News dal futuro #76

Il podcast che parla del nostro futuro


News dal futuro – semafori intelligenti all’opera, Flight Simulator, canali di lava marziani, selfie al cuore, la resa dei ghiacci

Questa settimana il futuro arriva sotto forma di:

  • semafori intelligenti all’opera: la città americana di Phoenix è partita con la sperimentazione, riconoscimento dei veicoli, tempi ad-hoc, precedenza ai mezzi di soccorso (connessi)
  • Flight Simulator: 38 anni dopo la prima release, torna il simulatore di volo di Microsoft, per provare la maestria dell’azienda di Gates nella fotogrammetria, machine learning e cloud
  • canali di lava marziani: sulla luna e su Marte scoperti canali sotterranei lasciati dal passaggio della lava con centinaia di metri di diametro, potrebbero ospitare un’intera città
  • selfie al cuore: un innovativo algoritmo di machine learning è in grado di esaminare le foto dei volti di persone e allertare su probabili problemi cardiaci
  • la resa dei ghiacci: l’estate 2019 (in attesa di sapere come andrà questo 2020) ha determinato enormi scioglimenti in Groenlandia, che da soli hanno innalzato i mari di 1 mm in 1 mese

La startup della settimana: Lambda School, USA, il sistema scolastico al contrario, prima studi, poi paghi quando lavori.

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Benvenuti o bentornati a The Future Of: questo è lo spazio dei curiosi di futuro. 

Io sono Andrea Ferrante, ed anche durante l’estate, vi racconto le tecnologie, i colpi di genio e le discontinuità che potrebbero diventare grandi e plasmare il modo in cui vivremo domani.

Questa settimana il menù ha molto sapore: vi parlerò di semafori intelligenti in grado di gestire il traffico, ma non teorici, reali, all’opera! Poi faremo un salto nel passato del gaming con Flight Simulator, che si rinnova 38 anni dopo la prima release, vi spiego perché è importante. Poi voliamo sulla luna a scoprire cavità sotterranee tanto grandi da ospitare intere città. Poi prendiamo in mano lo smartphone e ci facciamo un selfie, che fra poco sarà capace di dirci se abbiamo potenziali problemi cardiaci. Ed infine vi racconto quali zone del pianeta sono a rischio per via dello scioglimento dei ghiacci: scoprirete che non sono aree remote del mondo, ma molto più vicine di quanto si pensi.

I saluti ce li faremo parlando della startup della settimana, l’americana Lambda School che ha raccolto una cifra monster per preparare programmatori e data scientist.

Avete voglia di saperne di più? Seguitemi.

PRIMO SEGNALE DI FUTURO: SEMAFORI INTELLIGENTI ALL’OPERA

Quante volte abbiamo immaginato sistemi semaforici capaci di ottimizzare il traffico? E’ una delle promesse dell’intelligenza artificiale, renderci la vita più facile nelle attività di tutti i giorni, senza neanche accorgersene.

Ecco quel giorno è oggi. Il lancio, iniziato in settimana a Phoenix, la quinta più grande città americana, coinvolge alcuni punti chiave della viabilità, per migliorare il flusso del traffico e ridurre i rallentamenti dei veicoli e dei pedoni. Si passa dal tradizionale sistema a tempo fisso, tanti secondi il rosso, tanti secondi il verde indipendentemente dalle condizioni del traffico, ad uno che coordina le luci in base alla domanda reale. In alcuni test, l’azienda israeliana NoTraffic, che ha realizzato la tecnologia, ha assistito ad una riduzione dei tempi di percorrenza dei veicoli fino al 40%.

Come funziona questa meraviglia? in primis grazie ad una rete di sensori plug & play che provvedono alla visione degli utenti in avvicinamento lungo la strada ed i marciapiedi. L’intelligenza artificiale dietro ai sensori riconosce le diverse tipologie di “asset stradali”, cioè gli oggetti in movimento, siano essi persone, biciclette, macchine, camion, mezzi pubblici, mezzi di soccorso e così via.

