Lo spazio dei curiosi di futuro. La Newsletter.
News dal Futuro
The Future Of

La Newsletter #35.

 

Con le storie di questa settimana termina la stagione numero 6 di The Future Of. E' stata una cavalcata di 18 episodi lunga 6 mesi, da Gennaio ad oggi. Oltre 100 storie narrate e 7.000 ascolti del podcast. Non posso che ringraziare tutti coloro che hanno dedicato una frazione del loro tempo a The Future e vi aspetto dopo l'estate o... forse anche sotto l'ombrellone, visto che ho in mente qualche sorpresa.

 

Only facts

 

Questa settimana parliamo di quattro argomenti molto affascinanti: la rilevazione di segnali dallo spazio che non sappiamo spiegare e potrebbero essere frutto di una civiltà aliena; nuove modalità di hacking che consentirebbero di rubare un veicolo come una Tesla a distanza; la nascita e la diffusione delle targhe digitali ed intelligenti per le automobili ed infine una riflessione sui gemelli digitali umani pensanti che potrebbero fare la loro comparsa nel prossimo futuro.          

News dal futuro

L'incredibile messa a punto di un gel che potrebbe essere iniettato direttamente dentro un cuore pulsante, per ripararlo dai danni causati da un infarto; evitando così trapianti successivi e facilitando la ripresa del paziente.    

Retrofuture

Andiamo a ripescare il progetto dell'Ing. Pellarini che nel 1949 progettò e portò in volo in un geniale Giro d'Italia del futuro, un modello di auto volante. Che non vide mai il successo commerciale, ma resta un bellissimo esempio di genialità e visione umana. E in questo caso, pure italica.      

Extreme Future 

Vi racconto di un'incredibile tecnologia che grazie ad onde sonore potrebbe consentire di stampare in 3D delle protesi direttamente all'interno del corpo umano, a partire da resine e materiali compositi, senza bisogno di usare il bisturi. Una frontiera straordinaria che comincia a diventare realtà.   

Only facts

La settimana è ricca di notizie e segnali deboli sul futuro. Vediamo cosa ci ha colpito.  

 

Gli alieni esistono, o forse no. E' di qualche giorno fa la dichiarazione che il gigantesco telescopio cinese Sky Eye potrebbe aver rilevato segni di civiltà aliene, secondo quanto riportato dal quotidiano statale Science and Technology Daily. Peccato che il rapporto è stato cancellato poco dopo la sua comparsa. Ma non abbastanza in fretta a quanto pare, visto che l'argomento è stato immediatamente rilanciato ed è diventato virale sui social.

Il Team di scienziati avrebbe individuato due serie di segnali sospetti nel 2020, durante l'elaborazione dei dati raccolti nel 2019, e avrebbe trovato anche un un altro segnale sospetto nel 2022 dai dati di osservazione di alcuni esopianeti. I segnali sospetti, tuttavia, potrebbero anche essere una sorta di interferenza radio e richiedono ulteriori indagini.

In attese degli approfondimenti del caso, rassegnatevi, la super notizia che l'umanità aspetta da tempo, per ora è ancora una chimera.

 

La seconda notizia ci parla di 130 secondi fatali a Tesla, il tempo che servirebbe ad un hacker per rubare la macchina.

L'anno scorso Tesla ha rilasciato un aggiornamento che facilitava l'avvio dei suoi veicoli dopo averli sbloccati con le chiavi NFC. Ora un ricercatore ha dimostrato come questa funzione possa essere sfruttata per rubare le auto.

E questo perché, una volta usata la card per sbloccare il veicolo, si hanno 130 secondi praticamente per metterlo in moto ed operarlo; ma in questo lasso di tempo il mezzo accetta anche di autorizzare nuove card. L'esperto di security ha quindi scritto un codice per programmare e far autorizzare una nuova card alla macchina, ovviamente di nascosto. Et voilà, non appena il legittimo proprietario scende dal veicolo e si allontana, rubare l'auto è un gioco da ragazzi.

