News dal futuro #71

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News dal futuro - retribuzione algoritmica, revisioni demografiche, CRISPR di precisione, ossigeno dalla regolite lunare, AI per le navi

News dal futuro – retribuzione algoritmica, revisioni demografiche, CRISPR di precisione, ossigeno dalla regolite lunare, AI per le navi

Questa settimana nella rubrica di notizie sul futuro di The Future Of parliamo di:

  • una grande app di consegne passa al calcolo della retribuzione via algoritmo
  • una nuova ricerca riduce le stime sulla crescita della popolazione umana entro il 2100
  • una migliore tecnologia CRISPR consente un aumento della precisione sostanziale
  • una startup americana promette di estrarre ossigeno dalla polvere lunare
  • il machine learning aiuta a navigare meglio, risparmiare carburante e ridurre le emissioni

La startup della settimana: Caption Health, California, AI per interpretare esami diagnostici.

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Io sono Andrea Ferrante e vi racconto le tecnologie, i colpi di genio e le discontinuità che potrebbero diventare grandi e plasmare il modo in cui vivremo domani.

PRIMO SEGNALE DI FUTURO: RETRIBUZIONE ALGORITMICA

I lavoratori appartenenti alla categoria della cosiddetta gig economy, che utilizzano l’app di consegna Shipt del gigante della distribuzione americana Target, il 15 luglio hanno scioperato per protestare contro il lancio di un modello di retribuzione algoritmico che, secondo loro, ha ridotto i loro salari del 30% nelle città in cui è stato testato. I lavoratori in sciopero hanno anche chiesto ai clienti di boicottare l’app.

Due venerdì fa, Shipt ha annunciato ai lavoratori nel suo gruppo Facebook e attraverso le notifiche sulla sua app che il modello di retribuzione sarebbe entrato in vigore in almeno 38 aree metropolitane negli Stati Uniti nelle settimane successive.

Il messaggio recitava: “ecco cosa aspettarsi: il compenso stimato per la consegna di ogni ordine prenderà ora in considerazione variabili quali i tempi di traffico dei negozi, il traffico stradale e il tempo di viaggio stimato da negozio a porta.

Un algoritmo fuori dal controllo dei lavoratori, che non sono davvero pochi, Shipt ha più di 100.000 lavoratori negli Stati Uniti e ne ha assunti almeno altri 10.000 durante la pandemia da Coronavirus.

In passato, Shipt ha per anni utilizzato un chiaro modello di retribuzione a consegna che prevedeva 5 dollari più una commissione del 7,5% su tutti gli ordini, ma già dal 2009 ha iniziato a lanciare il nuovo modello ed in alcune aree metropolitane, i lavoratori hanno rilevato come la loro paga fosse scesa anche del 50 per cento.

La società sostiene che l’aggiornamento del modello di pagamento serve per tenere meglio conto dell’effettivo sforzo necessario per completare e consegnare gli ordini, calcolando il tempo di guida stimato, il numero di articoli nell’ordine, i momenti di picco o di bassa nello shopping e la posizione del destinatario. Ciò significa che alcuni ordini possono essere pagati in modo diverso rispetto a prima, perchè il compenso si deve basare sullo sforzo e non sul valore dell’ordine.

Anche se questa tesi può essere condivisibile come linea guida, il fatto che tutto sia guidato da un algoritmo, arroccato nella sua black box di calcoli e statistiche, che non sono trasparenti per l’individuo, ha scatenato le reazioni di protesta. Il tutto per di più, aggravato dal fatto che la stessa Shipt ha rilevato e dichiarato di aver corretto errori nell’algoritmo che avevano portato a retribuzioni talmente basse da risultare persino sotto i minimi previsti a tavolino.

E come potete ovviamente immaginare, questi lavoratori non godono di alcun altro minimo diritto assimilabile a quello di un lavoratore dipendente o a contratto.

Se il grande valore generato da queste società e quindi il loro vantaggio competitivo si deve basare su formule che sconfinano nello sfruttamento, forse sarebbe il caso di non elogiare le varie Instacart, Amazon e simili e ricordarci che in molti Paesi, quando riceviamo una consegna in pochi giorni o addirittura in poche ore, c’è dietro tutto questo.