Poi i dati essenziali di tutti gli utenti della strada vengono trasmessi in tempo reale al cloud per ulteriori elaborazioni. Infine, la piattaforma opera in modo autonomo per ridurre i tempi di percorrenza ottimizzando i segnali stradali a livello di rete urbana.

Uno degli interessanti vantaggi di questo sistema di gestione della rete stradale è la possibilità di coordinare i semafori con i veicoli di emergenza, per dare ai soccorritori non solo una generica precedenza, ma proprio il percorso più veloce attraverso i corridoi di traffico. Sfruttando l’intelligenza artificiale e la tecnologia dei veicoli connessi, la piattaforma NoTraffic traccia gli asset stradali quando si avvicinano ad un incrocio e calcola “in tempo reale il tempo ottimale per quello specifico l’incrocio e cambia autonomamente le luci di conseguenza”. E’ capace di tenere in considerazione aspetti legati alla sicurezza come i tempi di arresto dei veicoli, gli angoli ciechi degli stessi e molti altri per gestire i semafori con tranquillità e senza frenesia.

Phoenix sperimenterà il sistema e, se tutto andrà bene, si passerà ad un rollout più ampio, del resto il progetto fa parte dell’iniziativa sulle tecnologie emergenti della Maricopa Association of Governments, che testa le nuove tecnologie e la loro fattibilità prima di effettuare investimenti su larga scala.

Se penso al mio comune, Milano, che per favorire la mobilità alternativa post covid, questa estate, ha tirato quattro linee per terra e le ha chiamate piste ciclabili, senza nemmeno separarle dal traffico veicolare con una minima barriera da quattro soldi, mi chiedo quando da noi si implementeranno soluzioni davvero utili per il cittadino e non per raccogliere il consenso elettorale.  

SECONDO SEGNALE DI FUTURO: FLIGHT SIMULATOR

Quando l’ho letto ho fatto una certa fatica a crederci, ma Flight Simulator è sostanzialmente il primo prodotto Microsoft, oltre che il più longevo. La prima release è del Novembre 1982, quando avevamo ancora ben impresse in mente le immagini di Rossi, Bearzot e Pertini festeggiare la Coppa del Mondo. Word arriverà l’anno dopo, Windows nel 1985 ed Office addirittura nel 1990.

La storia vuole che Microsoft, allora una giovane azienda con un paio di imprenditori visionari, decise di sviluppare Flight Simulator per mostrare al neo presidente Ronald Reagan, ai consumatori ed ai concorrenti la potenza delle nuove tecnologie associate al nascente mondo dei personal computer.

Uno spot in pratica. 38 anni dopo quel 1982 e 14 anni dopo l’ultima release datata 2006 (altro anno dei mondiali all’Italia, così tanto per trovare improbabili correlazioni), Microsoft in settimana ha presentato il nuovo Flight Simulator. E le motivazioni stranamente non sono così diverse da quelle del 1982. Ovviamente dai personal computer ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti: le tecnologie con le quali Microsoft vuole stupire il mondo ora si chiamano fotogrammetria, machine learning e cloud computing. E con la nuova versione di Flight Simulator più che altro Microsoft ha dimostrato di essere capace di coordinare una tale quantità di team, esperti, fornitori e tecnologie, da far impallidire gli altri big.

Eh si perché quando si parla di immagini ci viene in mente Google e quando si parla di cloud ci viene in mente Amazon con la sua profittevolissima divisione AWS. Un campo da gioco decisamente allargato, se fino ad un attimo fa avevate pensato che Flight Simulator fosse in competizione con i giganti giapponesi Sony e Nintendo.

