News dal futuro #65

Futuro, Startup, Fundraising & Venture Capital

News dal futuro #65 - The Future Of

News dal futuro – colonnine auto elettriche, software di controllo dei dipendenti, robot bartender, droni ad idrogeno, nanotubi di grafene

Questa settimana nella rubrica di notizie sul futuro di The Future Of parliamo di:

  • la Germania obbliga le stazioni di carburante a dotarsi di colonnine elettriche
  • esplodono le vendite di software per controllare i dipendenti mentre lavorano da casa
  • un robot bartender spopola servendo cocktail… ma i clienti preferirebbero un essere umano
  • un progetto di drone alimentato ad idrogeno e riflessioni sull'(in)efficienza della soluzione
  • nanotubi di grafene di appena un atomo potrebbero rivitalizzare la morente legge di Moore

La startup della settimana: Ethena, USA.

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Io sono Andrea Ferrante e vi racconto le tecnologie, i colpi di genio e le discontinuità che potrebbero diventare grandi e plasmare il modo in cui vivremo domani.

NEWS DAL FUTURO

La prima notizia della settimana arriva dalla Germania ed è un esempio chiarissimo di come l’attuale pandemia stia facendo da acceleratore ad alcuni fenomeni che sarebbero accaduti comunque, ma molto più lentamente.

La Germania ha dichiarato che obbligherà tutte le stazioni di servizio a offrire la ricarica delle auto elettriche per contribuire a stimolare la domanda dei consumatori verso i veicoli nell’ambito del suo piano di ripresa economica da 130 miliardi di euro. E se ancora ci fossero dubbi, lo stesso piano include tasse per penalizzare la proprietà di grandi veicoli utilitari sportivi inquinanti con motore a combustione e un sussidio di 6.000 euro per l’acquisto di un veicolo elettrico.

Che presa di posizione chiara e coraggiosa, che leadership! In Germania, lo scorso anno le auto elettriche hanno rappresentato solo l’1,8% delle immatricolazioni di autovetture nuove, contro il 32% di quelle diesel e il 59,2% di quelle a benzina. Quindi, anche se quell’1,8% è il triplo del parco auto elettriche italiano, tanto per la cronaca, non è che la Germania parta da una situazione facile, c’è una montagna da scalare.

A quanto pare la principale motivazione per la quale i tedeschi non hanno comprato auto elettriche finora, era l’ansia da disponibilità della ricarica, la paura di fermarsi per strada per la poca autonomia dei veicoli. E questo nonostante le prestazioni dei veicoli elettrici siano migliorate di circa il 40% nell’ultimo decennio, grazie alle evoluzioni nella progettazione del pacco batterie e nella chimica delle celle.

Ora con il progetto di portare 70.000 stazioni di ricarica ordinarie nel paese e 7.000 fast charge, il progetto si completa. In Italia intanto restano incentivi tutto sommato paragonabili per valore a quelli teutonici, ma il punto è che dall’altra parte delle Alpi sembra esserci una strategia, da noi il solo beneficio fiscale senza una presa di posizione chiara.

La seconda notizia arriva dagli USA e, come molte delle cose che stanno accadendo nella meravigliosa America in questi giorni, è molto poco edificante. Se è vero che la pandemia ha costretto molte persone al lavoro da casa, l’MIT segnala come questo periodo sia stato accompagnato da un picco nell’uso di software di sorveglianza che consente ai datori di lavoro di tenere traccia di ciò che i loro dipendenti fanno e di quanto tempo passano a farlo.

Le aziende hanno chiesto ai lavoratori a casa di installare tutta una serie di strumenti di questo tipo. Hubstaff è un software che registra le azioni degli utenti sulla tastiera, i movimenti del mouse e i siti web che visitano. Time Doctor va oltre, riprendendo i video degli schermi degli utenti. Può anche scattare una foto via webcam ogni 10 minuti per controllare che i dipendenti siano davvero al computer. E Isaak, uno strumento realizzato dalla società britannica Status Today, monitora le interazioni tra i dipendenti per identificare chi collabora di più, combinando questi dati con le informazioni provenienti dai file personali per identificare gli individui che sono davvero attivi.