Al di là del tecnicismo specifico usato in questo esperimento, la realtà è che Tesla ha lanciato il suo primo veicolo sul mercato nel 2008: se 14 anni dopo, un hacker può usare un qualsiasi difetto per aprire, mettere in moto e guidare la macchina, c'è poco da star sereni.

 

Anche la terza notizia della settimana riguarda il mondo dell'auto, ma è decisamente più golosa. Lo Stato americano del Michigan ha autorizzato la messa in commercio di targhe digitali

Una targa digitale è essenzialmente una targa con display HD, connettività, nonché GPS, che include una serie di funzioni di sicurezza e personalizzazione. Gli automobilisti possono passare dalla modalità scura a quella chiara e persino selezionare messaggi personalizzati per chi segue il veicolo. La targa abilitata al GPS include anche transponder telematici, in modo da poter localizzare un veicolo smarrito o rubato e inviare avvisi allo smartphone se rileva movimenti sospetti. E' possibile persino avere una telecamera nella targa e venire avvisati in caso di movimenti sospetti attorno al veicolo. È disponibile un'applicazione mobile che consente ai conducenti di monitorare il chilometraggio e di rinnovare la registrazione del veicolo online.

Insomma se prima la targa era un pezzo di latta, una startup sta cercando di farla diventare smart.

Ma tutto ha un prezzo, quasi 25 dollari al mese per la versione con GPS e 150 dollari di installazione se volete che venga fatta da un professionista certificato.

Senza contare gli sviluppi possibili futuri, come dialogare con il parchimetro o pagare automaticamente parcheggi, autostrade e così via. Tutte funzioni che, a onor del vero, potete già fare in altro modo, spesso con un semplice smartphone.

 

L'ultima notizia della settimana è una (pre)visione dell'analista di tecnologia Rob Enderle, che merita una citazione e che è apparsa su un serissimo articolo della BBC, che riporto negli Approfondimenti della Newsletter.

Rob Enderle ritiene che avremo le prime versioni di gemelli digitali umani pensanti "prima della fine del decennio". Digital twin evoluti, per dirla con un termine alla moda.

Inizialmente questi gemelli erano solo sofisticati modelli 3D al computer, ma l'intelligenza artificiale combinata con l'internet delle cose, che utilizza i sensori per collegare gli oggetti fisici alla rete, ha fatto sì che ora si possa costruire qualcosa in digitale che impara costantemente dalla controparte reale e contribuisce a migliorarla.

Quindi non un gemello statico, ma un algoritmo che evolve con noi ed in base alle nostre esperienze. In molti campi quali l'urbanistica, il volo, la Formula 1, i trasporti pubblici, le fabbriche esistono già dei digital twin di luoghi ed oggetti in movimento utili per ottimizzare le funzionalità degli oggetti replicati, ma sulle persone il tema sarà più complesso.

E visto che probabilmente useremo le nostre repliche nel metaverso ed in altri ambienti virtuali, una delle domande fondamentali riguarderà ovviamente la proprietà del gemello. Per esempio, sarà mia o di Meta che lo ospita come avatar di un mondo virtuale? Tutti temi affascinanti dei quali sentiremo parlare sempre di più negli anni a venire.

News dal futuro

IL GEL CHE RIPARA IL CUORE

Le News dal Futuro di questa settimana ci raccontano una storia di medicina dal grande potenziale.

 

I ricercatori britannici dell'Università di Manchester hanno sviluppato un gel biodegradabile per riparare i danni causati da un attacco cardiaco; una scoperta che potrebbe migliorare la salute di milioni di sopravvissuti in tutto il mondo. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno più di nove milioni di persone muoiono a causa di una malattia coronarica, la causa più comune di insufficienza cardiaca, e nella sola Inghilterra, patria di questo studio, una persona ogni 5 minuti viene ricoverata in ospedale per un attacco cardiaco. Numeri non banali quindi.

 

E qui entra in gioco l'aspetto rivoluzionario di questa tecnologia. Il gel può essere iniettato in un cuore pulsante, in pratica mentre il paziente è ancora vivo. Finora, quando le cellule riparatrici venivano iniettate nel cuore per ridurre il rischio di insufficienza cardiaca, solo l'1% rimaneva al suo posto e sopravviveva, limitando quindi l'utilità di questo approccio. Ma il gel in questione è in grado di tenerle in posizione durante l'innesto nel cuore, funzionando di fatto come un'impalcatura per aiutare le cellule iniettate a far crescere nuovi tessuti e riparare l'organo danneggiato, prevenendo quindi malattie e problemi successivi all'infarto.