SECONDO SEGNALE DI FUTURO: REVISIONI DEMOGRAFICHE

Ho spesso citato il megatrend relativo all’aumento della popolazione sul pianeta che dovrebbe raggiungere quasi 10 miliardi di persone nel 2050 ed oltre 11 alla fine del secolo, il tutto basato sulle serissime stime delle Nazioni Unite. Ora un nuovo studio sembra mettere in discussione questi numeri.

La crescita della popolazione globale potrebbe raggiungere numeri completamente diversi, se la sorte e la condizione delle donne continuerà a migliorare, secondo uno studio che sostiene come la popolazione mondiale potrebbe essere di ben 2 miliardi di persone al di sotto delle previsioni dell’ONU entro la fine del secolo.

Un tale calo eliminerebbe parte della pressione prevista sulle risorse naturali, ma costringerebbe i governi a scelte politiche severe in materia di migrazione e di economia.

Secondo un’autorevole ricerca condotta dall’Università di Washington negli Stati Uniti e pubblicata sul Lancet, la popolazione mondiale raggiungerà il picco di 9,7 miliardi nel 2064 e scenderà a 8,8 miliardi entro la fine del secolo.

Alcuni Paesi, tra cui Giappone, Spagna e Italia, vedranno dimezzarsi la loro popolazione, mentre gli abitanti dell’Africa subsahariana triplicheranno nei prossimi 80 anni.

E ovviamente saremo sempre più anziani. Il numero degli anziani supererà quello dei giovani, con 2,4 miliardi di persone di età superiore ai 65 anni previsti entro il 2100, contro 1,7 miliardi sotto i 20 anni. Sempre ammesso che dobbiamo continuare a considerare anziani gli over 65, mentre l’asticella della qualità della vita umana si sta spostando sempre più in alto e quindi, convenzionalmente i nuovi anziani diventeranno presto gli over 75.

Ma non è questo il punto fondamentale. I principali fattori di contrazione della popolazione sono l’ampliamento dell’accesso alla contraccezione e il miglioramento dell’istruzione di donne e ragazze. Qui sta il cuore del calcolo. Se queste tendenze continuano e prendono forza, la stima della Washington University ha un senso, altrimenti avremo una crescita maggiore.

Vanno notati altri due punti rilevanti di questo studio. Il primo, il fatto che l’attuale pandemia è entrata nel modello, ma con il risultato che nel lungo termine risulti completamente irrilevante sui trend demografici. Il secondo, che il cambiamento climatico, al contrario non è stato tenuto in considerazione. Non ho elementi per dire con chiarezza in che misura e direzione potrebbe incidere sull’aumento della popolazione, ma è evidente che, invece, influenza la localizzazione delle persone sul pianeta che già assiste al fenomeno dei profughi climatici e delle guerre per l’accaparramento delle risorse fondamentali, in primis l’acqua.

TERZO SEGNALE DI FUTURO: CRISPR DI PRECISIONE

Il sistema di editing dei geni conosciuto come CRISPR-Cas9 è uno strumento estremamente potente, ma ci sono ancora alcuni nodi da risolvere. Uno dei problemi principali riguarda la possibilità che il sistema vada a modificare porzioni del DNA che non dovevano essere toccate, causando potenzialmente danni più rilevanti dei benefici della cura. Ora, i ricercatori hanno trovato una particolare mutazione dell’enzima CRISPR che è quasi 100 volte più precisa di quella più comunemente usata.

Come avrete forse letto, CRISPR-Cas9 utilizza un particolare meccanismo per setacciare il genoma di un bersaglio alla ricerca di una specifica sequenza di DNA, diciamo una che potrebbe causare malattie, e poi tagliarla, per sostituirla con una sequenza sana che rimuove il problema e la malattia.

Così il nuovo studio, condotto dai ricercatori della Wenzhou Medical University in Cina, si è posto l’obiettivo di indagare se esistessero versioni più precise dell’enzima. Per raggiungere l’obiettivo, il team ha generato molte mutazioni diverse di Cas9, e poi ha testato quanto bene sono state in grado di individuare una sequenza di DNA target tra sequenze molto simili. Una sorta di cane da tartufo che non sbaglia mai, per dirla con parole povere.

