Anatomia di un segnale debole

Il podcast ed il blog che parlano del nostro futuro

Anatomia di un segnale debole

Vi ricordate la pubblicità di Apple con la voce di Dario Fo? “Questo film lo dedichiamo ai folli, agli anticonformisti ed ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso…”. Probabilmente è qui che possiamo cercare i segnali deboli di futuro.

Elina Hiltunen, futurista della scuola finlandese, racconta tra il serio ed il faceto cosa ci deve far drizzare le antenne. Vede un potenziale segnale di futuro quando:

  • una notizia fa ridere i colleghi
  • la gente dice “figuriamoci, non accadrà mai”
  • le persone iniziano a farsi domande
  • nessuno ne ha mai sentito parlare prima
  • è un taboo di cui le persone faticano a parlare

In maniera decisamente più seria e ragionata, Coffman definisce segnale debole come:

  • un’idea o un trend che influenzerà come facciamo business, quale business facciamo o l’ambiente nel quale lavoreremo;
  • qualcosa di nuovo e sorprendente dal punto di vista del ricevitore del segnale;
  • qualcosa difficile da isolare tra altri segnali e rumori di fondo;
  • un pericolo o un’opportunità per un’organizzazione;
  • qualcosa che viene deriso dalle persone che “hanno la conoscenza”
  • qualcosa cui serve un considerevole lasso di tempo per andare mainstream;
  • e quindi rappresenta un’opportunità per imparare, crescere ed evolvere.

L’ultimo approccio per identificare i segnali deboli arriva da una reinterpretazione degli studi di Charles Sanders Peirce, ed introduce una nuova definizione: il “segno di futuro”.

Esso è caratterizzato da:

  1. L’oggetto: è il tema emergente che sta dietro al segnale.
  1. Il simbolo: è la forma presa dal segno; quando parliamo di futuro può essere un articolo, una news, un rumour, un’immagine, un video etc…
    A questa dimensione si associa tipicamente la “visibilità” di un segnale o la sua frequenza, è un tema di cui già si parla? ha raggiunto una popolazione ampia o di nicchia? lo possiamo contare in qualche modo?
  1. L’interpretazione: è il senso che viene dato dall’osservatore al segnale, ed ovviamente dipende dal ricevente e dal contesto al quale lo applica.
    Lo stesso segnale interpretato da un uomo d’azienda, da un politico, da uno sportivo o da un ecclesiastico nei loro rispettivi campi quindi, potrebbe portare a scenari molto diversi.  

Per ciascuno di questi aspetti si potrebbero fare molti approfondimenti. Per essere brevi qui facciamo due considerazioni ed un “rimando”.

La prima considerazione è che il tema emergente dietro al segnale, difficilmente può essere colto grazie ad un solo segnale. Serve evidentemente un flusso di segnali, da impacchettare come argomento o “singolo tema”. Anche su questo torneremo in futuro.

La frequenza o visibilità è abbastanza facile da commentare. Lo faccio con un grafico che esprime bene il concetto ponendo in relazione il segnale debole ad altri tipi di fenomeni, in relazione a questa grandezza.

Anatomia di un segnale debole

Sull’interpretazione invece è opportuno fare un rimando al prossimo post, dove parlerò di una serie di problemi “classici” nell’interpretare i segnali.

Anatomia di un segnale debole


 

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