Flight Simulator consente di sorvolare l’intero pianeta e godere dei passaggi con una grafica pazzesca. Gli algoritmi e i dati, sono stati inseriti nella nuvola di calcolo Azure di Microsoft per generare il modello a 2,5 petabyte di Flight Simulator, che comprende 2 trilioni di alberi, 1,5 miliardi di edifici (probabilmente anche casa vostra), 117 milioni di laghi e quasi tutte le strade, le montagne, le città e gli aeroporti del pianeta. Ed infine, per divertirsi, i modelli di intelligenza artificiale sono stati applicati anche per rendere il traffico aereo, il meteo e tutto quello che si muove sotto la pancia dell’aereo più realistico.

Qui non si tratta più di velocità di connessione, di capacità di calcolo, di latenza o cose simili, qui il punto chiave è che ogni oggetto, ogni livello, ogni ambiente può essere dotato di una sua propria intelligenza artificiale nel cloud, che si relaziona a tutte le altre. E così basta chiedere cosa si vuole simulare e la cosa diventa possibile.

TERZO SEGNALE DI FUTURO: CANALI DI LAVA MARZIANI

L’uomo sulla Luna? Su Marte? In questi mesi le abbiamo sentite tutte su dove l’uomo vivrà, in case gonfiabili, stampate in 3D con la regolite lunare, in crateri e chi più ne ha più ne metta. Ma questa probabilmente non la sapevate. Marte è letteralmente bucherrellato da canali lasciati dal passaggio dalla lava di lava assolutamente giganteschi, con soffitti alti come l’Empire State Building, come dimostrano nuove ricerche. E la luna ospita grotte ancora più gigantesche, con altezze tali da contenere il Burj Al Khalifa di Dubai, l’edificio più alto del mondo, e “lucernari” grandi come campi da calcio.

Queste sbalorditive caverne sotterranee, schermate dalla radiazioni solari, potrebbero essere utilizzate come luoghi per future basi umane, sostengono gli scienziati.

I ricercatori hanno ipotizzato l’esistenza di canali di lava su Marte e sulla Luna fin dagli anni ’60, ma solo negli ultimi anni i satelliti per l’osservazione in orbita attorno ai due pianeti (si lo so la Luna non è un pianeta…) hanno trasmesso immagini che mostrano quanto siano comuni queste formazioni, sia sul Pianeta Rosso che sulla nostra Luna.

Con la differenza che se sulla Terra, i canali di lava lasciati dalle eruzioni hanno più o meno la dimensione di una galleria autostradale, su Marte il diametro arriva a circa 400 metri, mentre sulla Luna addirittura il doppio che su Marte. Tradotto con uno slogan semplice, potrebbero contenere intere città.

Tra l’altro la potenziale utilità di queste conformazioni naturali, non si limita alla sola protezione dai raggi solari, o dai meteoriti, ma risiede anche nei materiali di cui sono composte le pareti ed il terreno, potenzialmente riutilizzabili dall’uomo, fino a scenari super favorevoli dove potrebbero essere presenti anche il ghiaccio o l’acqua. E giusto perché gli scienziati sono sempre a caccia di soluzioni anche incredibili, qualcuno ritiene che tali grotte potrebbero essere sigillate, pressurizzate e riempite di ossigeno e quindi più facilmente abitabili.

In ogni caso, prima di lasciar correre troppo la fantasia, ricordiamoci che si tratta comunque di luoghi non facili, rocciosi, taglienti, inesplorati… a qualche milione di chilometri da noi. In questo momento, la sfida immediata è raccogliere maggiori informazioni sui canali di lava, tutto qui. E già questo non è banale. Al momento, i ricercatori possono identificarli solo dalle immagini satellitari dei lucernari o dei crolli. Ma distinguere un lucernario da un semplice buco nel terreno è difficile. I ricercatori cercano immagini angolate dei fori che rivelino il vuoto sottostante o altri indizi geologici di una grotta vicina. 

Ovviamente non c’è niente di meglio dell’esplorazione diretta, peccato che al momento, nessun rover è abbastanza autonomo o costruito con le giuste attrezzature per andare a fare speleologia sulla luna o su Marte. E prima di progettare e lanciare un rover per svolgere questo compito, i satelliti dotati di radar a penetrazione terrestre o di altre tecnologie di telerilevamento dovrebbero costruire mappe dettagliate delle formazioni tubolari sotterranee. Il processo di scoperta dei siti ideali per l’abitazione umana sub-lunare o sub-martiana richiederà probabilmente molto tempo e comporterà un impegno per ancora molti anni.

