News dal futuro #63

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News dal futuro #63 - The Future Of

News dal futuro – internet 1 milione di volte più veloce, occhio bionico, autobus wireless, energia dall’ombra, l’IA non fa il futurista

Questa settimana nella rubrica di notizie sul futuro di The Future Of parliamo di:

  • una nuova tecnologia consentirebbe alla rete di viaggiare 1 milione di volte più veloce di oggi
  • un occhio bionico basato su nanotecnologie e forme naturali promette rivoluzioni
  • autobus elettrici ricaricati in modalità wireless on-route, cioè mentre sono in esercizio
  • un Team di ricercatori produce elettricità dalle differenze tra luce ed ombra
  • qualcuno sostiene che l’intelligenza artificiale può fare il futurista… non sono d’accordo

La startup della settimana: Aerial Sphere, da Phoenix, Arizona.

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Benvenuti o bentornati a The Future Of: questo è lo spazio dei curiosi di futuro. 

Io sono Andrea Ferrante e vi racconto le tecnologie, i colpi di genio e le discontinuità che potrebbero diventare grandi e plasmare il modo in cui vivremo domani.

Questa puntata è registrata il 23 Maggio e quindi è dedicata ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

NEWS DAL FUTURO

La prima bella notizia della settimana arriva dal mondo di internet. Alcuni ricercatori australiani hanno sviluppato una connessione internet che raggiunge i 44,2 terabit al secondo. Per mettere la cosa in prospettiva, l’utente medio negli Stati Uniti viaggia a 50 megabit al secondo, quindi circa un milione di volte più lento della velocità ottenuta in questo esperimento.

Il team, che è composto da ricercatori di varie università locali ha ottenuto una connessione così veloce utilizzando un dispositivo ottico chiamato “microcomb” o micropettine, che offre un modo più efficiente e compatto di trasmettere i dati. 

Il micropettine si trova dentro un chip e genera letteralmente un arcobaleno di luce infrarossa che permette di trasmettere dati con molte frequenze di luce contemporaneamente. E’ proprio vero che la rete ed il nostro sapere viaggiano a cavallo della luce. 

La cosa interessante è che questa tecnologia specializzata è compatibile con le linee in fibra ottica esistenti, il che significa che non serve rifare l’intera infrastruttura per raggiungere tali velocità.

Nell’immediato, è vero che, la maggior parte degli utenti di oggi non ha nemmeno bisogno di una connessione a 44,2 Tbps, probabilmente non saprebbe nemmeno cosa farsene, visto che equivarrebbe a scaricare, diciamo, una cinquantina di film in HD Ultra BluRay in un secondo. Al contrario, lato business lo sviluppo è intrigante, soprattutto per coloro che lavorano con l’IoT, il cloud computing ed i data centers. Inoltre, man mano che i contenuti web diventano sempre più ricchi ed i consumi si spostano sempre più online, la ricerca di performance più elevate anche per l’utente medio è comunque sempre un argomento caldo. Giusto per dare un riferimento, il traffico sulla rete cresce del 25% all’anno, che è un numero monster, e non abbiamo ancora né il 5G, né le auto autonome. Ecco perché queste innovazioni sono fondamentali.

https://theconversation.com/internet-traffic-is-growing-25-each-year-we-created-a-fingernail-sized-chip-that-can-help-the-nbn-keep-up-138620

Per la seconda notizia della settimana, entriamo dentro l’occhio umano. Un occhio bionico potrebbe restituire la vista ai non vedenti e migliorare notevolmente la visione robotica, ma gli attuali sensori visivi sono ben lontani da quanto la natura ha saputo creare in qualche miliardo di anni di evoluzione. Ora i ricercatori hanno trovato un modo per imitare la sua struttura e creare un occhio artificiale che riproduce molte delle performance naturali

Una parte fondamentale di ciò che rende il design dell’occhio umano così speciale è la sua forma, che a noi sembra ovvia, ma è una delle cose più difficili da imitare. La forma concava della retina, lo strato di tessuto pieno di fotorecettori sul retro dell’occhio, permette di raccogliere molta più luce di quanta ne raccoglierebbe se fosse piatta. Ma replicare questa logica di sensori curvi si è rivelato più difficile del previsto. Almeno finora.

In passato si procedeva fabbricando fotosensori piatti che poi venivano piegati e posizionati su superfici curve. Il problema di questo approccio è che limita la densità dei fotosensori, e quindi la risoluzione dell’occhio bionico, perché occorre lasciare spazio tra i sensori, banalmente non ottimizza lo spazio a disposizione.

