata scopriamo come saranno i frigoriferi del futuro. Ed infine la startup della settimana, la newyorkese Bryq, che con la sua piattaforma di assessment inclusiva, per candidati alla ricerca di un posto di lavoro, aggiunge un elemento importante che vi racconterò tra poco.

Se siete curiosi ed affamati di futuro, allacciate le cinture, reggetevi forte, pronti partenza, via.

NEWS DELLA SETTIMANA

Lo US Postal Service, l’operatore postale nazionaale americano, ha presentato una domanda di brevetto che mira ad utilizzare la blockchain come soluzione per il voto elettorale. Il sistema si basa sull’invio ad ogni elettore registrato, e quindi abilitato a votare, di un QR code per posta. I voti sono memorizzati su una blockchain certificata da funzionari elettorali, garantendo l’anonimato degli elettori. Negli USA un autorevole parere di tecnici e costituzionalisti, risalente al 2018, suggeriva di evitare l’ingresso di nuove tecnologie nel processo elettorale, più sicuro restare a schede, matite e presenza fisica delle persone, al massimo ok il voto via posta visto che comunque si basa su una traccia cartacea. Non trovate ironico che a voler cambiare il sistema elettorale si propongano le Poste americane con la blockchain? Nel paese dei big tecnologici, le Poste ispirano ancora l’idea di carta, francobolli, sacchi di iuta e depositi polverosi, ma forse sono più imparziali dei big visto che comunque svolgono un servizio pubblico… in ogni caso troppo tardi per le prossime elezioni presidenziale americane.

L’altra notizia della settimana è che Tesla sta facendo causa all’Amministrazione Trump per i dazi imposti su un chip per computer e altre parti che l’azienda automobilistica di Elon Musk, importa dalla Cina, unendosi a una lista sempre più lunga di cause simili intentate da centinaia di aziende, tra cui altre case automobilistiche come Ford, Mercedes-Benz e Volvo.

Ma come, l’eroe che ha riportato gli USA nello spazio con il Falcon ora fa causa al governo? Su un tema quello di dazi, dogane e protezionismo che è chiaramente nella sfera di autorità dello Stato. Da economista mi è chiarissimo che il protezionismo non genera valore, se non nel breve periodo, distruggendolo nel lungo, dall’altro mi lascia comunque perplessa la corsa sistematica al prodotto che costa sempre meno, alla massima produttività a tutti i costi, alla ricerca spasmodica della leadership di costo: bene che la Tesla costi qualche centinaio di dollari in meno se compra i suoi componenti in Cina, ma l’economia del ribasso produce comunque danni al sistema economico.

Un’altra news da non sottovalutare riguarda il riconoscimento facciale. Il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale americano ha finalmente riconosciuto mercoledì che 184.000 foto che facevano parte di un programma pilota di riconoscimento facciale sono state rubate da un subappaltatore dei servizi doganali e sono state in parte pubblicate sul dark web, l’anno scorso.  Tra i dati, che sono stati raccolti da una società chiamata Perceptics, volti di viaggiatori, targhe e informazioni sulla salute delle persone. Ora, se negli USA c’è una levata di scudi contro il riconoscimento facciale, il tema è proprio questo, non è che la tecnologia non funziona, anzi migliora di giorno di giorno, ma non ci sono regole chiare di utilizzo e conservazione nemmeno per le forze dell’ordine, quindi i rischi sono elevati.

L’ultima notizia arriva dal mercato. La settimana scorsa Nvidia ha annunciato l’acquisto di Arm per 40 miliardi di dollari, da realizzare attraverso una combinazione di azioni Nvidia e denaro contante. Con Arm, Nvidia diventa un competitor di AMD, Intel e Qualcomm come fornitore di tecnologia di base, i processori tanto per intenderci. Questa fusione aprirà all’azienda l’opportunità di creare prodotti nuovi, innovativi e convincenti in tutto l’ecosistema tecnologico: dai PC agli smartphone, ai sistemi di intelligenza artificiale per le auto a guida autonoma, i datacenter e chi più ne ha più ne metta. L’intesa dovrebbe perfezionarsi nell’arco dei prossimi 18 mesi e sarà soggetta, come potete immaginare all’approvazione degli enti per la concorrenza del mercato di Regno Unito, Cina, Unione Europea e Stati Uniti.

