News dal futuro #66

Il podcast che parla del nostro futuro

News dal futuro #66 - The Future Of

News dal futuro – IBM esce dal riconoscimento facciale, batteria da due milioni di km, visione notturna, microscopi atomici, retro-future

Questa settimana nella rubrica di notizie sul futuro di The Future Of parliamo di:

  • IBM abbandona la ricerca sul riconoscimento facciale
  • realizzata una batteria per auto elettriche in grado di fare due milioni di km
  • la nanotecnologia da ai topi la visione notturna, a quando negli uomini?
  • scopriamo la microscopia crio elettronica con la quale possiamo guardare gli atomi
  • un paper di Nature del 2010 prevede l’instabilità politica nel 2020

La startup della settimana: NS8, USA, piattaforma anti-frodi.

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Benvenuti o bentornati a The Future Of: questo è lo spazio dei curiosi di futuro. 

Io sono Andrea Ferrante e vi racconto le tecnologie, i colpi di genio e le discontinuità che potrebbero diventare grandi e plasmare il modo in cui vivremo domani.

NEWS DAL FUTURO

La prima e forse più commentata notizia della settimana, in ambito tecnologico, riguarda la decisione di IBM di uscire definitivamente dalla ricerca sul riconoscimento facciale. In una lettera al Congresso il CEO ha dichiarato “IBM si oppone fermamente e non supporterà più l’uso di qualsiasi tecnologia di riconoscimento facciale, incluse quelle offerte da altri fornitori, per la sorveglianza di massa, la profilazione razziale, le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali, o qualsiasi scopo che non sia coerente con i nostri valori e principi di fiducia e trasparenza.”

Si allunga quindi l’elenco di corporation “vittime” della tecnologia (e qualche volta di loro stesse) tra abusi sulla privacy ed incapacità di risolvere i bias insiti nello strumento. Amazon vende la tecnologia alle forze dell’ordine che la utilizza senza regole tra le proteste di associazioni ed opinion leader vari, Microsoft si è ritirata dal farlo, Clearview AI raccoglie milioni di foto di utenti senza consenso, Facebook ha dovuto spendere 550 milioni di dollari per chiudere una class-action che avrebbe potuto avere esiti peggiori… e chi più ne ha più ne metta.

Anche IBM era stata pescata a condividere dei data-set di training degli algoritmi di quasi un milione di foto, nel gennaio 2019, raccolte da Flickr senza il consenso dei soggetti, anche se le foto, ad onor del vero erano state pubblicate sotto licenza Creative Commons. IBM provò a spegnere l’incendio dichiarando che che il set di dati sarebbe stato accessibile solo a ricercatori verificati e che avrebbe incluso solo immagini disponibili al pubblico. 

In ogni caso ormai quello del riconoscimento facciale è diventato un campo minato in ambito reputazionale. Senza contare che se l’attuale pandemia di covid è destinata a ripresentarsi ciclicamente, l’uso della mascherina diventerà sempre più parte della nuova normalità. E mascherine e riconoscimento facciale ovviamente non vanno d’accordo.

In Cina hanno provato a risolvere anche questo problema, arrivando ad un livello di accuratezza dell’85%: che per quanto mi riguarda, significa che con indosso una mascherina, le probabilità di distinguermi da Bruce Willis sono miserrime.

La seconda notizia della settimana arriva dalla Cina e dimostra la straordinaria attenzione e vitalità che circonda il mondo delle batterie e delle auto elettriche.

Il colosso cinese Contemporary Amperex Technology, quello che produce batterie per le auto elettriche di Tesla e Volkswagen, ha sviluppato un pack che promette di durare per 16 anni e più di due milioni di chilometri, contro gli attuali standard di 8 anni e 250.000 km. 

In altri termini potreste farci il giro del mondo una cinquantina di volte.

L’allungamento della durata della vita utile delle batterie è visto come un progresso fondamentale perché il pack potrebbe essere riutilizzato in un secondo veicolo, riducendo così il costo del possesso di un veicolo elettrico, un aspetto positivo per un’industria che sta cercando di recuperare lo slancio delle vendite perso a causa dell’epidemia di coronavirus ed a causa del crollo dei prezzi del petrolio, che ha reso più competitivi i vecchi mezzi a combustibile fossile.

