News dal futuro #62

Futuro, Startup, Fundraising & Venture Capital

News dal futuro - The Future Of

News dal futuro – decarbonizzazione, mappatura del cervello, neurostimolatori, ricerca vita extra terrestre, energia solare spaziale

Questa settimana nella rubrica di notizie sul futuro di The Future Of parliamo di:

  • decarbonizzazione: in UK un mese intero di elettricità senza carbone e da noi?
  • un consorzio di scienziati asiatici lancia la mappatura ad alta risoluzione del cervello
  • il punto sul mercato dei neurostimolatori, perchè crescono così tanto?
  • evoluzioni al SETI, il progetto Search for Extra Terrestrial Intelligence
  • voli segreti per produrre energia dello spazio e formule segrete per stoccare energia

La startup della settimana: pari merito Workvivo e Coderblock.

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Benvenuti o bentornati a The Future Of. Questo spazio è per tutti i curiosi di futuro. 

Io sono Andrea Ferrante e vi racconto le tecnologie, i colpi di genio e le discontinuità che potrebbero diventare eventi grandi e significativi.

NEWS DAL FUTURO

La prima notizia arriva da oltremanica. La rapida decarbonizzazione della rete elettrica del Regno Unito ha raggiunto un importante traguardo: il completamento di un intero mese, 30 giorni, senza carbone per la prima volta in 138 anni.

E’ la prima volta che accade da quando l’energia a carbone venne utilizzata per la prima volta nel sistema elettrico inglese nel gennaio del 1882, al viadotto di Holborn.

Questo fatto mi richiama alla mente un articolo letto su Storia di Milano, nel quale si racconta, come nello stesso anno, proprio nel capoluogo lombardo veniva inaugurata la prima centrale dell’intera europa continentale. Aveva praticamente vista Duomo, essendo stata costruita in uno spazio oggi occupato dalle centralissime Via dell’Agnello e Santa Redegonda ed aveva anche un’incredibile ciminiera di mattoni alta 52 metri.

Ovviamente nessuna di queste centrali esiste più. In Inghilterra, entro pochi anni non ci sarà più nemmeno alcuna produzione di carbone, tutti gli impianti rimanenti verranno chiusi e uno o due convertiti a gas entro il 2025. La National Grid mira ad una rete a emissioni completamente zero, almeno quando le condizioni meteorologiche lo permetteranno, a partire dal 2025, e sta accelerando l’adozione di nuove tecnologie e sistemi di gestione che consentiranno di affiancare alle strutture esistenti, delle centrali a gas.

Da noi Cassa Depositi e Prestiti, Snam e Terna hanno riunito gli Stati Generali della transizione energetica e stimato che servono circa 100 miliardi di investimenti, mentre secondo un rapporto di Legambiente forse potremmo riuscire a completare la decarbonizzazione entro il 2040, a patto di “cambiare passo”. Voi come la vedete?

La seconda notizia arriva da Singapore. Più di 1.000 scienziati provenienti da Giappone, Singapore, Corea del Sud e Taiwan stanno sfruttando gli acceleratori di particelle per studiare in profondità il cervello umano.

Questo ambizioso sforzo ha implicazioni di vasta portata, tra cui la battaglia contro le malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer.

Utilizzando i potentissimi raggi X generati dalle enormi macchine, gli scienziati mirano a produrre una prima mappa completa 3D ad altissima risoluzione del cervello umano ad una velocità senza precedenti. Iniziato dagli scienziati dell’Università Nazionale di Singapore, l’innovativo progetto di mappa cerebrale mira ad essere completato entro il 2024.

La tecnologia a raggi X del sincrotrone dell’Università di Singapore non è una novità, è utilizzata, tra l’altro, nella ricerca atmosferica e nella ricerca farmaceutica, ma gli sforzi per utilizzarla per la mappatura del cervello umano sono completamente innovativi. Utilizzando gli strumenti tradizionali di analisi, come microscopi ed immagini ad alta risoluzione, ci vorrebbe letteralmente una vita per completare lo sforzo. Si stima che il cervello umano contenga circa 100 miliardi di neuroni, più o meno lo stesso numero di stelle della Via Lattea, tanto per intendersi. Mappare tutto in soli 4 anni a partire da oggi è letteralmente un sogno e, considerato che le altre Regioni globali come l’Europa e gli USA hanno analoghi progetti di mappatura, possiamo essere ottimisti.

Ovviamente i dati finali saranno a disposizione della comunità internazionale, un po’ come è stato per lo Human Genome Project iniziato nel 1990 e completato nel 2003.