Arm è un’azienda gigantesca, pensate che si stima abbia venduto ai suoi partner circa 180 miliardi di chip. In attesa delle decisioni dell’antitrust, il vero sconfitto sembra Apple, che avrebbe potuto tranquillamente comprare Arm, ma non si è fatta avanti in tempo.

SEGNALI DI FUTURO

PRIMO SEGNALE DI FUTURO: NANO-KILLER TUMORALI

Cellule tumorali sono state uccise in esperimenti di laboratorio e la crescita tumorale è stata ridotta nei topi usati come cavie, utilizzando un nuovo approccio che trasforma una nanoparticella in un ‘cavallo di Troia’ che provoca l’autodistruzione delle cellule tumorali: questa è la scoperta di un team di ricerca presso la Nanyang Technological University di Singapore.

I ricercatori hanno creato la loro nanoparticella ‘cavallo di Troia’ ricoprendola con uno specifico aminoacido, la L-fenilalanina che le cellule tumorali utilizzano, insieme ad altri aminoacidi simili, per sopravvivere e per crescere.

Studi effettuati da altri gruppi di ricerca hanno già dimostrato che la crescita dei tumori può essere rallentata o prevenuta “affamando” le cellule tumorali di aminoacidi. Gli scienziati ritengono che privarle di aminoacidi, per esempio attraverso il digiuno o attraverso diete speciali prive di proteine, possa essere un modo efficace per trattare il cancro.

Ma non tutti ovviamente possono o riescono a sottoporsi a regime alimentari così drastici, ecco che cercando di sfruttare la dipendenza da aminoacidi delle cellule tumorali, ma evitando le sfide dei rigidi regimi dietetici, i ricercatori della NTU hanno ideato un nuovo approccio alternativo. Un vero e proprio “inganno”, che però sembra funzionare. La nanoparticella terapeutica antitumorale è ultra piccola, con un diametro di 30 nanometri, o circa 30.000 volte più piccola di una ciocca di capelli umani. Piccola, ma a quanto pare molto efficace.

SECONDO SEGNALE DI FUTURO: RIPRISTINO DELLA VISTA

Attraverso il progetto Cortical Frontiers della Monash University, i ricercatori hanno sviluppato impianti elettronici miniaturizzati e senza fili che vengono posizionati sulla superficie del cervello ed hanno la capacità di ripristinare la vista.

Ulteriori indagini hanno dimostrato che questa tecnologia è davvero promettente per fornire miglioramenti sensibili in pazienti con condizioni neurologiche altrimenti non curabili, come la paralisi degli arti.

Spieghiamoci. Molte persone clinicamente cieche hanno i nervi ottici danneggiati. Questi impediscono la trasmissione dei segnali dalla retina al “centro della vista” nel cervello.

Il sistema di visione bionico Gennaris può aggirare questo danno, rendendo possibile il trattamento di molte situazioni che oggi non hanno alcun trattamento valido. Gennaris è un’idea del Monash Vision Group (MVG).

Il sistema comprende un copricapo progettato su misura con una fotocamera e un trasmettitore wireless, un’unità di elaborazione della visione, un software e un set di piccole tessere di 9×9 mm che vengono impiantate nel cervello.

La scena catturata dalla videocamera nel copricapo viene inviata al processore di visione, di dimensioni simili a quelle di uno smartphone, dove viene elaborata per estrarre le informazioni più utili.

I dati elaborati vengono trasmessi in modalità wireless ai circuiti complessi all’interno delle tesserine a contatto con il cervello; questo converte i dati in uno schema di impulsi elettrici, che stimola il cervello attraverso microelettrodi sottilissimi.

L’architettura è ancora decisamente invasiva, ma in ogni caso è un passo cruciale nel dare la vista anche a chi non ha mai avuto il piacere di guardare un cielo azzurro o il volto di una persona cara.

TERZO SEGNALE DI FUTURO: APPARECCHI ACUSTICI LOW COST

Si stima che oltre 200 milioni di persone di età superiore ai 65 anni in tutto il mondo faticano a sentire bene, ma non possono permettersi i costosi apparecchi acustici disponibili. 

I ricercatori del Georgia Institute of Technology hanno preso in mano la situazione e sviluppato un apparecchio acustico che costa appena 1 dollaro ed è open-source, in modo che chiunque possa costruirselo da solo.