 

Durante un attacco cardiaco, il sangue e l'ossigeno vengono interrotti dal cuore, causando la morte delle cellule muscolari. A seconda della gravità del danno, i pazienti possono richiedere un trapianto di cuore, una procedura complicata, invasiva e rischiosa. Se il gel consentirà l'effettiva riparazione dei tessuti del cuore, il rischio di trapianto verrà ridotto in maniera significativa. Una cosa non da poco.

 

Io non ho mai conosciuto mio nonno a causa di un infarto e quindi mi sarebbe piaciuto molto che questa tecnologia fosse arrivata un secolo fa, ma ovviamente questo discorso varrebbe per molte altre malattie. In ogni caso, la soluzione per ora è stata sperimentata solo in laboratorio, quindi i tempi sono ancora lunghi, bisogna attendere i trial sugli animali prima e sull'uomo poi.

 

A che punto siamo quindi? Per dimostrare che la tecnologia può funzionare, i ricercatori hanno aggiunto al gel cellule umane riprogrammate per farle diventare cellule del muscolo cardiaco. Le cellule sono state in grado di crescere in provetta per tre settimane e poi hanno iniziato a battere spontaneamente. Un risultato già straordinario di per se.

 

Hanno poi iniettato il gel in topi sani e sia gli ecocardiogrammi che gli elettrocardiogrammi hanno confermato che il gel è sicuro. Per acquisire maggiori conoscenze, i ricercatori testeranno il gel dopo che i topi hanno subito un attacco cardiaco e vedremo se questi svilupperanno nuovo tessuto muscolare, secondo le aspettative. Solo successivamente si passerà all'uomo ed ovviamente ci vorranno diversi anni per portare questa tecnologia nella vita di tutti i giorni, ma se i risultati saranno così brillanti come questa promettente fase di sperimentazione, si potrebbe davvero cambiare la vita di milioni di pazienti. 

Retrofuture

AERAUTO: AUTO VOLANTI IN ITALIA NEL 1949

In un mondo che continua a progettare, evolvere e sognare auto-volanti, evtol ed altri mezzi di trasporto in grado di cambiare il nostro modo di muoverci in città e attorno alle città, vi racconto la meravigliosa storia dell'Aerauto.

Un progetto notevole che ha visto la luce e, purtroppo, anche la sua resa tra la fine degli anni '40 e l'inizio degli anni '50, per una volta, proprio in Italia.

I protagonisti principali si chiamano Luigi Pellarini e Carrozzeria Colli, ma sono certo che dietro il lavoro dei frontmen ci sia stato anche l'impegno di tante altre persone rimaste probabilmente nell'ombra.

Luigi Pellarini, ingegnere, aveva circa 30 anni quando nel 1944 si associò alla Carrozzeria Colli, un'azienda milanese che costruiva autoveicoli e pullman, per costruire il suo primo prototipo di auto volante, la PL 1. Dopo investimenti importanti per l'epoca e la costruzione di un primo prototipo, il PL2C arrivò sul mercato nel 1946. L'obiettivo era venderlo al prezzo di 500.000 lire per risolvere i problemi di mobilità crescenti nell'Italia del primo dopoguerra.

Era lungo 6 metri e largo 2, con ali ripiegabili all'interno, che gli consentivano di non ingombrare più di un'auto e grazie alla spinta dell'elica, di viaggiare su strada ed essere alloggiato in un qualsiasi tradizionale garage. Pesante 550 kg ed in grado di portare 210 kg di carico utile, poteva raggiungere i 60 km/h su strada ed i 160 km/h in volo, con una ragguardevole autonomia di circa 600 km.

Negli anni successivi arriveranno le versioni 3 e 4, con motori potenziati ed ulteriori migliorie ed un peso a secco ridotto ad appena 430 kg.