La software house Enaible è andata anche oltre ed è finita sui giornali. Sta sviluppando un software di apprendimento automatico per misurare la velocità con cui i dipendenti completano i diversi compiti e suggerire modi per velocizzarli. Lo strumento fornisce inoltre ad ogni persona un punteggio di produttività, che i manager possono utilizzare per identificare i dipendenti che meritano di essere tenuti e quelli che non lo meritano.

A quante pare le richieste per questo tool sono quadruplicate e le vendite vanno a gonfie vele.

Io non esprimo alcuna posizione in merito, ma a questo punto mi chiedo perché comprare questo software invece di uno che può automatizzare direttamente i task svolti dalle persone, facendone completamente a meno? Se gli individui sono stimolati a fare in 30 secondi qualcosa di ripetitivo che normalmente fanno in 40 secondi, il problema non è il software, ma che state demoralizzando degli essere umani a fare qualcosa che una macchina farebbe meglio.

La terza notizia arriva dalla Corea del Sud ed è anche lei figlia dei tempi moderni. Vestito di tutto punto con un gilet ed un papillon su misura, Cabo, un bel fusto alto un metro e ottanta, racconta le sue azioni mentre prepara un whisky on the rocks dietro il bancone del Coffee Bar K di Seoul.

Nulla di strano se non fosse che Cabo è un robot bartender e che in questo periodo di “distanziamento sociale intenso”, come lo hanno definito in Corea, è il protagonista delle notti asiatiche.

In particolare un robot prepara cocktail attingendo a 25 bottiglie appese a testa in giù dal soffitto, ed un altro scolpisce perfette palle di ghiaccio nella frazione di tempo che impiega un umano con un coltello e un punteruolo per il ghiaccio. 

Anche se non c’è bisogno di spiegare i benefici di Cabo in questo periodo, i gestori hanno rimarcato come produca cocktail di qualità consistente, non tocchi con mani potenzialmente infette ghiaccio, cannucce e fettine di limone e di come sia incredibilmente veloce.

Ma a quanto pare i giovani clienti hanno risposto che è “disappointing”, perché a differenza di un essere umano non ci si può chiacchierare e non provoca alcun sollievo raccontargli dei proprio guai o fargli la corte come si farebbe ad una bella ragazza.

Il distanziamento sociale ci è stato imposto nel giro di un paio di settimane, ma i primati sono comparsi sulla terra 55 milioni di anni fa, l’aspetto sociale non si può certo cancellare.

La quarta notizia riguarda le magnifiche promesse dell’idrogeno, che continua a comparire in molti campi come soluzione tecnologica all’avanguardia, ma non decolla mai. Ne parlo, perché questa settimana mi sono capitati due articoli, ironia della sorte uno vicino all’altro: il primo era intitolato “Questo drone alimentato a idrogeno potrebbe essere il vostro taxi elettrico in 5 anni”, mentre il secondo “Le auto a idrogeno non supereranno i veicoli elettrici perché sono ostacolate dalle leggi della scienza”. Se non ce le fanno le auto, figuriamoci un drone. E sono andato ad approfondire.

Il progetto di taxi-drone ad idrogeno si chiama H2 Plasma Ray. Utilizzando motori elettrici alimentati da batterie, i velivoli VTOL sono silenziosi e manovrabili, con la possibilità di decollare e atterrare in verticale da qualsiasi luogo. Infatti VTOL è proprio l’acronimo di vertical take-off and landing. Il loro tallone d’Achille è la capacità limitata delle batterie. La maggior parte ha un raggio d’azione e un tempo di funzionamento limitati, per cui i VTOL elettrici sono ancora in fase di sviluppo per il futuro mercato dell’aerotaxi urbano. Mentre i progressi nella tecnologia delle batterie sono in corso, le innovazioni tendono ad essere incrementali piuttosto che rivoluzionarie.

L’H2PlasmaRay, utilizza sia batterie litio-polimero che celle a combustibile a idrogeno e promette una velocità di oltre 250 kmh per 1.000 km di autonomia.

L’altro articolo, ovviamente vi lascio i link sul sito The Future Of, invece racconta che l’idrogeno non è efficiente per motivi fisici e di mercato.

Quelli di mercato sono presto detti: le batterie elettriche sono meno costose delle celle per l’idrogeno. 