E’ così che è nato LoCHAid, questo il nome del dispositivo. Le parti elettroniche di LoCHAid costano meno di 1 dollaro se acquistate all’ingrosso, senza contare i costi di montaggio e distribuzione. Il prototipo utilizza una custodia stampata in 3D e funziona con normali batterie AA o batterie a bottone a ioni di litio, che sono altrettanto facilmente reperibili. Date le sue dimensioni leggermente più grandi dei dispositivi di alta fascia, deve essere indossato come una collana, ed è abbastanza facile da assemblare praticamente da quasi chiunque, in circa mezz’ora di tempo. E può durare fino a un anno e mezzo. Ora, a guardarlo pare certamente grezzo e bruttino, ma dobbiamo pensare che nasce per servire utenti in paesi particolarmente poveri, dove le persone non possono permettersi alcun apparecchio acustico. Sappiamo bene che durante la vecchia, l’isolamento, come quello causato anche dai deficit uditivi, aumenta l’isolamento e con esso, tipicamente aumenta il decadimento cognitivo. E allora facciamo anche nomi e cognomi: complimenti al professor Saad Bhamla della Georgia Tech appunto, che ha dato vita a questa stupenda iniziativa.

OGGETTI QUOTIDIANI: IL FUTURO DEL FRIGORIFERO

In questa nuova rubrica l’idea è andare a esplorare cosa ci riserva il futuro degli oggetti di uso quotidiano, quelli che sono nella nostra casa, nelle nostre automobili o persino nelle nostre tasche e, che, spesso passano inosservati, perché siamo assuefatti al loro utilizzo.

Mentre pensavo a questa rubrica e quale oggetto scegliere per primo, sono andato a prendermi una bevanda fresca dal frigorifero ed ecco l’ispirazione. Il frigorifero, l’elettrodomestico più grande della nostra casa, che troneggia in cucina, più o meno uguale a se stesso da oltre mezzo secolo, raffreddando i cibi contenuti al suo interno, sottraendo calore al suo vano.

Come sarà in futuro? Il futuro prossimo venturo ce lo hanno già descritto i produttori. Basta guardare la linea The Family Hub di Samsung per capire almeno due cose interessanti. Primo: il frigorifero potrà essere al centro del sistema domestico di Internet of Things che comanda la casa. Forse perché è abbastanza grande da contenere schede e alloggiare dispositivi tecnologici di varia natura, forse perché è in una posizione strategica, forse perché semplicemente perché ha un potere enorme sul nostro umore: provate a pensare che differenza notevole aprire un frigo bello pulito e pieno di ogni leccornia, piuttosto di uno mezzo vuoto dove qualche verdura letteralmente cammina, come si suol dire quando abbiamo lasciato le cose al suo interno per secoli senza curarcene.

Secondo: il frigorifero può avere un bello schermo che dispensa ricette e persino fa da televisore, ci può avvisare sulla scadenza dei prodotti al suo interno, può diventare una lavagna per ricordare a tuo marito o tua moglie cosa manca in dispensa e così via. Insomma all’interno o all’esterno può diventare decisamente multifunzionale, cosa che riuscirebbe difficile con la macchina del caffè o con il minipimer. L’idea di mettere all’interno del frigorifero una telecamera non è nuova. Nella versione più basilare questa potrebbe mandarti sullo smartphone delle foto del contenuto, così se hai il dubbio che il latte o le uova siano finite o meno, basta guardare il telefono. Nella versione più evoluta, si stanno dotando i frigoriferi di software di riconoscimento del contenuto, così che aggiornino la lista del contenuto in tempo reale, basta prelevare o aggiungere qualcosa e lui sa cos’è, si tratti di un casco di banane o di una fetta di carne o di una lattina di birra. Se poi riusciamo a fargli leggere la scadenza, il codice a barre dei prodotti o fargli imparare che dopo tre giorni il pesce puzza, mi pare chiaro che le possibilità di servizio siano pressoché infinite.

Ma tutte queste cose forse le avete già sentite, è tutto qui il futuro del frigorifero? No, ci sono anche ipotesi più estreme per il futuro di questo straordinario elettrodomestico. Tutto parte dall’idea di ridurre il consumo energetico. Se è vero che nel mondo ci sono circa 1 miliardo di frigoriferi ed in Europa l’incidenza del loro uso su una classica bolletta domestica è di quasi il 30%, il motivo è presto detto. Inoltre, secondo il programma Frisbee, che ha coinvolto laboratori di ricerca, Stati e grandi aziende, si è arrivati a determinare che buona parte del cibo che buttiamo è proprio dovuta alla temperatura troppo alta che c’è all’interno dei nostri frigoriferi. 

