FAQ

Il podcast che parla del nostro futuro

In cosa consiste l’accompagnamento al fundraising?
L’accompagnamento alla raccolta di capitali è un insieme di attività che va dalla identificazione degli investitori più potenziali, fino alla chiusura del round, passando per lo sviluppo di una serie di strumenti, competenze ed attività preparatorie alla buona riuscita della raccolta. Alla pagina Fundraise.me puoi trovare una sequenza logica di quali sono queste fasi ed i servizi possibili per ciascuna di esse.

E’ necessario svolgere tutte le attività citate?
In linea di principio si tratta di momenti standard che è difficile saltare. Io ti posso accompagnare lungo tutto il percorso, oppure essere chiamato a svolgere solo uno o alcuni di essi.

In quanto tempo è possibile raccogliere capitali?
Non esistono statistiche univoche e la molteplicità di casistiche è lunghissima a causa delle variabili che influenzano il processo sia dal lato delle startup/scaleup, sia da quello degli investitori. Ipotizzando una raccolta media tra 2 e 4 M € per un round A di una realtà che ha già ricevuto un seed, un periodo attorno ai 6 mesi è ragionevole.

Ingaggiare un Fundraiser riduce i tempi e/o aumenta le possibilità di successo?
Aumenta le possibilità di successo, difficilmente riduce i tempi in modo drastico. Il Fundraiser non è una risorsa che alza la cornetta e convince il suo network di angels, investitori ed aziende ad investire in un progetto “in amicizia”, bensì è un professionista che batte i tempi, organizza le attività e trasferisce all’imprenditore ed al suo Team le competenze per affrontare la raccolta in modo professionale. L’accoppiata imprenditore (che tipicamente ha la grande visione) ed una persona con competenze finanziarie (che consolida tale visione in numeri e li rende credibili), per esperienza diretta agevola il processo di fundraising.

Non è più utile affidarsi ad un incubatore?
Le strategie di affidarsi ad un incubatore e ad un Fundraiser in realtà non sono in contrapposizione, bensì complementari. Il modello di business degli incubatori si basa sul fatto che, spesso, chi accede ai programmi cede una percentuale delle quote societarie in cambio di un finanziamento, che può avvenire in parte sotto forma di cash, in parte sotto forma di servizi (dagli spazi, alla formazione, consulenze e networking). Nella mia attività di Fundraiser non chiedo quote.
Inoltre, mentre i tempi di accesso ad un incubatore dipendono dalle regole della casa, dalle modalità e tempi dalle call for proposal e valutazione dei progetti che richiedono di avere già pronti una serie di materiali, io sono pronto a partire in tempi ancora più brevi.

E’ necessario avere un network vasto per raccogliere capitali?
E’ utile, ma dipende sempre dalle condizioni oggettive dei singoli casi. Premesso che il network si può costruire e rinforzare nel tempo, e ci sono diversi approcci per farlo, l’importante è arrivare a comunicare con le figure chiave che possono agevolare l’investimento nel vostro business. In sostanza bisogna trovare un giusto mix tra la qualità e la quantità di persone del network. A volte meglio meno contatti, ma più qualificati.

Sono timido e non parlo neanche tanto bene l’inglese, mi aiuti a pitchare?
Certamente si. La comunicazione agli investitori ed alle audience interessate durante gli eventi deve essere semplice, dire le cose giuste (e non di più) e con passione. Sono tre aree sulle quali possiamo lavorare insieme, se sei disposto a prepararti meticolosamente e dedicare del tempo per fare delle simulazioni.

Sento spesso dire che i venture capitalist fanno poco affidamento sul business plan, è vero?
Leggenda vuole che il VC “medio” tagli per 2 o per 3 il tuo business plan, perchè essendo proiettato nel futuro è rischioso e contiene molti margini di incertezza. Non per questo è inutile, anzi. Se leggete le interviste di Andrea Rota, che ha ricevuto il premio di Business Angel dell’Anno, esplicita chiaramente che l’accuratezza del Business Plan e delle ipotesi sulle quali si basa, è uno degli elementi che ha a cuore per valutare i progetti.

Quanto tempo devo dedicare al fundraising?
E’ una delle distorsioni classiche del mondo delle startup: se è necessario dedicarsi troppo al fundraising a scapito delle altre attività (sviluppo prodotto, vendite e gestione persone), si rischia di fallire in entrambe le cose. Io posso ottimizzare il tempo che l’imprenditore dedica alla raccolta di capitali, ma l’interazione con me deve essere fluida e continua nel corso del tempo. L’imprenditore in talune fasi resta insostituibile.

Investi mai nelle startup/scaleup che assisti?
In linea di principio no e per un semplice motivo: non mettermi in una posizione di conflitto di interessi tra l’imprenditore, l’azienda ed i potenziali nuovi Soci.

Mi dai un consiglio utile di qualcosa da fare da domani?
Identifica un mentor. Non è un advisor, nè un consulente, bensì una persona senior, spesso un (ex)imprenditore, che può aiutarti a navigare le acque turbolente del tuo ecosistema. Normalmente svolge questo incarico per passione e perchè qualcuno ha fatto lo stesso con lui in passato: i benefici possono essere sorprendenti. Se il binomio funziona, avrai sempre tempo di ricompensarlo in futuro, in tanti modi diversi.

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