QUARTO SEGNALE DI FUTURO: SELFIE AL CUORE

L’invio di un “selfie” al medico potrebbe essere un modo semplice ed economico per individuare le malattie cardiache, secondo gli autori di un nuovo studio pubblicato venerdì sullo European Heart Journal.

Lo studio è il primo nel suo genere a dimostrare che è possibile utilizzare un algoritmo computerizzato di machine learning per rilevare malattie coronariche analizzando quattro fotografie del volto di una persona.

È già noto che alcuni tratti del viso sono associati ad un aumento del rischio di malattie cardiache. Tra questi vi sono l’assottigliamento dei capelli ed il loro ingrigirsi, le rughe, la piega dei lobi delle orecchie, gli xantelasmi (piccoli depositi gialli di colesterolo sotto la pelle, di solito intorno alle palpebre) e gli arcus corneae (depositi di grasso e colesterolo che appaiono come un anello opaco bianco, grigio o blu nebuloso ai bordi esterni della cornea). Tuttavia, sono difficili da cogliere con successo per gli esseri umani ad occhio nudo, mentre il software usa queste informazioni per prevedere e quantificare il rischio di malattie cardiache.

I Prof. Zheng e Xiang-Yang Ji, del Brain and Cognition Institute del Dipartimento di Automazione dell’Università di Tsinghua, Pechino, e altri colleghi hanno iscritto allo studio 5.796 pazienti di otto ospedali in Cina tra luglio 2017 e marzo 2019.

Infermieri formati appositamente hanno scattato quattro foto del viso con fotocamere digitali: una frontale, due profili e una vista della parte superiore della testa. Hanno anche intervistato i pazienti per raccogliere dati sullo stato socioeconomico, lo stile di vita e la storia medica. I radiologi hanno poi esaminato gli angiogrammi dei pazienti e valutato il grado di rischio cardiaco. Queste informazioni sono state utilizzate per creare, formare e convalidare l’algoritmo di machine learning. 

Anche se l’algoritmo deve essere ulteriormente sviluppato e testato in gruppi più ampi di persone di diversa origine etnica, i ricercatori dicono che ha il potenziale per essere utilizzato come strumento di screening che potrebbe identificare possibili malattie cardiache in persone della popolazione, ma più che altro in gruppi ad alto rischio.

Non c’è dubbio che se questo approccio si rivelerà affidabile, potrà sia andare ad integrare i sistemi diagnostici esistenti, sia sostituirli specie in quei paesi dove la medicina classica non c’è, sarebbe troppo costosa o complicata da raggiungere per le persone.

Insomma la prossima volta che vi scattate un selfie, magari i vostri amici guarderanno le cromature della vostra nuove moto, le amiche il nuovissimo costume che indossate… ed un algoritmo se qualche tratto del vostri viso rivela potenziali rischi di salute.

QUINTO SEGNALE DI FUTURO: LA RESA DEI GHIACCI  

Per chi ha a cuore i temi dell’ambiente e del riscaldamento globale, questa estate sono appena stati pubblicati due studi davvero preoccupanti. Il primo dice che la calotta di ghiaccio della Groenlandia si è sciolta l’anno scorso (nel 2019 quindi) più di quanto non sia stato registrato in precedenza.

La ricerca, pubblicata giovedì sulla rivista Communications Earth and Environment, ha rilevato che nel 2019 la calotta glaciale della Groenlandia ha perso il record annuale di 532 miliardi di tonnellate di ghiaccio, con 223 miliardi di tonnellate di ghiaccio perse solo nel mese di luglio. Per fare un confronto, tra il 2003 e il 2016 la calotta glaciale ha perso in media circa 255 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno.