Ecco il mantra allora, fare più freddo, consumando di meno. Mission impossible? Non secondo General Electric che pensa di creare il freddo utilizzando materiali magnetici piuttosto che con un compressore come si fa attualmente. L’MIT ha invece realizzato un frigorifero che si alimenta ad energia solare, o meglio la conserva per usarla quando non c’è la corrente elettrica o ad integrazione della stessa. Ovviamente non mancano nemmeno le idee attorno alle nanotecnologie: alcuni ricercatori tedeschi, stanno sviluppando un nuovo metodo di raffreddamento in cui il calore e il freddo vengono trasferiti utilizzando materiali a memoria di forma realizzati con una lega di nichel-titanio, contraendosi e tornando in posizione rilasciano energia e calore che possono essere usati per raffreddare.

Ma forse l’idea più stuzzicante è quella del Bio Robot Refrigerator, un frigorifero senza nemmeno la porta, riempito di un gel polimerico inodore ed insapore che utilizza la luminescenza generata a basse temperature, per conservare gli alimenti. Potete prendere qualsiasi oggetto, un frutto, una lattina, un pezzo di formaggio etc… ed infilarlo con la mano nel gel e questo si raffredda. Tra l’altro ottimizzando lo spazio, visto che il gel è in grado di “sostenere” gli oggetti e quindi non servono cassetti, ripiani e scaffali. 

Qual’è il problema? Che l’idea venne presentata ad un Electrolux Design Lab dieci anni fa e poi di questo progetto se ne sono perse le tracce.

E allora lunga vita al frigorifero!

LA STARTUP DELLA SETTIMANA: BRYQ

Diverse ricerche dimostrano che la valutazione dei curricula porta a decisioni di assunzione spesso dubbie, con scarsa correlazione tra quello che c’è scritto sul CV e le prestazioni lavorative. Senza contare i soliti bias, che se non affrontati correttamente, tendono ad escludere dalle posizioni migliori le varie minoranze etniche, le donne e chi più ne ha più ne metta. 

La valutazione pre-assunzione di Bryq consente di valutare obiettivamente i candidati e di assumere i migliori talenti per ogni posizione. Almeno questa è la promessa iniziale. Le valutazioni cognitive e psicometriche combinate creano un profilo completo del candidato che viene poi abbinato ai requisiti della posizione ed alle caratteristiche dell’azienda.

Ed è proprio in questa ultima ed apparentemente secondaria postilla che vedo una novità interessante. Il recruiting è partito grazie alla valutazione del candidato ovviamente, si è poi arricchito di strumenti per valutare sia le skill tecniche che le competenze più ampie dei candidati, specialmente quelle relazionali, ed infine sta anche usando l’intelligenza artificiale per cercare il perfect match tra la persona e le caratteristiche della posizione. Tutto molto bello, ma come dico da tempo, manca ancora un ingrediente fondamentale: la mappatura del DNA culturale dell’azienda e che assume e la ricerca del fit tra cultura dell’azienda e cultura del candidato. Un tassello cruciale per costruire relazioni vincenti di lungo periodo.

Nella piattaforma di Bryq vengono forniti i profili per i lavori più comuni, ma le aziende possono facilmente rilevare i team esistenti e creare profili specifici che mappano accuratamente la loro cultura aziendale e il loro DNA.

E con questo il cerchio si può chiudere. Bryq offre una piattaforma di valutazione dei talenti basata sulla scienza, inoltre, per aiutare le aziende a eliminare i pregiudizi dalle assunzioni e a soddisfare la domanda dei datori di lavoro, altro tema certamente al centro dell’attenzione.

Peccato allora che il seed sia appena di 1 milione di dollari, cifra decisamente modesta nell’ecosistema americano, però se sono rose fioriranno. Speriamo di sentire parlare ancora di questo interessante progetto.

SALUTI

La puntata di The Future Of è quasi finita, ma non andate via, ancora un istante. Da questa stagione ci lasciamo con una frase significativa sul futuro, per non perdere mai l’ispirazione a guardare avanti: “Sono un inventore.  Mi sono interessato alle tendenze a lungo termine perché un’invenzione deve avere un senso nel mondo in cui è finita, non nel mondo in cui è iniziata.” – Ray Kurzweil

 

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