Mi auguro si possa presto dire “bye bye Alzheimer”.

E per la terza notizia della settimana restiamo sempre sul tema cervello. E’ uscito un nuovo report della Transparency Market research proprio sul mercato dei neurostimolatori, con un forecast da qui al 2027. Un mercato che già oggi vale oltre 6,2 miliardi di dollari e che crescerà a due cifre ogni anno. 

Di cosa stiamo parlando esattamente? La neurostimolazione comprende dispositivi medici impiantabili e non impiantabili, programmabili o meno, che applicano energia elettromagnetica a specifici obiettivi anatomici per indurre la neuromodulazione del circuito neurale corrispondente. Cioè forniscono una stimolazione elettrica a specifiche parti del cervello, del midollo spinale o del sistema nervoso periferico del paziente per aiutare a trattare condizioni come il dolore cronico, i disturbi del movimento, l’epilessia e il morbo di Parkinson.

Non bisogna avere paura di parlare di questi temi, l’aumento dell’età media della popolazione, l’invecchiamento nei Paesi occidentali, l’incremento dei disordini neurologici sono tutti megatrend che non possiamo negare. L’ingresso nell’era del benessere di Cina, India ed altri stati asiatici, tra l’altro, non potrà che ulteriormente peggiorare la situazione.

Tra l’altro i neurostimolatori meccanici spesso sono l’unica soluzione adottabile. Le grandi farmaceutiche a quanto pare si sono progressivamente ritirate dal settore dei disordini neurologici. Il motivo è che la progettazione di farmaci per i disturbi, per esempio, del sistema nervoso centrale ha il 50% di possibilità in meno di arrivare sul mercato e richiede il 30% di tempo in più rispetto ad altre aree di mercato, come il cancro e le malattie cardiache.

Ed ecco allora comparire all’orizzonte l’intelligenza artificiale. Affinché la neuromodulazione diventi intelligente, deve incorporare l’AI nella sua progettazione. In sostanza, nascono dispositivi che hanno un loro smart brain, ironia della sorte lo chiamano così, per controllarsi, per diventare flessibili ed adattabili, per imparare dal passato a prevedere come comportarsi in futuro in un contesto simile a seconda di un obiettivo specifico. In pratica, studiamo il cervello per progettare AI che facciano da cervello a dispositivi che curano il nostro cervello.

La quarta notizia arriva invece dallo spazio. Ma non nel senso classico che intende voi di solito, questa volta si parla di ricerca di vita extraterrestre.

Da oltre 50 anni il programma SETI, acronimo di “search for extra terrestrial intelligence”,  ricerca segnali radio provenienti dallo spazio. Nel 1974, l’astronomo Frank Drake inviò il primo messaggio radio, il “Messaggio Arecibo”, diretto agli alieni nello spazio. Per quanto ne sappiamo, ad oggi non abbiamo ricevuto risposta. 

Non solo Drake si lamenta che la NASA non finanzia la ricerca, ma a quanto pare potrebbe addirittura smantellare i due più grandi radiotelescopi usati dal programma: il telescopio Arecibo ed il Green Bank Telescope. Se ciò dovesse accadere, allora l’orecchio radio del SETI diventerà praticamente sordo.

Quando ero un ragazzino ricordo che mio padre aveva deciso di partecipare al programma SETI, in una modalità in voga allora. I dati del SETI venivano scaricati sul nostro pc e quando partiva lo screensaver, il computer usava la sua capacità di elaborazione per cercare segnali alieni nel pacchetto di informazioni downloadate dal SETI. Poca roba direte voi, peccato che era in uso su migliaia di computer in tutto il mondo ed era un bellissimo esempio di collaborazione “crowd”, prima che questa parola diventasse di moda oggi.

Quindi tifo per il SETI, anche se sappiamo che la ricerca di segnali alieni procede lungo molte altre strade.

Lo stesso SETI lavora anche con soluzioni ottiche, che scansionano il cosmo alla ricerca di flash laser. A differenza dei messaggi in onde radio, i messaggi ottici dipendono dal fatto che gli alieni puntino i loro raggi proprio verso di noi, però se così fosse, i segnali sarebbero così forti che avremmo bisogno solo di un piccolo telescopio per riceverli.

Un ricercatore del braccio britannico del SETI ritiene, invece, che una ricerca di successo, sarebbe quella in grado di riconoscere la differenza tra una lingua aliena e suoni casuali. Studiando più di 60 lingue umane, ha trovato un’impronta comune di ritmi e strutture in ogni lingua. Per esempio, abbiamo parole di contenuto e brevi parole (come “se” e “ma”) che legano frasi insieme. Indipendentemente dalla lingua, gli esseri umani usano al massimo nove parole di contenuto in una sola frase.