Considerato che la stessa tecnica non solo promette di correggere patologie genetiche, ma anche di targettizzare cellule cancerogene per colpirle e distruggerle, non vi è dubbio che i progressi in questa tecnologia potrebbero essere particolarmente interessanti per il futuro dell’umanità.

Ed è anche significativo che questa miglioria provenga proprio dalla Cina, dove un paio di anni fa il controverso scienziato He Jiankui utilizzò la tecnica, fuori da ogni protocollo riconosciuto da qualsiasi organizzazione medica, per consentire ad una madre di dare alla luce due gemelle “editate” per resistere all’HIV. Un modus operandi che causò una sollevata di scudi verso la tecnologia CRISPR che, come tutte le nuove tecniche, ha sicuramente bisogno di pionieri, ma anche che la ricerca segua canali adeguati, sia dal punto di vista tecnico che da quello etico.

QUARTO SEGNALE DI FUTURO: OSSIGENO DALLA REGOLITE

La NASA ha appena assegnato un cospicuo finanziamento alla Pioneer Astronautics, una società che sostiene di poter raccogliere la regolite lunare e trasformarla in ossigeno utilizzabile per eventuali ospiti del nostro satellite.

La regolite è l’insieme eterogeneo di sedimenti, polvere e frammenti di materiale che compongono lo strato più esterno della superficie della Terra o di corpi celesti come la Luna e Marte. Quindi ossigeno dalla polvere, per semplificare.

Pioneer Astronautics è una delle quattro società che si è aggiudicata il finanziamento attraverso un nuovo round di Fase II del programma di ricerca Small Business Innovation Research della NASA. Un piatto totale di 17 milioni di dollari da suddividere con altre tre aziende all’opera su neonato programma spaziale Artemis, quello che dovrebbe riportare l’uomo sulla luna entro il 2024, una data tra l’altro già ampiamente messa in discussione, visto che nel calendario aerospaziale, il 2024 è praticamente dopodomani. Ma più che altro perché il Congresso americano ad Aprile ha negato alla NASA quell’aumento di fondi che sarebbero dovuti servire esattamente allo scopo.

In ogni caso, il piano di raccogliere le rocce e la polvere della Luna per farne uscire un po’ di ossigeno, è meno stravagante di quanto sembri. La regolite lunare può rappresentare uno strato profondo anche fino a 15 metri in alcune regioni della Luna, strato nel quale i gas come l’ossigeno potrebbero essere rimasti intrappolati e quindi si studia come riportarli alla luce.

Ed anche se non è detto che possa aiutare gli astronauti a respirare, il programma potrebbe aiutare a fornire ossidi per le batterie e per i veicoli di lancio. Gli ossidi sono composti chimici che si ottengono dalla reazione dell’ossigeno con un altro elemento.

In ogni caso, si tratta di un tentativo affascinante di rendere le basi lunari autosufficienti.

QUINTO SEGNALE DI FUTURO: AI PER LE NAVI 

L’applicazione Just Add Water, interpreta la profondità e l’angolatura di una nave, o meglio il suo pescaggio e l’assetto per ottimizzare la quantità di carburante e la potenza necessaria in ogni condizione di mare.

Il tutto si basa su un modello di machine learning sviluppato dal Centre of Maritime Futures, che utilizza il progresso digitale e tecnologico per garantire spedizioni più sicure, più pulite e più efficienti. L’Università di Southampton ha invece sviluppato l’interfaccia per il Capitano, che resta l’individuo che in ultima analisi prende ancora tutte le decisioni fondamentali sulla navigazione.

Gli ingegneri hanno testato l’algoritmo su una flotta di oltre una dozzina di navi metaniere lunghe oltre 300 metri per 12 mesi, per un anno intero, registrando cumulativamente un risparmio di 250.000 tonnellate di emissioni di CO2, equivalente a un risparmio di carburante di 90 milioni di dollari. E tutto questo su una dozzina di navi: se prendiamo in considerazione che il volume di mezzi che solcano i nostri oceani è ovviamente molto molto più grande, i saving economici e gli impatti sull’ambiente a livello globale diventano davvero interessanti.