In un articolo pubblicato la settimana scorsa su Nature, però, i ricercatori dell’Università di Scienze e Tecnologie di Hong Kong hanno escogitato un modo per costruire i fotosensori direttamente in una retina artificiale emisferica. Questo ha permesso loro di creare un dispositivo in grado di imitare l’ampio campo visivo, la reattività e la risoluzione dell’occhio umano. Ancora una volta il tutto è avvenuto grazie alle nanotecnologie.

La densità delle connessioni di questi fotosensori nella retina artificiale è risultata più di 10 volte superiore a quella dei fotorecettori nell’occhio umano, il che suggerisce che la tecnologia potrebbe in definitiva raggiungere una risoluzione molto più alta rispetto alla natura. Ovviamente la ricerca non si ferma e deve risolvere ancora una serie di problemi tecnici, ma la strada sembra quella buona.

Per la terza notizia della settimana dobbiamo… prendere l’autobus. Ma uno un po’ particolare, ovviamente. La società Link Transit, che opera nello stato di Washington, ha raggiunto questo mese 50 megawattora di energia fornita senza fili, wireless, alla sua flotta di autobus elettrici. Link Transit è il primo operatore di autobus elettrici nelle Americhe a raggiungere questa pietra miliare tecnologica, e il primo al mondo a farlo in meno di due anni. Si avete capito bene, trasporto elettrico e ricarica wireless.

La ricarica wireless “on-route”, cioè lungo il percorso, fornisce una ricarica parziale erogata da una o più stazioni di terra verso un ricevitore posizionato sul bus, a emissioni zero e senza bisogno di cavi. Tali punti di ricarica possono essere letteralmente nascosti nella pavimentazione della strada o di un garage ed operare in modo silenzioso ed invisibile. Questo consente di ricaricare un autobus per tutto il giorno durante il suo percorso programmato senza interruzioni.

Durante l’inverno appena trascorso, un autobus della Link Transit dotato di sistema wireless ha percorso un percorso programmato di 14 ore e ha mantenuto la carica della batteria a oltre il 90% per tutto il viaggio. Il mantenimento della carica della batteria durante il ciclo di servizio è un fattore chiave per consentire alle flotte di adottare veicoli elettrici. I veicoli hanno un’autonomia effettiva che supera anche gli autobus diesel e ritornano al deposito con una batteria quasi piena, che richiede una carica notevolmente inferiore durante la notte, il che a sua volta riduce la domanda di energia elettrica del deposito ed i costi.

Insomma, non appena avremo la guida autonoma, possiamo immaginare che gli autobus si guideranno da soli e si caricheranno lungo la strada, basta mettere una stazione di ricarica per esempio agli incroci o prima dei semafori. E’ un futuro che mi piace.

E se pensate che generare energia wireless per gli autobus sia un’idea innovativa, sentite cosa hanno scoperto a Singapore. Ecco la nostra quarta notizia. Un team di ricercatori dell’Università Nazionale di Singapore ha creato un dispositivo chiamato “generatore di energia ad effetto ombra”. 

Sulla base di esperimenti di laboratorio, l’energia raccolta dal dispositivo in presenza di ombre, semplici ombre, create dall’illuminazione interna di una stanza è sufficiente per alimentare un orologio digitale a 1,2 volt.

Il team ha sfruttato il contrasto di illuminazione causato dalle ombre come fonte indiretta di energia: il contrasto tra luci ed ombre causato dall’illuminazione, induce una differenza di tensione tra le sezioni ombreggiate e quelle illuminate, che si traduce in una corrente elettrica.

La ricerca ovviamente apre la strada a nuovi approcci nella generazione di energia pulita per alimentare tutta l’elettronica che abbiamo in casa, per esempio.

Attualmente il dispositivo, che ricorda un foglio di silicone, è costituito da un insieme di celle su un film plastico flessibile e trasparente, con ciascuna cella composta da un sottile film di oro depositato su un wafer di silicio. Una volta che i ricercatori riusciranno a sostituire l’oro con un materiale meno costoso, il gioco è fatto. Se poi il materiale rivestisse per esempio delle tende, colpite dal sole da una parte ed al buio dall’altra o facesse da sfondo ad un quadro su una parete che non sta sempre al sole, o ricoprisse qualche altro oggetto casalingo, produrre energia sarebbe davvero facile ed invisibile.

Per il quinto spunto della settimana, mi permetto di rispondere ad un articolo di Brian Solis che ci parla di intelligenza artificiale e con il quale non mi trovo per nulla d’accordo.

Solis ci dice che la crisi causata dal COVID-19 non ha lasciato alle imprese altra scelta se non quella di mettere al centro dell’attenzione gli investimenti per la trasformazione digitale, l’intelligenza artificiale e l’automazione. E fin qui nulla di strano, stiamo parlando praticamente di un dato di fatto.