Anche Tesla stessa e General Motors erano a caccia di questo traguardo, ma a quanto pare l’azienda cinese sembra essere arrivata prima e si dice pronta a raccogliere ordini, il che comunque significa che la cosa è ancora tutta da verificare nella pratica, anche se certi statement chiaramente non si fanno a caso.

Ma di quante auto stiamo parlando? Per il mercato cinese parliamo di una previsione dell’8% dei veicoli per il 2021 ed il 5% per l’Europa. Le stime attuali, fonte Bloomberg, dicono che dovremo aspettare il 2037 per vedere le vendite di veicoli elettrici superare quelle dei modelli tradizionali, ma non c’è dubbio che con questi progressi tecnologici, forse, queste tappe potranno essere bruciate. 

Altri istituti di ricerca e società di consulenza autorevoli, infatti, hanno altre previsioni: secondo il Boston Consulting Group, per esempio, tale data è posta nel 2030 grazie al ruolo fondamentale attribuito agli incentivi pubblici oltre che alla sempre crescente presa di posizione degli acquirenti contro i combustibili fossili. Anche qui staremo a vedere.

La terza notizia arriva dalla University of Massachusetts Medical School. I ricercatori hanno iniettato  negli occhi di alcuni topi delle nanoparticelle, che consentono di vedere agli infrarossi. Questi topi, infatti, sono riusciti a trovare la strada per uscire da un labirinto buio, a differenza di quelli che non avevano ricevuto il trattamento. Le nanoparticelle legate ai fotorecettori degli occhi dei topi hanno garantito alle cavie questa mirabolante visione notturna per una decina di settimane senza effetti collaterali.

Se come me avete pensato “ci mancavano solo i topi con la visione notturna”, non avete ancora sentito il resto della storia. A quanto pare uno scienziati cinese, tale Xue Tian, come riportato dal famoso sito Popularmechanics.com ritiene tale applicazione fattibile anche negli esseri umani. Ed in particolare per sostituire i visori notturni che, ad oggi, sono praticamente l’unica tecnologia disponibile per le truppe, per vedere e destreggiarsi di notte. Tecnologia che funziona, ma che ovviamente è molto costosa, richiede energia per funzionare, ha un peso, deve essere trasportata e così via. Certo non che immaginare delle iniezioni nelle pupille sul campo di battaglia mi sembri una cosa banale, ma è di questo che stiamo parlando.

Dato che in questo momento, per quanto ne sappiamo noi lettori, non sono in corso test sugli uomini, speriamo non si facciano mai e che tutte queste meravigliose idee ed energie dei ricercatori vengano spese su progetti più utili. 

Ben diversa è la quarta notizia, che ci parla davvero di un futuro pieno di possibilità. Una tecnica innovativa, nota come microscopia crio-elettronica, ha prodotto immagini così nitide e potenti da individuare i singoli atomi in una proteina.

La svolta, riportata da due laboratori alla fine del mese scorso, cementa la posizione del microscopio crio elettronico come lo strumento vincente per la mappatura delle forme 3D delle proteine. In definitiva, questo strumento aiuterà i ricercatori a capire come si comportano le proteine nelle malattie ed a produrre farmaci migliori con meno effetti collaterali.

Ci pensate per un attimo all’idea di vedere davvero gli atomi? Ci pensate al fatto che non esistono ulteriori barriere da infrangere? Insomma non sarò l’unico che da ragazzino giocava con i vetrini ed è affascinato da questa scoperta.

La crio-EM, questo è l’acronimo in sintesi, non è una tecnica recente in sé, è nata alcuni decenni fa ed è servita a studiare la forma di campioni congelati, sparandovi addosso elettroni e registrando le immagini risultanti. I progressi nella tecnologia per il rilevamento degli elettroni che rimbalzano e nel software di analisi delle immagini, hanno prodotto questa “rivoluzione della risoluzione”, iniziata intorno al 2013 e conclusa praticamente adesso.

Complimenti ai ricercatori per questo breaktrough e speriamo di vederlo applicato in ulteriori ricerche che ci regaleranno prodotti in grado di curare e salvare vite.