Quelli fisici, riguardano la “perdita di efficienza” subita dall’idrogeno lungo il percorso. Prendiamo 100 watt di elettricità prodotta da una fonte rinnovabile come una turbina eolica. Per alimentare un veicolo, quell’energia deve essere convertita in idrogeno, possibilmente facendola passare attraverso l’acqua (il famoso processo di elettrolisi). Qui l’efficienza energetica è il 75%, quindi circa un quarto dell’elettricità viene automaticamente perso.

L’idrogeno prodotto deve essere compresso, raffreddato e trasportato alla stazione che lo eroga, un processo che è efficiente al 90% circa. Una volta all’interno del veicolo, l’idrogeno deve essere convertito in elettricità: l’efficienza qui sarebbe solo il 60%. Infine, l’elettricità viene utilizzata nel motore per muovere il veicolo e si perde un ulteriore 5%. 

Alla fine, solo il 38% dell’elettricità originale, quindi 38 watt su 100, vengono realmente utilizzati.

Chiedo aiuto agli amici ingegneri per commentare… visto che non è la prima volta che sento questo ragionamento, anche da investitori ai quali vengono proposte startup con idee sull’idrogeno.

Hydrogen Taxi

https://theconversation.com/hydrogen-cars-wont-overtake-electric-vehicles-because-theyre-hampered-by-the-laws-of-science-139899

L’ultima notizia della settimana arriva da un gruppo di ricercatori dell’MIT. Quante volte avete sentito dire che la Legge di Moore è morta? La corsa alla miniaturizzazione dei processori si scontra con i limiti della fisica e la legge stabilita dal co-fondatore di Intel non è più valida, non è più fattibile raddoppiare il numero di transistor su un circuito integrato ogni 18 mesi. Secondo la stessa Intel, tale tempo sarebbe ormai salito a 4 anni.

E invece i ricercatori hanno dimostrato che nanotubi di grafene spessi un solo atomo, si prestano bene a sostituire il silicio. In realtà questo lo sapevamo già, ma era un processo straordinariamente costoso. Ora, però, è stato sviluppato un nuovo processo che rende possibile la produzione di transistor di nanotubi in impianti di produzione di chip commerciali, utilizzando apparecchiature standard. E non contenti del risultato, hanno testato con successo il nuovo approccio in due impianti separati, dimostrando che di fatto funziona.

Senza montarsi la testa però. L’output è stata la fattibilità del processo, non un chip funzionante; inoltre ci hanno impiegato un tempo monster di 48 ore… qualcosa che poco si adatta ad una produzione in scala; ed infine, hanno ottenuto alcune prestazioni tecniche comparabili a quelle di un chip costruito nel lontanissimo 2001… però è chiaro che la strada è super promettente.

LA STARTUP DELLA SETTIMANA

La startup della settimana è l’americana Ethena, che ha chiuso un seed da 2 milioni di dollari per sviluppare un software personalizzato su settore e singolo utente, per fare formazione sullo spinoso tema delle molestie sessuali sul lavoro.

Oltre ad essere un argomento degno di nota, qui conta molto anche che la startup ha voluto evitare corsi asincroni frontali e noiosi, ma ha optato per meccanismi digitali di coinvolgimento ripetuto, mensile, breve ed integrato nelle tecnologie in uso presso il cliente (dalla semplice email, a Slack, Zoom e cosi via).

Brave le fondatrici, un po’ di freschezza non guasta.

SALUTI

La puntata di The Future Of è finita, ma non andate via, ancora un istante.

Prima di tutto, grazie di essere stati con me durante le vostre attività quotidiane, mentre preparate da mangiare, durante il fitness o solo per una pausa, o come spero io la sera sprofondati in una comoda poltrona con un bicchiere di cognac in mano.

Vi ricordo che The Future Of è in crowdfunding su Patreon, quindi se volete supportare questo progetto di divulgazione gratuita a meno del costo di un caffè a settimana, siete i benvenuti e avete tutta la mia infinita gratitudine. 

In attesa che esca la prossima puntata, come sempre vi invito a suggerire The Future Of ai vostri amici, ai colleghi ed agli appassionati di futuro.

 

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