Ma poi l’autore aggiunge “Un’area in cui l’AI può avere un impatto enorme – ma di cui non si parla veramente – è la modellazione di scenari futuri basati su una miriade di nuovi dati derivanti dai disordini pandemici. Oltre all’automazione, l’aggiunta di una intelligenza artificiale futurista come consulente strategico virtuale dei decision maker aziendali può aiutare i dirigenti a navigare questa nuova economia. In un’epoca in cui non esistono playbook, competenze o best practice, forse questo è il momento in cui l’intelligenza artificiale può brillare.

Caro Brian, l’intelligenza artificiale non ha aiutato a prevedere la pandemia, a parte l’uso in combinata con i supercomputer di cui ho parlato nelle precedenti puntate di The Future Of, non ci sta neanche particolarmente aiutando ad uscire dalla crisi, ma ora dovrebbe aiutare le aziende a prevedere il futuro.

L’intelligenza artificiale impara a decidere in funzione dei comportamenti che rileva nei dati storici, di fronte alla novità repentine è piuttosto nuda. Impara velocemente, ma al prossimo cambio di abitudine dovrà imparare di nuovo. Il bravo comunicatore Rudy Bandiera lo ha raccontato bene senza mezzi termini questa settimana in un post intitolato “Le intelligenze artificiali hanno sbroccato duro”, raccontando proprio gli impatti negativi del loro operato su approvvigionamenti e comunicazione, al cambiare del mondo.

Se volete immaginare nuovi scenari per il futuro, ingaggiate un futurista, facciamo insieme un lavoro collettivo, partecipativo, magari anche un po’ faticoso, ma non aspettatevi che un wafer di silicio lo faccia per voi. E’ una stupidaggine.

https://www.zdnet.com/article/now-hiring-ai-futurists-in-an-era-of-covid-19-its-time-for-artificial-intelligence-to-take-a-seat-in-the-c-suite/

LA STARTUP DELLA SETTIMANA

La startup della settimana si trova Phoenix, Arizona, Stati Uniti. I ragazzi di Aerial Sphere hanno chiuso un round A da 5 milioni di dollari. Non è una cifra particolarmente grande per l’ecosistema americano, ma ci insegna alcune cose interessanti. Aerial Sphere noleggia piccoli aeroplani con i quali sorvola le città americane, scatta fotografie in alta risoluzione a 360 gradi e costruisce, grazie al suo software di assemblaggio immagini, delle mappe aeree.

In estrema sintesi possiamo dire che svolge la stessa attività di Google Street, ma dal cielo. Identificando e descrivendo tutto quello che c’è sul suolo, serve Clienti nei vari settori del real estate, del travel, delle assicurazioni, degli stessi servizi pubblici che si occupano di viabilità ed infrastrutture, oltre che entertainment, scuole e così via.

Insomma con le mappe aeree potete fare tantissime cose, ma come mai qualcuno investe in un business che può sembrare maturo? Primo perché è scalabile. Una volta costruito l’asset, cioè il database delle mappe, si possono generare ricavi praticamente a costo zero. Secondo, perché il progetto è sicuramente replicabile in tutto il mondo e quindi se funziona negli USA può uscire dai confini nazionali. Terzo, non è cosa buona lasciare che tutto questo patrimonio di dati ed immagini sia concentrato esclusivamente nella mani di Google. Quarto, una possibile exit c’è, magari se la compra la stessa Google.

Spero di vederli volare presto sopra Milano e poter fare virtualmente quello che fece il famoso aviatore e pioniere del volo, Lindbergh, che quando ebbe i soldi per comprarsi una casa di proprietà, prese il suo aereo, sorvolò la campagna del Minnesota e scelse il luogo dove ancora oggi potete visitare la casa ed il museo a lui intitolato.

SALUTI

La puntata di The Future Of è finita, ma non andate via, ancora un istante.

Prima di tutto, grazie di essere stati con me durante le vostre attività quotidiane, mentre preparate da mangiare, durante il fitness o solo per una pausa, o come spero io la sera sprofondati in una comoda poltrona con un bicchiere di cognac in mano.

Vi ricordo che The Future Of è in crowdfunding su Patreon, quindi se volete supportare questo progetto di divulgazione gratuita a meno del costo di un caffè a settimana, siete i benvenuti e avete tutta la mia infinita gratitudine. 

In attesa che esca la prossima puntata, come sempre vi invito a suggerire The Future Of ai vostri amici, ai colleghi ed agli appassionati di futuro.

 

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