Nel 1949 Pellarini ritenne che il suo nuovo modello, il PL-5C, fosse pronto per il pubblico. Pilotato da Leonardo Bonzi e Maner Lualdi, l'Aerauto guidò e volò attraverso l'Italia, dalla fine del 1949 all'inizio del 1950, percorrendo 1800 km in aria e 2200 km a terra, facendo tappa a Torino, Firenze, Pisa, Roma, Napoli, Bari, Ancona, Rimini, Venezia, Treviso, Vicenza e Milano.

Un vero giro d'Italia, sponsorizzato da un famoso liquore dell'epoca, che posso solo immaginare quante bocche lasciasse aperte in segno di stupore, in un Paese in piena ricostruzione post-bellica. L'Aerauto volava fino a una località fuori città, ripiegava le ali e si dirigeva verso la città vera e propria, esattamente come avrebbe dovuto fare un'auto volante commerciale. Il 2 Novembre del 1949, durante la tappa romana guidò da Porta Pinciana e Via Veneto fino al Quirinale, dove fu "ricevuto", se così possiamo dire, persino dal Presidente della Repubblica Einaudi.

Ma, sfortunatamente, al successo mediatico non seguì quello commerciale. Il costruttore non riuscì a vendere nemmeno un esemplare del velivolo. Il brevetto richiesto negli USA ci mise quasi 14 anni ad essere approvato! L'Italia stessa si mise di traverso, con le autorità che rifiutarono di omologare il mezzo come automobile, in quanto mancante della retromarcia e delle luci di segnalazione posteriori.

E così Pellarini decise di portare il suo progetto all'estero. Ma non negli USA dove tutto sommato erano presenti alcuni progetti concorrenti, bensì in Australia, dove il nostro inventore riteneva che il velivolo sarebbe stato adatto per i grandi spazi e le città lontane tra loro del paese dei canguri.

Pellarini fu accolto come un eroe in Australia con i giornali che dedicarono spazio al suo progetto di farsi finanziare, costruire stabilimenti produttivi e vendere i suoi velivoli. Quello a motore singolo sarebbe costato 2.200 dollari (australiani dell'epoca) ed il bimotore 3.000 dollari. Ma anche qui il successo commerciale non arrivò. Gli australiani, come gli americani e come gli italiani prima, non erano inclini a voler spendere soldi veri per un oggetto così futuribile. Probabilmente l'idea era in anticipo sui tempi, o forse il prezzo non era giusto, o la paura di volare ebbe la meglio, ma a conti fatti vennero costruiti solo due esemplari di PL C5; uno venne demolito e l'altro rimase per anni dimenticato dentro un hangar, che per disgrazia andò pure a fuoco. Che peccato! Cosa daremmo oggi per poter ammirare un oggetto così bello, frutto dell'ingegno e della capacità di aspirare al futuro. Ma tant'è.

E per raccontare la storia fino in fondo, l'abilità, la pervicacia e la sorte comunque finirono per arridere a Pellarini. Sempre nel campo del volo, ma con un mezzo completamente diverso.

Il Transavia PL-12 Airtruk venne  sviluppato a partire dal Bennett Airtruck progettato in Nuova Zelanda da Luigi Pellarini. Grazie ad una tramoggia di quasi 1.000 di capacità venne inizialmente progettato come aereo agricolo specializzato, per poi essere perfezionato nel corso degli anni e utilizzato per molti scopi. L'Airtruk, un mezzo molto versatile, poteva essere utilizzato come aereo da carico, per la sorveglianza militare, per l'assistenza medica, per i rilevamenti aerei e, sorprendentemente, poteva trasportare un passeggero nel ponte superiore e quattro in quello inferiore. Molti esemplari sono stati esportati in paesi come Danimarca, Jugoslavia, Spagna, Africa, Cina e Nuova Zelanda. L'Airtruk è ancora oggi in uso come aereo agricolo.

 

Extreme future

PROTESI 3D SONORE

Quando mi hanno detto che la mia anca era ormai consumata e difettosa la cosa non mi ha stupito. Del resto a quasi 90 anni e con i dolori che provavo da tempo non ci voleva un luminare per capire che la mia cartilagine era ormai andata.