Alcune specie animali, come i delfini, hanno la stessa struttura linguistica. Anche se non possiamo ancora parlare la lingua dei delfini, riconosciamo circa 140 suoni distinti nel loro discorso. Se queste regole valessero anche per una specie aliena saremmo a cavallo.

L’ultima notizia è in realtà un mix di news attorno al concetto di segretezza. Ho notato che nelle mie fonti settimanali compariva spesso la parola “secret”, mi sono incuriosito e sono andato ad approfondire. Ecco cos’ho scoperto.

Sabato, proprio mentre sto registrando il podcast, l’Aeronautica Militare degli Stati Uniti dovrebbe lanciare il suo aereo spaziale segreto, l’X-37B, per una missione di lunga durata in orbita terrestre bassa. La NASA ha programmato due esperimenti per studiare gli effetti delle radiazioni sui semi, ma, a quanto pare, la vera star dello spettacolo è un piccolo pannello solare sviluppato dai fisici del Naval Research Lab che verrà utilizzato per condurre il primo esperimento orbitale con energia solare spaziale. In altre parole, portare l’energia solare dallo spazio sulla Terra, indipendentemente dal tempo o dall’ora del giorno. L’idea, pare sia partita proprio da Asimov negli anni ‘40, è stata concettualizzata e testata nel tempo, ma questa è la prima volta in orbita. Perché su un aereo segreto in una missione segreta, ovviamente non lo sappiamo.

Il secondo intrigante mistero della settimana riguarda invece il multi-miliardario Bill Gates. Form Energy, una startup finanziata dal suo fondo Breakthrough Energy Ventures, sta lavorando su una tecnologia segreta per l’immagazzinamento dell’energia per tempi lunghissimi. La società ha lasciato trapelare che la sua tecnologia per l’immagazzinamento dell’energia è un “sistema di batterie ad aria acquosa” che “sfrutta alcuni dei materiali più sicuri, più economici e più abbondanti del pianeta”. Il tutto per ottenere una capacità di stoccaggio di 150 ore, contro le attuali 4 di una comune batteria agli ioni di litio.

Insomma NASA, aerei militari segreti, energia dallo spazio, startup segrete finanziate dall’uomo più ricco del pianeta, ecco mi sembrava ce ne fosse abbastanza per solleticare la fantasia degli ascoltatori.

LA STARTUP DELLA SETTIMANA

Passiamo alla startup della settimana. A mio avviso il gradino più alto del podio se lo dividono in due: Workvivo e Coderblock. 

Workvivo è una startup irlandese che fornisce alle aziende una piattaforma di comunicazione interna progettata per coinvolgere e connettersi con i dipendenti, che ha raccolto oltre 16 milioni di dollari. Complimenti.

Coderblock è invece italianissima ed ha avviato una campagna di crowdfunding per supportare un bellissimo progetto di ufficio virtuale in 3D dedicato allo smart working.

Le evidenze circa l’interesse di startup ed investitori a questi temi sono chiarissime. Dopo anni di chiacchiere, ben poche aziende si sono scoperte pronte ad offrire lo “smart working”, senza nemmeno comprendere bene la differenza con il mero “remote working”. Ora che colossi come PSA, Dell e Twitter stanno davvero spingendo per lasciare a casa in smart working gran parte dei loro dipendenti e per sempre, chi sta lavorando da anni sui temi delle piattaforme collaborative ovviamente sta ricevendo un boost notevole. Ed evidentemente oltre alle solite Asana, Slack, Trello e simili, c’è spazio anche per follower innovativi e brillanti.

SALUTI

La puntata di The Future Of è finita, ma non andate via, ancora un istante.

Prima di tutto, grazie di essere stati con me durante le vostre attività quotidiane, mentre preparate da mangiare, durante il fitness o solo per una pausa, o come spero io la sera sprofondati in una comoda poltrona con un bicchiere di cognac in mano.

Vi ricordo che The Future Of è in crowdfunding su Patreon, quindi se volete supportare questo progetto di divulgazione gratuita a meno del costo di un caffè a settimana, siete i benvenuti e avete tutta la mia infinita gratitudine. 

In attesa che esca la prossima puntata, come sempre vi invito a suggerire The Future Of ai vostri amici, ai colleghi ed agli appassionati di futuro.

 

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