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News dal Futuro
The Future Of

La Newsletter #29.

 

Le nuove meravigliose storie di The Future Of.

 

Only facts

 

Nel menù di questa settimana parliamo di criptovalute, desalinizzatori moderni che possono cambiare la vita di milioni di persone, città galleggianti e declino dei nutrienti in frutta e verdura.       

News dal futuro

Per le News dal Futuro entriamo nei dettagli delle motivazioni del crollo in Borsa di Netflix. Dietro le apparenze ci sono un mondo, un settore ed un consumatore che cambiano. Perchè se la tecnologia procede, alcune necessità di base dei Clienti restano sempre le stesse.

Retrofuture

La rubrica Retrofuture questa volta ci parla del mondo odierno dell'educazione come lo vedevano i futuristi nel passato, tra errori e previsioni illuminanti. Dalla diffusione dei computer, fino a bizzarre visioni di classi su dirigibili.

Extreme Future 

Guardando al futuro lontano, non poteva non colpirci la trasmissione di energia a distanza, che nonostante nasca per scopi militari, realizza il sogno di oltre cent'anni fa di un genio di nome Tesla ed apre anche ad applicazioni civili di grande interesse.

Only facts

La settimana è ricca di notizie e segnali deboli sul futuro. Vediamo cosa ci ha colpito.

 

Questa settimana l'economista italiano Fabio Panetta durante uno speech a New York, ha dichiarato che il mercato delle criptovalute è ora più grande del mercato dei mutui subprime quando, per un valore di 1,3 trilioni di dollari, ha scatenato la crisi finanziaria globale. Il numero è gigantesco e, pur con dinamiche diverse da quelle che innescarono la crisi del 2007, i rischi segnalati sono giganteschi. Il problema non è tanto che alcuni detentori restino col cerino in mano con wallet digitali che non valgono nulla, quanto che una crisi influenzi la stabilità dei sistemi finanziari.

Se avete la pazienza di leggervi il discorso di Panetta, vi ho messo il link sotto, la lettura è impegnativa, ma la consapevolezza che ci si può portare a casa sull'argomento è altrettanto grande.

 

La seconda notizia della settimana riguarda un oggetto, apparentemente un banale desalinizzatore, che invece racchiude potenzialità infinite.

Pesante appena 10 kg, dotato di batterie simili a quelle di un cellulare, ma anche di pannelli solari in caso di necessità, consente di rendere potabile l'acqua per meno di 50$, premendo un semplice bottone. Alla base della tecnologia il solo utilizzo della corrente elettrica, senza necessità di filtri e pompe che rendono complessa la manutenzione. Che figata! Queste sono innovazioni che potrebbero cambiare la vita di centinaia di milioni di persone che non hanno accesso all'acqua potabile.

 

La terza notizia della settimana arriva dalla Corea del Sud. Le Nazioni Unite, una società di sviluppo di città galleggianti chiamata Oceanix, e la città sudcoreana di Busan martedì hanno svelato il prototipo di una versione galleggiante e sostenibile di un'intera città.

Il prototipo è fatto di piattaforme interconnesse per oltre 15 acri di superficie. Ogni pezzo modulare della città è progettato per un uso specifico, come porti, strutture di ricerca o alloggi. Alcuni ponti collegano le diverse piattaforme.

Le città galleggianti potrebbero essere un modo per mitigare gli effetti dell'innalzamento del livello del mare causato dal cambiamento climatico ed in una città portuale di oltre 3 milioni abitanti come Busan... ogni centimetro di innalzamento delle acque è un problema rilevante.

 

L'ultima notizia della settimana arriva dal magazine del National Geographic e se la fonte non fosse così reputazionale, la notizia potrebbe sembrare bizzarra, ma purtroppo è verissima.

Quando guardiamo e scegliamo frutta e verdura dai colori vivaci sui banchi degli alimentari, non siamo consapevoli che la quantità di sostanze nutritive in questi prodotti è diminuita negli ultimi 70 anni.

Prove crescenti e molteplici studi scientifici mostrano che molti frutti, verdure e cereali coltivati oggi contengono meno proteine, calcio, fosforo, ferro, riboflavina e vitamina C di quelli coltivati decenni fa.

Gli scienziati dicono che la radice del problema risiede nei moderni processi agricoli che aumentano la resa delle colture ma disturbano la salute del suolo. Questi includono l'irrigazione, la fertilizzazione e i metodi di raccolta che interrompono anche le interazioni essenziali tra le piante e i funghi del suolo, il che riduce l'assorbimento dei nutrienti dal suolo. Male, male, molto male.