Sono quindi andato in ospedale e mi hanno iniettato una minuscola quantità di una resina speciale. Diciamo che l'iniezione è stata più fastidiosa del seguito. Non appena hanno avvicinato all'anca la cosiddetta "testina stampante", questa ha emesso delle onde sonore che hanno trasformato istantaneamente la resina nella forma perfetta che serviva per riparare la mia articolazione. Come confermato dalla successiva radiografia. E dalla scomparsa del dolore. Sono entrato barcollando con la stampella, sono uscito dall'ospedale con il passo sicuro, non dico di un trentenne, ma poco ci manca.

Se quello che avete letto vi sembra bizzarro e il minimo di narrazione che ho aggiunto vi ha fatto pensare ad una storiella simpatica e futuribile, forse dovreste chiedere direttamente agli scienziati dalla Concordia University.

I suoi ricercatori hanno ideato un modo per solidificare una resina liquida, con un meccanismo di stampa 3D che potrebbe essere utilizzato proprio per inserire delle protesi direttamente all'interno del corpo del paziente.

La stampa sonora diretta (meglio nota come DSP) utilizza onde sonore ad alta frequenza per raggiungere l'obiettivo prefissato.

La stampa 3D, lo sappiamo tutti, sta guadagnando popolarità grazie al fatto che i costi per l'acquisto delle attrezzature necessarie sono diventati più accessibili. Sebbene non sia ancora economica come altri metodi, come lo stampaggio a iniezione di materie plastiche, ha visto un aumento del suo utilizzo in vari settori. Già viene usata per stampare organi, con gradi di personalizzazione che i moderni software sono in grado di portare all'eccellenza, ma normalmente quello che viene stampato, viene fatto in laboratorio e poi inserito nel corpo del paziente.

Il gruppo di ricercatori della Concordia University ha sfruttato il fatto che la stampa 3D consente di creare forme che altri metodi non sono in grado di realizzare e ha studiato un modo per utilizzare la tecnologia per posizionare impianti medici all'interno del corpo umano senza dover praticare un'incisione.

L'approccio prevede la stampa diretta grazie al suono, che concentra onde sonore ad altissima frequenza su una iniezione di resina liquida per appena un trilionesimo di secondo. Se da un lato il tempo impiegato è estremamente rapido, dall'altro è anche incredibilmente potente, in quanto provoca la formazione di una minuscola bolla che ha l'energia sufficiente per innescare una reazione chimica che solidifica la resina e le da la forma desiderata.

La maggior parte della stampa 3D solidifica i materiali utilizzando la luce o il calore. Utilizzando invece il suono, l'energia può essere indirizzata nel punto giusto, formando una piccola bolla attraverso un processo chiamato cavitazione. Le temperature possono raggiungere una pressione pari a circa 1.000 volte quella dell'aria al livello del mare e circa 15.000 gradi di temperatura. E' vero, sembra una cosa distruttiva, ma vista la durata brevissima, in realtà funziona senza danneggiare alcun tessuto circostante.

Anche in questo caso, ovviamente va fatta una precisazione. La tecnologia non è stata ancora usata nel corpo umano, ma nei primi test è riuscita a stampare forme di nasi, orecchie ed altri organi ancora partendo da cellule animali. Ma intanto i ricercatori hanno dimostrato che si possono stampare più materiali, compresi polimeri e ceramiche; poi verranno testati compositi polimero-metallo e alla fine vogliono arrivare a stampare il metallo. 

Quindi, per ora, la vostra anca può aspettare, ma l'idea di stampare qualcosa nel corpo umano dall'esterno senza ricorrere a bisturi e complesse operazioni chirurgiche rimane una frontiera estremamente affascinante, della quale probabilmente non avevate ancora sentito parlare e speriamo ci riservi sorprese intriganti negli anni a venire.

Approfondimenti

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Frasi dal futuro

"Un giorno, dopo aver dominato i venti, le onde, le maree e la gravità, imbriglieremo l’energia dell’amore: e per la seconda volta nella storia del mondo, l’uomo avrà scoperto il fuoco."

Brian Weiss

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