I glaciologi hanno comunque spiegato che il risultato è frutto di una combinazione di eventi non interamente imputabili all’uomo: temperature sempre più elevate, unite scarse nevicate e a condizioni atmosferiche calde e senza nuvole che hanno permesso l’ingresso di una maggiore quantità di radiazione solare nella calotta glaciale, hanno portato all’enorme scioglimento visto l’anno scorso.

Il secondo studio dice invece che lo scioglimento dei ghiacci è arrivato ad un punto di non ritorno; nel senso che lo scioglimento in profondità continuerà indipendentemente da quello superficiale, sul quale evidentemente si misurerebbero eventuali successi delle iniziative umane a contenimento dell’aumento delle temperature. 

E considerate le dimensioni della Groenlandia, che è l’isola più grande del pianeta ed è coperta per il 73% da ghiacci, il solo volume sciolto nel Luglio 2019 ha fatto innalzare il livello globale dei mari di 1 millimetro. Poca roba direte voi, ma fate queste due semplici considerazioni. Primo, banale millimetro dopo millimetro si arriva ai centimetri e dai centimetri ai metri. Secondo si stima che entro la fine del secolo, saranno impattate centinaia di milioni di persone che vivono lungo le zone costiere nel mondo. 

E non sono zone qualsiasi, esotiche o a noi lontane. Senza costruire difese, circa 300 milioni di persone in tutto il mondo, anche negli Stati Uniti, in Europa e in tutta l’Asia, potrebbero rischiare di perdere le loro case a causa dell’innalzamento dei mari nei prossimi tre decenni, almeno secondo alcune proiezioni.

Dagli stati costieri degli Stati Uniti come la Florida, alle grandi città globali come Londra, Shanghai e Hong Kong, alle grandi città basse come Dacca del Bangladesh o Calcutta dell’India e intere isole del Pacifico sono tutte a rischio di innalzamento del livello del mare.

Insomma, la situazione è seria e senza un soluzione facile ed immediata.

LA STARTUP DELLA SETTIMANA: LAMBDA SCHOOL

La startup della settimana è la californiana Lambda School, che ha raccolto un round da 74 milioni di dollari con una proposition molto semplice: prima ti forma come programmatore o data scientist, gratis, e poi tu paghi la scuola a posteriori, nel tempo, solo quando vieni assunto a raggiungi uno stipendio superiore ai 50.000 dollari annui. 

Questo modello lascia pensare quanto sia relativamente facile e poco costoso oggi formare dei programmatori e dell’altra parte quanto sia alta la domanda di queste figure professionali. Se così non fosse, Lambda School si prenderebbe dei rischi molto forti, anche perché la parte di popolazione che accede a questi tipi di servizi, tipicamente è quella più debole, con meno risorse economiche da spendere anticipatamente in prestigiose scuole private. Da una parte trovo affascinante che si voglia scommettere sulle persone, in particolare su minoranze che faticherebbero a trovare analoghe opportunità altrove, dall’altra, il fatto che questi individui praticamente mettano a debito parte del loro futuro ancora prima di cominciare, comunque mi lascia dei dubbi.

Quello che Lambda finanzia di fatto sono al massimo 30.000 dollari annui, una cifra che a ben guardare non è elevatissima per il sistema scolastico americano, però ha progettato corsi da 1.200 ore di programmazione comprimibili in 9-18 mesi, che sono esattamente quello che le aziende hanno dichiarato essere l’ottimo che ricercano nei loro candidati. E quindi gli studenti che escono dalla Lambda School trovano lavoro con maggiore facilità degli altri. 

SALUTI

La puntata di The Future Of è quasi finita, ma non andate via, ancora un istante. 

The Future Of si prende qualche settimana di pausa per preparare la prossima stagione che si aprirà con una miniserie davvero elettrizzante, non vi spoilero niente, vi invito come sempre a suggerire The Future Of ai vostri amici, ai colleghi ed agli appassionati di futuro ed a tenere le orecchie dritte per quello che ho in serbo per voi.

 

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