 

News dal futuro

LE PENE DI NETFLIX

La notizia del crollo in Borsa di Netflix ha fatto scalpore. Ne avrete probabilmente sentito parlare. Gli analisti hanno speso molte parole per spiegare le motivazioni, ma la realtà è che dietro gli aspetti più strettamente finanziari ci sono anche comportamento del consumatore, evoluzione del mercato e pirateria. Tutti temi che nel mondo dell'entertainment non sono una novità.

 

Ma cominciamo dai fatti. Dopo aver annunciato un calo nel numero di sottoscrittori, il valore del titolo è crollato. Pensate, un banale calo dello 0,09% nel numero degli abbonati, cioè circa 200.000 persone, ha prodotto un crollo tale che al 26 Aprile, Netflix aveva perso il 67% del valore rispetto ad inizio anno.

Già su questo ci sarebbe da discutere, ma nel mondo del tech la crescita della base Clienti è sicuramente il primo elemento che si guarda e se questo è il primo calo da oltre 10 anni, qualcosa vorrà pur dire.

 

Le motivazioni addotte da Netflix sono sostanzialmente tre: la guerra in Ucraina e la conseguente perdita di abbonati russi, il fatto che i sottoscrittori condividano la password del proprio account e la concorrenza.

 

Sulla guerra non c'è molto da commentare, salvo che comunque la scelta di non operare più in Russia è comunque unilaterale di Netflix.

 

Sulla condivisione delle password il tema è più serio. Se la stima che oltre 100 milioni di account condividono la password è corretta, questo significa mancati ricavi fino a 2 miliardi di dollari. Ma più che altro significa che se la password me la da il mio amico, io non mi iscrivo e non faccio crescere la base Clienti.

Anche qui si potrebbe obiettare che uno dei cavalli di battaglia iniziali di Netflix, come molte altre piattaforme, fu l'account multi-utilizzatore, o l'uso familiare o l'idea proprio di comprare una cosa che è in qualche misura condivisibile. Tolti ovviamente gli abusi, quello che faceva comodo prima per espandersi, ora è diventato un freno.

 

Quanto alla concorrenza, il tema appare ovvio. Netflix ha 221,6 milioni di clienti, Disney quasi 130 ed HBO 77, senza contare i rivoli della miriade di competitors più piccoli e quelli locali. Solo due anni fa, i sottoscrittori di questi concorrenti principali erano appena un terzo! E tanti altri piccoli, nemmeno esistevano!

 

Ora, comprese le motivazioni ufficiali, ed anche un poco superficiali, vediamo cosa c'è dietro veramente.

 

Primo, il rallentamento della crescita era già visibile: sin dai primi accenni di rallentamento della crisi pandemica che ci aveva costretto tutti in casa a guardare Netflix, le azioni di Netflix avevano già perso valore. Anzi a fine anno scorso, avevano praticamente già bruciato quasi tutti i benefici, il boost del periodo di pandemia e lock-down.

 

Secondo, le modalità con le quali opera concorrenza. Il problema non è la sua esistenza, sono servizi online, io mi posso abbonare contemporaneamente a più di un operatore. Il problema è il fatto che il mio portafoglio non è infinito e l'attuale aumento dell'inflazione porta a tagliare qualche abbonamento secondario.

La scelta dei nuovi arrivati di proporre sostanzialmente contenuti di propria produzione, facendo leva su quanto sia esclusivo tale nuovo film o serie, ha portato ad un'offerta frammentata e più povera.

Se devo vedere Star Wars da una parte, Batman su un altro provider e Games of Thrones altrove ancora, mica posso fare tre abbonamenti!

 

Oppure si, ma guardo quel devo e poi mi cancello. E questo apre ad un concetto che mi piace molto, quello dello "sforzo" complessivo che deve fare un consumatore per godere di un prodotto. Tale sforzo si sta alzando. Su quale piattaforma trasmettono la mia serie, chi ha l'offerta migliore (incomparabile), quando mi iscrivo devo dare i miei dati, e poi devo scaricare l'app, e dare la carta di credito, e dichiarare chi sta nel mio account familiare per evitare il password sharing... ed intanto si alzano i prezzi e qualcuno pensa pure di aggiungere la pubblicità!

 

Il ritorno di fiamma della pirateria allora è presto detto. Perchè la pirateria è un effetto, non la causa.  I volumi di traffico BitTorrent ricominciano ad aumentare. Cioè più film e serie vengono piratate, caricate e poi scaricate in rete. Ma non per un problema di costo, ma per un vantaggio di facilità di accesso.

Con una sola Netflix sul mercato, una decina di dollari di prezzo di abbonamento, grande offerta sulla piattaforma e streaming di qualità, non c'è nessun bisogno di piratare.