Le metaniere hanno una grande superficie, quindi il vento, le onde e la corrente possono fare un’enorme differenza sulla quantità di potenza richiesta durante un viaggio. Fino ad oggi il principale modo per risparmiare sul carburante era semplicemente ridurre la velocità, mentre l’applicazione di cui stiamo parlando ottimizza l’uso della potenza anche a pari velocità, andando a lavorare sull’assetto della nave e questo è un cambio di paradigma sostanziale.

Oggi è ancora uno strumento di supporto al Capitano, l’obiettivo è quello di farlo diventare completamente autonomo, incorporando in una sorta di dashboard di navigazione anche gli impatti delle condizioni climatiche ed altri fattori, in modo da poter reagire praticamente in real time in ogni condizione. Quindi non si tratta di un semplice pilota automatico che calcola e tiene la rotta migliore, ma qualcosa di molto più profondo che paradossalmente ci avvicina ad una visione di nave a guida autonoma decisamente ottimizzata nelle performance.

Si parla di guida autonoma per i veicoli, aziende come Airbus non fanno mistero di studiare soluzioni per gli aerei, ed ora anche le navi, che tutto sommato sono quelle che normalmente impiegano più tempo per arrivare da un punto A ad un punto B, restando in navigazione in mare aperto anche per settimane o mesi in alcuni casi.

LA STARTUP DELLA SETTIMANA: CAPTION HEALTH

La startup della settimana è la californiana Caption Health che ha raccolto un round B da 53 milioni di dollari e utilizza l’intelligenza artificiale per interpretare gli esami a ultrasuoni. Considerato che si tratta del primo ed unico sistema di acquisizione di immagini mediche guidate dall’intelligenza artificiale approvato dalla rigorosissima Food and Drug Administration americana, ecco spiegata una raccolta così significativa.

Caption Health è stata fondata nel 2013 su un concetto semplice ma potente: “cosa succederebbe se potessimo usare la tecnologia per emulare la competenza di esperti medici altamente qualificati e mettere questa capacità nelle mani di ogni operatore sanitario?” 

La visione della startup è chiara: trasformare l’assistenza sanitaria diagnostica espandendo l’accesso all’imaging medico di alta qualità per migliorare i risultati dei pazienti e ridurre i costi. Una proposta win-win che trova l’interesse degli investitori.

Ne abbiamo parlato spesso su The Future Of, il machine learning grazie all’analisi di un volume gigantesco di dati provenienti dal passato, è in grado di affiancare e prossimamente sostituire alcune professioni mediche. Dalla radiografie agli ultrasuoni il passo è breve e la tecnologia è ampiamente lanciata a rivoluzionare il mondo della diagnostica, riducendo il tasso di errore e fornendo servizi ad un costo più basso, in maniera sostanzialmente ubiquitaria sul pianeta. Speriamo che la ricerca del profitto a tutti costi non vanifichi questi progressi tecnologici.

MENZIONI SPECIALI

Questa settimana la menzione speciale è autoreferenziale. Da qualche mese The Future Of ha avviato un canale Telegram omonimo nel quale ho sempre promosso i contenuti del podcast, ma è giunta l’ora di farlo evolvere. Da una settimana a questa parte lo sto alimentando con contenuti addizionali, notizie di tecnologie, di futuro e di prospettive che provengono dalle fonti più autorevoli, riviste, futuristi, istituti di ricerca, think thank e molto altro ancora, dove potrete vedere soddisfatta la vostra voglia di futuro. Siete tutti invitati.

SALUTI

La puntata di The Future Of è finita, ma non andate via, ancora un istante.

Prima di tutto, grazie di essere stati con me durante le vostre attività quotidiane, mentre preparate da mangiare, durante il fitness o solo per una pausa, o come spero io la sera sprofondati in una comoda poltrona con un bicchiere di cognac in mano.

Vi ricordo che The Future Of è in crowdfunding su Patreon, quindi se volete supportare questo progetto di divulgazione gratuita a meno del costo di un caffè a settimana, siete i benvenuti e avete tutta la mia infinita gratitudine. 

In attesa che esca la prossima puntata, come sempre vi invito a suggerire The Future Of ai vostri amici, ai colleghi ed agli appassionati di futuro.

 

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