L’ultima notizia della settimana rientra in quel campo davvero affascinante che io chiamo retro-future, cioè previsioni fatte nel passato e che oggi sarebbero venute a maturazione: e quindi possiamo andare a vedere se si sono verificate e, più importante, studiare perché si sono o non si sono materializzate. Nel 2010 Peter Turchin, del Department of Ecology and Evolutionary Biology dell’università del Connecticut scrive uno strepitoso articolo intitolato “Political instability may be a contributor in the coming decade” che potremmo tradurre con “L’instabilità politica potrebbe avere un ruolo fondamentale nel prossimo decennio”. 

Lo definisco un pezzo importante perché l’autore guarda alla storia in maniera analitica e scientifica per parlare del futuro ed in particolare di questo 2020. L’analisi storica quantitativa rivela che le società umane complesse sono influenzate da ondate ricorrenti e prevedibili di instabilità politica. Questa è la premessa di Turchin. E poi spiega “Negli Stati Uniti, abbiamo salari reali stagnanti o in calo, un crescente divario tra ricchi e poveri, una sovrapproduzione di giovani laureati con titoli di studio avanzati e un debito pubblico esplosivo. Questi indicatori sociali apparentemente disparati sono in realtà collegati tra loro in modo dinamico.” 

Una serie di fattori che come è facile notare non sono solo tipici degli USA, ma in generale del mondo occidentale avanzato. Viste le ciclicità passate di instabilità economiche e politiche che il ricercatore ha analizzato, la sua previsione 10 anni fa è che proprio questo 2020 sarebbe stato un anno di grande instabilità politica. Se consideriamo che gli elementi da lui studiati, quest’anno si andranno a sommare ai danni del covid, come la disoccupazione e l’incertezza sociale, ci possiamo aspettare grandi tensioni in vista delle elezioni americane di quest’autunno.

Ed intanto mi spiace notare che da dieci anni ad oggi, le democrazie occidentali non sono state minimamente in grado di risolvere i problemi citati da Turchin: divario tra ricchi e poveri, salari reali in calo, debito pubblico ed incapacità del sistema di assorbire figure qualificate sono punti fermi dei nostri sistemi economici.

LA STARTUP DELLA SETTIMANA

La startup della settimana è l’americana NS8 che ha completato un round da ben 123 milioni di dollari. NS8 è una piattaforma completa per la prevenzione delle frodi che combina analisi comportamentale, un sistema di punteggi in tempo reale e monitoraggio globale delle frodi per aiutare le aziende online a ridurre al minimo i loro rischi. Il punto forte è una tecnologia di scoring brevettata, che fornisce dati sul tipo, la qualità e l’affidabilità delle transazioni. Ma anche l’analisi comportamentale: NS8 analizza attività come la velocità con cui un utente naviga tra le pagine, se usa il mouse, e quante volte una pagina viene caricata, informazioni che forniscono indizi sulle motivazioni dell’utente o se l’utente è in realtà un bot.

E non è un caso evidentemente che questo round si chiuda proprio in un momento dove a seguito del collasso delle vendite in store dovute al covid, la maggior parte dei retailers si sia buttata sul digitale e milioni di persone in tutto il mondo siano diventate first-user delle piattaforme di ecommerce. Insomma è un argomento di cruciale importanza. In passato ho avuto la fortuna di partecipare al comitato anti-frodi di una delle aziende nelle quali ho lavorato ed ho imparato che la creatività umana e le strade delle frodi sono davvero infinite e quando vengono scoperte, in generale, hanno già causato danni per migliaia o milioni di euro, danni spesso irreparabili. Spostare la battaglia verso la prevenzione e l’analisi in real-time può avere davvero un valore inestimabile.

SALUTI

La puntata di The Future Of è finita, ma non andate via, ancora un istante.

Prima di tutto, grazie di essere stati con me durante le vostre attività quotidiane, mentre preparate da mangiare, durante il fitness o solo per una pausa, o come spero io la sera sprofondati in una comoda poltrona con un bicchiere di cognac in mano.

Vi ricordo che The Future Of è in crowdfunding su Patreon, quindi se volete supportare questo progetto di divulgazione gratuita a meno del costo di un caffè a settimana, siete i benvenuti e avete tutta la mia infinita gratitudine. 

In attesa che esca la prossima puntata, come sempre vi invito a suggerire The Future Of ai vostri amici, ai colleghi ed agli appassionati di futuro.

 

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