Se i contenuti sono sparsi tra mille piattaforme, per abbonarmi a diverse devo spendere 40 o 50 euro al mese, l'offerta di ciascuna è frammentata e proprietaria ed in più la qualità dello streaming è scadente... l'assist al mondo della pirateria è fin troppo facile.

 

Ci sono "canali" dove un film recentissimo si può trovare e scaricare gratis in 4k in pochi istanti, a volte multilingua! La pirateria è un reato, ma la riduzione dello sforzo o "ease of access", come viene a volte chiamato il tema in inglese, è un obiettivo oggi completamente perso di vista. 

 

 

Retrofuture

EDUCAZIONE DIGITALE

Prendete un libro del 1962, intitolato "1975: And The Changes To Come" di Arnold B. Barach... e resterete sorpresi.

In quest'opera Barach provò a prevedere cosa avrebbe portato il futuro in appena 12 anni. Molte delle sue idee non si realizzarono esattamente come immaginava, o così velocemente come immaginava, ma in un senso generale ha azzeccato più di una previsione.

E quando ha approfondito il tema dell'educazione parlando di  "apprendimento computerizzato", è andato clamorosamente vicino alla realtà.

Barach immaginava un mondo in cui i computer sarebbero stati economici e abbondanti, e un uso particolare di queste "macchine da calcolo" sarebbe stato proprio nel campo dell'educazione. Ha ipotizzato che ogni studente avrebbe avuto la propria macchina da usare per ricevere lezioni personalizzate per massimizzare il potenziale di apprendimento individuale.

Gli studenti del futuro avrebbero completato test a scelta multipla, e quando avessero risposto male alle domande, il computer avrebbe suggerito un ripasso del materiale per assicurarsi che avessero padroneggiato il contenuto. Alla fine di ogni giorno i computer avrebbero stampato i risultati degli studenti, che sarebbero stati consegnati all'insegnante per la revisione, in modo che i progressi di questi giovani studenti potessero essere monitorati e tracciati.

Mentre il modo in cui le scuole sono strutturate oggi, e non certo nel 1975, non rispecchia esattamente questa previsione, l'abbondanza di aule intelligenti, laboratori di computer e apprendimento assistito da tablet supera di gran lunga le speranzose aspettative di Barach. Inoltre, sul computer ci sono innumerevoli risorse gratuite a cui gli studenti hanno accesso per massimizzare il loro apprendimento, inclusa la miriade di tutorial su YouTube.

L'autore ha quindi sbagliato i tempi della previsione e forse non ha colto appieno nemmeno l'aspetto visuale e interattivo che oggi ipad e monitor possono dare, con contenuti video eccellenti, e sicuramente non ha previsto nemmeno la "portabilità" data dagli attuali smartphone, ma il ragionamento di fondo era perfetto.

Ma attenzione, non è sempre andata così bene a tutti coloro che si sono cimentati sul futuro dell'educazione.

Nel 1910, l'azienda francese Villemard commissionò ad un gruppo di artisti una serie di stampe dai colori vivaci che dovevano avere per oggetto l'anno 2000. In una di esse, intitolata "At School", una macchina a manovella sbriciola i libri di testo in conoscenza e poi li trasmette nella mente degli studenti attraverso un copricapo d'ottone degno dello stile steampunk. Se vi ricorda il famoso video dei Pink Floyd... avete ragione.

Nel 1958, il futuristico fumetto domenicale di Arthur Radebaugh "Closer Than We Think" prevedeva più studenti e meno insegnanti. La registrazione delle presenze sarebbe diventata responsabilità degli studenti, e la maggior parte dell'insegnamento sarebbe avvenuta tramite "filmati sonori e macchine meccaniche per la tabulazione". Aveva ragione, ma per le ragioni sbagliate: le dimensioni delle classi sono cresciute significativamente, e ci sono meno persone che insegnano. Ma la carenza globale di insegnanti e l'aumento delle dimensioni delle classi hanno più a che fare con i bassi salari e i tagli internazionali ai fondi per l'istruzione che con una migliore tecnologia educativa.

Nel 1965, i futuristi Herman Kahn e Anthony J. Weiner credevano che gli studenti potessero ottimizzare il loro apprendimento attraverso "l'uso pratico della comunicazione elettronica diretta e la stimolazione del cervello", in altre parole la stimolazione con elettrodi. Anche se una tecnologia di questo tipo viene oggi costantemente esplorata, le conseguenze a lungo termine non sono chiare, ed è ancora molto lontana dall'essere usata regolarmente nelle aule.

Nel 1985, tra il serio ed il faceto, secondo il The Kids' Whole Future Catalog, l'educazione funzionerebbe molto meglio su un dirigibile in volo. "Le lezioni non saranno mai noiose su un dirigibile che viaggia intorno al mondo!" dice il libro. "Immaginate di planare sul Rio delle Amazzoni in Sud America o di ripercorrere i viaggi di Ulisse attraverso le isole greche". Oggi gli studenti non si librano sopra le Grandi Piramidi e non seguono gli elefanti attraverso le pianure africane, ma il braccio educativo di Google Earth ha fatto un po' di strada per approssimare l'esperienza. Ed i visori di realtà virtuale non sono così lontani da rendere un po' più vivide certe storie un po' ammuffite sui libri di testo.

Extreme future

ELETTRICITA' WIRELESS A LUNGA DISTANZA

Un team di ricercatori dello U.S. Naval Research Laboratory (NRL) ha dimostrato con successo la trasmissione wireless di elettricità su una distanza di un chilometro.

Hanno trasmesso senza fili 1,6 kilowatt di energia elettrica, appunto a un chilometro, per dimostrare la fattibilità della trasmissione terrestre di energia a microonde.

Fermi tutti. Questa l'ho già sentita! Vuoi vedere che...? Ma questo non era proprio il sogno di Nikola Tesla?

E' quasi così. Tesla stava sviluppando un sistema di trasmissione di energia wireless omni-direzionale, progettato per trasmettere energia in tutte le direzioni attraverso la terra.

In realtà il progetto di Tesla era leggermente più complesso. La teoria dello scienziato naturalizzato statunitense, era che se avesse iniettato corrente elettrica nella Terra alla giusta frequenza avrebbe potuto sfruttare quella che credeva fosse la carica elettrica del pianeta e farla risuonare a una frequenza che sarebbe stata amplificata in "onde stazionarie" che potevano essere sfruttate ovunque sul pianeta per far funzionare dispositivi o, attraverso la modulazione, portare un segnale.

Sono passati praticamente 120 anni, l'ispirazione di partenza era quella giusta, ma quello che ha fatto la marina americana, pur non essendo una novità, è leggermente diverso ed ha altri scopi.

Hanno convertito l'elettricità in microonde, che sono state poi inviate a un ricevitore con un fascio diretto. Hanno di fatto mirato al ricevitore. Il fascio di microonde viene poi ricevuto da un'antenna rettificatrice, che consiste in un gran numero di piccole antenne a microonde. Queste lavorano nella banda X, la gamma di frequenza tra 7 e 11,2 gigahertz (GHz). Un diodo converte poi le onde elettromagnetiche in arrivo in energia elettrica. Et voilà.

E per gli eventuali dubbi dei più consci dal punto di vista ambientale va detto che tutti gli esperimenti hanno usato il fascio di microonde da 10 GigaHertz, dato che la tecnologia è ben nota per essere sicura per gli esseri umani, gli animali e gli uccelli e tuttavia poco costosa da usare. 

In compenso, lo scopo iniziale appare parecchio meno nobile di quello di Tesla: rifornire le truppe a distanza, senza bisogno di portarsi dietro fisicamente le scorte di energia. Che tipicamente sono in forma liquida, ingombranti e facilmente aggredibili.

Per fortuna, in realtà, si inizia già a parlare anche di fornire energia dalla terra allo spazio, aiutando gli astronauti, le installazioni umane nello spazio ed il progresso dell'uomo nel cosmo. E questo già ci piace di più. Oppure, ancora più interessante, raccogliere energia solare nello spazio e ritrasmetterla a terra.

Ma la voglia di innovazione ci porta anche ad applicazioni civili e terrestri piuttosto interessanti. Possiamo chiaramente immaginare, per esempio, la ricarica di un veicolo elettrico. A questo punto potrebbe avvenire sia con il mezzo fermo in un cortile o lato marciapiede, oppure anche in movimento. Teoricamente se potessimo ricaricare i veicoli in movimento puntandoli con le antenne del caso, di fatto le batterie potrebbero essere più piccole o addirittura non esserci. Il che cambierebbe notevolmente la faccia di un settore che è in continua evoluzione.

Ma l'immaginazione non ha confini: il sistema potrebbe essere utile per alimentare droni o altri mezzi volanti (per esempio, un test su un modellino di elicottero risale addirittura al 1964), per portare energia in luoghi difficilmente accessibili, magari a causa di disastri ambientali e chissà quante altre idee potrebbero venire a voi ed allungare la lista.

La speranza era e resta quella di passare da possibili applicazioni militari ad utilizzi per l'uomo della strada nel minor tempo possibile.

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